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	<title>Media Studies &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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	<description>Ente non profit per lo studio e la ricerca sui media</description>
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	<title>Media Studies &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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		<title>Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell'Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all'European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3839" class="elementor elementor-3839">
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									<p></p>
<p>In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell&#8217;Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all&#8217;European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>La lettera mette in luce l&#8217;importanza vitale che la libertà dei media e i valori europei rivestono per mantenere viva la democrazia.</p>
<p>Sebbene sia stato riconosciuto l&#8217;impegno dell&#8217;Unione Europea nel cercare un dialogo costruttivo con gli Stati membri, portando a proposte di modifica del regolamento, sorgono numerosi dubbi riguardo alle disposizioni contenute nell&#8217;EMFA.</p>
<p>Un primo punto evidenziato riguarda la possibile limitazione della libertà di espressione in riferimento ad alcune norme che potrebbero portare a un&#8217;omologazione delle opinioni e a una riduzione del pluralismo mediatico. I firmatari sono particolarmente preoccupati per le disposizioni che potrebbero aprire la strada a una possibile censura dei giornalisti, minando così il ruolo fondamentale che essi svolgono nel controllo del potere e nell&#8217;esercizio di un giornalismo critico e indipendente.</p>
<p>Nel secondo punto si denuncia che l&#8217;EMFA sembra ignorare i principi consolidati a livello nazionale riguardanti la libertà di stampa. Ogni Stato membro dell&#8217;Unione Europea ha sviluppato quadri giuridici e pratiche costituzionalmente protette per garantire la libertà dei media. Bisogna tener conto delle specificità culturali, storiche e politiche di ciascun Paese che un&#8217;armonizzazione forzata potrebbe minare.</p>
<p>Infine, i firmatari mettono in evidenza l&#8217;importanza del pluralismo dei media e sottolineano che quest’ultimo non potrà essere ottenuto attraverso un approccio unificato di regolamentazione dei media in tutta Europa.</p>
<p>L&#8217;appello degli editori europei rappresenta un monito ai legislatori affinché possano considerare attentamente le conseguenze delle decisioni che prenderanno in merito alla regolamentazione dei media.</p>
<p>Solo garantendo un ambiente in cui i giornalisti possano operare in modo indipendente, senza censure o interferenze indebite, si potrà assicurare una società informata e consapevole.</p>
<p>Tuttavia, mentre l&#8217;iniziativa ha ricevuto un forte impulso a livello europeo, hanno aderito, infatti, prestigiose organizzazioni come: l&#8217;Associazione Federale degli Editori Digitali e Giornalisti (BDZV), l&#8217;Associazione per la Stampa Libera (MVFP) tedeschi, l&#8217;Associazione belga degli editori e dei giornali, nonché l&#8217;Alliance de la Presse d&#8217;Information Generale francese, in Italia e in altri paesi come Ungheria e Grecia la questione sembra non aver avuto un grande impatto.</p>
<p>Nel nostro paese, solo la Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG), ha partecipato all’iniziativa, sollevando interrogativi sul grado di consapevolezza e impegno delle istituzioni nazionali.</p>
<p></p>								</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 21:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/man-845847_1280-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine androide con volto staccato che si guarda" decoding="async" />Nel mondo del giornalismo le applicazioni automatizzate già in uso sono centinaia e consentono di produrre, pianificare ed organizzare un’ampia varietà di contenuti ed operazioni.</p>
<p>Dalla realizzazione dei prospetti economici e finanziari di borsa al resoconto di manifestazioni sportive, alle traduzioni, all’organizzazione del lavoro ed all’invio di contenuti.</p>
<p>Ma quali problematiche pone uno scenario di automazione avanzata nel quale una intelligenza artificiale a cui, attraverso il machine learning, si sono fatti leggere decine o centinaia di testi di un autore (giornalista) potrebbe emularne lo stile, riuscendo in qualche modo ad ingannare il lettore sulla origine del contenuto?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/">Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/man-845847_1280-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine androide con volto staccato che si guarda" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3507" class="elementor elementor-3507">
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>AIVA scrive la Musica sinfonica&#8230;</b></span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">Quello riprodotto nella colonna successiva è un brano di musica sinfonica scritto da AIVA per la Brussels Philarmonic Orchestra che, nel 2019, ha suonato in un <a href="https://www.brusselsphilharmonic.be/concerten/digitale-lente-22-03-2019" rel="nofollow noopener" target="_blank">suo tour di concerti</a>.</span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">AIVA (Artificial Intelligence Virtual Artist) è un artista virtuale, un&#8217;Intelligenza Artificiale.</span></p>								</div>
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>&#8230;e MIDJOURNEY crea immagini</b></span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">Quella che precede è un&#8217;immagine descritta come &#8220;ritratto di una bella donna di colore con un bel make-up naturale, che indossa un hijab bianco&#8221; come descritto dal suo &#8220;ideatore&#8221; Bart S.</span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">L&#8217;immagine, creata secondo la descrizione sopraindicata, è stata realizza da <a href="https://midjourney.com/showcase/recent/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Midjourney</a>, un&#8217;altra Intelligenza Artificiale specializzata in elaborazione di immagini.</span></p>								</div>
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									<p>E sono decine le applicazioni dell&#8217;Intelligenza Artificiale che in questo momento si stanno diffondendo anche a livello del pubblico, laddove gli esperti erano già al lavoro per testarne possibilità e sviluppi.</p>								</div>
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>Nick Cave: &#8220;è una schifezza&#8221;</b></span></p><p>Il cantautore Nick Cave, dopo aver letto un testo scritto da <a href="https://openai.com/blog/chatgpt/" rel="nofollow noopener" target="_blank">ChatGpt</a> (altro programma di intelligenza artificiale) che doveva emulare il suo stile, <a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/01/17/news/nick_cave_chatgpt_canzone_stronzata-383970761/" rel="nofollow noopener" target="_blank">ha dichiarato</a> che era &#8220;una schifezza&#8221; e che &#8220;<i>&#8230;le canzoni nascono dalla sofferenza, cioè si basano sulla complessa lotta intima della creazione, che è tutta umana: per quanto ne so, gli algoritmi non hanno sentimenti&#8230;</i>&#8220;</p><p>Secondo Cave quindi la inumanità della tecnologia non è neanche lontanamente paragonabile alla creatività umana, eppure, come ben sappiamo, il mondo del giornalismo, soprattutto in questi ultimi anni, si nutre di contenuti realizzati da autori umani, ma in modalità industriale, al costo di pochi euro ad articolol</p>								</div>
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										<img decoding="async" width="375" height="500" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Nick_cave_2004.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-3539" alt="Foto Nick Cave che canta" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Nick_cave_2004.jpg 375w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Nick_cave_2004-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Il cantante Nick Cave</figcaption>
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									<p>Nel mondo del giornalismo le applicazioni automatizzate già in uso sono centinaia e consentono di produrre, pianificare ed organizzare un&#8217;ampia varietà di contenuti ed operazioni.</p>
<p>Dalla realizzazione dei prospetti economici e finanziari di borsa al resoconto di manifestazioni sportive, alle traduzioni, all&#8217;organizzazione del lavoro ed all&#8217;invio di contenuti.</p>
<p>Ma quali problematiche pone uno scenario di automazione avanzata nel quale una intelligenza artificiale a cui, attraverso il machine learning, si sono fatti leggere decine o centinaia di testi di un autore (giornalista) potrebbe emularne lo stile, riuscendo in qualche modo ad ingannare il lettore sulla origine del contenuto?</p>
<p>E quindi, perché la possibilità di automatizzare la produzione di questi contenuti prodotti secondo modalità fordiste non dovrebbe tentare gli industriali dell&#8217;informazione?</p>
<p>Con enormi problemi di tipo deontologico, sociale e cognitivo: che fine fa il concetto di autorialità, il legame indissolubile tra il prodotto dell&#8217;intelletto ed il suo autore?</p>
<p>Che problemi giuridici pone un simile scenario?&nbsp;</p>
<p>Per discutere di queste problematiche che non sono più da considerare appartenenti ad un futuro prossimo o remoto che sia, ma che costituiscono il presente, Media Studies e L&#8217;Istituto Francese di Napoli, il Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti, l&#8217;Ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli, in collaborazione con l&#8217;Osservatorio Giovani della Regione Campania, hanno organizzato una conferenza con importanti ed autorevoli relatori, dal titolo &#8220;Digitale? Artificiale? Il giornalismo del futuro&#8221;.</p>
<p><br>Di seguito il programma dell&#8217;evento, per partecipare al quale&nbsp;<a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-futuro-del-giornalismo-digitale-artificiale-617556456987" target="_blank" rel="noopener nofollow"><b>è necessario registrarsi su Eventbrite a questo link</b></a>.</p>								</div>
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		<title>The Fall of Journalism &#8211; Conferenza 2021</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/10/08/the-fall-of-journalism-conferenza-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/volantino01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="The fall of journalism 2021" decoding="async" />Si è svolto ieri, 7 ottobre, la conferenza &#8220;The Fall of Journalism&#8221;, incentrata sulle problematiche dell&#8217;informazione e sulla grave crisi che il mondo del giornalismo si trova a fronteggiare. L&#8217;evento organizzato dall&#8217;Associazione Media Studies e dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, con il patrocinio della Regione Campania, si è svolto nella prestigiosa sala &#8220;Rari&#8221; della Biblioteca&#8230;&#160;<a href="https://www.mstudies.it/2021/10/08/the-fall-of-journalism-conferenza-2021/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">The Fall of Journalism &#8211; Conferenza 2021</span></a></p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/10/08/the-fall-of-journalism-conferenza-2021/">The Fall of Journalism &#8211; Conferenza 2021</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/volantino01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="The fall of journalism 2021" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2728" class="elementor elementor-2728">
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									<p>Si è svolto ieri, 7 ottobre, la conferenza &#8220;The Fall of Journalism&#8221;, incentrata sulle problematiche dell&#8217;informazione e sulla grave crisi che il mondo del giornalismo si trova a fronteggiare.</p><p>L&#8217;evento organizzato dall&#8217;Associazione Media Studies e dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, con il patrocinio della Regione Campania, si è svolto nella prestigiosa sala &#8220;Rari&#8221; della Biblioteca Nazionale ed ha visto quali relatori <b>Maria Iannotti</b>, vice direttrice della Biblioteca Nazionale che ha portato i saluti istituzionali dell&#8217;Ente e del direttore, Arch. Salvatore Buonomo, <b>Anna Masera</b>, caporedattrice e Public Editor de &#8220;<i>La Stampa</i>&#8220;, <b>Carlo Bartoli</b>, presidente Ordine Giornalisti della Toscana, <b>Raffaele Savonardo</b>, docente di Comunicazione all&#8217;Università Federico II di Napoli e <b>Gerardo Ausiello</b>, capocronista de &#8220;<i>Il Mattino</i>&#8220;. Ha introdotto e moderato l&#8217;incontro <b>Antonio Rossano</b>, presidente Associazione Media Studies.</p><p>Obiettivo dell&#8217;incontro sviluppare riflessioni e trovare spunti su una questione che riguarda in maniera sostanziale il giornalismo e quindi i valori stessi della società e della democrazia. Un giornalismo che fatica a sostenersi, prigioniero di sistemi non pluralistici e spesso monopolizzati da pochi grandi attori, è un pericolo per il diritto all&#8217;informazione e per la libertà di espressione.<br />Portare questo tipo di discussioni in un contesto come quello meridionale ed in particolare nella città di Napoli, dove problematiche strutturali e sociali come la disoccupazione, la criminalità organizzata, il degrado, saturano il dibattito pubblico era un altro punto fondamentale per gli organizzatori ed in particolare per l&#8217;Associazione Media Studies.</p><p>La Dott.ssa Iannotti, nell&#8217;accogliere i partecipanti ed il pubblico con il saluto della Biblioteca Nazionale, ha rappresentato nel suo intervento il ruolo e la funzione sociale delle biblioteche nella formazione dei giovani, sottolineando come le biblioteche siano spesso sottovalutate nella considerazione e nella percezione dei cittadini in relazione a tale ruolo, rilevando la necessità di sostenere e di rivalutare soprattutto le biblioteche di quartiere e tutte quelle altre sparse sul territorio a servizio dei cittadini.</p><p>In un excursus sul giornalismo dalle sue origini ai giorni nostri, Antonio Rossano per l&#8217;Associazione Media Studies, ha evidenziato come il modello economico di sostentamento dei giornali sia sempre stato precario e come l&#8217;arrivo di nuovi mezzi di informazione di massa ne abbia spesso messo in discussione la sopravvivenza. Ma, secondo Rossano, il problema essenziale della crisi attuale è la disgregazione del rapporto di fiducia tra lettori e giornali e la conseguente perdita di autorevolezza e credibilità di questi ultimi.</p><p>&#8220;Il problema dei giornali è un problema globale&#8221; ha affermato Anna Masera dal suo osservatorio privilegiato di Public Editor de La Stampa, passando in rassegna le varie problematiche che affliggono il giornalismo ed il mondo dell&#8217;informazione ed evidenziando la necessità di un cambiamento strutturale sia delle organizzazioni editoriali e sia delle stesse forme del giornalismo. Il ruolo delle piattaforme social e la disinformazione diffusa  dalle stesse testate giornalistiche , un declino morale e deontologico della professione, sono tra i problemi che devono essere invece affrontati dai giornalisti e dalle loro istituzioni.  Nella seconda parte del suo intervento, Anna Masera ha indicato alcune delle possibilità di cambiamento e di nuove opportunità per il mondo dell&#8217;informazione.</p><p>Carlo Bartoli, raccogliendo la provocazione della Masera sulle &#8220;colpe&#8221; delle istituzioni giornalistiche nel nostro paese, ha affrontato la spinosa questione del ruolo dell&#8217;ordine professionale e della necessità di una sua completa revisione e ricollocazione funzionale affinché svolga pienamente le sue funzioni di indirizzo, tutela e sorveglianza a favore dei giornalisti.</p><p>Il Prof. Savonardo ha analizzato l&#8217;impatto delle tecnologie digitali, soprattutto sui giovani. evidenziando la necessità di una corretta alfabetizzazione informatica e della costruzione di una background culturale adeguato. Per Savonardo, il giornalismo, la carta stampata e gli altri media devono radicalmente affrontare la questione del cambiamento di linguaggio da analogico a digitale.</p><p>Gerardo Ausiello ha raccontato come, fin dai primi anni duemila, le redazioni abbiano accolto con snobismo o addirittura con disprezzo, l&#8217;arrivo di Internet e delle nuove modalità di comunicazione digitali. A quell&#8217;epoca la &#8220;redazione internet&#8221; era il luogo dove allocare le risorse umane meno rilevanti per il giornale, una sorta di vero e proprio confino. Per rilanciare il giornalismo, secondo Ausiello, è necessario trovare le necessarie risorse economiche e recuperare buone pratiche nello svolgimento della professione. </p><p> </p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Maria Iannotti</strong><br />Vice direttrice Biblioteca Nazionale di Napoli.</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Antonio Rossano</strong><br />Presidente Associazione Media Studies</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Anna Masera</strong><br />Public Editor &#8220;La Stampa&#8221;</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Carlo Bartoli</strong><br />Presidente Ordine Giornalisti Toscana</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Raffaele Savonardo</strong><br />Docente Comunicazione Università Federico II Napoli.</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Gerardo Ausiello</strong><br />Capocronista &#8220;Il Mattino&#8221;</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Anna Masera &#8211; 2 parte</strong><br />Public Editor &#8220;La Stampa&#8221;</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Raffaele Savonardo &#8211; 2 parte</strong><br />Docente Comunicazione Università Federico II Napoli.</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Gerardo Ausiello &#8211; 2 parte</strong><br />Capocronista &#8220;Il Mattino&#8221;</p>								</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/10/08/the-fall-of-journalism-conferenza-2021/">The Fall of Journalism &#8211; Conferenza 2021</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Anna Masera nel Comitato Scientifico di Media Studies</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/09/02/anna-masera-nel-comitato-scientifico-di-media-studies/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 13:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Masera  è garante dei lettori de La Stampa, l’unica in un giornale italiano, dove è caporedattrice, già web editor e social media editor.<br />
Ha diretto il Master in Giornalismo all'Università di Torino dal 2016 al 2020 dopo essere stata nel 2014 e 2015 Capo dell'Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione della Camera dei deputati per digitalizzarne la comunicazione.</p>
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									<p><i>È con grande piacere che annunciamo l&#8217;adesione di Anna Masera al Comitato scientifico di Media Studies.<br />Anna Masera  è garante dei lettori de La Stampa, l’unica in un giornale italiano, dove è caporedattrice, già web editor e social media editor.<br />Ha diretto il Master in Giornalismo all&#8217;Università di Torino dal 2016 al 2020 dopo essere stata nel 2014 e 2015 Capo dell&#8217;Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione della Camera dei deputati per digitalizzarne la comunicazione.<br />È laureata in Storia a Yale con un Master in giornalismo alla Columbia University. È coautrice di “Internet, i nostri diritti” edito da Laterza e Garante del Centro Nexa per Internet e Società. </i></p><p><a href="https://mstudies.us5.list-manage.com/track/click?u=2c32ac4d5fbf9f98ca38d44e8&amp;id=2c42703509&amp;e=f5948e259b" target="_blank" rel="noopener nofollow" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://mstudies.us5.list-manage.com/track/click?u%3D2c32ac4d5fbf9f98ca38d44e8%26id%3D2c42703509%26e%3Df5948e259b&amp;source=gmail&amp;ust=1630599050708000&amp;usg=AFQjCNF9rpFsJiVTZmyxvQgXsUbghVF7pw">Quì</a> la pagina del Comitato Scientifico di Media Studies</p>								</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/09/02/anna-masera-nel-comitato-scientifico-di-media-studies/">Anna Masera nel Comitato Scientifico di Media Studies</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/10/fake-news-disinformazione-e-prospettive-giuridiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 16:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/11/The_Yellow_Press_by_L.M._Glackens1920-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro? In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer, ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/10/fake-news-disinformazione-e-prospettive-giuridiche/">Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/11/The_Yellow_Press_by_L.M._Glackens1920-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1851" class="elementor elementor-1851">
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Premessa</span></h4>
<p><em>Il problema della disinformazione è da tempo ampiamente dibattuto (oggi si usa molto in senso omnicomprensivo il termine  inappropriato di &#8220;Fake News&#8221;) e altrettanto diffusa è la convinzione che la colpa di tutto sia di questa incontrollata ed incontrollabile Internet&#8230;</em></p>
<p><em>La storia però ci racconta cose diverse. Le informazioni false, il sensazionalismo, la menzogna sono prodotti dell&#8217;umano  (e del divino) essere, fin dalla mitologia dei tempi antichi, dal peccato originale, storia di un Dio un po&#8217; voyeur che nascondeva ai suoi ospiti il fatto che fossero ignudi.</em></p>
<p><em>Per venire a tempi più recenti, alle origini dell&#8217;industria dell&#8217;informazione, con la nascita dei giornali, il problema si presentò fin da subito , con le lotte a colpi di sensazionalismo e notizie false, tra William Randolph Hearst,proprietario del il New York Journal ed il più rinomato Joseph Pulitzer editore del New York World.</em></p>
<p><em>Il pubblico della Mela era un pubblico ristretto e benestante e per conquistarlo tra i due si scatenò una vera e propria guerra a colpi di notizie spesso gonfiate se non del tutto inventate, tanto che gli stessi lettori definirono quella tipologia di informazione &#8220;<strong>Yellow Journalism</strong>&#8220;.</em></p>
<p><em>Oggigiorno, come dicevamo, opinione diffusa è che la colpa della disinformazione sia della rete e, pertanto,  da tutte le parti politiche e della società civile, si leva  la richiesta di una rete &#8220;regolamentata&#8221;, incardinata in norme precise e severe.</em></p>
<p><i>Vediamo pertanto qual è la situazione attuale e le misure che si stanno mettendo in campo a livello nazionale ed europeo.</i></p>								</div>
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									<p></p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Disinformazione e status quo normativo</span></h4>
<p>Nonostante le proposte di una legislazione ad hoc, ad oggi in Italia, non esiste una normativa apposita per contrastare in modo mirato la diffusione delle notizie false e scoraggiarne gli autori.</p>
<p>Questo significa che ogni anomalia va analizzata singolarmente e che il giudice deve inquadrare la notizia in una delle fattispecie delittuose già previste nella nostra legislazione. Per questo non si può indicare in maniera generale quali sono le sanzioni per gli autori delle bufale, ma bisogna distinguere caso per caso.</p>
<p></p>								</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La normativa esistente</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-6991" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-6991"><p>La normativa esistente contiene numerose leggi e misure sanzionatorie in relazione alla diffusione di notizie false, in particolare quando connesse ad uno specifico ed illecito obiettivo.</p>
<p><b>Pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico</b></p>
<p>Si parte dall’art.656 c.p., che sanziona con la pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino ad € 309, chi pubblica o diffonde una notizia “falsa, esagerata o tendenziosa” idonea a turbare l’ordine pubblico.</p>
<p><b>Procurato allarme presso l’Autorità</b></p>
<p>L’art. 658 c.p., punisce, con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da € 10 a € 516, tutti coloro i quali «annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti» susciti allarme presso Autorità o esercenti di pubblico servizio.</p>
<p><strong>Abuso della credulità popolare</strong></p>
<p>L’art. 661 c.p., prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da € 5.000 a € 15.000, per chiunque “pubblicamente cerca con qualsiasi impostura” di abusare della credulità popolare, ove dal predetto fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico.</p>
<p><b>Diffamazione</b></p>
<p>La lesione dell’altrui reputazione è tutelata con la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 595 c.p., che nel caso di specie si manifesterà nella sua forma aggravata, prevista al terzo comma, poiché l’offesa veicolata online è pacificamente veicolata con un “mezzo di pubblicità”, tale da giustificare la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore ad € 516.</p>
<p><strong>Delitti contro l’economia pubblic</strong>a</p>
<p>Costituisce una specifica fattispecie giuridica, quella dei  (Libro II – Titolo VIII – Capo I), l’art. 501 c.p., che prevede il reato di “Rialzo o ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”, comunemente noto come “Aggiotaggio”.</p>
<p>In tale fattispecie, la condotta di divulgazione di notizie false esagerate o tendenziose è punita con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da € 516 a 25.822, laddove sia realizzata con dolo specifico «al fine di turbare il mercato interno …». La causazione dell’alterazione del prezzo di merci o valori costituisce una circostanza aggravante.</p>
<p><strong>La concorrenza sleale</strong></p>
<p>Infine, una notizia falsa può integrare gli atti di concorrenza sleale previsti dal Codice civile all’articolo 2598. Ciò accade quando con essa si vuole screditare i prodotti altrui diffondendo informazioni menzognere sulle caratteristiche di determinati beni o servizi. Anche un’informazione vera può integrare questa condotta quando la notizia viene strumentalizzata al fine di screditare la professionalità altrui o la qualità dei suoi prodotti.</p>
<p><strong>Giornalisti e notizia false o tendenziose</strong></p>
<p>Per il giornalista che diffonde notizie false, ove non siano integrati i reati o le irregolarità già descritte, l’unica forma di responsabilità è di tipo deontologico e la eventuale sanzione di tipo disciplinare: in buona sostanza, il suo ordine di appartenenza potrà prendere dei provvedimenti che arrivano alla sospensione o alla radiazione dall’ordine stesso. (ricordiamo ad esempio <a href="https://www.repubblica.it/politica/2010/03/15/news/sospeso_brachino_per_caso_mesiano-2677615/" rel="nofollow noopener" target="_blank">il caso del giudice Mesiano</a> dove il direttore di VideoNews, Claudio Brachino, fu sospeso per due mesi su provvedimento dell’ordine della Lombardia)</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Appare chiaro che tutto questo sistema di norme esistenti, viene applicato ed adattato al mondo dell’informazione digitale, a volte con difficoltà, in quanto i sistemi digitali della comunicazione in rete presentano spesso peculiarità ed aspetti non facilmente riscontrabili in sede di legittimità nell’attuale sistema normativo.</p></div>
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									<p></p>
<p>Il parlamento italiano ha avviato l’analisi e discussione, a partire dal 2019, di un disegno di legge attualmente in trattazione in Commissione Affari Costituzionali del Senato, già approvato in prima lettura alla Camera, per l’<a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/media/fake-news/guerra-alle-fake-news-si-della-camera-alla-commissione-dinchiesta/" rel="nofollow noopener" target="_blank">istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta</a> sulla diffusione massiva di informazioni false.</p>
<p>Tuttavia la costituzione di questo strumento consultivo appare ben lontana dalla sua definizione.</p>
<p></p>								</div>
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La Commissione parlamentare d'inchiesta</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-2611" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2611"><p>Nel testo in esame al Senato, già soggetto a numerosi emendamenti, si attribuiscono a tale Commissione una serie di compiti, che senza pretesa di esaustività, di seguito si sintetizzano:</p>
<ol>
<li>indagare sulle attività di diffusione massiva di informazioni e contenuti illegali, falsi, non verificati oppure dolosamente ingannevoli sia attraverso i media tradizionali, fermi restando gli strumenti di controllo disciplinati dalla normativa vigente, sia attraverso le reti sociali telematiche e le altre piattaforme tecnologiche analogiche o digi- tali, di seguito denominate « attività di disinformazione », anche mediante la creazione di false identità digitali o la produzione e la comunicazione di tali informazioni e contenuti in forma personalizzata da parte di soggetti che a questo fine utilizzano i dati degli utenti, nonché sulle condizioni nelle quali sono realizzate le suddette attività;</li>
<li>verificare se le attività di disinformazione siano riconducibili a soggetti, gruppi od organizzazioni, anche aventi struttura internazionale, che si avvalgano anche del sostegno finanziario di soggetti interni o esteri con lo scopo premeditato di manipolare l’informazione e di condizionare l’opinione pubblica per specifici interessi, in modo particolare in occasione di consultazioni elettorali o referendarie;</li>
<li>verificare le attività di disinformazione compiute in materia sanitaria e gli eventuali effetti prodotti;</li>
<li>verificare, in particolare, eventuali attività di disinformazione compiute nel corso dell’emergenza derivante dalla diffusione del COVID-19, gli effetti che ne sono conseguiti sulla gestione dell’emergenza e le misure adottate per prevenirle e contrastarle;</li>
<li>verificare se l’attività di disinformazione abbia finalità di odio, ossia di incita- mento alla discriminazione o alla violenza;</li>
<li>ferma restando la disciplina applicabile per i casi di pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette, ai sensi del decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145, e del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, verificare se esistano correlazioni tra attività di disinformazione e attività di natura commerciale, in particolare di portali, siti internet e piattaforme digitali;</li>
<li>verificare gli effetti derivanti dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sull’attività di disinformazione, anche con riguardo alla tutela dei dati sensibili e personali e al loro utilizzo;</li>
<li>verificare lo stato di attuazione della normativa vigente e le attività previste dalla medesima normativa in materia di prevenzione e repressione delle attività di disinformazione, e, in particolare, se l’ordinamento vigente preveda procedure adeguate e destini proporzionate risorse, anche finanziarie, alle autorità e alle pubbliche amministrazioni competenti nella predetta materia;</li>
<li>verificare l’esistenza e l’idoneità delle procedure interne predisposte dai media e dai fornitori di servizi delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme analogiche e digitali, fermi restando gli strumenti di controllo disciplinati dalla normativa vi gente, per la rimozione delle informazioni false e dei contenuti illeciti dalle proprie piattaforme, nonché delle procedure per la gestione delle segnalazioni e dei reclami presentati dagli utenti e per la prevenzione e il contrasto dei reati commessi attraverso l’utilizzo delle medesime piattaforme, garantendo che tali procedure non siano lesive della libertà di espressione e di stampa;</li>
<li>verificare, anche sulla base della comparazione con le esperienze di altri Stati europei, ferme restando le prerogative e le competenze dell’Ordine dei giornalisti ai sensi della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e del regolamento di cui al decreto del Presi- dente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137, la possibilità dell’adozione di un codice di autoregolamentazione da parte dei media e dei fornitori di servizi delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme analogiche e digitali, nel quale siano previste le procedure per rimuovere tempestivamente i contenuti derivanti dalle attività di disinformazione, prevedendo altresì di vietare il conseguimento di eventuali vantaggi pubblicitari connessi;</li>
<li>verificare l’esistenza di azioni, interventi, politiche e buone pratiche di tipo educativo, culturale, sociale e formativo volti a innalzare il livello di consapevolezza e resilienza delle comunità rispetto alle attività di disinformazione, nonché di iniziative volte alla sensibilizzazione sull’importanza della verifica delle informazioni anche attraverso la ricerca e il controllo delle fonti, con particolare riguardo all’accertamento dei fatti; verificare, in particolare, il livello di attuazione dell’insegnamento scolastico dell’educazione alla cittadinanza digitale, nell’ambito di quello dell’educazione civica, e la sua reale efficacia formativa nei riguardi degli studenti, anche al fine di monitorare il rapporto tra il sistema educativo e l’innova- zione tecnologica;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre l’adozione di iniziative di carattere normativo o amministrativo volte a una più adeguata prevenzione e un più efficace contrasto delle attività di disinformazione e della commissione di reati attraverso i media, le reti sociali telematiche e le altre piattaforme tecnologiche analogiche e digitali;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre l’adozione di iniziative di carattere normativo o amministrativo, fermo restando quanto previsto dagli articoli 34 e 35 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, volte a contrastare l’attività di disinformazione che produce effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo delle conoscenze dei minori che ricorrono all’utilizzo dei media tradizionali, delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme tecnologi- che analogiche o digitali;</li>
<li>valutare l’opportunità di indicare iniziative normative volte al rafforzamento degli strumenti di regolazione e controllo applicabili alle piattaforme digitali;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre la promozione attraverso il sistema radiotelevisivo pubblico, anche in collaborazione con l’Ordine nazionale dei giornalisti, di campagne di informazione e di sensibilizzazione sul tema dell’accesso responsabile alle notizie;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre l’adozione di iniziative di carattere normativo e regolamentare per contrastare il fenomeno del deepfake, ossia la modellazione elettronica del linguaggio al fine di diffondere contenuti audio o video ingannevoli.</li>
</ol></div>
				</div>
								</div>
						</div>
				</div>
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									<p></p>
<p>Il 4 aprile 2020, in pieno lockdown, venne istituita dalla Presidenza del Consiglio un’<a href="https://informazioneeditoria.gov.it/it/notizie/unita-di-monitoraggio-per-il-contrasto-della-diffusione-di-fake-news-relative-al-covid-19-sul-web-e-sui-social-network-adottato-il-4-aprile-il-decreto-di-istituzione-presso-il-dipartimento/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Unità di monitoraggio (task-force) per il contrasto della diffusione delle fake news relative alla Covid19</a> sul web e sui social network.<br />La buona volontà non è mai mancata e dopo numerose video conferenze, chat Whatsapp e telefonate, il gruppo di consulenti esterni aveva stilato una serie di proposte raggruppate in tre ambiti di intervento rese pubbliche sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria. È mancato tuttavia un riscontro concreto da parte delle istituzioni e, sebbene l’Unità sia ancora in carica, al momento sembra del tutto inattiva.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Unione Europea, disinformazione e regolamentazione</span></h4>
<p>L&#8217;Unione Europea, da sempre sensibile alle tematiche e problematiche generate da questo ecosistema digitale sta mettendo in campo diverse azioni e proposte, oggi confluenti in <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-services-act-package" rel="nofollow noopener" target="_blank">due iniziative legislative</a> per aggiornare le norme che disciplinano i servizi digitali nell&#8217;UE: il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA). </p>
<p>In sostanza si parte dal concetto macroeconomico di &#8220;mercato digitale&#8221; all&#8217;interno del quale si configurano i servizi forniti dalle grandi piattaforme digitali, quali Facebook, Amazon, Google,  per giungere ad analizzare  i ruoli delle varie parti in causa e definirne responsabilità e doveri anche nella gestione di problematiche quali appunto la disinformazione, l&#8217;odio online, cyberbullismo, ed altri fenomeni deleteri che vengono riscontrati in questi ambienti.</p>
<p>Il DSA e il DMA si pongono due obiettivi principali:</p>
<ul>
<li>creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali;</li>
<li>stabilire condizioni di parità per promuovere l&#8217;innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo che a livello globale.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Le regole specificate nel Digital Services Act riguardano principalmente gli intermediari e le piattaforme online. Ad esempio, mercati online, social network, piattaforme di condivisione di contenuti, app store e piattaforme di viaggio e alloggio online.</p>
<p>Il Digital Markets Act include regole che regolano le piattaforme online gatekeeper. Le piattaforme gatekeeper sono piattaforme digitali con un ruolo sistemico nel mercato interno che fungono da colli di bottiglia tra imprese e consumatori per importanti servizi digitali.</p>
<p>Alcuni di questi servizi sono contemplati anche nel DSA, ma per ragioni diverse e con diverse tipologie di disposizioni.</p>
<p>Scrive l&#8217;Unione Europea:</p>
<p>&#8220;[&#8230;] <em>Lo sviluppo rapido e diffuso dei servizi digitali è stato al centro dei cambiamenti digitali che hanno un impatto sulle nostre vite. Sono apparsi molti nuovi modi per comunicare, fare acquisti o accedere alle informazioni online e sono in continua evoluzione. Dobbiamo garantire che la legislazione europea si evolva con loro.</em></p>
<p><em>Le piattaforme online hanno creato vantaggi significativi per i consumatori e l&#8217;innovazione e hanno aiutato il mercato interno dell&#8217;Unione europea a diventare più efficiente. Hanno inoltre facilitato gli scambi transfrontalieri all&#8217;interno e all&#8217;esterno dell&#8217;Unione. Ciò ha aperto nuove opportunità a una varietà di imprese e commercianti europei, facilitando la loro espansione e l&#8217;accesso a nuovi mercati.</em></p>
<p><span><em>Sebbene vi sia un ampio consenso sui benefici di questa trasformazione, i problemi che ne derivano hanno numerose conseguenze per la nostra società ed economia. Una delle principali preoccupazioni è il commercio e lo scambio di beni, servizi e contenuti illegali online. I servizi online vengono anche utilizzati in modo improprio da sistemi algoritmici manipolativi per amplificare la diffusione della disinformazione e per altri scopi dannosi. Queste nuove sfide e il modo in cui le piattaforme le affrontano hanno un impatto significativo sui diritti fondamentali online.</em> [&#8230;]&#8221;</span></p>
<p>Le proposte di regolamento sono state presentate dalla Commissione UE il 15 dicembre 2020 ed ora seguono l’iter legislativo, che potrebbe anche durare anni.</p>
<p></p>								</div>
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					<div id="elementor-tab-content-4341" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-4341"><p>Fonte: <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/digital-services-act-ensuring-safe-and-accountable-online-environment_en" rel="nofollow noopener" target="_blank">sito Ufficiale dell&#8217;Unione Europea</a></p>
<p>Le nuove regole sono  mirate ad una logica di proporzionalità, promuovono l&#8217;innovazione, la crescita e la competitività e facilitano l&#8217;espansione di piattaforme, PMI e start-up più piccole.</p>
<p>Le responsabilità di utenti, piattaforme e autorità pubbliche vengono riequilibrate secondo i valori europei, mettendo al centro i cittadini.</p>
<p><strong>Obiettivi in generale:</strong></p>
<ul>
<li>Proteggere meglio i consumatori e i loro diritti fondamentali online</li>
<li>Stabilire una forte trasparenza e un chiaro quadro di responsabilità per le piattaforme online</li>
<li>Promuovere l&#8217;innovazione, la crescita e la competitività all&#8217;interno del mercato unico</li>
</ul>
<p> </p>
<p><strong>Per i cittadini</strong>:</p>
<ul>
<li>Trasparenza delle norme sulla moderazione dei contenuti</li>
<li>Informazioni significative sulla pubblicità e sugli annunci pubblicitari mirati: chi ha sponsorizzato l&#8217;annuncio, come e perché è mirato su un utente</li>
<li>Informazioni chiare sul motivo per cui i contenuti vengono raccomandati a un utente</li>
<li>Diritto degli utenti di optare per la non ricezione (&#8220;opt-out&#8221;) di suggerimenti sui contenuti basati sulla profilazione</li>
<li>Adesione delle piattaforme ai codici di buone pratiche come misura per attenuare i rischi</li>
<li>Migliore accesso ai dati per autorità e ricercatori al fine di comprendere meglio la viralità online e il suo impatto, con l&#8217;obiettivo di ridurre i rischi per la società</li>
</ul>
<p> </p>
<p><strong>Per le piattaforme</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Misure per contrastare merci, servizi o contenuti illegali online</strong>, come un meccanismo che permette agli utenti di segnalare tali contenuti e consente alle piattaforme di collaborare con &#8220;segnalatori attendibili&#8221;.</li>
<li><strong>Nuove norme sulla tracciabilità degli utenti commerciali nei mercati online</strong>, per contribuire a identificare i venditori di merci illegali.</li>
<li><strong>Garanzie efficaci per gli utenti</strong>, tra cui la possibilità di contestare le decisioni prese dalle piattaforme in merito alla moderazione dei contenuti</li>
<li><strong>Misure in materia di trasparenza di ampia portata per le piattaforme online</strong>, anche rispetto agli algoritmi utilizzati per i suggerimenti</li>
<li><strong>Obbligo per le piattaforme di grandi dimensioni</strong>&#8211; ovvero quelle che raggiungono oltre il 10% della popolazione dell&#8217;UE &#8211; di prevenire abusi dei loro sistemi realizzando interventi basati sui rischi e tramite audit indipendenti mirati sulle proprie attività di gestione del rischio</li>
<li><strong>Ricercatori specializzati avranno accesso ai dati</strong>delle piattaforme principali, per analizzarne il funzionamento</li>
<li>Appositi <strong>codici di condotta e norme tecniche</strong>aiuteranno le piattaforme a conformarsi alle nuove norme</li>
<li>Tutti gli <strong>intermediari online che offrono i loro servizi nel mercato unico</strong>, sia stabiliti nell&#8217;UE che al di fuori dell&#8217;UE, dovranno rispettare le nuove norme</li>
<li><strong>Creazione di una struttura di vigilanza adeguata alla complessità dello spazio online</strong>: gli Stati membri svolgeranno il ruolo principale, sostenuti da un nuovo comitato europeo per i servizi digitali; per le piattaforme di grandissime dimensioni, la Commissione interverrà per potenziare la vigilanza e l&#8217;applicazione delle norme.</li>
</ul>
<p> </p></div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Il Digital Markets Act</a>
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					<div id="elementor-tab-content-1221" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1221"><p>Fonte: <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/digital-services-act-ensuring-safe-and-accountable-online-environment_en" rel="nofollow noopener" target="_blank">sito Ufficiale dell&#8217;Unione Europea</a></p>
<p>Il Digital Markets Act (DMA) stabilisce una serie di criteri oggettivi ben definiti per qualificare una grande piattaforma online come un cosiddetto &#8220;gatekeeper&#8221;. Ciò consente al DMA di rimanere ben mirato al problema che intende affrontare per quanto riguarda le grandi piattaforme online sistemiche.</p>
<p>Questi criteri saranno soddisfatti se un&#8217;azienda:</p>
<ul>
<li>ha una forte posizione economica, un impatto significativo sul mercato interno ed è attiva in più paesi dell&#8217;UE</li>
<li>ha una forte posizione di intermediazione, nel senso che collega una vasta base di utenti a un gran numero di imprese</li>
<li>ha (o sta per avere) una posizione radicata e durevole nel mercato, nel senso che è stabile nel tempo</li>
</ul>
<p> </p>
<p><strong>Obiettivi in generale:</strong></p>
<ul>
<li><span>Gli utenti commerciali che dipendono dagli intermediari per offrire i propri servizi nel mercato unico avranno un ambiente imprenditoriale più equo.</span></li>
<li><span>Gli innovatori e le start-up tecnologiche avranno nuove opportunità per competere e innovare nell&#8217;ambiente delle piattaforme online senza dover rispettare termini e condizioni sleali che ne limitano lo sviluppo.</span></li>
<li><span>I consumatori avranno maggiori e migliori servizi tra cui scegliere, maggiori opportunità di cambiare fornitore se lo desiderano, accesso diretto ai servizi e prezzi più equi.</span></li>
<li><span>I gatekeeper manterranno tutte le opportunità per innovare e offrire nuovi servizi. Semplicemente non saranno autorizzati a utilizzare pratiche sleali nei confronti degli utenti aziendali e dei clienti che dipendono da loro per ottenere un vantaggio indebito.</span></li>
</ul>
<p><strong>Obiettivi per le aziende</strong>:</p>
<ul>
<li>Consentirà alle aziende di avere <b>accesso a maggiori informazioni sulle prestazioni dei loro prodotti o servizi su piattaforme di terze parti</b></li>
<li>Mai più <b>classificazioni scorrette</b> dei servizi e dei prodotti dei gatekeeper rispetto a quelli offerti da altre aziende sulla stessa piattaforma</li>
<li>Le aziende saranno in grado di <b>attrarre più facilmente i consumatori che non possono più essere bloccati dalle piattaforme gatekeeper</b></li>
<li>Le nuove regole semplificheranno la <b>crescita e l&#8217;espansione delle piccole imprese e dei nuovi operatori</b>, oltre a competere con le piattaforme gatekeeper.</li>
<li>Ci si può aspettare che una maggiore concorrenza porti a un <b>maggiore potenziale di innovazione tra le piccole imprese, nonché a una migliore qualità del servizio</b>, con conseguente aumento del benessere dei consumatori.</li>
</ul></div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Valutazione del governo italiano sulle proposte dei nuovi regolamenti europei</span></h4>
<p><a href="http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/ES051.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">Dossier 51</a>: Legge sui servizi digitali &#8211; Camera dei Deputati, 12 maggio 2021 </p>
<p>[&#8230;] Nella relazione trasmessa alle Camere ai sensi dell&#8217;articolo 6, comma 4, della legge n. 234 del 2012, il Governo rileva che un quadro regolatorio più armonizzato tra gli Stati Membri, trasparente e prevedibile per la prestazione dei servizi intermediari dovrebbe garantire alle<br />imprese maggiori opportunità di accesso a nuovi mercati sfruttando i vantaggi del mercato unico.</p>
<p>Il Governo, inoltre, condivide l&#8217;obiettivo di assoggettare ad obblighi specifici le  piattaforme digitali, finora rimaste sostanzialmente non regolate dai quadri normativi nazionali ed europei.</p>
<p>Il nuovo regime dovrebbe altresì garantire un trattamento più equo e non discriminatorio da<br />parte delle piattaforme di intermediazione, le quali non di rado competono con i servizi intermediati proponendo alla clientela beni e servizi auto-prodotti. Inoltre, stabilendo un ambiente più sicuro, il DSA dovrebbe assicurare l&#8217;adozione di un sistema di tutele dei diritti<br />fondamentali dei cittadini e dei principi democratici che su internet fino ad ora non avevano trovato adeguato presidio sanzionatorio. Nella relazione, il Governo afferma l&#8217;intenzione di collaborare con spirito costruttivo al negoziato, rilevando come sia necessario che la nuova legge sui servizi digitali garantisca che le attività economiche online e offline siano trattate allo<br />stesso modo e su base paritaria, pur tenendo  comunque conto della  specifica natura del contesto online.</p>
<p>Il Governo infine, sottolinea l&#8217;esigenza di rafforzare il richiamo ai diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione europea (tra i quali richiama in particolare la tutela della proprietà intellettuale), nonché la necessità di chiarire il rapporto tra un regolamento di natura<br />orizzontale come il DSA e le norme settoriali di riferimento.</p>
<p>In definitiva, il Governo italiano esprime preliminare favore nei confronti della proposta, sensibilizzando i lavori su alcuni profili e riservandosi di rappresentare elementi puntuali una<br />volta che il dibattito sarà più maturo. [&#8230;]</p>								</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/10/fake-news-disinformazione-e-prospettive-giuridiche/">Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dove va l&#8217;informazione: il Digital News Report 2021</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/05/dove-va-linformazione-il-digital-news-report-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2021 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=1552</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Digital-News-Report-2021-1100sc-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital news report 2021" decoding="async" />Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere se (ed eventualmente in che modo) la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/05/dove-va-linformazione-il-digital-news-report-2021/">Dove va l&#8217;informazione: il Digital News Report 2021</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Digital-News-Report-2021-1100sc-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital news report 2021" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1552" class="elementor elementor-1552">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2e1da03e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="2e1da03e" data-element_type="section" data-settings="{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}">
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									<p></p>
<p>Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere in che modo la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/2021-06/Digital_News_Report_2021_FINAL.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">decima edizione del Digital News Report</a> (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento, pubblicato lo scorso 23 giugno.</p>
<p>In generale la pandemia ha influito incrementando il numero dei fruitori di notizie, su online e televisione, dando probabilmente un colpo di grazia ai giornali cartacei. Ha influito sulla qualità delle notizie ricercate, favorendo, soprattutto nei paesi europei, le testate più conosciute e ritenute maggiormente affidabili con particolare riferimento ai servizi pubblici radiotelevisivi. Negli Stati Uniti, al contrario, l’interesse per le notizie è sceso dell’11%, calo causato probabilmente anche dal difficile rapporto dell’amministrazione Trump con il mondo dell’informazione, rilevando una disaffezione proprio in quell’area di utenti/lettori.</p>
<p>Risultati controversi, a seconda delle aree geografiche per l’informazione locale che, in generale, soffre nelle edizioni cartacee, considerate ancora un riferimento per la politica e la cronaca. In generale la carta, con la pandemia, ha perso ulteriormente terreno nei confronti dell’online, in una direzione senza ritorno. Purtroppo risultati, quelli del cartaceo, che dal rapporto sono confermati anche per il nostro paese.</p>
<p>Sempre in Italia, nei primi nove mesi del 2020, i ricavi totali per i media sono diminuiti di 780 milioni di euro, con cali significativi sia per la carta che per la radio, mentre la pubblicità online è cresciuta di un 7%.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">I criteri adottati</span></h4>
<p>A causa del numero crescente e delle diversità dei mercati rilevati, nello studio sono stati ridotti i punti di confronto all’interno del campione tendendo a concentrarsi su comparazioni significative tra mercati sostanzialmente simili.</p>
<p>I campioni sono stati assemblati utilizzando quote rappresentative a livello nazionale per età, sesso e regione in ogni mercato e per istruzione in tutti i mercati tranne Bulgaria, Croazia, Grecia, India, Indonesia, Kenya, Malesia, Messico, Nigeria, Filippine, Romania, Sud Africa, Thailandia e Turchia. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Danimarca, Svezia, Norvegia e Italia sono state applicate quote politiche aggiuntive in base alle scelte di voto nelle più recenti elezioni nazionali. I dati in tutti i mercati sono stati anche rapportati ad obiettivi basati su dati censiti/accettati dal settore.</p>
<p>In altri paesi come India, Kenya, Nigeria e Sudafrica i dati raccolti sono limitati ad una popolazione di giovani anglofoni per la difficoltà di raggiungere altri gruppi utilizzando sondaggi online. In questi paesi i risultati non devono essere considerati rappresentativi a livello nazionale.</p>
<p>I risultati, vista la raccolta dei dati online, tendono ad essere maggiormente rappresentativi della popolazione online, ad eccezione dei Paesi situati nell’Europa Settentrionale ed occidentale dove l’accesso alle risorse Internet è intorno al 95%. Una attenta redazione dei questionari ha ridotto il rischio di incorrere in errori e pregiudizi. Alcuni risultati sono stati ottenuti rilevando dati già raccolti da fonti del settore.</p>
<h3><span style="color: #00a2dd;">I risultati</span></h3>
<h4><span style="color: #00a2dd;">La fiducia</span></h4>
<p>Il sondaggio di quest&#8217;anno pone in evidenza che alcune aziende editoriali hanno beneficiato della richiesta di informazioni affidabili sulla pandemia, sia in termini di maggiore copertura che di maggiore fiducia e maggiore numero di sottoscrizioni. Si è quindi registrato in media un generale incremento del 6% della fiducia nelle news, con un 44% del campione totale che dice di fidarsi della maggior parte delle notizie per la maggior parte del tempo. Anche se tali effetti non sono uniformi, non si applicano a tutte le aziende o a tutti i paesi e potrebbero non durare dopo la fine della crisi, questi sono sicuramente risultati positivi per gli editori.</p>
<p>Sembra peraltro prevalere la fiducia sulle fonti affidabili ed accurate in confronto alle notizie provenienti da motori di ricerca e social e, soprattutto nei paesi dove esistono media pubblici indipendenti, vi è stato un maggior consumo di notizie ritenute affidabili. Questo schema è meno evidente al di fuori dell&#8217;Europa occidentale, nei paesi in cui la crisi del Coronavirus ha dominato meno l&#8217;agenda dei media, o dove altre questioni politiche e sociali hanno giocato un ruolo più importante.</p>
<p>L’analisi mostra anche come il ruolo delle diverse piattaforme sta evolvendo. Sono documentati i ruoli svolti da organizzazioni giornalistiche mainstream, singoli giornalisti e altre voci su diversi social media, il continuo passaggio alle app di messaggistica chiusa <strong>ed ai social media più visivi</strong>, nonché la continua e diffusa preoccupazione del pubblico per informazioni false o fuorvianti – in particolare Facebook e applicazioni di messaggistica di proprietà di Facebook, compreso WhatsApp.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Giornali di carta che si estinguono</span></h4>
<p>Il blocco fisico imposto dalla pandemia, non solo per le persone ma anche per la distribuzione dei giornali cartacei, ha visto un ulteriore declino di questi, accelerando la transizione verso l’informazione digitale. I telegiornali, sempre per le stesse ragioni, hanno ottenuto risultati positivi in diversi paesi.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Uguaglianza e rappresentazione</span></h4>
<p>Negli Stati Uniti, dopo l&#8217;elezione del presidente Biden, l&#8217;interesse per le notizie è diminuito drasticamente specialmente fra i gruppi di destra. Altrove i media sono sempre più tesi a rappresentare meno equamente i giovani (soprattutto le giovani donne), minoranze politiche e, almeno negli Stati Uniti, persone appartenenti a gruppi etnici minoritari. Questi ultimi risultati daranno ulteriore urgenza a coloro che si battono per redazioni più diversificate e inclusive.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Social Media e informazione</span></h4>
<p>L&#8217;uso dei social media per la fruizione delle notizie rimane forte, soprattutto fra i giovani e le persone con un livello di istruzione inferiore. Le app di messaggistica come WhatsApp e Telegram sono diventate particolarmente popolari nel Sud del mondo, creando le maggiori preoccupazioni sulla diffusione di disinformazione sul Coronavirus.  Le preoccupazioni globali sulle informazioni false e fuorvianti sono ulteriormente incrementate quest&#8217;anno, in un range che va dall&#8217;82% in Brasile ad un “solo” 37% in Germania. Gli utenti dei social sono probabilmente stati più esposti a disinformazione sul Coronavirus rispetto ai non utenti. Facebook è visto come il principale canale per diffondere informazioni false quasi ovunque ma le app di messaggistica come WhatsApp sono viste come un problema più grande in parti del Sud del mondo come Brasile e Indonesia.</p>
<p>TikTok ora raggiunge un quarto (24%) degli under35, con il 7% che utilizza la piattaforma per le notizie ed un tasso superiore di penetrazione in alcune parti dell&#8217;America Latina e dell&#8217;Asia. L&#8217;accesso alle notizie continua a diventare più distribuito. Nel dato globale, solo un quarto (25%) preferisce accedere alle notizie da un sito web o un&#8217;app. Quelli di età compresa tra 18 e 24 anni (i cosiddetti Generazione Z) hanno una connessione ancora più debole con siti web e app e hanno quasi il doppio delle probabilità di accedere alle notizie tramite social media, aggregatori o avvisi mobili.</p>
<p>Sebbene il rapporto continui a documentare l&#8217;impatto economico dello sconvolgimento digitale che è stato intensificato dalla pandemia COVID-19, le società che gestiscono le grandi piattaforme come Google e Facebook hanno registrato una crescita significativa durante lo scorso anno.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Entrate e sottoscrizioni</span></h4>
<p>Un aumento significativo nei pagamenti per le notizie online è stato osservato in un piccolo numero di paesi occidentali più ricchi, ma la percentuale complessiva di persone che pagano per le notizie online rimane bassa. In 20 paesi in cui gli editori stanno spingendo per le sottoscrizioni digitali, solo il 17% ha pagato per le notizie online nell&#8217;ultimo anno, con un incremento di due punti percentuali. La Norvegia continua in testa con il 45% (+3) seguita da Svezia (30%), Stati Uniti (21%), Finlandia (20%), Paesi Bassi (17%) e Svizzera (17%). Risultati meno positivi in Francia (11%), Germania (9%) e Regno Unito (8%). Bisogna inoltre evidenziare, come già riportato dalle precedenti edizioni del Report che, nella maggior parte dei paesi un&#8217;ampia percentuale di abbonamenti digitali è andata a pochi grandi marchi nazionali, rafforzando il meccanismo del “vincitore piglia-tutto”.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Medium</span></h4>
<p>Gli aggregatori mobili di notizie, prodotti alimentati dall&#8217;uomo e dall&#8217;intelligenza artificiale su app come Daily Hunt, Smart News, Naver e Line Today hanno un ruolo rilevante nel consumo delle news in molti mercati asiatici come India, Indonesia, Sud Corea e Thailandia.</p>
<p>L&#8217;uso dello smartphone per il consumo delle notizie (73%) è cresciuto alla massima velocità per molti anni, con questa abitudine in crescita anche grazie ai blocchi del Coronavirus. L’uso del computer portatile,  desktop e tablet per le notizie è stabile o in calo, mentre l’utilizzo degli smart speaker per le news resta limitato nella maggior parte dei paesi.</p>
<p>La crescita dei podcast ha subito un rallentamento anche a causa del poco movimento degli utenti durante il lockdown mentre, in diversi paesi, Spotify continua a sottrarre terreno ai podcast di Apple e Google</p>
<p>Sempre a seguito della pandemia l’uso della televisione  in molti paesi europei è notevolmente cresciuto con particolare riferimento ai canali all-news.</p>
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		<title>Ri-Partiamo</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/06/28/ri-partiamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 01:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/snow-3190867_1100-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Fiori tra la neve" decoding="async" />Sorvolare con passaggio radente il mondo dei media senza mai perdere d’occhio l’orizzonte è un esercizio ambizioso, certamente utile, complesso almeno quanto la stessa complessità che si propone di risolvere.</p>
<p>Media Studies è nata per riuscire in questo intento, finalizzandolo al confronto, all’analisi e alla successiva divulgazione. Attraversiamo una fase storica in cui le tecnologie di comunicazione evolvono con rapidità tale da riverberarsi come onde d’urto nel sociale. Un divenire spesso così veloce da far sì che la diffusione della notizia sopravanzi quella della conoscenza, che va nel frattempo a conquistare un valore fondamentale, probabilmente mai prima così rilevante.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/06/28/ri-partiamo/">Ri-Partiamo</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/snow-3190867_1100-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Fiori tra la neve" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1446" class="elementor elementor-1446">
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									<p></p>
<p>Il progetto Media Studies nasce nell’autunno 2019, come espressione di un principio: la cultura senza divulgazione diviene strumento di diseguaglianza, confinata al consumo di pochi, di èlites.</p>
<p>Strumento di rappresentazione estetica piuttosto che di confronto e di conoscenza.</p>
<p>Per capire lo spirito del progetto, è utile riprendere <a href="https://www.mstudies.it/2019/11/05/studiareecomunicare/">le parole di Enrico Sbandi</a> che inauguravano questo spazio di approfondimento sul nostro sito:</p>
<p>“<em>Sorvolare con passaggio radente il mondo dei media senza mai perdere d’occhio l’orizzonte è un esercizio ambizioso, certamente utile, complesso almeno quanto la stessa complessità che si propone di risolvere.</em></p>
<p><em>Media Studies è nata per riuscire in questo intento, finalizzandolo al confronto, all’analisi e alla successiva divulgazione. Attraversiamo una fase storica in cui le tecnologie di comunicazione evolvono con rapidità tale da riverberarsi come onde d’urto nel sociale. Un divenire spesso così veloce da far sì che la diffusione della notizia sopravanzi quella della conoscenza, che va nel frattempo a conquistare un valore fondamentale, probabilmente mai prima così rilevante.</em></p>
<p><em>In questo scenario, la cultura della comunicazione, delle sue metriche e delle insidie nascoste in un suo uso strumentale, rappresenta il rimedio ad ogni approssimativa semplificazione, al totalitarismo mediatico costruito a colpi di slogan, al facile incanalamento delle coscienze ottenuto facendo leva sulle pulsioni epidermiche.[…]</em>”</p>
<p>Poi è venuta la fine del mondo, la pandemia. A marzo del 2020 tutto si è bloccato.</p>
<p>Quello che era l’obiettivo statutariamente individuato come principale per il nostro progetto, l’organizzazione di eventi e momenti di divulgazione, è divenuto una chimera. E non abbiamo ritenuto utile esperire il tentativo della divulgazione online, dei webinar e delle videoconferenze, laddove quell’ambiente è d’improvviso divenuto ricco di presenza e saturo di informazioni.</p>
<p>Come altri, abbiamo ritenuto di dover attendere, per poter ripartire, non senza molti dubbi sul futuro e sulla possibilità di farlo.</p>
<p>In questa nuova primavera della nuova era dei vaccini, una piccola gemma di speranza è fiorita insieme con la nostra determinazione a far ripartire questo progetto.</p>
<p>E ri-partiamo da qui, questo luogo dell’informazione e del confronto, dove tutto era iniziato, con l’obiettivo, entro il 2021 di poter svolgere pienamente le attività che ci eravamo prefissati.</p>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/06/28/ri-partiamo/">Ri-Partiamo</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Convocazione Assemblea soci 28-29 Luglio 2020</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2020/07/20/convocazione-assemblea-soci-28-29-luglio-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2020 16:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=806</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si allega convocazione assemblea dei soci di cui all&#8217;intesto.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2020/07/20/convocazione-assemblea-soci-28-29-luglio-2020/">Convocazione Assemblea soci 28-29 Luglio 2020</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="806" class="elementor elementor-806">
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									<p><i>Si allega <a href="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2020/07/20200729-Convocazione.pdf">convocazione assemblea dei soci</a> di cui all&#8217;intesto.</i></p>								</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2020/07/20/convocazione-assemblea-soci-28-29-luglio-2020/">Convocazione Assemblea soci 28-29 Luglio 2020</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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