Accesso aperto all’informazione, fruibilità e comprensione: tre livelli per lo sviluppo della società

Lavorando in un contesto di ricerca, mi è capitato di aver trattato l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche percependo la sua valenza di inclusione. L’accesso aperto è un tema che rientra sotto il cappello più grande della scienza aperta. La possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche funge da acceleratore delle scoperte scientifiche stesse e dell’innovazione.

Accesso, fruibilità e comprensione

Alcuni membri della società civile, nonché alcuni ricercatori, confondono la possibilità di accesso alle pubblicazioni scientifiche con la fruibilità delle stesse e la conseguente possibilità di un “fraintendimento” dei non “addetti ai lavori”.

I piani sono, tuttavia, diversi, perché un conto è la possibilità di accesso, un altro la fruibilità e un altro ancora la comprensione.

La “possibilità di accesso” va intesa come tale: la disponibilità di consultazione di una pubblicazione.

La fruibilità riguarda, invece, quanto si riesce a utilizzare di quell’accesso e quanta gente riesce a raggiungere; diciamo che attiene alla possibilità di utilizzo dell’accesso.

La comprensione riguarda quanto riusciamo a cogliere e contenere delle informazioni messe a disposizione grazie alla possibilità di accesso e alla fruibilità che ci sono state offerte.

Compresi e separati i tre piani elencati (possibilità di accesso, fruibilità e comprensione), la possibilità di accesso è e deve essere la nuova normalità perché, come ribadito anche dall’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, “nessuno deve essere lasciato indietro” (e questo motto riguarda soprattutto la possibilità di accesso); approfondimenti, a tal riguardo, nel precedente articolo “L’accesso all’informazione è inclusione”.

Nel caso specifico si parla, infatti, di cultura in senso lato che è patrimonio dell’umanità tutta.

Chi sono i nemici dell’accesso? Sono coloro che confondono i piani (possibilità di accesso, fruibilità di accesso e comprensione).

La possibilità di accesso a un contenuto non corrisponde necessariamente alla sua fruibilità e comprensione. Tuttavia, in mancanza di accesso i due piani successivi sono irraggiungibili.

Ed è quanto accade con l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche.

 

Principi Open Access

L’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche è meglio conosciuto come Open Access.

Fino a ora non tutte le pubblicazioni scientifiche sono state ad accesso aperto, ovvero disponibili al pubblico, senza restrizioni.

Alcune università ed enti di ricerca hanno reso disponibili molte pubblicazioni scientifiche ai loro dipendenti grazie a costosissimi abbonamenti a riviste scientifiche pubblicate da famosi editori commerciali.

Questo però, per intendersi, non è accesso aperto.

Esclude, infatti gran parte della società civile ma anche quei paesi e quelle università che non possono permettersi quei costosissimi abbonamenti.

L’accesso aperto (Open Access) alle pubblicazioni scientifiche riguarda la possibilità che chiunque possa leggere quegli articoli senza dover pagare cifre ingenti a singolo articolo.

E anche vero che, a volte, per pubblicare in Open Access, è comunque chiesto agli autori stessi di dover pagare un contributo, che può esser piuttosto oneroso (le famose APC: Article Processing Charge) per rendere il proprio articolo gratuitamente disponibile a chi legge.

Occorre, d’altra parte, sottolineare che solo il 27% delle riviste Open Access chiede agli autori di pagare per rendere Open Access la propria pubblicazione; le altre sono libere sia per chi legge che per chi pubblica. Si tratta, a volte, di riviste meno ambite dai ricercatori e questo ha a che vedere con i criteri di valutazione della ricerca che si accenneranno più avanti.

Quali sono i punti fondanti dell’accesso aperto (Open Access) alle pubblicazioni scientifiche?

I principi da cui prende vita il movimento dell’Open Access sono i seguenti:

  • la conoscenza è un bene comune;
  • i risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici devono essere pubblicamente disponibili;
  • la libera circolazione del sapere è linfa vitale per la ricerca scientifica perché aumenta visibilità, reputazione e citazioni;
  • la comunicazione scientifica è una grande conversazione: più voci hanno accesso alla ricerca, più vivo sarà il dibattito e più rapidi i progressi;
  • l’accesso ai risultati è necessario per far progredire la ricerca, che è un processo cumulativo, incrementale”.

In Europa in particolare:

“La sfida per l’Europa è far sì che la scienza aperta diventi il modus operandi per tutti i ricercatori. La scienza aperta consiste nel condividere, il più rapidamente possibile, conoscenze, dati e strumenti nel processo di ricerca e innovazione (R&I), in collaborazione aperta con tutti gli attori della conoscenza pertinenti, tra cui il mondo accademico, l’industria, le autorità pubbliche, gli utenti finali, i cittadini e la società in generale. La scienza aperta consente di migliorare la qualità, l’efficienza e l’impatto della R&I, di aumentare la reattività alle sfide affrontate dalla società e far crescere la fiducia di quest’ultima nel sistema scientifico”.

Esattamente come l’arte, la scienza è patrimonio dell’umanità; questo vuol dire che pur essendo coscienti che non tutti siano in grado di comprenderla e/o apprezzarla allo stesso modo, l’accessibilità deve essere garantita senza distinzioni.

Pertanto, la possibilità ci deve essere.

Su questo, i principi del movimento Open Access, sopra elencati, sono molto chiari.

Non solo: è un obbligo!

L’obbligo europeo all’accesso aperto

Come si legge dal sito della Commissione europea in merito al nuovo programma quadro per la programmazione 2021-2027, Horizon Europe (che si occupa di finanziare ambiziosi progetti di ricerca e di innovazione con specifiche regole di partenariato), la politica della scienza aperta prevede l’accesso aperto obbligatorio (mandatory) alle pubblicazioni, e i principi della scienza aperta applicati in tutto il programma (Factsheet: Open science in Horizon Europe “Open science policy: Mandatory open access to publications and open science principles are applied throughout the programme).

“Horizon Europe fisserà una nuova norma per la diffusione delle conoscenze e delle competenze nelle società europee. Grazie a requisiti di accesso aperto chiari e immediati per i beneficiari, alla piattaforma di pubblicazione Open Research Europe e a un cloud europeo per la scienza

aperta rafforzato, la scienza aperta sta diventando una realtà”[1].

L’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche[2] è sotto il grande cappello della scienza aperta (Open Science) che include anche la cosiddetta “citizen science” (scienza con i cittadini).

“La citizen science è il coinvolgimento del pubblico nella ricerca scientifica – sia che si tratti di ricerca guidata dalla comunità o di indagini globali (“Citizen science is the involvement of the public in scientific research – whether community-driven research or global investigations”)”.

Una immotivata contrapposizione tra addetti ai lavori, cittadini e portatori di interesse

Resta il problema della comprensione degli articoli scientifici. Chiaro che non sono alla portata di tutti. Tuttavia, con l’accesso aperto a tutti, le possibili incomprensioni non possono durare in quanto possono essere subito smontate in virtù della disponibilità e interazione del pubblico con gli addetti ai lavori (non molto diverso dal principio di Wikipedia, per intendersi).

Persisterebbero se la scienza fosse chiusa. Con la scienza aperta anche le incomprensioni (che ci sono, nessuno lo nega!) hanno scarsa durata e, magari, possono persino divenire oggetto di nuove, future ricerche.

Resistenze e incomprensioni, anche da parte degli stessi esperti del settore, lasciano intravedere posizioni polarizzate.

Forse perché non è del tutto chiaro cosa voglia essere la “scienza con i cittadini”: significa “collaborazione” e non “contrapposizione” e/o tentativi di sostituzione agli addetti ai lavori.  Si basa sul principio del valore aggiunto dato dal supporto agli addetti ai lavori da parte di chi è direttamente coinvolto.

L’olio di Lorenzo” è un esempio dei risultati di questa collaborazione tra addetti ai lavori e portatori di interesse, sebbene venga, invece, utilizzato, erroneamente, come esempio di contrapposizione.

Tale collaborazione non sarebbe stata possibile con pubblicazioni non accessibili ai non addetti ai lavori.

E si tratta di collaborazione, non sostituzione.

Su questo occorre essere chiari dato che i soggetti che confondono i piani di cui sopra (accesso, fruizione, comprensione) sono più propensi a pensare a una contrapposizione invece che a una collaborazione.

Forse non siamo ancora abituati a questo nuovo modo di pensare (in termini di collaborazione di tutti i soggetti e non solo degli addetti ai lavori) e a quella che sta diventando, sotto i nostri occhi (e senza che molti ancora se ne accorgano) la “nuova normalità” (la scienza aperta), perché siamo stati abituati a un bisogno ossessivo di sicurezza che rischia di farci fraintendere la questione della comprensione.

Il fraintendimento porta ad attacchi volti verso le persone e alla svalutazione delle stesse, dimenticando una regola base della comunicazione che è quella di essere, semmai, “duri” con il problema e non con le persone.

E la confusione non aiuta a distinguere i piani e produrre delle analisi il più possibile oneste e scevre da pregiudizi.

Note

 

[1] Mariya Gabriel, commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani

[2] In questo articolo si passa spesso da Open Access (accesso aperto) a Open Science (scienza aperta) e si potrebbe essere portati a confonderli o a considerare le due cose quasi equivalenti. Non è così essendo, appunto, la scienza aperta un contenitore in cui c’è anche l’accesso aperto. Può essere d’aiuto questo link.