TikTok bussa al castello di Re Mark

La tecnica ormai è consolidata: dare vita a una piattaforma social dalle caratteristiche accattivanti, farla evolvere in moda, creare un effetto-risucchio dei download e delle iscrizioni, costruirsi un database poderoso e dagli ampi margini d’intervento – garantiti da veloci, troppo veloci, procedure di accettazione della privacy -, quindi alla prima occasione cambiare pelle e innestare una nuova marcia forti dei numeri e delle informazioni messi in cassaforte.
Anni fa, non secoli, era il 2012, debutta Vine: in 6 secondi consentiva di produrre e lanciare video su propria piattaforma che dalla BBC furono definiti “ipnotizzanti”. L’anno dopo viene acquistata da Twitter. Chiude i battenti nel 2017, i suoi utenti  risucchiati nel frattempo da Instagram e Youtube.
Oggi protagonista è TikTok. Soltanto video, da 15 a 60 secondi con effetti speciali in aggiunta. Sono mesi che infila continui numeri da record, da quando la cinese ByteDance l’ha fusa con musical.ly dando vita alla più arrembante piattaforma social del momento: in ottobre è seconda fra le app “non-game” scaricate nel mondo, dietro Whatsapp (66 milioni di installazioni contro 71 milioni), prima sull’AppStore e seconda su GooglePlay (dati SensorTower). Elettivamente è riservata ai teen ager, ci giocano i ragazzi dai 13 ai 17 anni. Eppure chi scrive si è trovato davanti la proposta di pianificazione su TikTok avanzata da un’agenzia di comunicazione seria, per una startup rivolta al B2B, con l’obiettivo di fare engagement presso i giovanissimi. La grande nuvola della comunicazione frammenta, disperde e ricompone pubblici e strumenti.
Dato da non trascurare: TikTok segna una divaricazione fra lo smartphone e il computer, diversamente dai principali social che sono accessibili anche da postazione fissa, non ha una versione apposita per pc, anche se il problema viene aggirato con un emulatore.
Ma sono gli artisti e i politici che “vanno” su TikTok a decretare il successo della piattaforma o viceversa, cercano di affermarsi frequentando il luogo virtuale alla moda?
E poi: durerà la corsa alla novità? E quanto? Che riserva di reattività c’è nel pubblico, disposto o meno a cambiare ancora una volta abitudini social, magari annoiato dalle liturgie di ieri? Il nuovo giochino degli effetti video che va oltre le orecchie da coniglio in Snapchat, evolverà prima di stancare?
Troppi interrogativi. Non solo retorici.
L’evoluzione dei dispositivi, delle reti e, in funzione del mix tecnologico, dell’utenza nelle diverse fasce di età e di abilità, procede tuttora con grandissima rapidità. Una velocità che entusiasma. E sfianca, pure. E siamo solo alla vigilia dell’accelerazione che verrà a determinarsi quando sarà operativo il 5G, capace di garantire quantità e velocità di trasferimento di dati fino a 20 volte superiore all’attuale 4G.
Allora sarebbe troppo facile bollare TikTok come fenomeno passeggero destinato, come i predecessori, a sgonfiarsi. I numeri del passato inducono a riflettere, il caso Snapchat, la cui escalation pareva inarrestabile e invece è finito cannibalizzato, su tutti. Per TikTok è differente, con download giunti ormai a 1,5 miliardi (come riporta DataMediaHub rielaborando i dati pubblicati da SensorTower), ma occorre, poi, riportare il tutto ai valori assoluti e, soprattutto agli utenti effettivi. E lì c’è ancora mr. Zuckerberg a dettare legge, con l’impressionante totale di 6.314 milioni di utenti attivisommando le piattaforme Facebook, Messenger, Whatsapp e Instagram, che continua a guardare parecchio dall’alto i 500 milioni di TikTok. Almeno, per il momento.