Stefania Lombardi

Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia. Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.

Accesso e valutazione della ricerca: cosa deve cambiare?

Occorrono maggiori iniziative volte alla comunicazione e alla messa a disposizione dei saperi e delle competenze degli addetti ai lavori (ricercatori e bibliotecari in contesti di ricerca) nei confronti della società tutta in modo che la società della conoscenza sia tale anche di fatto e non solo di nome.

Il cambiamento è in atto, sotto il comune denominatore del permettere/garantire l’accesso.
L’accesso appartiene a tutti e non deve essere gestito a piacimento degli editori commerciali che, dagli articoli, si stanno ora spostando ai dati, vedendone futuri e ulteriori controlli nel processo della conoscenza.
Da tempo si sta pensando di cambiare, in parte, i criteri da valutazione della ricerca, cercando di passare, ad esempio (uno dei tanti proposti), dal considerare non più tanto la “quantità” quanto la “riusabilità”; e cercando di concentrarsi, magari, più sul “prodotto” stesso (l’articolo) che sul “contenitore” (la rivista).

Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società

Alcuni membri della società civile, nonché alcuni ricercatori, confondono la possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche con la fruibilità delle stesse e la conseguente possibilità di un “fraintendimento” dei non “addetti ai lavori”.

I piani sono, tuttavia, diversi, perché un conto è la possibilità di accesso, un altro la fruibilità e un altro ancora la comprensione.

La “possibilità di accesso” va intesa come tale: la disponibilità di consultazione di una pubblicazione.

La fruibilità riguarda, invece, quanto si riesce a utilizzare di quell’accesso e quanta gente riesce a raggiungere; diciamo che attiene alla possibilità di utilizzo dell’accesso.

La comprensione riguarda quanto riusciamo a cogliere e contenere delle informazioni messe a disposizione grazie alla possibilità di accesso e alla fruibilità che ci sono state offerte.

Compresi e separati i tre piani elencati (possibilità di accesso, fruibilità e comprensione), la possibilità di accesso è e deve essere la nuova normalità perché, come ribadito anche dall’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, “nessuno deve essere lasciato indietro” (e questo motto riguarda soprattutto la possibilità di accesso); approfondimenti, a tal riguardo, nel precedente articolo “L’accesso all’informazione è inclusione”.

L’accesso all’informazione è inclusione

“Nessuno deve essere lasciato indietro” (“no one will be left behind”) è il motto dell’Agenda ONU 2030 (siglata nel 2015) per lo sviluppo sostenibile volto a garantire l’accesso in senso lato; garantire l’accesso all’informazione è esplicitato all’interno di uno dei 17 obiettivi dell’Agenda. Garantire l’accesso all’informazione è, inoltre, la missione principale delle biblioteche e della stampa, come affermato da Glória Pérez-Salmerón, Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni ed istituzioni Bibliotecarie:
“Il ruolo dell’informazione nelle nostre società non è mai stato così imponente. È un facilitatore, una materia prima, una fonte di innovazione e creatività. Dare a tutti l’accesso all’informazione significa assicurare che tutti abbiano l’opportunità di imparare, crescere e prendere decisioni migliori per se stessi e per chi li circonda”.