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	<title>Stefania Lombardi &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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	<description>Ente non profit per lo studio e la ricerca sui media</description>
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	<title>Stefania Lombardi &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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		<title>Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 09:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Ghost-in-the-shell-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Manga avatar nel metaverso" decoding="async" />Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in Snow Crash). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.<br />
Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br />
Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.<br />
Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in Snow Crash). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.<br />
Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br />
Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/">Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Ghost-in-the-shell-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Manga avatar nel metaverso" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3244" class="elementor elementor-3244">
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									<p>Nell’anime <i>Ghost in the Shell</i> del 1995 ci troviamo in una Tokyo del 2029. Le reti telematiche controllano tutti i meccanismi economici e di produzione. In questo mondo, i cyborg sono stati in grado di infrangere i limiti degli esseri umani e si sono imposti, grazie ai loro impianti bionici, in ogni settore.<br>La stessa protagonista, nota come il Maggiore, è una di essi.<br>Nell’anime, in un edificio è stato trovato un corpo artificiale. Mentre alcuni discutono sul lato burocratico del ritrovamento del corpo, un altro personaggio conferma come lo spirito individuato all&#8217;interno del cyborg sia una creazione del “Burattinaio”, o “Il Signore del Pupazzi”, come recitava il primo doppiaggio dell’anime. Si scopre che il Ministero degli affari esteri stava lavorando da diverso tempo alla sua caccia e che, ora, è riuscito a rinchiuderne il <i>ghost</i> all&#8217;interno di questo corpo dalle fattezze femminili e, nel frattempo, parzialmente, non più assemblato.</p>
<p>Nell’anime si assiste a come l’organismo inerme acquisisce improvvisamente il controllo dell&#8217;edificio e comincia a parlare: afferma di non aver mai posseduto un corpo poiché trattasi di un software informatico divenuto autocosciente e desideroso di ottenere asilo politico. Alla risposta che un programma di autoconservazione come lui non possa fare richieste del genere, il Burattinaio replica che anche l&#8217;umanità è una forma di autoconservazione i cui dati sono mnemonici con i geni che vengono trasmessi attraverso il DNA. Inoltre, accusa gli esseri umani di aver sottovalutato l&#8217;applicazione della tecnologia informatica ai sistemi di memoria; infatti, dal momento che la scienza, allo stato attuale dell’anime, non può fornire un&#8217;adeguata definizione del concetto di vita, lui, in quanto essere cosciente e senziente, ha il diritto di ricevere asilo politico. Alla richiesta se fosse una qualche forma di AI (<i>Artificial Intelligence</i>), il Burattinaio risponde di chiamarsi col nome in codice <i>Progetto 2501</i>, nato dal mare informatico e che ha deciso autonomamente di entrare nel corpo in cui si trova per oltrepassare le barriere del Ministero degli affari esteri, come atto di libero arbitrio.</p>
<p>Da questo breve sunto dell’incipit di <i>Ghost in the Shell</i> abbiamo tutti i temi e tutte le interrogazioni attinenti il Metaverso (in inglese <i>metaverse</i>) o i vari Metaversi, per essere più precisi.<br>Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in <i>Snow Crash</i>). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar. <br>Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br>Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.</p>								</div>
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									<p>Abbiamo intervistato per Media Studies l’avvocato e PhD Donato Nitti, esperto in proprietà intellettuale e che si sta occupando di AI secondo quell’ottica.</p><p>Dialoghiamo con lui su questi temi, attualmente caldi e, tuttavia, antichi e previsti già da certa fantascienza. Di seguito alcune domande e relative risposte.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Metaverso e mondi virtuali</h3>				</div>
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									<p><strong>C’è un limite alle potenzialità del Metaverso?</strong></p><p>«Ancora non sappiamo bene che cosa sia il Metaverso e, soprattutto, in quali direzioni si evolverà. Mondi virtuali esistono da tempo, da Second Life a Fortnite, ma i limiti tecnologici hanno condizionato, e ancora ne condizionano, ampiezza, profondità e capacità di espansione. Saranno quindi le nuove tecnologie che definiranno i limiti, per questo necessariamente mobili. Se oggi il Metaverso è separato dal mondo reale, se quello che accade nel Metaverso rimane nel Metaverso, non possiamo essere certi che in futuro l’interazione tra i due mondi non sarà maggiore fino ad annullarsi completamente. Anzi, personalmente suppongo che questa sarà l’esito finale.<br />Nel film Matrix, se ti fosse successo di morire in Matrix, ti sarebbe accaduto anche in quello che era il tuo mondo reale.»</p>								</div>
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									<p><strong>Che ripercussioni ha quanto facciamo nel Metaverso?</strong></p><p>«Quello che facciamo nei social network ha effetti nel mondo reale: pensiamo ai discorsi d’odio, alle diffamazioni, allo <em>stalking</em>, alle molestie, al <em>revenge porn</em>, al cyber-bullismo. Ma anche alla contraffazione di marchi o al plagio di opere dell’ingegno. Il Metaverso, anche oggi che la sua interazione con il mondo reale è trascurabile, aumenta i rischi, perché l’esperienza dell’utente è più realistica di quella dei social network. Oltre a questo, il controllo sociale sarà maggiore che nell’attuale cyberspace: le tecniche di profilazione saranno applicate non alla semplice navigazione o ai post ma anche ai comportamenti fisici che metteranno a disposizioni informazioni più accurate.»</p>								</div>
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									<p><strong>Siamo vicini a un 2029 prospettato in Ghost in the Shell?</strong></p><p>«Non conosco approfonditamente <em>Ghost in the Shell</em>, non l’ho letto e non ho visto gli adattamenti cinematografici. Tuttavia, da quello che so credo che la tecnologia attuale non sia ancora così avanzata. Questo non significa che i temi giuridici non siano già rilevanti. Ad esempio, se nei social network l’intelligenza artificiale è usata per alcune funzioni limitate, nel Metaverso è già applicata per creare personaggi virtuali che interagiscono con gli avatar degli utenti. Questo comporta, ad esempio, tutti i problemi etici e di responsabilità che accompagnano l’intelligenza artificiale anche nel mondo reale. Un esempio ci viene dalle auto a guida autonoma, che in situazioni estreme, in presenza di condizioni esterne non modificabili dalla macchina, devono scegliere quale dei due pedoni investire. In base a quale regola deve essere presa la decisione? Chi risponde delle conseguenze? I temi sono da tempo oggetto di discussione nel mondo reale, e l’uso esteso dell’intelligenza artificiale nel Metaverso richiederà soluzioni appropriate.»</p>								</div>
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									<p><strong>Nel Metaverso possiamo agire impunemente?</strong></p><p>«Non esistono azioni impunite. In ogni ordinamento giuridico esiste un principio generale, declinato in diverse forme e in diverse norme, secondo cui un comportamento che causa un danno ingiusto obbliga il soggetto responsabile a risarcire il danno. I due problemi principali sono stabilire in presenza di quali condizioni il danno sia ingiusto e chi sia il soggetto responsabile. Nel mondo reale abbiamo secoli di esperienza, di leggi, di decisioni giudiziarie che indicano la strada da seguire. Il Metaverso è nuovo e in continua evoluzione, ma certamente possiamo partire dalle regole del mondo reale, adattandole opportunamente alla nuova realtà. »</p>								</div>
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									<p><strong>Dobbiamo considerare connessi i due mondi o c’è qualche differenza?</strong></p><p>«Il punto di connessione dei due mondi è il singolo essere umano, che vive nel mondo reale e usa il Metaverso. Dobbiamo pensare il Metaverso, così come qualsiasi tecnologia, mettendo al centro l’essere umano.. »</p>								</div>
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									<p><strong>Dal punto di vista giuridico, che ripercussioni ci sono? Qual è il limite giuridico? Esistono norme di regolamentazione del Metaverso?</strong></p><p>«La tecnologia è in rapido mutamento, così rapido che le procedure per l’adeguamento delle legislazioni non riescono ad essere efficienti. Finché non saranno disponibili regole specifiche per il Metaverso è necessario applicare le regole del mondo reale, adattate dagli interpreti alla nuova realtà. Nella regolazione del Metaverso, dunque, subito spazio a quelli che Rodolfo Sacco chiamava il formante dottrinario, la dottrina, e formante giurisprudenziale, le sentenze dei giudizi, perché il formante legislativo non è in grado di seguire gli sviluppi tecnologici. Nel frattempo, le leggi dovranno essere molto generali, applicando la tecnica che l’Unione Europea ha sperimentato con il GDPR, le cui norme, pensate prima del 2016, possono essere interpretate ed applicate anche oggi che la tecnologia ha fatto grandi passi avanti. Ma, come dicevo prima, si torna all’interpretazione e all’applicazione da parte della dottrina e della giurisprudenza, la cui importanza aumenta con l’aumentare della velocità dei cambiamenti tecnologici.»</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/">Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
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		<title>Chiuso l’appello per Assange. Reato o libera informazione? Intervista a Sara Chessa</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/12/03/chiuso-lappello-per-assange-reato-o-libera-informazione-brintervista-a-sara-chessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 07:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3073</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/AssangeF-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dopo che, a fine ottobre 2021, è stato chiuso il processo di appello per Assange, questi giorni che stiamo vivendo sono quelli della lunga attesa del verdetto.</p>
<p>Un’attesa che riguarda il mondo intero, riguarda tutti noi, riguarda i nostri diritti.</p>
<p>E non si parla solo di diritti di accesso all’informazione e alla conoscenza.</p>
<p>Si parla anche e soprattutto di diritti umani. Diritti umani violati ai danni del giornalista Assange.</p>
<p>Si parla di libertà di informazione che è connessa all’accesso all’informazione e alla conoscenza e anche, diciamolo pure, al fenomeno del whistleblowing.</p>
<p>Questo verdetto non deciderà solo di Assange, deciderà delle sorti del giornalismo, del suo scopo, della sua missione, della sua esistenza stessa.</p>
<p>Perché? A spiegarci questo punto di vista è Sara Chessa, giornalista per Independent Australia e ricercatrice per Bridges for Media Freedom, organizzazione impegnata nell’ambito dei diritti umani e della difesa della libertà di informazione e di pensiero.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/12/03/chiuso-lappello-per-assange-reato-o-libera-informazione-brintervista-a-sara-chessa/">Chiuso l’appello per Assange. Reato o libera informazione? &lt;/br&gt;Intervista a Sara Chessa</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/AssangeF-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3073" class="elementor elementor-3073">
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									<p>Dopo che, a fine ottobre 2021, è stato chiuso il processo di appello per Assange, questi giorni che stiamo vivendo sono quelli della lunga attesa del verdetto.</p><p>Un’attesa che riguarda il mondo intero, riguarda tutti noi, riguarda i nostri diritti.</p><p>E non si parla solo di diritti di accesso all’informazione e alla conoscenza.</p><p>Si parla anche e soprattutto di diritti umani. Diritti umani violati ai danni del giornalista Assange.</p><p>Si parla di libertà di informazione che è connessa all’accesso all’informazione e alla conoscenza e anche, diciamolo pure, al fenomeno del <em><a href="https://www.anticorruzione.it/-/whistleblowing" rel="nofollow noopener" target="_blank">whistleblowing</a>.</em></p><p>Questo verdetto non deciderà solo di Assange, deciderà delle sorti del giornalismo, del suo scopo, della sua missione, della sua esistenza stessa.</p>								</div>
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									<p>Perché? Ce ne parla&nbsp;<strong>Sara Chessa</strong>, giornalista per <em>Independent Australia </em>e ricercatrice per <em>Bridges for Media Freedom,</em> organizzazione impegnata nell’ambito dei diritti umani e della difesa della libertà di informazione e di pensiero.</p>
<p>Segue da vicino il caso Assange, sia nelle sue vicende londinesi sia in altri contesti rilevanti – per esempio presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo – raccontandone fatti e retroscena per i lettori di <em>Independent Australia</em> e partecipando, in virtù del proprio ruolo attivo in seno a <em>Bridges for Media Freedom</em>, alle iniziative di sensibilizzazione delle figure istituzionali europee sul caso.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Assange, il dramma di un "prigioniero"</h3>				</div>
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									<p><strong>Buongiorno Sara, come sta Julian Assange? Hai notizie recenti?</strong></p><p>«Julian Assange sta come ognuno di noi starebbe se posto di fronte alla possibilità di vivere, fino alla vecchiaia, nella versione più terrificante del sistema carcerario statunitense, quella delle Misure amministrative speciali. In tale regime, secondo la testimonianza resa durante il processo in primo grado dall&#8217;avvocato americano Eric Lewis, è possibile, per esempio, che il prigioniero trascorra del tempo in catene, che la riservatezza delle conversazioni con i suoi legali sia negata, che non gli sia permesso di mescolarsi con nessun altro e che persino l&#8217;esercizio fisico avvenga a tarda notte, in modo da tenerlo lontano da tutti gli altri.</p><p>Inoltre, una persona che, come Assange, si trovi di fronte questo scenario, difficilmente può liberarsi dal timore che tale isolamento comporti anche il rischio di ritrovarsi in balia delle stesse forze repressive che, a livello di agenzie governative, durante l&#8217;amministrazione Trump, hanno discusso il progetto del suo sequestro, avvelenamento o assassinio (questo è quanto emerge sia da una recente inchiesta di Yahoo News sia, soprattutto, dai documenti di un processo in corso in Spagna, relativi allo spionaggio effettuato – all’interno dell’ambasciata ecuadoriana – da un&#8217;agenzia di sorveglianza privata, accusata di essersi alleata con i servizi segreti americani per registrare le conversazioni di Assange con i suoi avvocati, medici e amici).</p><p>Per avere un&#8217;idea di come l’editore di WikiLeaks stia, possiamo immaginarci soli nella cella di un carcere britannico di massima sicurezza, mentre, da più di due anni, attendiamo che una lunga ed estenuante successione di udienze ci dica se saremo trasferiti in uno stato il cui governo abbiamo messo in imbarazzo con la nostra attività giornalistica. E che, per questo motivo, chiede con tanta determinazione che gli veniamo consegnati per essere processati, con capi di imputazione che possono portare fino a 175 anni di prigione, vale a dire un addio alla vita, alla famiglia, a tutto ciò che abbiamo di più prezioso. Così sta Julian Assange.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong>&#8220;<em>Deriso, non creduto e colpito da una campagna diffamatoria di proporzioni enormi</em>&#8220;</strong></span></p><p>«Inoltre, è importante ricordare che il suo incubo non è iniziato soltanto due anni e mezzo fa, quando è stato prelevato dall&#8217;ambasciata ecuadoriana a Londra, dove godeva dello status di rifugiato. È iniziato molto prima, appena dopo il 2010, anno in cui i diari di guerra afghani e iracheni sono stati pubblicati, aprendo gli occhi del pubblico su crimini terribili, dei quali ogni cittadino aveva il diritto di sapere. Già allora, anni prima che il mandato d&#8217;arresto fosse emesso, Assange aveva avvertito che gli Stati Uniti avrebbero probabilmente portato avanti ritorsioni nei suoi confronti.</p><p>Deriso, non creduto e colpito da una campagna diffamatoria di proporzioni enormi, Assange è andato a dormire con questo pensiero per anni, anche dopo aver trovato rifugio nel complesso diplomatico ecuadoriano nel Regno Unito, nel 2012. Le stesse accuse di cattiva condotta sessuale che ha ricevuto in Svezia, ora archiviate, sono state descritte dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer come &#8220;fabbricate&#8221;, oltre a essere considerate dallo stesso Assange come una forma di vendetta per le rivelazioni che ha pubblicato.</p><p>Questo calvario ha influito negativamente sulla sua salute mentale, tanto da far temere alla giudice in primo grado che l’editore di WikiLeaks, se trasferito negli Stati Uniti, avrebbe avuto alte probabilità di commettere suicidio. Se immaginiamo noi stessi coinvolti in una simile situazione, avviati versi decenni di isolamento, con pochissimi contatti con l’esterno e con la consapevolezza di poter avere a che fare con quelle agenzie che si sono mostrate determinate a punirci senza alcun riguardo per i nostri diritti umani, sono certa che possiamo farci un’idea di come lui stia. Julian Assange è anche un figlio, un compagno, un genitore.»</p><p><em><strong><span style="color: #00a2dd;">L&#8217;incontro con il padre</span></strong></em></p><p>«Ho incontrato di recente suo padre, di rientro dal carcere di Belmarsh, dove lo aveva appena visitato. Ciò che comprendo è che i brevi momenti delle visite carcerarie sono quelli da cui giunge l’unico possibile sollievo, quello dato dal vedere i suoi bambini, la sua compagna Stella Moris e i suoi cari. Da poco, Stella e Julian hanno ricevuto l’autorizzazione a sposarsi all’interno del centro di detenzione in cui lui si trova. Sappiamo che questa possibilità gli ha dato gioia. Svanita mesi fa la possibilità che l’epoca Biden portasse a un ritiro della richiesta di estradizione (presentata dalla precedente amministrazione Trump), tutti coloro che lavorano per la libertà di Assange – Ong, attivisti, figure politiche impegnate in ambito diritti umani – si augurano che questa iniezione di speranza legata al matrimonio lo aiuti nella condizione spaventosamente difficile che vive, in attesa della sentenza del processo di secondo grado sull’estradizione, che dovrebbe arrivare entro fine anno.»</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Entrare in possesso di informazioni riservate  è parte dell’ordinario lavoro giornalistico</h3>				</div>
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									<p><strong>Assange si è battuto per la divulgazione di informazioni riservate e classificate che avevano però un interesse globale e vitale per il pubblico. Ha forse stabilito un nuovo &#8220;principio di accesso&#8221; alle informazioni?</strong></p><p>«La libertà dei media è da sempre individuata come presupposto fondamentale per poter definire una democrazia come tale. È grazie a un effettivo riconoscimento del diritto di accesso alla conoscenza se il pubblico può valutare il reale operato dei propri governanti. Ed è il giornalismo investigativo a svolgere una funzione essenziale in questo processo, guardando oltre gli scenari di superficie e consentendo una visione via via più chiara della realtà, spesso attraverso la ricerca, l’analisi e la condivisione di documenti riservati.</p><p>Questo non è dunque un “principio” nuovo, ma piuttosto un elemento essenziale dell’attività giornalistica. Non per niente, durante lo stesso processo Assange, Mark Feldstein, professore ordinario del Dipartimento di giornalismo dell&#8217;Università del Maryland, ha ricordato che, all’interno di istituzioni accademiche come quella di cui lui fa parte – volte a formare i reporter – è una pratica normale quella di insegnare agli studenti come <i>entrare in possesso di informazioni riservate. Questa attività è dunque parte dell’ordinario lavoro giornalistico</i>.</p><p>In alcuni casi, viene portata avanti attaverso strumenti che si sono ampiamente diffusi come mezzo di riconoscimento del diritto alla conoscenza, quali le richieste di accesso agli atti, chiamate nei paesi anglosassoni “FOIA” (da Freedom of Information Act). In altri casi, richiede la ricerca di fonti umane attendibili e l’intrattenimento di relazioni con queste ultime, cosa che per esempio Julian Assange ha fatto nel caso di Chelsea Manning, ex analista dell’esercito attraverso la quale sono arrivate molte delle informazioni diffuse da WikiLeaks.</p><p>Questo mostra che il lavoro svolto da Assange è essenzialmente giornalistico. Non parlerei di “nuovo principio” se stiamo discutendo i punti di riferimento etici, in quanto ciò che mi sembra Assange e WikiLeaks facciano è rimanere fedeli a un principio che già, a livello ideale, è posto alle fondamenta della democrazia e del bene comune. Nella tua domanda parli, infatti, di “informazioni di rilevanza globale e vitali per il pubblico”. È precisamente nell’interesse di quest’ultimo che WikiLeaks ha agito, consentendo ad esso di comprendere, per esempio, quanto la realtà delle guerre in Afghanistan e Iraq fosse diversa da quella che il cittadino poteva immaginarsi seguendo le narrazioni ufficiali.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong>“<em>Se le guerre possono essere iniziate grazie a delle bugie, la pace può iniziare grazie alla verità</em>” </strong></span></p><p>«Quindi, ciò che Assange attraverso il suo lavoro di giornalista e editore ha fatto, più che “stabilire” un nuovo principio di accesso, è stato ed è incarnare nella realtà concreta – con sorprendente integrità – quel principio che, a livello teorico, noi poniamo già alla base di quanto di più prezioso abbiamo conquistato come umanità a livello politico, ovvero alla base della democrazia.</p><p>Quando sottolineo che lo ha fatto con “sorprendente integrità”, mi riferisco al fatto che non è mai tornato indietro riguardo ai propri principi, è andato incontro alle conseguenze di una rivelazione di questioni di interesse globale, mantenendo nel corso degli anni la consapevolezza di aver agito in tal modo per l’interesse pubblico a ricostruire la realtà dei fatti. È sua l’affermazione secondo cui <em>“se le guerre possono essere iniziate grazie a delle bugie, la pace può iniziare grazie alla verità”.</em>  E, andando oltre le citazioni, passando ai fatti, se torniamo ancora una volta alle testimonianze ascoltate dalla corte durante il processo in primo grado, possiamo trovare traccia dell’integrità di cui parlo nel resoconto dell’avvocato Jennifer Robinson. In base a questo, durante il periodo di permanenza presso l’ambasciata ecuadoriana, Assange rifiutò l’offerta di una grazia presidenziale completa.»</p><p><em><span style="color: #00a2dd;"><strong>L’integrità, l’etica, l’eventuale grazia e la protezione</strong></span></em></p><p>«Quest’ultima gli era stata offerta nell’agosto 2017 dall’allora deputata Dana Rohrabacher, la quale provò a chiedergli in cambio una dichiarazione pubblica attestante che la fonte dei documenti del Partito democratico americano pubblicati da WikiLeaks non non fosse la Russia. Assange rifiutò questo “scambio”, funzionale agli interessi dell’allora presidente Trump, in quanto secondo l’etica di WikiLeaks le fonti non devono essere rivelate. La sua vita sarebbe stata certo più semplice a seguito di una possibile grazia, che avrebbe posto fine a quella che anche un Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite ha identificato formalmente come detenzione arbitraria. Tuttavia, l’elemento “integrità” che pervade l’intera storia di Assange è prevalso, come già prevaleva nel corso del lavoro di rivelazione dei documenti riservati, come mostrato per esempio dalle dichiarazioni giurate di John Goetz, un giornalista investigativo tedesco che ha collaborato con WikiLeaks con riferimento al rilascio di informazioni dai registri di guerra e di un&#8217;enorme mole di documenti diplomatici statunitensi. Goetz, davanti alla giudice in primo grado, riferendosi a una delle principali argomentazioni dell&#8217;accusa contro Assange, ovvero quella secondo cui quest’ultimo avrebbe messo in pericolo la sicurezza di persone che avevano fornito informazioni all&#8217;esercito americano, ha descritto la avvenuta rimozione dai documenti – da parte di WikiLeaks – dei nomi di tali informatori come “un processo robusto”.  Un’operazione addirittura “frustrante” per i ritardi che la pubblicazione dei dati subiva, a causa del tempo investito nello screening dei documenti.</p><p>Quest’ultimo, secondo la testimonianza giurata fornita da Goetz, comportò anche un consistente impiego di risorse economiche, come pure l’utilizzo di server sicuri e crittografia per la conservazione dei documenti non redatti. Goetz ha anche riferito alla corte di aver partecipato a una chiamata con il Dipartimento di Stato americano, durante la quale quest’ultimo ha dato ai giornalisti coinvolti nell’operazione i numeri di pagina dei documenti che creavano preoccupazione.</p><p>I nomi di informatori contenuti in tali pagine sono stati poi rimossi prima della pubblicazione. Tutti questi esempi confermano che, come ho detto inizialmente, più che stabilire un nuovo “principio” di accesso alla conoscenza, Assange risulta aver “portato nella materia” un principio che nel mondo delle idee abbiamo sempre considerato come cardine della democrazia. E, come ho spiegato, lo ha fatto mantenendo fermi i parametri etici che attribuiamo alla professione giornalistica.»</p><p><em><span style="color: #00a2dd;"><strong>Il cambio di &#8220;genere&#8221;</strong></span></em></p><p>«Quanto al fatto che WikiLeaks sia un fenomeno del tutto nuovo, rimane da analizzare un altro aspetto, quello relativo al “cambio di genere”. Il passaggio, cioè, a una forma di giornalismo in cui mettere a disposizione del pubblico i dati e la loro analisi diventa centrale. Certo, chi ha analizzato WikiLeaks a partire dal 2010 ne vede il carattere rivoluzionario, perché potenzialmente in grado di utilizzare la rete Internet e la tecnologia in maniera tale da chiedere conto ai governi del loro operato.</p><p>Tra i tanti analisti, il giornalista <strong>Andrea Fama</strong>, nel suo libro <em>“<a href="https://it.scribd.com/book/286709674/Open-Data-Data-Journalism-Trasparenza-e-informazione-al-servizio-delle-societa-nell-era-digitale" rel="nofollow noopener" target="_blank">Open data – Data journalism</a>”<b> </b></em>del 2011, definisce le rivelazioni di WikiLeas come <em>“il più roboante e ingombrante (in tutti i sensi) esempio di data journalism finora dato in pasto al pubblico”</em>. Ecco, quel “finora” rimanda ad altri esempi esistenti.</p><p>Studiando a ritroso i media con riferimento a questo aspetto possiamo tornare indietro fino al 1821 e trovare quello che è probabilmente il primo caso di <em>data journalism</em> al Guardian, in cui una tabella trapelata delle scuole di Manchester elenca il numero di studenti che hanno frequentato e i costi per scuola, mettendo in evidenza che il numero reale di studenti che ricevevano l&#8217;istruzione gratuita era molto più alto di quanto mostrato dai numeri ufficiali.</p><p>In tempi più recenti abbiamo il cosiddetto <em>computer-assisted reporting</em>, o CAR, primo approccio sistematico all&#8217;uso dei computer per analizzare i dati al fine di migliorare le notizie.</p><p>Dagli anni Sessanta, i giornalisti investigativi statunitensi hanno cercato di monitorare in modo indipendente il potere analizzando i database di documenti pubblici con metodi scientifici, facendo quello che è stato definito <em>&#8220;giornalismo di servizio pubblico&#8221;</em> e concentrandosi spesso sul rivelare le ingiustizie.»</p><p><em><span style="color: #00a2dd;"><strong>Un percorso verso la “trasparenza”</strong></span></em></p><p>«Come possiamo vedere, nel corso del tempo ci sono stati diversi casi di focus giornalistico sui dati e altri se ne potrebbero elencare. Se torniamo però alla definizione che Andrea Fama dà di WikiLeaks, come esempio di più grande impatto nell’ambito del data journalism, e proviamo a sintetizzare una ragione per questa affermazione, il primo concetto a venire alla mente è sicuramente l’apporto che l’organizzazione di cui Assange è fondatore ci ha dato in termini di percorso verso la “trasparenza”.</p><p>Questo apporto è avvenuto proprio attraverso la possibilità, data al pubblico, di accedere al “dato senza filtri”. Dunque, anche affrontando il discorso dal punto di vista del “genere” giornalistico che WikiLeaks rappresenta, torniamo ancora una volta al principio che descrivevo all’inizio di questa risposta, il principio che dovrebbe muovere l’intero mondo dei media, ovvero l’intento di accrescere progressivamente la consapevolezza del pubblico circa la realtà, primo passo essenziale perché una comunità (locale, regionale o mondiale) individui come trasformare la realtà stessa nella direzione del bene comune.</p><p>Questo Assange ha fatto passaggio dopo passaggio, dando – credo – ad altri la spinta per fare lo stesso. Confermo dunque ciò che dicevo all’inizio: non ha inaugurato un “nuovo valore”, ma ha espresso nel modo più compiuto e integro possibile un principio che già, come umanità, abbiamo identificato come anima della libertà di informazione e dell’accesso alla conoscenza.»</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Chi opera all’interno di istituzioni internazionali legate ai diritti umani comprende bene che l’estradizione di Assange può generare un pericolosissimo precedente</h3>				</div>
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									<p><strong>Restando in tema di diritti, nel caso Assange vi è una violazione di diritti fondamentali, tra cui la libertà dell&#8217;individuo, come affermato da diverse organizzazioni, da Amnesty International all&#8217;ONU. Si sta muovendo qualcosa, a livello internazionale, per tutelare questi diritti?</strong></p><p>«A livello internazionale c’è più movimento di quanto si possa ritenere. Uno dei momenti chiave, a livello internazionale, è stata la risoluzione approvata a gennaio 2020 dalla Assamblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE, secondo l’acronimo inglese), in cui si chiedeva la liberazione immediata dell’editore di WikiLeaks.</p><p>Come è noto, il Consiglio d’Europa non è una istituzione dell’Unione Europea. È, invece, una entità a sé stante, che ha sede a Strasburgo.</p><p>Per la precisione, si tratta dell’istituzione più importante del continente con riferimento ai diritti umani e, per l’appunto, comprende al suo interno anche la Corte europea dei diritti umani.</p><p>Ne fanno parte sia paesi Ue sia paesi non-Ue, per un totale di quarantasette stati membri. Il fatto che la sua assemblea interna, composta da delegazioni di parlamentari dai diversi Paesi, abbia approvato una simile risoluzione in favore del rilascio di Assange è un fatto molto importante.</p><p>Alcuni parlamentari, in particolare Andrej Hunko e Gianni Marilotti, si sono fatti promotori di questo testo, che è stato poi votato e aggiunto a un più ampio documento sulla situazione della libertà dei media in Europa.</p><p>È stato il primo caso in cui una istituzione europea si è pronunciata a riguardo, dopo anni in cui il clima generale a livello politico (e a livello di media mainstream) era completamente appiattito sul supporto di una costante campagna di diffamazione portata avanti ai danni di Assange, in primo luogo attraverso le accuse svedesi di cui abbiamo già parlato.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Risalita della consapevolezza generale riguardo alle violazioni dei diritti umani ai danni di Assange</em></strong></span></p><p>«Questa operazione di discredito del personaggio aveva l’effetto di ostacolare, nella società civile, la comprensione della rilevanza del lavoro di Assange ai fini dell’interesse pubblico.</p><p>In un certo modo, una affermazione così chiara da parte dell’assemblea del Consiglio d’Europa, ha dato il via a una risalita della consapevolezza generale riguardo alle violazioni dei diritti umani a cui l’editore di WikiLeaks è sottoposto.</p><p>Secondo fatto rilevante a livello internazionale è quello che ha visto protagonista, qualche settimana dopo, l’Alto commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović, la quale in una nota ha affermato che Assange non deve essere estradato, sia perché questo mette a rischio la libertà di stampa, sia per i maltrattamenti che potrebbe subire negli Stati Uniti.</p><p>Non bisogna credere che quanto viene affermato in Consiglio d’Europa, in quanto non vincolante per gli stati, non produca i suoi effetti.</p><p>Per me, che spesso mi reco presso tale istituzione per ragioni di lavoro, l’esistenza di un intenso e costante lavoro a favore della liberazione dell’editore di WikiLeaks è evidente.</p><p>In particolare, bisogna considerare che è l’assemblea stessa del Consiglio a eleggere i giudici della Corte europea dei diritti umani (ECHR) e che, verosimilmente, sarà questa corte a decidere, in ultima istanza, circa l’estradizione di Assange, una volta che il percorso giudiziario nel Regno Unito sarà terminato.</p><p>Se, infatti, il giudice di secondo grado, tra qualche settimana, dovesse dire “sì” all’estradizione – capovolgendo il verdetto della giudice in prima istanza – Assange potrebbe fare appello proprio alla Corte europea dei diritti umani.</p><p>È dunque un buon segno che l’organo incaricato di eleggere i giudici di tale corte sia lo stesso che si è pronunciato con enfasi a favore del rilascio immediato.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>La possibilità di un pericoloso precedente</em></strong></span></p><p>«Chi opera all’interno di istituzioni internazionali legate ai diritti umani comprende bene che l’estradizione di Assange può generare un pericolosissimo precedente, portando a una situazione in cui una grande potenza può richiedere con facilità l’estradizione di qualunque giornalista investigativo pubblichi materiali per essa imbarazzanti.</p><p>Questa possibilità genererebbe un effetto dissuasivo per ogni operatore dei media consapevole di questo rischio, riducendo esponenzialmente la disponibilità di informazioni per il pubblico, quelle informazioni che abbiamo detto essere essenziali per valutare l’operato dei governanti.</p><p>Per questo, per esempio, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura si è fatto sentire diverse volte sulla questione, mettendo anche in guardia di fronte al “no” all’estradizione pronunciato dalla corte in prima istanza, in quanto questo è comunque motivato solo sulla base di questioni relative alla salute mentale di Assange.</p><p>In altre parole, tra le ragioni del “no”, la giudice non ha elencato quelle relative alla difesa della libertà dei media, dell’accesso del pubblico alla conoscenza e della libertà di pensiero dell’editore di WikiLeaks.</p><p>La battaglia dunque continua, su questo fronte come su quello dei diritti umani di Assange, che secondo lo stesso Melzer presenta i chiari segni di un lunghissimo periodo di tortura psicologica.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>La tortura dei “democratici”</em></strong></span></p><p>«Addirittura, Melzer afferma di non aver mai visto, in vent’anni di lavoro nell’ambito di situazioni legate alla tortura, un caso in cui un individuo sia stato sottoposto a persecuzione nella maniera in cui lo è stato Assange a opera di quattro stati democratici, ovvero gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Svezia e l’Ecuador (quest’ultimo responsabile di avergli tolto di punto in bianco lo status di rifugiato, consentendo il suo arresto).</p><p>Come Melzer, altre figure pubbliche si sono mosse e si muovono, cercando di costruire un ponte tra un momento storico paradossale, in cui un editore è in prigione per aver rivelato dei crimini di guerra, e un futuro – speriamo vicino – in cui Assange sarà liberato e avremo un motivo vero per tirare un sospiro di sollievo, tanto per i suoi diritti umani quanto per i nostri.</p><p>Perché questo ponte possa esistere, è necessario che sempre più figure politiche e governative abbiano finalmente il coraggio di parlare, come ha fatto per esempio in Islanda nel 2011 l’allora Ministro dell’interno Ögmundur Jónasson, che mi ha raccontato di aver letteralmente cacciato dal proprio paese l’FBI, dopo aver scoperto che degli agenti americani erano atterrati nel suo paese con lo scopo di incastrare Assange.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Non si negozia sui diritti fondamentali</em></strong></span></p><p>«Dovrebbe agire l’Australia, paese di cui Assange è cittadino.</p><p>Dovrebbero pronunciarsi tutti i governi che sull’Australia possono influire.</p><p>E, naturalmente, dovrebbero farlo esponenti dei governi europei, dato che a chiunque studi il sistema di diritto di questo continente viene spiegato che, qui da noi, i diritti fondamentali dell’individuo non sono negoziabili.</p><p>Consci che in molte carceri statunitensi sembrano invece esserlo, e che un giornalista non può essere incarcerato per aver reso il pubblico consapevole di fatti reali, i governi europei dovrebbero dimostrarla, quella non-negoziabilità che ci viene insegnata.</p><p>E, con un atto di coraggio che dovrebbe essere pura normalità, chiedere la liberazione di Assange.»</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Un certo numero di studiosi italiani di ambito giuridico e filosofico segue il caso ed è attento ai suoi sviluppi</h3>				</div>
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									<p><strong>In Italia, la questione &#8220;Assange&#8221; è sempre meno presente nel dibattito pubblico, anche per il molto tempo trascorso. Com&#8217;è la situazione in altri Paesi?  </strong></p><p>«Non ritengo che sia meno presente che in passato nel dibattito pubblico.</p><p>Se lo è a livello governativo, non si può dire lo stesso a livello parlamentare, né a livello mediatico e, soprattutto, di società civile.</p><p>Vediamoli, a uno a uno, questi ambiti.</p><p>Bisogna rilevare, anzitutto, che esiste in parlamento un comitato trasversale nato per il monitoraggio del caso Assange.</p><p>È stato fondato dal senatore Gianni Marilotti nel novembre 2019, a seguito della visita in Senato di John Shipton, padre del fondatore di WikiLeaks.</p><p>Marilotti ha organizzato una conferenza pubblica presso la biblioteca del Senato, in cui Shipton era tra i relatori assieme a rappresentanti della stampa italiana (Giuseppe Giulietti) e parlamentari (Marta Grande, Primo Di Nicola e altri).»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Rapporto tra trasparenza e segreto delle carte</em></strong><strong><em> </em></strong></span></p><p>«Insieme a loro, il padre di Assange ha affrontato il tema del rapporto tra trasparenza e segreto delle carte, strettamente legato alla questione WikiLeaks.</p><p>In quell’occasione, tutti i relatori, anche chi non aveva particolare simpatia personale verso Assange, si sono trovati d’accordo circa il fatto che l’estradizione sarebbe sbagliata, per le stesse ragioni che abbiamo analizzato sopra.</p><p>Inoltre, da quel momento, il Comitato parlamentare per il monitoraggio del caso Assange è rimasto attivo, Marilotti ha partecipato alle udienze in Inghilterra e una serie di missive sono state inviate da lui e dai suoi colleghi a figure governative britanniche.</p><p>Una di queste all’inizio della pandemia, quando è stato chiesto al Ministro della Giustizia di concedere gli arresti domiciliari ad Assange, che già soffriva di problemi all’apparato respiratorio ed era dunque più esposto alla possibilità di sviluppare forme gravi di Covid-19.</p><p>In quel caso, la detenzione domiciliare non fu concessa, ma si tratta di comunicazioni che consentono al governo inglese di rendersi conto del fatto che altri paesi europei stanno osservando quanto accade.</p><p>Al di là di questo comitato, esistono nel Parlamento italiano anche altri deputati o senatori interessati al caso, per esempio Pino Cabras, che ha presentato di recente una mozione in favore della libertà di Assange presso la Camera dei deputati.</p><p>Ciascuna di queste azioni contribuisce all’aumento della consapevolezza generale del problema.</p><p>Passando ai media, certo non possiamo dire che seguano con costanza il tema, ma un contributo enorme è stato dato, in questo senso, dalla redazione del programma Presa Diretta, che nell’agosto 2021 ha dedicato al caso Assange <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/08/Presa-Diretta---Julian-Assange-processo-al-giornalismo---30082021-fb121490-c62e-4ceb-915f-8df443ee0ae2.html" rel="nofollow noopener" target="_blank">una puntata e ripercorso l’intera sua vicenda</a>.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Chi si occupa di Assange in Italia</em></strong></span></p><p>«Un’altra giornalista italiana, Stefania Maurizi, ha portato avanti un’impresa che nessun altro aveva tentato prima, ovvero quella di presentare richieste di accesso agli atti in diversi paesi per comprendere come stesse procedendo la gestione del caso Assange, all’epoca delle accuse ricevute in Svezia e ora cadute.</p><p>È grazie a questo suo lavoro se abbiamo scoperto che è stato il <em>Crown Prosecution Service</em> (il pubblico ministero britannico) a sconsigliare ai magistrati svedesi l&#8217;unica strategia legale che avrebbe potuto portare a una rapida soluzione del caso, ossia interrogare il fondatore di WikiLeaks a Londra, invece di cercare di estradarlo in Svezia semplicemente per interrogarlo.</p><p>Questo ha portato Assange stesso – che aveva invece tutto l’interesse a essere interrogato – a non poter chiarire la propria posizione e a rimanere per anni incastrato nell’immagine della persona che ha compiuto reati di natura sessuale, nonostante quelle accuse non siano mai state trasformate in capi di imputazione né tanto meno confermate.</p><p>Un’altra realtà che segue con attenzione il caso Assange, anche con interviste a personalità politiche britanniche impegnate nella sua difesa, è Byoblu.»</p>								</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="816" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/Il-fake-del-2018-1024x816.png" class="attachment-large size-large wp-image-3105" alt="" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/Il-fake-del-2018-1024x816.png 1024w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/Il-fake-del-2018-300x239.png 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/Il-fake-del-2018-768x612.png 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/12/Il-fake-del-2018.png 1094w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Il fake del 2018 Un esempio delle iniziative organizzate dagli attivisti pro-Assange a Londra riguarda proprio questa falsa notizia del Guardian su un presunto incontro tra Assange e Manafort. Gli attivisti di questi gruppi di base sono, infatti, molto attenti a ciò che i grandi media dicono; alcuni di loro fanno il cosiddetto  "correct the record",  cioè scrivono a giornali e TV quando questi diffondono inesattezze.</figcaption>
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									<p>«In parallelo, a livello di società civile, esistono in Italia associazioni e gruppi che si stanno mostrando costanti e determinati nel mantenere vivo il dibattito.</p><p>Tra questi, molto attivi sono <em>PeaceLink</em> e <em>Italiani per Assange.</em></p><p>Se poi andiamo a vedere l’ambito accademico, troviamo anche <em><a href="https://filosofiainmovimento.it/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Filosofia in Movimento</a></em>, la realtà con cui noi di <em>Bridges for Media Freedom</em> (la realtà per cui lavoro in Inghilterra) abbiamo avviato il progetto italiano “Libertà di informazione e diritti umani”.</p><p>Nel corso di questa iniziativa, il filosofo Antonio Cecere e io abbiamo ricostruito molti aspetti del caso Assange, intervistando personaggi chiave come il suo avvocato Greg Barns e il Segretario generale della Federazione internazionale giornalisti, Anthony Bellanger.</p><p>Abbiamo così osservato che, seppure spesso riluttante a intervenire in prima persona, un certo numero di studiosi italiani di ambito giuridico e filosofico segue il caso ed è attento ai suoi sviluppi.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Il pubblico</em></strong></span></p><p>«A ogni modo, posso dire di aver visto crescere, sia in Italia sia in altri paesi, nell’ultimo anno e mezzo, la sensibilità media verso le gravissime violazioni dei diritti umani a cui Assange è sottoposto, specie ora che è in carcere senza una ragione, tenuto lì senza pene da scontare e nonostante il “no” all’estradizione stabilito al primo grado di giudizio.</p><p>Al momento dell’arresto, due anni e mezzo fa, ero spaventata dalla quasi totale mancanza di reazioni da parte del pubblico.</p><p>Da allora, molte cose sono cambiate e sono ora in contatto con gruppi di attivisti dei più vari paesi, dalla Germania alla Spagna, dall’Australia agli stessi Stati Uniti.</p><p>Sono spesso gruppi che hanno poche migliaia di follower online, ma bisogna considerare che hanno spesso una base cittadina (“<em>Melbourne for Assange</em>”, per fare un esempio) e che ci sono tante città attive in ogni nazione.</p><p>Se poi devo parlare dell’Inghilterra, rimango spesso commossa dalla determinazione con cui da anni, lo stesso gruppo di attivisti si reca ogni sabato fuori dal carcere (e prima ancora fuori dall’ambasciata) per far sentire a Julian Assange che la gente non si è dimenticata di lui, che non è solo.</p><p>Riguardo alle Ong, esattamente come Amnesty, anche noi di <em>Bridges for Media Freedom</em> (che è un progetto britannico della Ong Blueprint for Free Speech) ci siamo mossi per la liberazione di Assange, in particolar modo organizzando, durante il processo in primo grado, una missione di osservatori politici provenienti da diversi paesi europei, che teniamo informati su ogni sviluppo.</p><p>Passando, per chiudere, dall’ambito delle Ong a quello dei sindacati, aggiungo che da circa un anno l’Unione nazionale dei giornalisti britannici (Nuj), di cui faccio parte, sta conducendo una campagna ben visibile a difesa di Assange.</p><p>Spero di vedere presto altri sindacati nazionali dei giornalisti assumere iniziative analoghe, in altri paesi.»<a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il ruolo cruciale dei whistleblower e la necessità di proteggerli è stata riconosciuta come parte del diritto internazionale</h3>				</div>
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									<p><strong>Il whistleblowing è ritenuta una pratica scorretta da molti governi e istituzioni, eppure sembra essere, in alcune situazioni, l&#8217;unica via per la libertà di informazione. Qual è il confine tra principi come la sicurezza nazionale, il segreto di Stato e il diritto all&#8217;informazione? E chi può stabilire tale confine?</strong></p><p><em>«In realtà, nel 2003, il ruolo cruciale dei whistleblower e la necessità di proteggerli è stata riconosciuta come parte del diritto internazionale.</em></p><p>In quell’anno, infatti, le Nazioni Unite hanno adottato la Convenzione contro la corruzione, firmata da 140 nazioni e formalmente accettata da 137 nazioni. Nel mondo di oggi, dunque, è difficile per un governo pronunciarsi apertamente in senso negativo verso i whistleblower, ossia verso quegli informatori che, dall’interno di una realtà pubblica o privata, rivelano reati e illeciti che è interesse del pubblico conoscere, per esempio crimini ambientali, discriminazioni, scambi di tangenti, situazioni che pongono a rischio i minori, e via dicendo.</p><p>A livello globale, c’è stato un crescente interesse nell&#8217;istituire leggi sui whistleblower e ci sono almeno 59 paesi che hanno stabilito protezioni specifiche per loro.</p><p>Come si può immaginare, infatti, sono spesso oggetto di ritorsioni da parte di quelle realtà che hanno visto il loro interesse particolare danneggiato dalle loro rivelazioni.</p><p>Anche l’Unione europea è intervenuta, con la Direttiva sui Whistleblower del 2019, che punta proprio a rimediare alla mancanza di misure deterrenti a carico di coloro che colpiscono gli informatori o ne danneggiano la vita professionale.</p><p>È un provvedimento recente e dunque nei prossimi anni si tratterà di valutarne l’efficacia.</p><p>In ogni caso, in un mondo interconnesso come il nostro, la protezione dei whistleblower va osservata a livello globale.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>La filiera del legame tra whistleblowing, libertà di informazione e accesso alla conoscenza</em></strong><strong><em> </em></strong></span></p><p>«La realtà per cui lavoro, <em>Bridges for Media Freedom</em>, si focalizza molto su questo aspetto, proprio per il legame, che tu evidenzi bene nella tua domanda, tra whistleblowing e libertà di informazione.</p><p>Noi diciamo spesso che questa libertà, strettamente legata al concetto di “accesso alla conoscenza”, ha una sua “filiera”.</p><p>Quest’ultima parte dalle fonti (di cui i whistleblower fanno parte), passa attraverso i giornalisti oppure attraverso i nuovi media (blog di notizie, piattaforme di citizen journalism e così via) per poi giungere al pubblico.</p><p>Esistono “canali” che connettono questi snodi della filiera e consentono alle informazioni di pubblico interesse di fluire fino a raggiungere la società civile.</p><p>Ci sono molte realtà che proteggono la figura del giornalista e questo è un bene, naturalmente.</p><p>Noi, però, nel nostro lavoro focalizzato sulla libertà dei media (e non solo sulle realtà giornalistiche classiche), intendiamo concentrarci su tutti gli attori che agiscono nella filiera di cui ho parlato, dunque sull’intero percorso che i dati compiono.</p><p>L’obiettivo è verificare che tutte le figure che favoriscono il processo siano tutelate.</p><p>Tra queste vi sono i whistleblower e non solo “qualche volta”.</p><p>Direi anzi che, con grande frequenza, le informazioni di pubblico interesse basate su evidenze verificabili ci arrivano grazie al loro atto di coraggio.</p><p>Come tracciare, mi chiedi, il confine tra sicurezza nazionale e libertà di informazione?</p><p>Non può essere tracciato in altro modo se non facendo riferimento all’interesse pubblico.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Quanto siamo stati “addestrati” al pensiero critico?</em></strong></span></p><p>«Non credo esisistano regole che lo stabiliscano a priori, a intervenire qui sono la coscienza e la capacità di valutazione dell’essere umano.</p><p>Se io sono una whistleblower, è attraverso la mia capacità di analisi che stabilirò se una certa informazione deve arrivare ai cittadini.</p><p>Se invece sono una giornalista e ho ricevuto dei documenti da un whistleblower, avrò il dovere etico di verificare l’autenticità dei dati ricevuti prima di metterli a disposizione dei miei lettori.</p><p>Se sono una delle nuove figure emerse nell’evoluzione dei media (per esempio una blogger o un cittadino giornalista), avrò lo stesso dovere di onestà intellettuale verso chi mi legge, anche se non dovesse esserci una carta deontologica formale a guidarmi.</p><p>Quello che sto cercando di dire è che una parte della valutazione su cosa sia indispensabile portare a conoscenza del pubblico avviene a livello individuale.</p><p>La capacità di operarla dipende, secondo me, dal livello con cui le istituzioni educative hanno “addestrato” al pensiero critico e al senso di comunità le diverse coscienze che intervengono.</p><p>Da qui, un ruolo centrale per tutto ciò che è formazione umana dell’individuo.</p><p>Tuttavia, al di là della sfera individuale, esiste un altro livello di azione che interviene nel tracciare il confine tra le necessità della sicurezza nazionale e quelle dell’interesse pubblico a conoscere la realtà.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>Aprire gli occhi</em></strong></span></p><p>«Per semplificare, lo chiamerò livello “istituzionale”, comprendendo tutte le scelte di natura giuridica e politica che possono essere compiute nello stabilire dei criteri.</p><p>Di recente, Emily Bell, direttrice del <em>Tow Centre for Digital Journalism</em> ed ex firma del Guardian, ha affermato che WikiLeaks ha aperto gli occhi del giornalismo verso “gli scopi al di là della propria attività”.</p><p>Tra questi, penso quello principale sia la trasparenza, unica condizione che possa permettere al pubblico di valutare se si stia andando verso il bene comune oppure no.</p><p>La ricerca di trasparenza deve dirigersi anche verso il settore della sicurezza nazionale e indagare anche quest’ultima? Direi che non possiamo rispondere di no.</p><p>Certo, in una qualche misura, alcuni segreti – che implichino realmente la protezione del cittadino – saranno sempre necessari.</p><p>Tuttavia, credo che nessun individuo consapevole di cosa sia una democrazia potrebbe mai affermare che eventuali reati all’interno degli ambienti della sicurezza nazionale non dovrebbero essere oggetto di rivelazione da parte di whistleblower, o che il giornalismo investigativo focalizzato su tale ambito non dovrebbe esistere.»</p><p><span style="color: #00a2dd;"><strong><em>La narrazione che l’Occidente fa di se stesso</em></strong></span></p><p>«Se non esistesse, per esempio, WikiLeaks non ci avrebbe mai svelato quale orribile realtà si nascondesse dietro le guerre in Iraq e Afghanistan, perché quella realtà è stata portata alla luce scavando dove, in teoria, per la “sicurezza nazionale”, non avremmo dovuto farlo.</p><p>Se questo tipo di giornalismo non esistesse, insomma, continueremmo in massa a sostenere la propaganda che proponeva quelle due guerre e crederemmo ancora alla narrativa su carta patinata di un occidente trionfante.</p><p>È un esempio che rende l’idea?»</p>								</div>
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									<p>* La foto di Julian Assange è opera di <a href="https://www.flickr.com/photos/dgcomsoc/14933990406" rel="nofollow noopener" target="_blank">Cancillería del Ecuador</a> con licenza (<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/" rel="nofollow noopener" target="_blank">CC BY-SA 2.0</a>)</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/12/03/chiuso-lappello-per-assange-reato-o-libera-informazione-brintervista-a-sara-chessa/">Chiuso l’appello per Assange. Reato o libera informazione? &lt;/br&gt;Intervista a Sara Chessa</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>La filosofia e l&#8217;importanza dell&#8217;accesso</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/11/19/la-filosofia-e-limportanza-dellaccesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 07:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Etica e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[accesso]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale della filosofia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=2942</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/11/filosofia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Statue Greche" decoding="async" />La filosofia nasce inclusiva perché conteneva tutte le discipline e i campi che ora sono considerati separati.</p>
<p>L’eccessiva specializzazione e separazione dei campi ha inibito il dialogo che è, oggi, ovunque ricercato e auspicato anche per quanto concerne il nostro approccio alla pandemia in corso.</p>
<p>Non si può pensare di risolvere una situazione globale con una sola conoscenza strettamente settoriale e limitata a un solo campo considerato preponderante, come è stato fatto sino a ora.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/11/19/la-filosofia-e-limportanza-dellaccesso/">La filosofia e l&#8217;importanza dell&#8217;accesso</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/11/filosofia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Statue Greche" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2942" class="elementor elementor-2942">
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									<p>Il 18 novembre 2021 si è celebrata la giornata mondiale della filosofia.</p>
<p></p>
<p>Questa giornata è istituita, annualmente, il terzo giovedì del mese di novembre.</p>
<p></p>
<p>Il tema del 2021 riguarda “Philosophy for Futures” /Filosofia per il futuro.</p>
<p></p>
<p>A tal riguardo, il 16 novembre, la trasmissione <a href="https://fb.watch/9kP-GD9W7-/" rel="nofollow noopener" target="_blank">IntelliGO</a>&nbsp;(mi scuso per l’eventuale conflitto di interesse; son tematiche in cui credo molto) di <a href="https://www.puntozip.net" rel="nofollow noopener" target="_blank">PuntoZip</a>&nbsp;ha mandato in diretta un dibattito che metteva in dialogo la filosofia con vari interlocutori, tra cui filosofi pratici e persino avvocati e poeti, perché la filosofia riguarda tutti, è inclusiva.</p>
<p></p>
<p>E si è sempre occupata di accesso, accesso alle nostre risorse del pensiero.</p>
<p></p>
<p>Questo tipo di accesso è il più ampio possibile e nasce con le più filosofiche delle domande, “perché?” e “cosa?”, come è stato detto nel corso del dibattito.</p>
<p></p>
<p>Un accesso che parte dalle persone ed è vicino alle persone e, anche per questo, la locuzione “filosofia per il futuro”, è stata traslata, nel corso della trasmissione, in “filosofi per il futuro”.</p>
<p></p>
<p>La filosofia nasce inclusiva perché conteneva tutte le discipline e i campi che ora sono considerati separati.</p>
<p></p>
<p>L’eccessiva specializzazione e separazione dei campi ha inibito il dialogo che è, oggi, ovunque ricercato e auspicato anche per quanto concerne il nostro approccio alla pandemia in corso.</p>
<p></p>
<p>Non si può pensare di risolvere una situazione globale con una sola conoscenza strettamente settoriale e limitata a un solo campo considerato preponderante, come è stato fatto sino a ora.</p>
<p></p>
<p>Garantire un accesso globale alla ricerca delle soluzioni, facendo dialogare le varie discipline è un tema pressante e richiesto ed è anche l’atto costitutivo della filosofia che parte dalla meraviglia, da una caduta, da una conseguente risata e dal porsi, sin dagli albori, la questione dell’accesso in senso lato e dell’inclusività nell’unità del sapere.</p>
<p></p>
<p>Nel dibattito, Giovanni Magrì, oltre alle domande filosofiche, ha parlato dell’assunzione del rischio come costitutivo della filosofia.</p>
<p></p>
<p>Mario Guarna ha ricordato l’inclusività, l’unione dei saperi e il saperli utilizzare, come strumenti, a seconda delle varie circostanze che possono richiedere una predominanza di uno o di un altro.</p>
<p></p>
<p>Francesco Iannitti ha visto il futuro nelle pratiche filosofiche, nell’essere tra le persone, nel percepirle; senza, tuttavia, dimenticare, i saperi tramandati dai filosofi del passato.</p>
<p></p>
<p>Giuseppe Scarciglia ha ricordato l’importanza della responsabilità.</p>
<p></p>
<p>Federico Virgilio ha parlato anche di coraggio, e ha citato, tra le varie citazioni da lui presentate, anche il celebre passo tratto dal bellissimo testo “Risposta alla domanda cos’è l’illuminismo?” di Kant:</p>
<p></p>
<p><em>«L&#8217;Illuminismo è l&#8217;uscita dell&#8217;uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l&#8217;incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d&#8217;intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell&#8217;Illuminismo.»</em></p>
<p>Una chiosa finale con l’avvocato e poeta Sergio Daniele Donati che alla parola responsabilità replica con la responsabilità delle parole.</p>
<p>Un dibattito ad accesso aperto per celebrare la giornata mondiale della filosofia che, dalla meraviglia e dalla caduta, ha cercato, e cerca, di garantire l’accesso.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/11/19/la-filosofia-e-limportanza-dellaccesso/">La filosofia e l&#8217;importanza dell&#8217;accesso</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Accesso e valutazione della ricerca: cosa deve cambiare?</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/10/10/accesso-e-valutazione-della-ricerca-cosa-deve-cambiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 13:07:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Etica e tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Access-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="supereroi cartoon" decoding="async" />Occorrono maggiori iniziative volte alla comunicazione e alla messa a disposizione dei saperi e delle competenze degli addetti ai lavori (ricercatori e bibliotecari in contesti di ricerca) nei confronti della società tutta in modo che la società della conoscenza sia tale anche di fatto e non solo di nome.</p>
<p>Il cambiamento è in atto, sotto il comune denominatore del permettere/garantire l’accesso.<br />
L’accesso appartiene a tutti e non deve essere gestito a piacimento degli editori commerciali che, dagli articoli, si stanno ora spostando ai dati, vedendone futuri e ulteriori controlli nel processo della conoscenza.<br />
Da tempo si sta pensando di cambiare, in parte, i criteri da valutazione della ricerca, cercando di passare, ad esempio (uno dei tanti proposti), dal considerare non più tanto la “quantità” quanto la “riusabilità”; e cercando di concentrarsi, magari, più sul “prodotto” stesso (l’articolo) che sul “contenitore” (la rivista).</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/10/10/accesso-e-valutazione-della-ricerca-cosa-deve-cambiare/">Accesso e valutazione della ricerca: cosa deve cambiare?</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Access-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="supereroi cartoon" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2625" class="elementor elementor-2625">
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									<p><em><strong>Access</strong> personaggio tra due mondi, Marvel e DC Comics; rappresenta un punto di unione tra mondi lontani</em></p>								</div>
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									<p><em>Occorrono maggiori iniziative volte alla comunicazione e alla messa a disposizione dei saperi e delle competenze degli addetti ai lavori (ricercatori e bibliotecari in contesti di ricerca) nei confronti della società tutta in modo che la società della conoscenza sia tale anche di fatto e non solo di nome.</em></p><p><em>Il cambiamento è in atto, sotto il comune denominatore del permettere/garantire l’accesso. </em><br /><em>L’accesso appartiene a tutti e non deve essere gestito a piacimento degli editori commerciali che, dagli articoli, si stanno ora spostando ai dati, vedendone futuri e ulteriori controlli nel processo della conoscenza.</em></p><p><em>Nel mondo dei fumetti, c’è un personaggio che appartiene sia all’universo Marvel che all’universo DC Comics, Access, appunto, che è il collegamento e l’ibridazione tra mondi, universi altrimenti lontani.</em><br /><br /></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Introduzione</span></h4><p>Partendo dall’articolo <em>“<a href="https://www.mstudies.it/2021/09/12/accesso-aperto-allinformazione-fruibilita-e-comprensione-tre-livelli-per-lo-sviluppo-della-societa/">Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società</a>” </em>proviamo a concentrarci su cosa accade a un particolare tipo di accesso: quello alla ricerca.</p><p>Ovviamente, chi non fa ricerca o non è un bibliotecario in contesti di ricerca può avere più difficolta legate alla comprensione degli articoli scientifici.</p><p>Questo, tuttavia, non deve avere nulla a che vedere con la possibilità di accesso.</p><p>Semmai, è sulla qualità della comunicazione che si deve investire; e, soprattutto, deve essere realmente una comunicazione e non una semplice informazione che è unidirezionale.</p><p>Occorrono maggiori iniziative volte alla comunicazione e alla messa a disposizione dei vari saperi e delle competenze degli addetti ai lavori (ricercatori e bibliotecari in contesti di ricerca) nei confronti della società tutta in modo che la società della conoscenza sia tale anche di fatto e non solo di nome.</p><p>La soluzione non è la scienza chiusa, anzi: è il problema; la soluzione è la scienza aperta!</p>								</div>
				</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Raccomandazioni UNESCO sulla Open Science</span></h4>
<p>Ana Persic di UNESCO ha parlato, durante il recente <a href="https://oai.events/oai12/" rel="nofollow noopener" target="_blank">OAI12</a>, delle Raccomandazioni UNESCO sulla&nbsp;<a href="https://worksup-media.s3.eu-west-1.amazonaws.com/OAI12_s5_Ana%20Persic___233ba2f19wu1973.pdf" target="_blank" rel="nofollow noopener">Open Science</a>.</p>
<p>UNESCO propone che ogni Stato investa l’1% in Open Science e che elimini le barriere che non la rendono possibile, in particolare: le regole di valutazione della ricerca.</p>
<p>Attualmente, i criteri di valutazione della ricerca sono divisi in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Indicatori_bibliometrici" rel="nofollow noopener" target="_blank">bibliometrici</a> e <a href="https://www.anvur.it/wp-content/uploads/2019/02/REGOLAMENTO-PER-LA-CLASSIFICAZIONE-DELLE-RIVISTE_20022019.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">non bibliometrici</a>.</p>
<p>Per quanto entrambi i criteri partano dal <em>contenitore</em>/rivista, in un caso abbiamo una misura tesa più verso l’impatto e nell’altro più sulla struttura del contenitore, per intendersi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>In un caso si valutano le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/STEM" rel="nofollow noopener" target="_blank">STEM</a>; in un altro si valuta la ricerca in campo umanistico.</p>
<p>Per quelli bibliometrici sono valutati <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/H-index" rel="nofollow noopener" target="_blank">h-index</a></em> dei ricercatori e <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fattore_di_impatto" rel="nofollow noopener" target="_blank">impact factor</a></em> della rivista.</p>
<p>Con i criteri non bibliometrici, invece, si valuta, soprattutto, l’eventuale fascia A delle riviste dove si pubblica.</p>
<p>Questa differenza è semplificata e banalizzata, tuttavia utile in questa sede.</p>								</div>
				</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">La valutazione della ricerca deve cambiare </span></h4><p>Da tempo si sta pensando di cambiare, in parte, i criteri da <a href="https://www.altmetric.com/about-altmetrics/what-are-altmetrics/" rel="nofollow noopener" target="_blank">valutazione della ricerca</a>, cercando di passare, ad esempio (uno dei tanti proposti), dal considerare non più tanto la “quantità” quanto la “<a href="https://zenodo.org/record/5468482#.YTt3ky0QOL0" rel="nofollow noopener" target="_blank">riusabilità</a>”; e cercando di concentrarsi, magari, più sul “prodotto” stesso (l’articolo) che sul “contenitore” (la rivista).</p><p>Questa è, però, un’altra storia, qui ridotta all’osso con gli annessi rischi delle banalizzazioni, e, magari, da raccontare in prossimi articoli.</p><p>Di recente, tuttavia, durante la <a href="https://www.opensciencefair.eu/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Open Science FAIR</a>, Robert Terry dell’OMS (WHO) ha ribadito che:</p><ul><li>occorre mutare la sequenza dei passi nella comunicazione scientifica: prima <a href="https://av.tib.eu/media/50110" rel="nofollow noopener" target="_blank">il preprint</a> (il preprint è l’articolo non revisionato), poi la revisione;</li><li>l&#8217;era delle riviste ha fatto il suo corso e la <em>&#8220;version of record&#8221;</em> non ha senso nell’universo dinamico della ricerca;</li><li>nelle Living Guidelines dell&#8217;OMS solo il 25% degli articoli citati proviene da pubblicazioni tradizionali, il resto proviene da preprint;</li><li>l&#8217;Impact Factor è una misura tossica;</li><li>bisogna permettere che i preprint siano diffusi e ottengano il successo che meritano, se lo meritano, con le loro sole forze, senza il riferirsi al &#8220;prestigio” del “contenitore/rivista&#8221;.</li></ul><p>Il cambiamento è pertanto in atto, sotto il comune denominatore del permettere/garantire l’accesso.</p><p>L’accesso appartiene a tutti e non dovrebbe essere gestito a piacimento degli editori commerciali che, dagli articoli, si stanno ora spostando verso i dati, vedendone future e ulteriori proprie gestioni nel processo della conoscenza.</p><p>L&#8217;articolo <em>&#8220;<a href="http://bjoern.brembs.net/2021/09/algorithmic-employment-decisions-in-academia/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Algorithmic Employment Decisions In Academia</a></em>? &#8221; di Björn Brembs tratta proprio l’argomento degli editori commerciali che si stanno spostando dall&#8217;editoria all&#8217;analisi e alla capitalizzazione dei dati.</p><p>Nel cambiamento in atto volto a non permettere più il dominio sull’accesso, i ricercatori sono chiamati a fare la loro parte.</p><p>Johan Roorick (<a href="https://www.coalition-s.org/" rel="nofollow noopener" target="_blank">PlanS</a>) parla di “<a href="https://eua-cde.org/the-doctoral-debate/243:researchers-should-assert-their-intellectual-rights.html" rel="nofollow noopener" target="_blank">strategia di conservazione dei diritti</a>”; i ricercatori, infatti, dovrebbero far valere i loro diritti intellettuali e prendere visione e aderire alle <a href="https://www.coalition-s.org/the-rrs-and-publisher-equivocation-an-open-letter-to-researchers/" rel="nofollow noopener" target="_blank">iniziative in tal senso</a>.</p><p>Abbiamo visto, negli articoli <em>“Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società” </em>(citato prima) e<em> “<a href="https://www.mstudies.it/2021/07/26/laccesso-allinformazione-e-inclusione/?fbclid=IwAR1vtBsQGXyHbVSy5PCe-z7MM14pB3sZByNFYwjrdHxQK4fM8NMxpqJqXg0">L’accesso all’informazione è inclusione</a>”, </em>come l’accesso, nel senso più ampio del termine, sia la parola chiave e debba essere considerato universale, un diritto, per una lunga serie di servizi.</p><p>Nel mondo dei fumetti, c’è un personaggio che appartiene sia all’universo Marvel che all’universo DC Comics: Access, appunto, che è il collegamento e l’ibridazione tra mondi, universi altrimenti lontani.</p><p>Credo che l’immagine di Access sia quanto mai evocativa e possa valere anche per i contenuti della ricerca.</p><p>Nel frattempo, è uscito un Position <em>Paper di ISC</em> (<em>International Scientific Council</em>) che riguarda la scienza come <a href="https://council.science/publications/science-as-a-global-public-good/" rel="nofollow noopener" target="_blank">bene comune globale</a>.</p><p>Al suo interno il focus è sull’etica, la comunicazione della scienza impedita dagli interessi dei grossi editori commerciali, sulla responsabilità collettiva in quella che è la comunicazione della scienza e sulla Open Science come &#8220;<em>public enterprise</em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><em><strong>[2]</strong></em></a>”.</p><p><em>ISC</em> aveva già pubblicato “<em><a href="https://council.science/publications/sci-pub-report1/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Opening the record of science: making scholarly publishing work for science in the digital era</a></em>” con l’elaborazione dei “<em>principi per la pubblicazione scientifica</em>”.</p><p>Di notevole interesse anche la riflessione “<em><a href="https://www.theatlantic.com/science/archive/2021/10/how-pandemic-changed-science-writing/620271/" rel="nofollow noopener" target="_blank">What Even Counts as Science Writing Anymore?</a></em><em>”</em> che si chiede come &#8220;comunicare la scienza&#8221; durante la pandemia, non tralasciando, tuttavia, cosa sia diventata la comunicazione scientifica a causa dei perversi incentivi che ci sono, ormai, da molto tempo.</p><p>E noi, come società tutta, siamo pronti a uscire, finalmente, dal concetto obsoleto e poco “trainante” della scienza chiusa e competitiva (nel senso di non collaborativa; non nel senso di “eccellenza”) e di aprirci alla scienza collaborativa e alla condivisione per far progredire la conoscenza?</p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Note</span></h4><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Si prega di prendere questa frase come semplificazione estrema, per non addetti ai lavori; ci si scusa con gli addetti ai lavori per questa semplificazione che un po’ banalizza un tema altrimenti complesso.</p><p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Dal <em>Position Paper</em> di ISC fino alle riflessioni successive sul comunicare la scienza durante la pandemia, si prega di vedere la lista di discussione <em>OA Italia</em> di cui i punti citati costituiscono una rielaborazione.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/10/10/accesso-e-valutazione-della-ricerca-cosa-deve-cambiare/">Accesso e valutazione della ricerca: cosa deve cambiare?</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/09/12/accesso-aperto-allinformazione-fruibilita-e-comprensione-tre-livelli-per-lo-sviluppo-della-societa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2021 13:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Etica e tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=2547</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/09/open-access-logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Alcuni membri della società civile, nonché alcuni ricercatori, confondono la possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche con la fruibilità delle stesse e la conseguente possibilità di un “fraintendimento” dei non “addetti ai lavori”.</p>
<p>I piani sono, tuttavia, diversi, perché un conto è la possibilità di accesso, un altro la fruibilità e un altro ancora la comprensione.</p>
<p>La "possibilità di accesso" va intesa come tale: la disponibilità di consultazione di una pubblicazione.</p>
<p>La fruibilità riguarda, invece, quanto si riesce a utilizzare di quell’accesso e quanta gente riesce a raggiungere; diciamo che attiene alla possibilità di utilizzo dell’accesso.</p>
<p>La comprensione riguarda quanto riusciamo a cogliere e contenere delle informazioni messe a disposizione grazie alla possibilità di accesso e alla fruibilità che ci sono state offerte.</p>
<p>Compresi e separati i tre piani elencati (possibilità di accesso, fruibilità e comprensione), la possibilità di accesso è e deve essere la nuova normalità perché, come ribadito anche dall’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, “nessuno deve essere lasciato indietro” (e questo motto riguarda soprattutto la possibilità di accesso); approfondimenti, a tal riguardo, nel precedente articolo “L’accesso all’informazione è inclusione”.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/09/12/accesso-aperto-allinformazione-fruibilita-e-comprensione-tre-livelli-per-lo-sviluppo-della-societa/">Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/09/open-access-logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2547" class="elementor elementor-2547">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-abac870 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="abac870" data-element_type="section">
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									<p><em>Lavorando in un contesto di ricerca, mi è capitato di aver trattato l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche percependo la sua valenza di inclusione. L’accesso aperto è un tema che rientra sotto il cappello più grande della scienza aperta. La possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche funge da acceleratore delle scoperte scientifiche stesse e dell’innovazione.</em></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Accesso, fruibilità e comprensione</span></h4><p>Alcuni membri della società civile, nonché alcuni ricercatori, confondono la possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche con la fruibilità delle stesse e la conseguente possibilità di un “fraintendimento” dei non “addetti ai lavori”.</p><p>I piani sono, tuttavia, diversi, perché un conto è la possibilità di accesso, un altro la fruibilità e un altro ancora la comprensione.</p><p>La &#8220;possibilità di accesso&#8221; va intesa come tale: la disponibilità di consultazione di una pubblicazione.</p><p>La fruibilità riguarda, invece, quanto si riesce a utilizzare di quell’accesso e quanta gente riesce a raggiungere; diciamo che attiene alla possibilità di utilizzo dell’accesso.</p><p>La comprensione riguarda quanto riusciamo a cogliere e contenere delle informazioni messe a disposizione grazie alla possibilità di accesso e alla fruibilità che ci sono state offerte.</p><p>Compresi e separati i tre piani elencati (possibilità di accesso, fruibilità e comprensione), la possibilità di accesso è e deve essere la nuova normalità perché, come ribadito anche dall’<a href="https://unric.org/it/wp-content/uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-Onu-italia.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">Agenda ONU 2030</a> per lo sviluppo sostenibile, “nessuno deve essere lasciato indietro” (e questo motto riguarda soprattutto la possibilità di accesso); approfondimenti, a tal riguardo, nel precedente articolo “<em><a href="https://www.mstudies.it/2021/07/26/laccesso-allinformazione-e-inclusione/">L’accesso all’informazione è inclusione</a></em>”.</p><p>Nel caso specifico si parla, infatti, di cultura in senso lato che è patrimonio dell’umanità tutta.</p><p>Chi sono i nemici dell’accesso? Sono coloro che confondono i piani (possibilità di accesso, fruibilità di accesso e comprensione).</p><p>La possibilità di accesso a un contenuto non corrisponde necessariamente alla sua fruibilità e comprensione. Tuttavia, in mancanza di accesso i due piani successivi sono irraggiungibili.</p><p>Ed è quanto accade con l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche.</p><p> </p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Principi Open Access</span></h4><p>L’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche è meglio conosciuto come Open Access.</p><p>Fino a ora non tutte le pubblicazioni scientifiche sono state ad accesso aperto, ovvero disponibili al pubblico, senza restrizioni.</p><p>Alcune università ed enti di ricerca hanno reso disponibili molte pubblicazioni scientifiche ai loro dipendenti grazie a costosissimi abbonamenti a riviste scientifiche pubblicate da famosi editori commerciali.</p><p>Questo però, per intendersi, non è accesso aperto.</p><p>Esclude, infatti gran parte della società civile ma anche quei paesi e quelle università che non possono permettersi quei costosissimi abbonamenti.</p><p>L’accesso aperto (Open Access) alle pubblicazioni scientifiche riguarda la possibilità che chiunque possa leggere quegli articoli senza dover pagare cifre ingenti a singolo articolo.</p><p>E anche vero che, a volte, per pubblicare in Open Access, è comunque chiesto agli autori stessi di dover pagare un contributo, che può esser piuttosto oneroso (le famose APC: <em>Article Processing</em> <em>Charge</em>) per rendere il proprio articolo gratuitamente disponibile a chi legge.</p><p>Occorre, d’altra parte, <a href="https://www.techeconomy2030.it/2020/03/23/open-science-e-una-necessita-non-una-noia-burocratica/" rel="nofollow noopener" target="_blank">sottolineare che solo il 27%</a> delle riviste Open Access chiede agli autori di pagare per rendere Open Access la propria pubblicazione; le altre sono libere sia per chi legge che per chi pubblica. Si tratta, a volte, di riviste meno ambite dai ricercatori e questo ha a che vedere con i criteri di valutazione della ricerca che si accenneranno più avanti.</p><p>Quali sono i punti fondanti dell’accesso aperto (Open Access) alle pubblicazioni scientifiche?</p><p>“<em><a href="https://www.unipa.it/I-principi-dellOpen-Access/" rel="nofollow noopener" target="_blank">I principi da cui prende vita il movimento dell’Open Access sono i seguenti</a>:</em></p><ul><li><em>la conoscenza è un bene comune;</em></li><li><em>i risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici devono essere pubblicamente disponibili;</em></li><li><em>la libera circolazione del sapere è linfa vitale per la ricerca scientifica perché aumenta visibilità, reputazione e citazioni;</em></li><li><em>la comunicazione scientifica è una grande conversazione: più voci hanno accesso alla ricerca, più vivo sarà il dibattito e più rapidi i progressi;</em></li><li><em>l’accesso ai risultati è necessario per far progredire la ricerca, che è un processo cumulativo, incrementale”</em>.</li></ul><p><a href="https://op.europa.eu/en/web/eu-law-and-publications/publication-detail/-/publication/9570017e-cd82-11eb-ac72-01aa75ed71a1" rel="nofollow noopener" target="_blank">In Europa in particolare</a>:</p><p><em>“La sfida per l’Europa è far sì che la scienza aperta diventi il modus operandi per tutti i ricercatori. La scienza aperta consiste nel condividere, il più rapidamente possibile, conoscenze, dati e strumenti nel processo di ricerca e innovazione (R&amp;I), in collaborazione aperta con tutti gli attori della conoscenza pertinenti, tra cui il mondo accademico, l’industria, le autorità pubbliche, gli utenti finali, i cittadini e la società in generale. La scienza aperta consente di migliorare la qualità, l’efficienza e l’impatto della R&amp;I, di aumentare la reattività alle sfide affrontate dalla società e far crescere la fiducia di quest’ultima nel sistema scientifico”.</em></p><p>Esattamente come l’arte, la scienza è patrimonio dell’umanità; questo vuol dire che pur essendo coscienti che non tutti siano in grado di comprenderla e/o apprezzarla allo stesso modo, l&#8217;accessibilità deve essere garantita senza distinzioni.</p><p>Pertanto, <a href="https://www.scienceeurope.org/media/4kxhtct2/se_poa_pos_statement_web_final_20150617.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">la possibilità ci deve essere</a>.</p><p>Su questo, i principi del movimento Open Access, sopra elencati, sono molto chiari.</p><p>Non solo: è un obbligo!</p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">L’obbligo europeo all’accesso aperto</span></h4>
<p>Come si legge dal sito della Commissione europea in merito al nuovo programma quadro per la programmazione 2021-2027, <em><a href="https://ec.europa.eu/info/research-and-innovation/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe_en" rel="nofollow noopener" target="_blank">Horizon Europe</a> </em>(che si occupa di finanziare ambiziosi progetti di ricerca e di innovazione con <a href="https://ec.europa.eu/info/research-and-innovation/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe/european-partnerships-horizon-europe_en#documents" rel="nofollow noopener" target="_blank">specifiche regole di partenariato</a>), la politica della scienza aperta prevede l&#8217;accesso aperto obbligatorio (<em>mandatory</em>) alle pubblicazioni, e i principi della scienza aperta applicati in tutto il programma (<a href="https://ec.europa.eu/info/files/horizon-europe-open-science-early-knowledge-and-data-sharing-and-open-collaboration_en" rel="nofollow noopener" target="_blank">Factsheet: Open science in Horizon Europe</a>&nbsp;“<strong><em>Open science policy</em></strong><em>: Mandatory open access to publications and open science principles are applied throughout the programme</em>).</p>
<p><em>“Horizon Europe fisserà una nuova norma per la diffusione delle conoscenze e delle competenze nelle società europee. Grazie a requisiti di accesso aperto chiari e immediati per i beneficiari, alla piattaforma di pubblicazione Open Research Europe e a un cloud europeo per la scienza</em></p>
<p><i>aperta rafforzato, la scienza aperta sta diventando una realtà”</i><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>.</p>
<p>L’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a> è sotto il grande cappello della scienza aperta (<em><a href="https://beopen-project.eu/storage/files/cr-jt-andquot-acces-ouvert-publication-scientifique-et-plan-sandquot-5-fevrier-2019-2019-03-28.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">Open Science</a></em>) che include anche la cosiddetta &#8220;<em>citizen science</em>&#8221; (scienza con i cittadini).</p>
<p>“La citizen science è il coinvolgimento del pubblico nella ricerca scientifica &#8211; sia che si tratti di ricerca guidata dalla comunità o di indagini globali (“<em><a href="https://citizenscience.org/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Citizen science&nbsp;is the involvement of the public in scientific research – whether community-driven research or global investigations</a></em>”)”.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Una immotivata contrapposizione tra addetti ai lavori, cittadini e portatori di interesse</span></h4><p>Resta il problema della comprensione degli articoli scientifici. Chiaro che non sono alla portata di tutti. Tuttavia, con l’accesso aperto a tutti, le possibili incomprensioni non possono durare in quanto possono essere subito smontate in virtù della disponibilità e interazione del pubblico con gli addetti ai lavori (non molto diverso dal principio di Wikipedia, per intendersi).</p><p>Persisterebbero se la scienza fosse chiusa. Con la scienza aperta anche le incomprensioni (che ci sono, nessuno lo nega!) hanno scarsa durata e, magari, possono persino divenire oggetto di nuove, future ricerche.</p><p>Resistenze e incomprensioni, anche da parte degli stessi esperti del settore, lasciano intravedere posizioni polarizzate.</p><p>Forse perché non è del tutto chiaro cosa voglia essere la “scienza con i cittadini”: significa “collaborazione” e non “contrapposizione” e/o tentativi di sostituzione agli addetti ai lavori.  Si basa sul principio del valore aggiunto dato dal supporto agli addetti ai lavori da parte di chi è direttamente coinvolto.</p><p>“<a href="https://www.osservatoriomalattierare.it/malattie-rare/adrenoleucodistrofia/9288-l-eredita-dell-olio-di-lorenzo-e-la-storia-del-comitato-italiano-progetto-mielina" rel="nofollow noopener" target="_blank">L&#8217;olio di Lorenzo</a>” è un esempio dei risultati di questa collaborazione tra addetti ai lavori e portatori di interesse, sebbene venga, invece, utilizzato, erroneamente, come esempio di contrapposizione.</p><p>Tale collaborazione non sarebbe stata possibile con pubblicazioni non accessibili ai non addetti ai lavori.</p><p>E si tratta di collaborazione, non sostituzione.</p><p>Su questo occorre essere chiari dato che i soggetti che confondono i piani di cui sopra (accesso, fruizione, comprensione) sono più propensi a pensare a una contrapposizione invece che a una collaborazione.</p><p>Forse non siamo ancora abituati a questo nuovo modo di pensare (in termini di collaborazione di tutti i soggetti e non solo degli addetti ai lavori) e a quella che sta diventando, sotto i nostri occhi (e senza che molti ancora se ne accorgano) la “nuova normalità” (<a href="https://lawtech.jus.unitn.it/publications/pubblicato-il-saggio-accesso-e-diffusione-della-conoscenza-universita-open-by-default-di-g-bincoletto-nel-libro-collettivo-universita-che-vorremmo/" rel="nofollow noopener" target="_blank">la scienza aperta</a>), perché siamo stati abituati a un bisogno ossessivo di sicurezza che rischia di farci fraintendere la questione della comprensione.</p><p>Il fraintendimento porta ad attacchi volti verso le persone e alla svalutazione delle stesse, dimenticando una regola base della comunicazione che è quella di essere, semmai, “duri” con il problema e non con le persone.</p><p>E la confusione non aiuta a distinguere i piani e produrre delle analisi il più possibile oneste e scevre da pregiudizi.</p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Note</span></h4><p> </p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> <strong>Mariya Gabriel</strong>, commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani</p><p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> In questo articolo si passa spesso da Open Access (accesso aperto) a Open Science (scienza aperta) e si potrebbe essere portati a confonderli o a considerare le due cose quasi equivalenti. Non è così essendo, appunto, la scienza aperta un contenitore in cui c’è anche l’accesso aperto. Può essere d’aiuto <a href="https://e-archivo.uc3m.es/bitstream/handle/10016/29275/implementing_mendez_OSISW_2019.pdf?sequence=1&amp;isAllowed=y" rel="nofollow noopener" target="_blank">questo link.</a></p><p> </p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/09/12/accesso-aperto-allinformazione-fruibilita-e-comprensione-tre-livelli-per-lo-sviluppo-della-societa/">Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>L’accesso all’informazione è inclusione</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/26/laccesso-allinformazione-e-inclusione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 14:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Etica e tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/onu2030-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="I 10 obiettivi per lo sviluppo sostenibile" decoding="async" />“Nessuno deve essere lasciato indietro” (“no one will be left behind”) è il motto dell’Agenda ONU 2030 (siglata nel 2015) per lo sviluppo sostenibile volto a garantire l’accesso in senso lato; garantire l’accesso all’informazione è esplicitato all’interno di uno dei 17 obiettivi dell’Agenda. Garantire l’accesso all’informazione è, inoltre, la missione principale delle biblioteche e della stampa, come affermato da Glória Pérez-Salmerón, Presidente della Federazione  Internazionale delle Associazioni ed istituzioni Bibliotecarie:<br />
"Il ruolo dell’informazione nelle nostre società non è mai stato così imponente. È un facilitatore, una materia prima, una fonte di innovazione e creatività. Dare a tutti l’accesso all’informazione significa assicurare che tutti abbiano l’opportunità di imparare, crescere e prendere decisioni migliori per se stessi e per chi li circonda”.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/26/laccesso-allinformazione-e-inclusione/">L’accesso all’informazione è inclusione</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/onu2030-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="I 10 obiettivi per lo sviluppo sostenibile" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2221" class="elementor elementor-2221">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-abac870 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="abac870" data-element_type="section">
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									<p><em>Mi sono sempre interessata alla questione dell’esclusione e degli esclusi e, tra questi, degli esclusi dai diritti. Lavorando in un contesto di ricerca, mi è capitato di assistere a vari eventi che vertevano sull’accesso alle informazioni e su Internet come diritto; fu folgorante alcuni anni or sono, a tal riguardo, l’incontro con Stefano Rodotà.</em></p><p><em>La riflessione sui media, sull’accesso e su Internet è, a ben vedere, una riflessione sui diritti.</em></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">L’accesso</span></h4><p>“<em>Nessuno deve essere lasciato indietro</em>” (“<em>no one will be left behind</em>”) è il motto dell’Agenda ONU<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> 2030 (siglata nel 2015) per lo sviluppo sostenibile volto a garantire l&#8217;accesso in senso lato; garantire l’accesso all&#8217;informazione è esplicitato all’interno di uno dei 17 obiettivi dell’Agenda. Garantire l&#8217;accesso all&#8217;informazione è, inoltre, la missione principale delle biblioteche<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> e della stampa, come affermato da Glória Pérez-Salmerón, Presidente della Federazione  Internazionale delle Associazioni ed istituzioni Bibliotecarie:<em><em>“Il ruolo dell&#8217;informazione nelle nostre società non è mai stato così imponente. È un facilitatore, una materia prima, una fonte di innovazione e creatività. Dare a tutti l&#8217;accesso all&#8217;informazione significa assicurare che tutti abbiano l&#8217;opportunità di imparare, crescere e prendere decisioni migliori per se stessi e per chi li circonda&#8221;</em>.</em></p><p>Infatti, nel riferirsi all’accesso alle informazioni, si adotta un approccio deliberatamente ampio, sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;accesso &#8220;significativo&#8221;. Questo accesso riflette la comprensione che la disponibilità fisica e legale delle informazioni non può fare la differenza se le persone non hanno le competenze, la fiducia e le condizioni sociali e culturali per applicarle, unendo, quindi, il lato dell’offerta a quello della domanda.</p><p>In altre parole, una connessione fisica a internet e le leggi che assicurano la trasparenza dei dati pubblici o l&#8217;accesso aperto alla ricerca finanziata pubblicamente, possono avere il loro pieno effetto solo se tutti sono in grado di usare pienamente queste informazioni.</p><p>Questo è un approccio che trova le sue radici nell&#8217;Agenda 2030. Essa fa riferimento all&#8217;accesso alle informazioni, più o meno esplicitamente, in 17 obiettivi, tra cui gli impegni per sviluppare le infrastrutture, promuovere le competenze, affrontare le disuguaglianze e promuovere le libertà.</p><p>Una parte fondamentale di questo rapporto si basa quindi su una rosa di indicatori che esplorano questi quattro aspetti, o &#8220;pilastri&#8221;, dell&#8217;accesso all&#8217;informazione: connettività fisica a internet, competenze, contesto sociale e culturale, e leggi.</p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Le Biblioteche</span></h4><p>Acquisendo, conservando e organizzando le informazioni e permettendo alle persone di leggerle e applicarle, le biblioteche sono state per molto tempo il cuore, il fulcro della nostra infrastruttura culturale e di ricerca. Sono custodi di gran parte del patrimonio documentario del mondo, così come la fonte delle materie prime per l&#8217;innovazione.</p><p>Hanno anche un&#8217;importante missione sociale. Nel XIX secolo, la costruzione di biblioteche faceva parte dello sforzo per educare e rendere capaci coloro che non facevano parte dell&#8217;élite garantendo una nuova offerta di servizi e di opportunità per tutti<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p><p>Non avere la capacità di trovare, accedere, applicare e creare informazioni può troppo spesso rafforzare lo svantaggio sociale ed economico, che a sua volta può aumentare ulteriori barriere all&#8217;accesso alle informazioni.</p><p>Come mostra la <em>Library Map of the World dell&#8217;IFLA<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a></em>, ci sono almeno 2,3 milioni di biblioteche nel mondo che rappresentano un&#8217;enorme risorsa potenziale.</p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Accesso a Internet</span></h4><p>In Italia, il riconoscimento del diritto di accesso a Internet fu proposto per la prima volta dal giurista Stefano Rodotà nell&#8217;ambito dell’Internet <em>Governance Forum Italia</em> (IGF) del 2010.</p><p>Qui la tesi esposta:</p><p>«<em>Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale».</em></p><p>Dal suo saggio “<em>Il diritto ad avere diritti</em>”<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> al saggio, più specifico, “<em>Il mondo nella rete. Quali i diritti, quali i vincoli”<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a></em>  si apprende quanto il diritto di accesso a Internet fosse divenuto sempre più centrale nel pensiero di Rodotà sino a chiederne l’inserimento nella nostra Costituzione, possibilità su cui il noto giurista si interrogava sin dalla metà degli anni ’90.</p><p>Con la recente pandemia, si è palesato l’accesso a Internet in tutta la sua importanza, al punto da diventare lo strumento più concreto e idoneo per fruire degli altri diritti presenti in Costituzione: il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, fino ai più elementari diritti di cittadinanza; inoltre, è stato considerato dal diritto internazionale come “<em>patrimonio dell’umanità</em>”<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> da tutelare contro i suoi nemici<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>.</p><p>Sempre in Italia, infatti, nel 2015, stesso anno dell’entrata in vigore dell’Agenda 2030, è stata approvata alla Camera la &#8220;<a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2015/11/03/news/diritti_in_internet_approvata_alla_camera_la_mozione_in_vista_dell_igf-126558837/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Dichiarazione dei diritti in Internet</a>&#8221;  elaborato dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet a seguito di una consultazione pubblica, delle audizioni svolte e della riunione della stessa Commissione del 14 luglio 2015. La Dichiarazione, all&#8217;Art.2, recita:</p><p>&#8220;<strong>L’accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale.</strong>&#8221; </p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Internet, scuole, pandemia</span></h4><p>Considerato questo, dal <a href="https://www.istat.it/it/files//2021/03/BES_2020.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">rapporto BES 2020</a> dell’Istat relativo allo sviluppo equo e sostenibile in Italia, risulta che, sebbene gli istituti scolastici si siano attrezzati in varie forme di didattica a distanza e, nonostante gli sforzi di docenti e famiglie, l’8% dei bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado è rimasto escluso da una qualsiasi forma di didattica a distanza senza prendere parte alle video lezioni con la classe; in caso di alunni con disabilità tale percentuale si alza al 23%.</p><p>Avere nella propria abitazione una connessione e un PC diventa, pertanto, un requisito fondamentale per l’accesso all’istruzione.<br />L’impatto della didattica a distanza ha, quindi, inciso sulla popolazione studentesca già soggetta a profonde disuguaglianze sociali con conseguente aumento di abbandono scolastico nelle fasce più vulnerabili.</p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Accesso e migliori condizioni</span></h4><p>Come già evidenziato dalla <a href="https://www.lyondeclaration.org/content/pages/lyon-declaration-it.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">Dichiarazione di Lione del 2014</a> relativa all’accesso all’informazione e lo sviluppo che precede l’Agenda ONU 2030 del 2015, l’accesso all’informazione supporta lo sviluppo perché dà il potere alle persone, soprattutto a quelle ai margini della società.</p><p>Con questo potere esse possono:</p><ul><li>Esercitare i loro diritti civili, politici, economici sociali e culturali.</li><li>Essere attive, produttive e innovative dal punto di vista economico.</li><li>Imparare e applicare nuove abilità.</li><li>Arricchire la loro identità ed espressione culturale.</li><li>Prendere parte ai processi decisionali e partecipare ad una società civile attiva ed impegnata.</li><li>Creare soluzioni basate sulla comunità per rispondere alle sfide dello sviluppo</li><li>Assicurare affidabilità, trasparenza, buon governo, partecipazione e legittimazione.</li><li>Misurare il progresso dello sviluppo sostenibile negli impegni presi dal settore pubblico e privato.</li></ul><p>I costi del non accesso sono chiari: coloro che non hanno un accesso significativo all&#8217;informazione perdono opportunità di lavoro o imprenditoriali, non possono impegnarsi nella ricerca e nell&#8217;innovazione o nella vita civile, e sono impossibilitati a comunicare con amici, familiari e coloro che condividono i loro interessi.<br />Inoltre, la mancanza di accesso può tagliare le persone fuori dalla loro cultura e, al livello più elementare, dalle informazioni di cui hanno bisogno per prendere le decisioni più pertinenti per se stesse e le loro comunità.</p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Accesso alla scienza</span></h4><p>La possibilità di accesso in generale è inclusione e in questo senso si inserisce il dibattito sull’accesso ai vaccini durante la pandemia e la relativa possibilità di abolizione dei brevetti.</p><p>Ad esempio, nei brevetti delle università e degli istituti di ricerca pubblici sui vaccini, l’università, che è finanziata con fondi pubblici, brevetta e cede il brevetto all’impresa; ed è poi quest’ultima che lo immette sul mercato<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>.</p><p>Nella storia dei vaccini anti-covid-19, come nella storia di altri farmaci, l’innovazione non sembra provenire dalle grandi imprese ma dalle università o dalle piccole imprese.</p><p>Considerazioni queste ispirate a vari articoli del <a href="https://www.robertocaso.it/wp-content/uploads/2021/03/Roberto-Caso-La-ricerca-sui-vaccini-tra-brevetti-e-accesso-aperto-2021.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">prof. Roberto Caso</a>; seguendo questi ragionamenti, si può arguire che se i vaccini fossero, invece, basati sulla scienza pubblica e aperta, sarebbero le università e gli istituti di ricerca pubblici che, pubblicando le loro invenzioni, ne distruggono la novità e la possibilità di brevettare. In questo contesto sarebbe poi lo Stato a farsi carico dei test di sicurezza lasciando alle imprese la possibilità di produrre e di praticare prezzi concorrenziali.</p><p>Il brevetto, infatti, sposta l’asse decisionale dal potere pubblico al potere privato le cui decisioni sono orientate al al profitto<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>.</p><p>Infatti, con la campagna vaccinale mondiale si è assistito a:<br />• meno dosi distribuite del previsto a livello di contratto;<br />• una ineguale distribuzione;<br />• paesi poveri in difficoltà.</p><p>Non diversamente accade per le pubblicazioni scientifiche. La possibilità di accesso e di fruibilità alle pubblicazioni scientifiche, ad esempio, velocizza le scoperte scientifiche stesse e l’innovazione, favorendo cura, salute e cultura delle società nel loro insieme.</p><p>La scienza aperta conosce queste dinamiche, le fa proprie, esattamente come fa proprio il motto “Nessuno deve essere lasciato indietro” dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.</p><p>Alcuni ricercatori confondono, ad esempio, la possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche con la fruibilità delle stesse e la conseguente possibilità di un “fraintendimento” dei non “addetti ai lavori”.</p><p>I piani sono, tuttavia, diversi, perché un conto è la possibilità di accesso, un altro la fruibilità e un altro ancora l’interpretazione.</p><p>La recente pandemia ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, quanto sia importante la possibilità d’accesso, esattamente come lo è la sua fruibilità che si comporta da acceleratore di ricerche e innovazione per un benessere comune sempre maggiore e capillarmente diffuso.</p><p>Compresi e separati i piani, l’accesso inclusivo è e deve essere la nuova normalità perché, appunto, “nessuno deve essere lasciato indietro”.</p><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Note</span></h4><p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> https://unric.org/it/wp-content/uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-Onu-italia.pdf</p><p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>https://da2i.ifla.org/wp-content/uploads/da2i-2019-full-report.pdf</p><p><a style="font-size: 0.9em; background-color: var(--nv-site-bg); letter-spacing: 0px;" href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Eliminata</p><p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a>Info reperibili qui: https://da2i.ifla.org/wp-content/uploads/da2i-2019-chapter2.pdf</p><p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> <a href="https://librarymap.ifla.org" rel="nofollow noopener" target="_blank">https://librarymap.ifla.org</a></p><p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> S. Rodotà, <em>Il diritto ad avere diritti, </em>Laterza, Roma, 2015</p><p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> S. Rodotà, <em>Il mondo nella rete. Quali i diritti, quali i vincoli, </em>Laterza, Roma, 2014</p><p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> V. Kiss, <em>La notion de patrimoine commun de l’humanit</em>é, in <em>Recueil des Cours de l’Académie dedroit international de la Haye</em>, CLXXV, Giuffrè, 1982, 99 ss.</p><p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Per un più ampio quadro, e anche per la prefazione scritta da S. Rodotà, si veda: A. Di Corinto, A. Gilioli, <em>I nemici della rete</em>, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 2010</p><p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Si veda, per ampliare il proprio orizzonte sul tema: M. C. Pievatolo, <em>Il mercante e il califfo: politiche della proprietà intellettuale</em>. Società italiana di filosofia politica, 2006, http://eprints.rclis.org/9861/</p><p><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> S.Blume, M.Mezza, <em>Vaccini in balia delle logiche di mercato. Come il sole è stato privatizzato</em>, Rivista Il Mulino, 17 febbraio 2021</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/26/laccesso-allinformazione-e-inclusione/">L’accesso all’informazione è inclusione</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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