Dove va l’informazione: il Digital News Report 2021

Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere in che modo la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento, pubblicato lo scorso 23 giugno.

In generale la pandemia ha influito incrementando il numero dei fruitori di notizie, su online e televisione, dando probabilmente un colpo di grazia ai giornali cartacei. Ha influito sulla qualità delle notizie ricercate, favorendo, soprattutto nei paesi europei, le testate più conosciute e ritenute maggiormente affidabili con particolare riferimento ai servizi pubblici radiotelevisivi. Negli Stati Uniti, al contrario, l’interesse per le notizie è sceso dell’11%, calo causato probabilmente anche dal difficile rapporto dell’amministrazione Trump con il mondo dell’informazione, rilevando una disaffezione proprio in quell’area di utenti/lettori.

Risultati controversi, a seconda delle aree geografiche per l’informazione locale che, in generale, soffre nelle edizioni cartacee, considerate ancora un riferimento per la politica e la cronaca. In generale la carta, con la pandemia, ha perso ulteriormente terreno nei confronti dell’online, in una direzione senza ritorno. Purtroppo risultati, quelli del cartaceo, che dal rapporto sono confermati anche per il nostro paese.

Sempre in Italia, nei primi nove mesi del 2020, i ricavi totali per i media sono diminuiti di 780 milioni di euro, con cali significativi sia per la carta che per la radio, mentre la pubblicità online è cresciuta di un 7%.

I criteri adottati

A causa del numero crescente e delle diversità dei mercati rilevati, nello studio sono stati ridotti i punti di confronto all’interno del campione tendendo a concentrarsi su comparazioni significative tra mercati sostanzialmente simili.

I campioni sono stati assemblati utilizzando quote rappresentative a livello nazionale per età, sesso e regione in ogni mercato e per istruzione in tutti i mercati tranne Bulgaria, Croazia, Grecia, India, Indonesia, Kenya, Malesia, Messico, Nigeria, Filippine, Romania, Sud Africa, Thailandia e Turchia. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Danimarca, Svezia, Norvegia e Italia sono state applicate quote politiche aggiuntive in base alle scelte di voto nelle più recenti elezioni nazionali. I dati in tutti i mercati sono stati anche rapportati ad obiettivi basati su dati censiti/accettati dal settore.

In altri paesi come India, Kenya, Nigeria e Sudafrica i dati raccolti sono limitati ad una popolazione di giovani anglofoni per la difficoltà di raggiungere altri gruppi utilizzando sondaggi online. In questi paesi i risultati non devono essere considerati rappresentativi a livello nazionale.

I risultati, vista la raccolta dei dati online, tendono ad essere maggiormente rappresentativi della popolazione online, ad eccezione dei Paesi situati nell’Europa Settentrionale ed occidentale dove l’accesso alle risorse Internet è intorno al 95%. Una attenta redazione dei questionari ha ridotto il rischio di incorrere in errori e pregiudizi. Alcuni risultati sono stati ottenuti rilevando dati già raccolti da fonti del settore.

I risultati

La fiducia

Il sondaggio di quest’anno pone in evidenza che alcune aziende editoriali hanno beneficiato della richiesta di informazioni affidabili sulla pandemia, sia in termini di maggiore copertura che di maggiore fiducia e maggiore numero di sottoscrizioni. Si è quindi registrato in media un generale incremento del 6% della fiducia nelle news, con un 44% del campione totale che dice di fidarsi della maggior parte delle notizie per la maggior parte del tempo. Anche se tali effetti non sono uniformi, non si applicano a tutte le aziende o a tutti i paesi e potrebbero non durare dopo la fine della crisi, questi sono sicuramente risultati positivi per gli editori.

Sembra peraltro prevalere la fiducia sulle fonti affidabili ed accurate in confronto alle notizie provenienti da motori di ricerca e social e, soprattutto nei paesi dove esistono media pubblici indipendenti, vi è stato un maggior consumo di notizie ritenute affidabili. Questo schema è meno evidente al di fuori dell’Europa occidentale, nei paesi in cui la crisi del Coronavirus ha dominato meno l’agenda dei media, o dove altre questioni politiche e sociali hanno giocato un ruolo più importante.

L’analisi mostra anche come il ruolo delle diverse piattaforme sta evolvendo. Sono documentati i ruoli svolti da organizzazioni giornalistiche mainstream, singoli giornalisti e altre voci su diversi social media, il continuo passaggio alle app di messaggistica chiusa ed ai social media più visivi, nonché la continua e diffusa preoccupazione del pubblico per informazioni false o fuorvianti – in particolare Facebook e applicazioni di messaggistica di proprietà di Facebook, compreso WhatsApp.

Giornali di carta che si estinguono

Il blocco fisico imposto dalla pandemia, non solo per le persone ma anche per la distribuzione dei giornali cartacei, ha visto un ulteriore declino di questi, accelerando la transizione verso l’informazione digitale. I telegiornali, sempre per le stesse ragioni, hanno ottenuto risultati positivi in diversi paesi.

Uguaglianza e rappresentazione

Negli Stati Uniti, dopo l’elezione del presidente Biden, l’interesse per le notizie è diminuito drasticamente specialmente fra i gruppi di destra. Altrove i media sono sempre più tesi a rappresentare meno equamente i giovani (soprattutto le giovani donne), minoranze politiche e, almeno negli Stati Uniti, persone appartenenti a gruppi etnici minoritari. Questi ultimi risultati daranno ulteriore urgenza a coloro che si battono per redazioni più diversificate e inclusive.

Social Media e informazione

L’uso dei social media per la fruizione delle notizie rimane forte, soprattutto fra i giovani e le persone con un livello di istruzione inferiore. Le app di messaggistica come WhatsApp e Telegram sono diventate particolarmente popolari nel Sud del mondo, creando le maggiori preoccupazioni sulla diffusione di disinformazione sul Coronavirus.  Le preoccupazioni globali sulle informazioni false e fuorvianti sono ulteriormente incrementate quest’anno, in un range che va dall’82% in Brasile ad un “solo” 37% in Germania. Gli utenti dei social sono probabilmente stati più esposti a disinformazione sul Coronavirus rispetto ai non utenti. Facebook è visto come il principale canale per diffondere informazioni false quasi ovunque ma le app di messaggistica come WhatsApp sono viste come un problema più grande in parti del Sud del mondo come Brasile e Indonesia.

TikTok ora raggiunge un quarto (24%) degli under35, con il 7% che utilizza la piattaforma per le notizie ed un tasso superiore di penetrazione in alcune parti dell’America Latina e dell’Asia. L’accesso alle notizie continua a diventare più distribuito. Nel dato globale, solo un quarto (25%) preferisce accedere alle notizie da un sito web o un’app. Quelli di età compresa tra 18 e 24 anni (i cosiddetti Generazione Z) hanno una connessione ancora più debole con siti web e app e hanno quasi il doppio delle probabilità di accedere alle notizie tramite social media, aggregatori o avvisi mobili.

Sebbene il rapporto continui a documentare l’impatto economico dello sconvolgimento digitale che è stato intensificato dalla pandemia COVID-19, le società che gestiscono le grandi piattaforme come Google e Facebook hanno registrato una crescita significativa durante lo scorso anno.

Entrate e sottoscrizioni

Un aumento significativo nei pagamenti per le notizie online è stato osservato in un piccolo numero di paesi occidentali più ricchi, ma la percentuale complessiva di persone che pagano per le notizie online rimane bassa. In 20 paesi in cui gli editori stanno spingendo per le sottoscrizioni digitali, solo il 17% ha pagato per le notizie online nell’ultimo anno, con un incremento di due punti percentuali. La Norvegia continua in testa con il 45% (+3) seguita da Svezia (30%), Stati Uniti (21%), Finlandia (20%), Paesi Bassi (17%) e Svizzera (17%). Risultati meno positivi in Francia (11%), Germania (9%) e Regno Unito (8%). Bisogna inoltre evidenziare, come già riportato dalle precedenti edizioni del Report che, nella maggior parte dei paesi un’ampia percentuale di abbonamenti digitali è andata a pochi grandi marchi nazionali, rafforzando il meccanismo del “vincitore piglia-tutto”.

Medium

Gli aggregatori mobili di notizie, prodotti alimentati dall’uomo e dall’intelligenza artificiale su app come Daily Hunt, Smart News, Naver e Line Today hanno un ruolo rilevante nel consumo delle news in molti mercati asiatici come India, Indonesia, Sud Corea e Thailandia.

L’uso dello smartphone per il consumo delle notizie (73%) è cresciuto alla massima velocità per molti anni, con questa abitudine in crescita anche grazie ai blocchi del Coronavirus. L’uso del computer portatile,  desktop e tablet per le notizie è stabile o in calo, mentre l’utilizzo degli smart speaker per le news resta limitato nella maggior parte dei paesi.

La crescita dei podcast ha subito un rallentamento anche a causa del poco movimento degli utenti durante il lockdown mentre, in diversi paesi, Spotify continua a sottrarre terreno ai podcast di Apple e Google

Sempre a seguito della pandemia l’uso della televisione  in molti paesi europei è notevolmente cresciuto con particolare riferimento ai canali all-news.