Spalmala ancora, Luca

Gli addetti ai lavori passeranno oltre sentendo parlare di newsjacking, l’agganciarsi a un protagonista o a un fatto, per approfittare della sua risonanza mediatica. Eppure è importante affrontare la questione, perché c’è ancora una maggioranza pronta a definire “maghi” della politica, “geni” delle strategie mediatiche, “campioni” della conquista degli umori popolari, soggetti che in realtà hanno un’empatia prefabbricata da altri attraverso l’analisi delle tendenze.

Roba delle cronache dei giorni nostri, in cui si procede, e si comunica, per livelli. C’è quello superficiale, una spuma vista dai più e ritenuta dai medesimi esaustiva della realtà. Su quel livello, disgraziatamente, fluttuano informazioni di ogni tipo, per lo più prive di ancoraggio, di sostanza, eppure dotate di velocissima capacità di propagazione e di penetrazione. Notizie che si ingigantiscono in un pericoloso passa parola e che vengono autovalidate dalla loro stessa rapidità di riproduzione. È la quota a cui viaggiano i social network e gli scafisti che li solcano come un mare di cui scavalcano le onde ed eludono la profondità.

Il livello sottostante è complesso, meno visibile, ancorato a studi e dati. È evitato dai più, troppo spesso anche dai comunicatori di professione: perché noioso o, peggio, attaccato come strumentale proprio in quanto più difficile da interpretare. L’approfondimento è scomodo, faticoso, impegnativo.

Più semplice agganciare una tendenza: pochi tasti da pigiare, il video che restituisce un grafico e nome del brand in ascesa. Così una compagnia di pompe funebri lancia messaggi pubblicitari surreali, spesso divertenti, a volte di cattivo gusto. Sul newsjacking è appena scivolato pure un quotidiano sportivo – e dire che i giornalisti dovrebbero saper maneggiare la materia comunicazione – giocando con il trend topic “black friday” associato in modo maldestro assai a due assi del pallone, fatalmente di carnagione scura. Vallo a spiegare, poi, che il razzismo non c’entra.

Poi c’è quel politico, il solito vien da dire, che un anno fa, dicembre 2018, dichiarava amore per la crema alla nocciola intercettando il picco prenatalizio di tendenza all’iperglicemia collettiva e che oggi, persa la poltrona governativa e con popolarità social in flessione, viene teleguidato dal guru di casa a uno spara-spara contro la medesima leccornia spalmabile. Difensore dei patrii confini alla nocciola, baluardo contro i turchi invasori dei nostri barattoli, o più banalmente parassita – comunicativamente parlando – del successo che quel brand sta mietendo a mani basse con i suoi introvabili bisquits?

Ahinoi, la seconda. È la politica del frollino, per tornare a galla e ricacciare le sardine nelle profondità del mare.

Come scrive Matteo Flora, uno dei più quotati esperti di web reputation, se siamo costretti a dargli visibilità per raccontare come funziona, la voce che c’è dietro Salvini (quel Luca Morisi che governa “la Bestia”, il sistema che scandaglia le tendenze e inonda la rete di messaggi che si automoltiplicano) ha vinto ancora.