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	<title>Enrico Sbandi &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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	<description>Ente non profit per lo studio e la ricerca sui media</description>
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	<title>Enrico Sbandi &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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		<title>Coronavirus, un vaccino per l&#8217;informazione​</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 01:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2020/02/coronavirus-1024x678-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico sull&#039;attenzione degli Italiani per il Covid - 19" decoding="async" />Il coronavirus, più che per il numero di persone colpite e di decessi, potrebbe entrare negli annali come l’epidemia che cambiò i social network.</p>
<p>Il coronavirus, più che per il numero di persone colpite e di decessi, potrebbe entrare negli annali come l’epidemia che cambiò i social network.</p>
<p>Per la prima volta in questa circostanza Facebook ha vestito i panni di editore globale ed ha annunciato la rimozione delle false notizie sul virus e sulle possibili cure. Pari manovra riguarda Instagram, che fa sempre capo al gruppo di Mark Zuckerberg. L’annuncio è stato dato il 30 gennaio in forma ufficiale e con termini inequivocabili in una news dal titolo “Keeping People Safe and Informed About the Coronavirus. Interventi simili finora avevano riguardato situazioni circoscritte, come la rimozione in Italia della citofonata di Salvini, o delle notizie fuorvianti sul vaccino antipolio in Pakistan, su richiesta governativa.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2020/02/02/coronavirus-un-vaccino-per-linformazione%e2%80%8b/">Coronavirus, un vaccino per l&#8217;informazione​</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2020/02/coronavirus-1024x678-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico sull&#039;attenzione degli Italiani per il Covid - 19" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="654" class="elementor elementor-654">
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									<p class="p1">Il <b>coronavirus</b>, più che per il numero di persone colpite e di decessi, potrebbe entrare negli annali come l’<b>epidemia che cambiò i social network</b>.</p><p class="p1">Per la prima volta in questa circostanza <b>Facebook</b> ha vestito i panni di editore globale ed ha annunciato <b>la rimozione delle false notizie sul virus</b> e sulle possibili cure. Pari manovra riguarda <b>Instagram</b>, che fa sempre capo al gruppo di Mark Zuckerberg. L’annuncio è stato dato il 30 gennaio in forma ufficiale e con termini inequivocabili in una news dal titolo “<span class="s2"><a href="https://about.fb.com/news/2020/01/coronavirus/" target="_blank" rel="noopener nofollow">Keeping People Safe and Informed About the Coronavirus</a>. </span><span class="s3">Interventi simili finora avevano riguardato situazioni circoscritte, come la rimozione in Italia della citofonata di Salvini, o delle notizie fuorvianti sul vaccino antipolio in Pakistan, su richiesta governativa.</span></p><p class="p2">L’intervento è stato annunciato nel giorno in cui l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato l’emergenza globale per il coronavirus. Una <b>data spartiacque a livello mediatico</b>, com’è ovvio che fosse. Ma con differenze significative che riguardano proprio il nostro Paese.</p><p class="p1"><b>I media italiani e il coronavirus.</b> L’epidemia conquista evidenza sulle testate, nei siti e blog nazionali solo dopo l’appuntamento elettorale di domenica 26 gennaio. Corrispondentemente, l’analisi comparata delle tendenze di ricerca in Googletrends fa rilevare attenzione molto limitata in Italia (curva rossa nel grafico) dal 25 al 27 gennaio, giorni in cui invece a livello globale (curva blu) e soprattutto negli USA (curva verde) si registrano picchi di interesse. Una delle notizie che riscalda la platea italiana, evidentemente poco sensibile a quanto già è argomento di discussione all’estero, è quella dell’”<b>ospedale in 10 giorni</b>” in costruzione a Wuhan, epicentro dell’epidemia (si registra il picco il 26 gennaio alle ore 13), manovra evidentemente orientata a costruire un’immagine di efficienza per arginare il tracollo anche mediatico derivante dalla crisi sanitaria, sulla scorta di quanto il governo cinese già realizzò all’epoca della Sars, nel 2003, quando i giorni per costruire l’ospedale furono sette.</p><p class="p1">L’attenzione all’epidemia nel nostro Paese, però, non decolla fino al 30 gennaio. Si scatena a ruota dei titoli dei principali quotidiani, che trovano specchio nei tg e nelle radio e riverbero in rete, con esplosione delle condivisioni, recitando: “<i>Cina, chiuso per vi</i>rus” (Repubblica); “<i>Virus, italiani in quarantena</i>” (Corriere della Sera e Messaggero); “<i>La grande fuga dal virus cinese. Aerei a terra, fabbriche ferme</i>” (La Stampa); “<i>Virus, anche a scuola è psicosi</i>” (Il Tempo); “<i>Gli italiani via dalla città infetta</i>” (La Nazione).</p><p class="p1">Un’attenzione tardiva, rafforzata dalla dichiarazione dell’OMS, a sua volta “virale”, forse più del fenomeno che inquadra, che porta a un picco il 31 gennaio con i primi due casi in Italia: “<i>Virus, colpita l’Italia</i>” titola La Repubblica, con la maggior parte delle testate allineate. Poi l’interesse scende, ha un primo rimbalzo, quindi continua la discesa, e a ruota delle notizie<span class="Apple-converted-space"> </span>esaurisce i tre quarti del potenziale nel giro di 24 ore. Da un lato, c’è l’<b>azione di “debunking”</b> esercitata sui social, dall’altro il <b>moltiplicarsi di approfondimenti</b>, lanciati dal <a href="http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&amp;id=228" target="_blank" rel="noopener nofollow">ministero della Salute</a>  e che prendono piede indistintamente su tutti i media. Anche le prime pagine, nel giro di una sola giornata, aggiustano il tiro: “<i>Italia, scudo contro il virus</i>” rassicura Repubblica, mentre chi riporta la posizione del governo lo fa più per innescare polemica, dalle diverse angolazioni, che non nel merito degli interventi contro l’epidemia. Sta di fatto che <b>l’attenzione il 2 febbraio torna ai livelli di cinque giorni prima</b>, nuovamente meno che dimezzata rispetto agli USA e al dato globale.</p><p class="p1"><b>Dal buio ai progressi della ricerca. </b>Sul flusso delle notizie e conseguente allarme incidono gli aggiornamenti sul<b> </b>versante della scienza. Ormai la struttura del coronavirus, o, meglio, della sua mutazione 2019-nCoV che ha indotto l’epidemia, è stata individuata in laboratorio, al Campus Biomedico di Roma, grazie a un’equipe di cui fa parte un <a href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/20_gennaio_31/cosi-abbiamo-scoperto-dna-coronavirus-867f5ad8-4405-11ea-9e31-bdca61bcbbb1.shtml" target="_blank" rel="noopener nofollow">giovane ricercatore salernitano</a>: <b>esistono i presupposti per la formulazione del vaccino</b> in grado di disinnescare le conseguenze di un virus che, ad ogni modo, produce in prima battuta effetti analoghi a quelli di un’influenza, anche se non sono note fino in fondo le complicazioni alle quali può portare e che finora hanno determinato <span class="s2">11.953 casi in tutto il mondo (fonte: bollettino OMS dell&#8217;1 febbraio, ore 19.50) di cui 2.128 nelle ultime 24 ore (2.102 solo in Cina). Nel gigante asiatico, secondo l’Oms, i contagi confermati ammontano a 11.821, con 258 morti.</span></p><p class="p4"><span class="s3"><b>L’infezione dell’economia.</b> Il freno al dilagare delle fake news (varie e fantasiose, quanto non dimostrate, origini del coronavirus, </span><span class="s1"><a href="https://quifinanza.it/info-utili/fotonotizia/coronavirus-fake-news-bufale-piu-assurde/348255/attachment/coronavirus-la-bufala-del-vaccino-e-della-tachipirina-preventiva/" target="_blank" rel="noopener nofollow">qui una selezione</a>)</span> mira a limitare anche gli effetti negativi economici, da cui è colpita innanzitutto la Cina: le stime degli economisti indicano in <b>2 punti in meno per il Pil cinese</b> nel trimestre in corso la prima conseguenza del blocco determinato dall’epidemia coronavirus, <b>con 62 miliardi di dollari di mancata crescita </b>(dati <span class="s1"><a href="https://edition.cnn.com/2020/01/31/economy/china-economy-coronavirus/index.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">forniti dalla CNN</a>). </span>Nel 2003 l’epidemia Sars, che pure prese origine dalla Cina, determinò danni economici per complessivi 40 milioni di dollari, ma va osservato che <b>da allora l’impatto cinese sull’economia globale è quadruplicato</b>, fino a raggiungere <b>oggi il 17%</b> circa: è il principale mercato per le nuove auto e i semiconduttori, spende più di ogni altro Paese nel turismo internazionale, è leader nell’esportazione di abiti e prodotti tessili, le sue industrie producono la maggioranza dei computer e praticamente la totalità degli iPhone (dalle <span class="s1"><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-01-31/the-global-economy-is-getting-infected-by-the-virus" target="_blank" rel="noopener nofollow">stime del prof. Warwick McKibbin, dell’Australian National University</a>).</span></p><p class="p4">Un esempio di quanto rischia l’economia italiana, di riflesso: gli acquisti di lusso esentasse nel 2019 hanno visto i turisti <b>cinesi al primo posto con il 28% del totale e 462 milioni di euro spesi</b> (fonte: Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del Centro Studi Italia-Cina, <a href="https://www.linkiesta.it/it/article/2020/02/01/coronavirus-cina-burioni-sars-economia/45276/" target="_blank" rel="noopener nofollow">intervistato</a><a href="https://www.linkiesta.it/it/article/2020/02/01/coronavirus-cina-burioni-sars-economia/45276/" target="_blank" rel="noopener nofollow"> da Linkiesta</a><span class="s6">)</span>. E il 2020 dovrebbe essere l’anno del turismo e della cultura Italia-Cina. Ma anche numerosi altri sono i fattori di interdipendenza delle economie, che vedono ormai nella Cina il polmone manifatturiero globale, con il rischio di ricadute sull’economia mondiale superiori a quelle che colpiranno il singolo Paese.</p><p class="p4"><b>Le epidemie parallele e l’intervento di Facebook.</b> Un contesto così complicato, in cui la comunicazione oggi è in grado di far circolare notizie tramite Internet con diffusione virale, ha posto dunque il mondo intero davanti a <b>due epidemie parallele</b>, entrambe globali e dagli effetti potenzialmente devastanti. Le autorità sanitarie mondiali e quelle dei singoli stati fanno la loro parte. Il versante mediatico, da cui possono derivare danni anche più grandi, <b>sembra aver catalizzato le energie per affrontare finalmente, frontalmente e sotto il profilo globale la questione social network</b>, il tessuto cellulare informatico nel quale la cattiva informazione va a riprodurre lo schema diffusionale della malattia. Ecco un estratto di quanto scrive <span class="s7">Kang-Xing Jin, responsabile del settore Salute di Facebook:</span></p><p class="p4">“<i>(…) Quando un’informazione viene considerata falsa dal network globale di fact-checkers nostri partner, ne limitiamo la diffusione in Facebook e Instagram, mostrando alle persone informazioni accurate provenienti da questi partner. Mandiamo anche notifiche a chi ha già condiviso o sta provando a condividere tali contenuti, per informarli che sono stati oggetto di verifica.</i></p><p class="p4"><i>Cominceremo anche a rimuovere contenuti con rivendicazioni fasulle o teorie cospiratorie che sono state segnalate da primarie organizzazioni mondiali della tutela della salute e dalle autorità sanitarie locali, che potrebbero provocare danno alle persone che vi prestano fede. Stiamo operando così in estensione della nostra politica già esistente di rimuovere contenuti che potrebbero causare danni fisici. Ci concentriamo su annunci configurati per scoraggiare l’applicazione di trattamenti o prendere precauzioni appropriate. Incluse false cure o metodi preventivi<span class="Apple-converted-space"> </span>&#8211; come bere candeggina per curare il coronavirus &#8211; o annunci che provocano confusione sulle risorse sanitarie disponibili. Altrettanto, bloccheremo o limiteremo hashtag adoperati per diffondere mistificazioni informative in Instagram e stiamo procedendo a un’operazione di pulizia per scovare e rimuovere la maggior parte possibile di questi contenuti (…)”.</i></p><p class="p4">La storia recente ha già registrato eventi eclatanti che hanno indotto l’effetto di ripulire il web da fenomeni tossici e odiosi. E’ avvenuto ad esempio, purtroppo drammaticamente, contro il “revenge porn”: <a href="https://napoli.fanpage.it/uccisa-dal-web-la-vera-storia-di-tiziana-cantone-era-una-bambina-in-un-mondo-di-adulti/" target="_blank" rel="noopener nofollow">ricordiamo la vicenda della giovane donna che si tolse la vita</a>, vittima di gogna mediatica a seguito di una inaccettabile violazione della sua privacy in rete<span class="s10">.</span></p><p class="p8">Per far nascere un’azione globale contro le fake news occorreva una grande paura, di dimensioni planetarie, che portasse a elaborare <b>un vaccino </b>capace di intervenire su una comunità gigantesca, di<b> circa 2,5 miliardi di persone</b>, quella degli iscritti di Facebook.</p><p class="p8">E’ presto per dirlo con certezza. Ma <b>potrebbe essere un virus</b> di quelli che colpiscono il corpo umano, stavolta ad aver spinto l’<b>informazione in rete sulla strada verso l’immunità.1</b></p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/sbandi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/esbandi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enrico Sbandi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista professionista, e pioniere dell’informazione istantanea, è ideatore e fondatore nel 1995 della società &#8220;E-press&#8221;, che ha all’attivo la pubblicazione di oltre 2.500 edizioni di giornali in tempo reale.Attualmente è amministratore della e-press, con la quale cura consulenza strategica di comunicazione principalmente per interlocutori dei settori industriali, delle fiere internazionali e nell’ambito della medicina.<br />
Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2020/02/02/coronavirus-un-vaccino-per-linformazione%e2%80%8b/">Coronavirus, un vaccino per l&#8217;informazione​</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Spalmala ancora, Luca</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2019/12/10/spalmala-ancora-luca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 07:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/12/salvini-sardine-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico che mette a confronto Salvini con il Movimento delle Sardine" decoding="async" />Gli addetti ai lavori passeranno oltre sentendo parlare di newsjacking, l’agganciarsi a un protagonista o a un fatto, per approfittare della sua risonanza mediatica. Eppure è importante affrontare la questione, perché c’è ancora una maggioranza pronta a definire “maghi” della politica, “geni” delle strategie mediatiche, “campioni” della conquista degli umori popolari, soggetti che in realtà hanno un’empatia prefabbricata da altri attraverso l’analisi delle tendenze.</p>
<p>Gli addetti ai lavori passeranno oltre sentendo parlare di newsjacking, l’agganciarsi a un protagonista o a un fatto, per approfittare della sua risonanza mediatica. Eppure è importante affrontare la questione, perché c’è ancora una maggioranza pronta a definire “maghi” della politica, “geni” delle strategie mediatiche, “campioni” della conquista degli umori popolari, soggetti che in realtà hanno un’empatia prefabbricata da altri attraverso l’analisi delle tendenze.</p>
<p>Roba delle cronache dei giorni nostri, in cui si procede, e si comunica, per livelli. C’è quello superficiale, una spuma vista dai più e ritenuta dai medesimi esaustiva della realtà. Su quel livello, disgraziatamente, fluttuano informazioni di ogni tipo, per lo più prive di ancoraggio, di sostanza, eppure dotate di velocissima capacità di propagazione e di penetrazione. </p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/12/10/spalmala-ancora-luca/">Spalmala ancora, Luca</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/12/salvini-sardine-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico che mette a confronto Salvini con il Movimento delle Sardine" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="597" class="elementor elementor-597">
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									<p>Gli addetti ai lavori passeranno oltre sentendo parlare di <a href="https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/newsjacking/" target="_blank" rel="noopener nofollow">newsjacking</a>, l&#8217;agganciarsi a un protagonista o a un fatto, per <b>approfittare</b> della sua <b>risonanza mediatica</b>. Eppure è importante affrontare la questione, perché c&#8217;è ancora una maggioranza pronta a definire “<b>maghi</b>” della politica, “<b>geni</b>” delle strategie mediatiche, “<b>campioni</b>” della conquista degli umori popolari, soggetti che in realtà hanno un’<b>empatia prefabbricata da altri </b>attraverso l&#8217;analisi delle tendenze.</p><p>Roba delle cronache dei giorni nostri, in cui si procede, e si comunica, per <b>livelli</b>. C’è quello superficiale, una <b>spuma vista dai più</b> e ritenuta dai medesimi esaustiva della realtà. Su quel livello, disgraziatamente, fluttuano <b>informazioni</b> di ogni tipo, per lo più <b>prive di ancoraggio</b>, di sostanza, eppure dotate di velocissima capacità di propagazione e di penetrazione. Notizie che si ingigantiscono in un pericoloso passa parola e che vengono <b>autovalidate </b>dalla loro stessa<b> rapidità di riproduzione</b>. È la quota a cui viaggiano i social network e gli scafisti che li solcano come un mare di cui scavalcano le onde ed eludono la profondità.</p><p>Il <b>livello sottostante</b> è <b>complesso</b>, meno visibile, ancorato a studi e dati. È evitato dai più, troppo spesso anche dai comunicatori di professione: perché noioso o, peggio, attaccato come strumentale proprio in quanto più <b>difficile</b> da interpretare. L<b>’approfondimento</b> è <b>scomodo</b>, <b>faticoso</b>, <b>impegnativo</b>.</p><p>Più <b>semplice</b> <b>agganciare</b> una <b>tendenza</b>: pochi tasti da pigiare, il video che restituisce un grafico e nome del brand in ascesa. Così una compagnia di pompe funebri lancia messaggi pubblicitari surreali, spesso divertenti, a volte di cattivo gusto. Sul newsjacking è appena scivolato pure un quotidiano sportivo &#8211; e dire che i giornalisti dovrebbero saper maneggiare la materia comunicazione &#8211; giocando con il trend topic “black friday” associato in modo maldestro assai a due assi del pallone, fatalmente di carnagione scura. Vallo a spiegare, poi, che il razzismo non c’entra.</p><p>Poi c’è quel <b>politico</b>, il solito vien da dire, che <b>un anno fa</b>, dicembre 2018, dichiarava <b>amore</b> per la <b>crema alla nocciola</b> intercettando il picco prenatalizio di tendenza all’iperglicemia collettiva e che <b>oggi</b>, persa la poltrona governativa e con popolarità social in flessione, viene <b>teleguidato</b> dal guru di casa a uno spara-spara <b>contro</b> la medesima leccornia spalmabile. Difensore dei patrii confini alla nocciola, baluardo contro i turchi invasori dei nostri barattoli, o più banalmente <b>parassita</b> &#8211; comunicativamente parlando &#8211; del <b>successo</b> che quel <b>brand</b> sta mietendo a mani basse con i suoi <b>introvabili bisquits</b>?</p><p>Ahinoi, la seconda. È la <b>politica del frollino,</b> per tornare a galla e ricacciare le <b>sardine</b> nelle profondità del mare.</p><p>Come scrive <a href="https://mgpf.it/2019/12/06/piantatela-ovvero-di-algoritmi-geni-salvini-e-nutella.html" rel="nofollow noopener" target="_blank">Matteo Flora</a>, uno dei più quotati esperti di web reputation, se siamo <b>costretti</b> a dargli <b>visibilità</b> per <b>raccontare come funziona</b>, la <b>voce</b> <b>che c’è dietro</b> Salvini (quel Luca Morisi che governa “la Bestia”, il sistema che scandaglia le tendenze e inonda la rete di messaggi che si automoltiplicano) ha vinto ancora.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/sbandi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/esbandi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enrico Sbandi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista professionista, e pioniere dell’informazione istantanea, è ideatore e fondatore nel 1995 della società &#8220;E-press&#8221;, che ha all’attivo la pubblicazione di oltre 2.500 edizioni di giornali in tempo reale.Attualmente è amministratore della e-press, con la quale cura consulenza strategica di comunicazione principalmente per interlocutori dei settori industriali, delle fiere internazionali e nell’ambito della medicina.<br />
Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/12/10/spalmala-ancora-luca/">Spalmala ancora, Luca</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>La bolla e &#8220;the Donald&#8221;: quando la Rete si mette a ragionare</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2019/12/03/la-bolla-e-the-donald-quando-la-rete-si-mette-a-ragionare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 11:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/12/mondo-connessioni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Rete di contatti" decoding="async" />Due questioni separate da un oceano, prive di connessioni fra loro eppure legate da una considerazione: il comportamento umano si conferma di ordine superiore e imprevedibile rispetto alle previsioni di condizionamento e contagia anche la rete.</p>
<p>Un lavoro pubblicato di recente da un gruppo di studiosi di cui fa parte Walter Quattrociocchi, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, evidenzia, attraverso l’analisi dei flussi di informazione su Twitter, che il temuto fenomeno delle fake news ha avuto influenza estremamente limitata sulla campagna per le ultime elezioni Europee.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/12/03/la-bolla-e-the-donald-quando-la-rete-si-mette-a-ragionare/">La bolla e &#8220;the Donald&#8221;: quando la Rete si mette a ragionare</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/12/mondo-connessioni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Rete di contatti" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="589" class="elementor elementor-589">
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									<p>Due questioni separate da un oceano, prive di connessioni fra loro eppure legate da una considerazione: il comportamento umano si conferma di ordine superiore e imprevedibile rispetto alle previsioni di condizionamento e contagia anche la rete.</p>
<p>Un lavoro pubblicato di recente da un gruppo di studiosi di cui fa parte <b>Walter Quattrociocchi</b>, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, evidenzia, attraverso l’analisi dei flussi di informazione su <b>Twitter</b>, che il temuto fenomeno delle <b>fake news</b> ha avuto <b>influenza estremamente limitata</b> sulla campagna per le ultime <b>elezioni Europee</b>.</p>
<p>Dall’altro versante dell’Atlantico, il giornalista <b>Charles Davies</b>, bestia nera del presidente <b>Donald Trump</b>, enuncia nel suo libro “<b>Getting Trump: how the media is hurting itself chasing the Donald</b>” la teoria in base alla quale <b>proprio i media</b>, con la loro pervicacia nell’<b>attaccarlo</b> su ogni fronte, <b>hanno creato il fenomeno Trump</b>.</p>
<p>Ecco i particolari. Lo studio “<b>The Limited Reach of Fake News on Twitter during 2019 European Election</b>s”, realizzato dal gruppo formato da <b>Matteo Cinelli</b>, <b>Stefano Cresci</b>, <b>Alessandro Galeazzi</b>, <b>Walter Quattrociocchi</b> e <b>Matteo Tesconi</b>, pubblicato nell’area Computer Science del sito della <b>Cornell University</b> di New York (<a href="https://arxiv.org/pdf/1911.12039.pdf" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui il link alla ricerca completa</a>), mette in evidenza il <b>ruolo assai limitato</b> svolto dai <b>punti di disinformazione</b> in rete operanti attraverso account Twitter.</p>
<p>L’analisi ha preso in esame <b>400.000 tweet</b> pubblicati fra il 23 e il 26 maggio 2019 da <b>863 account</b> con ruoli diversi nella società pubblica, concludendo che <b>non c’è stato</b> nelle ultime elezioni europee quell’<b>impatto</b> provocato dalla diffusione di <b>contenuti disintermediati</b> che era stato ingrandito nel caso della <b>primavera araba</b> o fortemente criticato alla <b>Brexit</b> e alle <b>elezioni americane del 2016</b>.&nbsp;<a href="https://arxiv.org/abs/1911.12039" target="_blank" rel="nofollow noopener">Nell’abstract</a>&nbsp;del lavoro, si legge che non è stata trovata “<b>alcuna prova di una rete organizzata di account</b> volta a diffondere <b>disinformazione</b>. Invece, i punti di disinformazione sono in <b>gran parte ignorati dagli altri attori</b> e quindi svolgono un <b>ruolo periferico</b> nelle <b>discussioni politiche online</b>”.</p>
<p>Prendendo spunto dalla citazione fatta dagli studiosi italiani delle ultime elezioni presidenziali, si arriva degli Usa: dove l’armata dei “twitters”, che hanno rilanciato le comunicazioni del candidato repubblicano, secondo la ricostruzione del giornalista e scrittore Davies, in realtà sono <b>frutto</b> di una <b>reazione determinata dall’ossessione dei media mainstream</b> contro l’avversario di Hillary Clinton.</p>
<p>La campagna elettorale di Trump in un primo momento è stata inquadrata dai media come una missione impossibile, “<b>a joke</b>”, uno scherzo, come sostiene Davies. I media e gli opinion leader aspettavano solo che <b>la sua corsa finisse</b>, ma quando ha poi ottenuto la nomination del partito repubblicano e si è palesato il rischio che il protagonista televisivo de “The Apprentice” potesse davvero farcela, hanno cominciato a <b>caricarlo a testa bassa</b>. Trump ha giocato da maestro le sue carte mediatiche, <b>sfruttando la copertura negativa</b> riservata da giornali e tv ad ogni suo provocatorio e originale tweet, di fatto amplificandone la portata e <b>riempiendo la scena mediatica con la sua presenza</b>. Ed ecco quindi che <b>i media si sono fatti male da soli</b> inseguendo “the Donald”, come recita il titolo del libro (<a href="https://www.goodreads.com/book/show/46211995-getting-trump" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui l’estratto</a>): hanno rivolto ogni loro attenzione all’obiettivo di abbatterlo e, per il candidato repubblicano, <b>nulla è stato meglio di questo assalto</b>.</p>
<p>Queste vicende per noi italiani sono <b>lontane solo in apparenza</b>. Devono far riflettere su due fenomeni, fra loro complementari: <b>la bolla della rete</b> nella quale finiscono per rinchiudersi, rimpallandosela a vicenda, <b>coloro che alimentano una fake news</b>; e l’<b>effetto contrario</b>, come l’eccesso di antibiotici sviluppa la resistenza nei batteri attaccati, che scaturisce dal <b>martellamento</b> dei media contro un determinato soggetto, fino a <b>renderlo protagonista invincibile</b>. In epoca di movimenti che, in casa nostra, nascono <b>contro qualcuno</b> e <b>non</b> per portare avanti <b>un’idea</b>, una <b>riflessione</b> su questi fenomeni ci vuole.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/sbandi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/esbandi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enrico Sbandi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista professionista, e pioniere dell’informazione istantanea, è ideatore e fondatore nel 1995 della società &#8220;E-press&#8221;, che ha all’attivo la pubblicazione di oltre 2.500 edizioni di giornali in tempo reale.Attualmente è amministratore della e-press, con la quale cura consulenza strategica di comunicazione principalmente per interlocutori dei settori industriali, delle fiere internazionali e nell’ambito della medicina.<br />
Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/12/03/la-bolla-e-the-donald-quando-la-rete-si-mette-a-ragionare/">La bolla e &#8220;the Donald&#8221;: quando la Rete si mette a ragionare</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>TikTok bussa al castello di Re Mark</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2019/11/26/tiktok-bussa-al-castello-di-re-mark/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 08:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/social-network-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico Sulla popolarità dei Social Network 2019" decoding="async" />La tecnica ormai è consolidata: dare vita a una piattaforma social dalle caratteristiche accattivanti, farla evolvere in moda, creare un effetto-risucchio dei download e delle iscrizioni, costruirsi un database poderoso e dagli ampi margini d’intervento – garantiti da veloci, troppo veloci, procedure di accettazione della privacy -, quindi alla prima occasione cambiare pelle e innestare una nuova marcia forti dei numeri e delle informazioni messi in cassaforte.<br />
Anni fa, non secoli, era il 2012, debutta Vine: in 6 secondi consentiva di produrre e lanciare video su propria piattaforma che dalla BBC furono definiti “ipnotizzanti”. L’anno dopo viene acquistata da Twitter. Chiude i battenti nel 2017, i suoi utenti  risucchiati nel frattempo da Instagram e Youtube.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/26/tiktok-bussa-al-castello-di-re-mark/">TikTok bussa al castello di Re Mark</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/social-network-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico Sulla popolarità dei Social Network 2019" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="543" class="elementor elementor-543">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-d77c90e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="d77c90e" data-element_type="section">
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									<p>La tecnica ormai è consolidata: dare vita a una piattaforma social dalle <b>caratteristiche accattivanti</b>, farla evolvere in <b>moda</b>, creare un <b>effetto-risucchio</b> dei download e delle iscrizioni, costruirsi un <b>database poderoso</b> e dagli <b>ampi margini d&#8217;intervento</b> &#8211; garantiti da veloci, troppo veloci, procedure di accettazione della privacy -, quindi alla prima occasione <b>cambiare pelle</b> e innestare una nuova marcia forti dei numeri e delle informazioni messi in cassaforte.<br />Anni fa, non secoli, era il 2012, debutta <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vine_(software)" target="_blank" rel="noopener nofollow">Vine</a>: in 6 secondi consentiva di produrre e lanciare video su propria piattaforma che dalla BBC furono definiti “ipnotizzanti”. L&#8217;anno dopo viene acquistata da <b>Twitter</b>. Chiude i battenti nel 2017, i suoi utenti  risucchiati nel frattempo da <b>Instagram </b>e <b>Youtube</b>.<br />Oggi protagonista è <b>TikTok</b>. Soltanto video, da 15 a 60 secondi con effetti speciali in aggiunta. Sono mesi che infila continui numeri da record, da quando la cinese <b>ByteDance</b> l’ha fusa con <b>musical.ly</b> dando vita alla <b>più arrembante piattaforma social del momento</b>: in ottobre è seconda fra le app “non-game” scaricate nel mondo, dietro <b>Whatsapp</b> (66 milioni di installazioni contro 71 milioni), prima sull’<b>AppStore</b> e seconda su <b>GooglePlay</b> (<a href="https://sensortower.com/blog/top-apps-worldwide-october-2019-downloads" target="_blank" rel="noopener nofollow">dati SensorTower</a>). Elettivamente è riservata ai teen ager, ci giocano i ragazzi dai 13 ai 17 anni. Eppure chi scrive si è trovato davanti la proposta di pianificazione su TikTok avanzata da un’agenzia di comunicazione seria, per una startup rivolta al B2B, con l&#8217;obiettivo di fare engagement presso i giovanissimi. La grande nuvola della comunicazione frammenta, disperde e ricompone pubblici e strumenti.<br />Dato da non trascurare: TikTok <b>segna una divaricazione fra lo smartphone e il computer</b>, diversamente dai principali social che sono accessibili anche da postazione fissa, <b>non ha una versione apposita per pc</b>, anche se il problema viene aggirato con un emulatore.<br />Ma sono gli artisti e i politici che “vanno” su TikTok a decretare il successo della piattaforma o viceversa, cercano di affermarsi frequentando il luogo virtuale alla moda?<br />E poi: durerà la corsa alla novità? E quanto? Che riserva di reattività c’è nel pubblico, disposto o meno a cambiare ancora una volta abitudini social, magari annoiato dalle liturgie di ieri? Il nuovo giochino degli effetti video che va oltre le orecchie da coniglio in <b>Snapchat</b>, evolverà prima di stancare?<br /><b>Troppi interrogativi</b>. Non solo retorici.<br />L’<b>evoluzione dei dispositivi</b>, delle reti e, in funzione del mix tecnologico, dell’utenza nelle diverse fasce di età e di abilità, procede tuttora con <b>grandissima rapidità</b>. Una velocità che entusiasma. E sfianca, pure. E siamo solo alla vigilia dell’accelerazione che verrà a determinarsi <b>quando sarà operativo il 5G</b>, capace di garantire quantità e velocità di trasferimento di dati <b>fino a 20 volte superiore</b> all’attuale <b>4G</b>.<br />Allora sarebbe <b>troppo facile</b> bollare TikTok come <b>fenomeno passeggero</b> destinato, come i predecessori, a sgonfiarsi. I numeri del passato inducono a riflettere, il caso Snapchat, la cui escalation pareva inarrestabile e invece è finito cannibalizzato, su tutti. Per TikTok è differente, con download giunti ormai a 1,5 miliardi (<a href="http://www.datamediahub.it/2019/11/18/tiktok-raggiunge-1-5-miliardi-di-downloads/#axzz65W35zfPs" target="_blank" rel="noopener nofollow">come riporta DataMediaHub</a> rielaborando i <a href="https://sensortower.com/blog/tiktok-downloads-1-5-billion" rel="nofollow noopener" target="_blank">dati pubblicati da SensorTower</a>), ma occorre, poi, riportare il tutto ai valori assoluti e, soprattutto agli utenti effettivi. E lì c’è ancora mr. <b>Zuckerberg a dettare legge</b>, con l’impressionante totale di<b> 6.314 milioni di utenti attivi</b>, <a href="https://www.statista.com/statistics/272014/global-social-networks-ranked-by-number-of-users/" target="_blank" rel="noopener nofollow">sommando le piattaforme Facebook, Messenger, Whatsapp e Instagram</a>, che continua a guardare parecchio dall’alto i 500 milioni di TikTok. Almeno, per il momento.</p>								</div>
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Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/26/tiktok-bussa-al-castello-di-re-mark/">TikTok bussa al castello di Re Mark</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Il libro va, con l&#8217;aiutino. Ma in Italia si legge poco</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2019/11/18/il-libro-va-con-laiutino-ma-in-italia-si-legge-poco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2019 16:09:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/BookCity_MediaStudies_dati_stampagray-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico Consumi libri e giornali nelle famiglia dal 1995 al 2018" decoding="async" />Gli italiani leggono poco, la loro propensione di spesa verso i prodotti stampati è in calo, la pubblicità su stampa, di conseguenza continua a perdere terreno rispetto al mercato pubblicitario complessivo. Ma gli incentivi alla lettura stanno funzionando: ne è prova il settore librario, unico che presenta dati in crescita, spinto dal “bonus 18” che per l’80% è stato destinato dai giovani fruitori all’acquisto di volumi in carta, per il quale all’orizzonte c’è l’estensione agli abbonamenti a giornali e riviste.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/18/il-libro-va-con-laiutino-ma-in-italia-si-legge-poco/">Il libro va, con l&#8217;aiutino. Ma in Italia si legge poco</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/BookCity_MediaStudies_dati_stampagray-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico Consumi libri e giornali nelle famiglia dal 1995 al 2018" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="515" class="elementor elementor-515">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-90dad46 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="90dad46" data-element_type="section">
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									<p><strong>Gli italiani leggono poco</strong>, la loro <strong>propensione di spesa</strong> verso i prodotti stampati è<strong> in calo</strong>, la <strong>pubblicità su stampa</strong>, di conseguenza continua a <strong>perdere terreno</strong> rispetto al mercato pubblicitario complessivo. Ma<strong> gli incentivi</strong> alla lettura <strong>stanno funzionando</strong>: ne è prova il settore librario, unico che presenta dati in crescita, spinto dal “bonus 18” che per l’80% è stato destinato dai giovani fruitori all’acquisto di volumi in carta, per il quale all’orizzonte c’è l’estensione agli abbonamenti a giornali e riviste.<br />L’evento “<strong>L’insostituibile autorevolezza del leggere</strong>” promosso in BookCityMilano dalla Federazione della Carta e della Grafica, la scorsa settimana al Castello Sforzesco, ha offerto l’occasione per diffondere i dati del cosiddetto Tavolo della Filiera (<a href="https://beestatic.azureedge.net/cartagrafica/2019/11/Presentazione_per-BookCity-15nov19-DEFINITIVA.pdf" target="_blank" rel="noopener nofollow">qui la presentazione</a>), l’aggregato che mette assieme vari comparti industriali della carta, editoria, stampa e trasformazione.<br />Fra i mezzi, solo i <strong>libri</strong> presentano <strong>saldo positivo</strong> (nella filiera completa la maggiore crescita è raggiunta dalle macchine grafiche e dall’industria cartotecnica trasformatrice). <strong>Quotidiani e periodici espongono segni meno</strong>, sia in fatturato, sia in volumi.<br />Nella filiera completa, che vale <strong>31,4 miliardi</strong> (dati 2018), pari all’<strong>1,8% del Pil</strong>, l’<strong>editoria</strong> nel suo complesso quota <strong>6,19 miliardi</strong>, con i seguenti andamenti di settore: editoria libraria 3,170 miliardi (era a 3,686 nel 2007), editoria quotidiana 1,481 miliardi (3,450 nel 2007), editoria periodica 1,540 (3,578 nel 2007); per questi ultimi due comparti, il fatturato s’intende comprensivo di pubblicità.<br />Nel risultato conseguito dall’editoria libraria nell’ultimo anno vanno computati i circa 172 milioni derivanti dal bonus lettura per i giovani, di cui hanno usufruito lo scorso anno circa 430mila diciottenni, destinandone l’80% nell’acquisto di libri. <a href="https://www.primaonline.it/2019/11/15/297458/bene-i-libri-anche-se-in-italia-si-legge-poco-bookcity-presenta-i-dati-del-comparto-federazione-carta-grafica/" target="_blank" rel="noopener nofollow"> Qui il resoconto pubblicato da Primaonline</a>.<br />La tendenza del fatturato nel <strong>primo semestre 2019</strong> è positiva per i soli<strong> libri (+2,7%)</strong>, mentre accusa ribassi, sempre per il totale vendita+pubblicità, nel settore <strong>quotidiani (-7,5%)</strong> e <strong>periodici (-11,9%)</strong>.</p><p>Per recuperare i segni meno, i rappresentanti del Tavolo della Filiera hanno lanciato la proposta di uno strumento più strutturale, quale la <strong>detrazione dalle imposte</strong> sul reddito delle persone fisiche per il<strong> 19%</strong> di quanto speso nel corso dell’anno per <strong>comprare libri e giornali quotidiani e periodici</strong>. Sul tema, espone criticità Datamediahub che, nel riportare <a href="https://mailchi.mp/1474607d90bc/digital-media-sunday-brunch?e=39bee4c5f3" target="_blank" rel="noopener nofollow">i dati nella sua newsletter settimanale</a>, fa rilevare, come ostacoli che deriverebbero a tale sollecitazione, la mancata informatizzazione delle edicole ed il mai effettivamente realizzato obbligo di tracciabilità di vendite e rese. <br />Da quali fattori sono determinati questi risultati? Secondo le analisi sviluppate dall’Ufficio studi delle Associazioni di filiera, gli andamenti analizzati vanno ricondotti alla <strong>diminuita propensione alla spesa delle famiglie</strong> (-2% tra il 2007 e il 2018 nonostante alcuni graduali recuperi degli ultimi anni dai minimi del 2013-2014) che ha determinato la riduzione di acquisti di prodotti culturali (libri, giornali) per circa il 38% per lo stesso periodo. Incide, poi, la continua <strong>riduzione del numero di lettori</strong>, con la quota di popolazione italiana che legge libri scesa dal 46,8% del 2010 al 42% del 2015 e al 40,6% del 2018 (fonte Istat). A <strong>leggere abitualmente i quotidiani è solo il 30%</strong> della popolazione complessiva (36,6% nel 2014); per i <strong>periodici</strong> tale quota si è ridotta dal 50,5% del 2014 al 44,5% del 2016 e all’<strong>attuale 37,1%</strong> (fonte Audipress). Infine, pesa la caduta della <strong>pubblicità su stampa (-7% nel 2018 sul 2017)</strong>, che non conosce attenuazioni a fronte della sostanziale stazionarietà del mercato pubblicitario complessivo (-0,2%). Il calo si sta aggravando nel 2019: negli 8 mesi la pubblicità su stampa scende del 12,5%, in presenza di una riduzione del mercato complessivo del 5,9% (fonte Nielsen).</p>								</div>
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Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/18/il-libro-va-con-laiutino-ma-in-italia-si-legge-poco/">Il libro va, con l&#8217;aiutino. Ma in Italia si legge poco</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il CEO made in Italy? È poco social</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2019/11/12/il-ceo-made-in-italy-e-poco-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 07:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/Connected_Leadership_Report_2019-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Sono 3 su 20 i CEO italiani di società quotate in Borsa che adoperano attivamente i social network; di questa frazione, poco più della metà, il 53%, sono attivi in Linkedin come canale principale; il 5%, vale a dire una quota marginale, si avvale di Twitter. Ma è il dato riassuntivo a lasciare, probabilmente, più perplessi: 44 (il 21%) su 221 (tale è l’insieme dei CEO verificati) sono presenti con una propria pagina su Wikipedia, 6 su 10 hanno una biografia sul sito della propria azienda. Si parla di top manager, soggetti che dovrebbero avere una cultura e un’inclinazione consolidata verso la comunicazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/12/il-ceo-made-in-italy-e-poco-social/">Il CEO made in Italy? È poco social</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/Connected_Leadership_Report_2019-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="454" class="elementor elementor-454">
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									<p></p>
<p>Sono<strong> 3 su 20 i CEO italiani di società quotate in Borsa che adoperano attivamente i social network</strong>; di questa frazione, poco più della metà, il 53%, sono attivi in <strong>Linkedin come canale principale</strong>; il 5%, vale a dire una quota marginale, si avvale di Twitter. Ma è il <a href="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/Connected-Leadership-_-Italy-_-Comunicato-Stampa.pdf" target="_blank" rel="noopener">dato</a> riassuntivo a lasciare, probabilmente, più perplessi: 44 (il 21%) su 221 (tale è l’insieme dei CEO verificati) sono presenti con una propria pagina su Wikipedia, 6 su 10 hanno una biografia sul sito della propria azienda. Si parla di top manager, soggetti che dovrebbero avere una cultura e un’inclinazione consolidata verso la comunicazione.</p>
<p></p>
<p>I dati sono relativi alla caratterizzazione in area Italia <a href="https://www.brunswickgroup.com/global-views-connected-leadership-expands-with-italian-ceos-i13294/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow" aria-label="(leggi) (apre in una nuova scheda)">(leggi)</a> dei risultati dell’indagine <strong><a href="https://www.brunswickgroup.com/perspectives/connected-leadership/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow" aria-label="Social Media Leadership e Strategie per la Comunicazione Online dei CEO (apre in una nuova scheda)">Connected Leadership</a></strong>, realizzata da<strong> Brunswick Group</strong>, presentato in Italia nel corso dei recenti <strong><a href="https://www.digitalinnovationdays.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow" aria-label="DigitalInnovationDays (apre in una nuova scheda)">DigitalInnovationDays</a></strong> da <strong>Federico Sbandi</strong> (è un omonimo, nessuna parentela con chi scrive, n.d.r.) Executive Digital @Brunswick Group e direttore della <strong>Digital Combat Academy</strong>.</p>
<p></p>
<p>I <strong>CEO italiani sono indietro, ma non tantissimo</strong>: se fosse per le sole iscrizioni, guiderebbero il gruppo, con il 55% che dispone di almeno un profilo social vs. il 48% dei loro colleghi nei Paesi anglosassoni. <strong>È la pigrizia social a sgambettarli</strong>, perché l’attività contagia solo il 15% del totale, che si lascia così quasi doppiare dagli omologhi che parlano lingua inglese, con il 25%.</p>
<p></p>
<p><strong>CEO da evangelizzare</strong>, quindi e buona pace per i giornalisti vecchio stampo, la cui aneddotica abbonda di attese fuori delle stanze dei consigli d’amministrazione per riuscire a sgraffignare qualche anteprima delle decisioni. <strong>I capi d’azienda emuli di Donald Trump</strong>, che <strong>scavalca con un tweet taccuini e microfoni</strong> della stampa nell’annunciare sanzioni planetarie, <strong>non abitano dalle nostre parti</strong>.146</p>
<p></p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/sbandi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/esbandi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enrico Sbandi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista professionista, e pioniere dell’informazione istantanea, è ideatore e fondatore nel 1995 della società &#8220;E-press&#8221;, che ha all’attivo la pubblicazione di oltre 2.500 edizioni di giornali in tempo reale.Attualmente è amministratore della e-press, con la quale cura consulenza strategica di comunicazione principalmente per interlocutori dei settori industriali, delle fiere internazionali e nell’ambito della medicina.<br />
Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/12/il-ceo-made-in-italy-e-poco-social/">Il CEO made in Italy? È poco social</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Studiare e comunicare</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2019/11/05/studiareecomunicare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Sbandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 07:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/gabbianigray-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Gabbiano che volano disegno in bianco e nero" decoding="async" />Sorvolare con passaggio radente il mondo dei media senza mai perdere d’occhio l’orizzonte è un esercizio ambizioso, certamente utile, complesso almeno quanto la stessa complessità che si propone di risolvere.</p>
<p>Media Studies è nata per riuscire in questo intento, finalizzandolo al confronto, all’analisi e alla successiva divulgazione. Attraversiamo una fase storica in cui le tecnologie di comunicazione evolvono con rapidità tale da riverberarsi come onde d’urto nel sociale. Un divenire spesso così veloce da far sì che la diffusione della notizia sopravanzi quella della conoscenza, che va nel frattempo a conquistare un valore fondamentale, probabilmente mai prima così rilevante.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/05/studiareecomunicare/">Studiare e comunicare</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/11/gabbianigray-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Gabbiano che volano disegno in bianco e nero" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="381" class="elementor elementor-381">
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<p>Sorvolare con passaggio radente il mondo dei media senza mai perdere d’occhio l’orizzonte è un esercizio ambizioso, certamente utile, complesso almeno quanto la stessa <strong>complessità</strong> che si propone di risolvere.</p>

<p><strong>Media Studies</strong> è nata per riuscire in questo intento, finalizzandolo al <strong>confronto</strong>, all’<strong>analisi</strong> e alla successiva <strong>divulgazione</strong>. Attraversiamo una fase storica in cui le <strong>tecnologie di comunicazione</strong> evolvono con rapidità tale da riverberarsi come onde d&#8217;urto nel sociale. Un divenire spesso così veloce da far sì che la diffusione della <strong>notizia</strong> sopravanzi quella della <strong>conoscenza</strong>, che va nel frattempo a conquistare un valore fondamentale, probabilmente mai prima così rilevante.</p>

<p>In questo scenario, la <strong>cultura della comunicazione</strong>, delle sue metriche e delle insidie nascoste in un suo uso strumentale, rappresenta il rimedio ad ogni approssimativa semplificazione, al totalitarismo mediatico costruito a colpi di slogan, al facile incanalamento delle coscienze ottenuto facendo leva sulle pulsioni epidermiche.</p>

<p>Per queste ragioni <strong>inauguriamo uno spazio</strong> che, in linea con la filosofia e gli obiettivi di Media Studies, ospiterà approfondimenti e riflessioni. Lavoreremo per produrre e diffondere cultura della comunicazione, per cercare soluzioni lineari e ragionate a problemi complessi. Impegnandoci per trasformare la certezza in curiosità, le risposte in nuove domande, la messa a fuoco del presente nell’apertura di interrogativi verso quanto deve ancora succedere.</p>

<p>Compito appassionante, non facile, da portare avanti spinti dalla forza del dubbio e dall&#8217;impegno dell&#8217;umiltà.</p>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/sbandi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/esbandi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enrico Sbandi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista professionista, e pioniere dell’informazione istantanea, è ideatore e fondatore nel 1995 della società &#8220;E-press&#8221;, che ha all’attivo la pubblicazione di oltre 2.500 edizioni di giornali in tempo reale.Attualmente è amministratore della e-press, con la quale cura consulenza strategica di comunicazione principalmente per interlocutori dei settori industriali, delle fiere internazionali e nell’ambito della medicina.<br />
Collabora alle pubblicazioni del gruppo Class e di Rcs quotidiani.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2019/11/05/studiareecomunicare/">Studiare e comunicare</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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