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	<title>Blog &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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	<description>Ente non profit per lo studio e la ricerca sui media</description>
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	<title>Blog &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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		<title>Giornalismo e IA: la sfida della complessità</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2024/09/27/la-sfida-della-complessita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 10:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2024/09/giornalismoia-la-sfida-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Come scriveva Domenico De Masi nel suo libro La felicità negata, riprendendo il concetto di Edgar Morin sulla "sfida della complessità”, il progresso della conoscenza – sia scientifica che umanistica – non è un percorso lineare e ordinato verso una sempre maggiore chiarezza.</p>
<p>È palese che la sfida della complessità sia necessariamente applicabile al processo che è in corso in questo momento nel mondo dell’informazione con l’avvento dell’Intelligenza artificiale. Un processo al quale si tenta di dare risposte semplici, individuare formule risolutive che possano salvaguardare il giornalismo, il suo business e l’informazione giornalistica più in generale.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2024/09/27/la-sfida-della-complessita/">Giornalismo e IA: la sfida della complessità</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2024/09/giornalismoia-la-sfida-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4193" class="elementor elementor-4193">
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									<p><em>Il testo che segue è stato oggetto della mia relazione  nel corso del convegno presso l&#8217;Università LUMSA a Roma,  in occasione del premio giornalistico &#8220;Alessandra Bisceglia&#8221;, sul  tema del giornalismo e intelligenza artificiale.</em></p>								</div>
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									<p>Come scriveva Domenico De Masi nel suo libro La felicità negata, riprendendo il concetto di Edgar Morin sulla &#8220;sfida della complessità”, il progresso della conoscenza – sia scientifica che umanistica – non è un percorso lineare e ordinato verso una sempre maggiore chiarezza.</p>
<p>È palese che la sfida della complessità sia necessariamente applicabile al processo che è in corso in questo momento nel mondo dell’informazione con l’avvento dell’Intelligenza artificiale. Un processo al quale si tenta di dare risposte semplici, individuare formule risolutive che possano salvaguardare il giornalismo, il suo business e l’informazione giornalistica più in generale. </p>
<p>Purtroppo, non funziona così. </p>
<p>Questo processo si sviluppa su molti piani, economico, giuridico, sociale, tecnologico, perché il percorso su cui ci stiamo avviando (siamo in realtà da tempo in cammino) è rivoluzionario, un “game changer” o, come dicono i sociologi, “un cambio di paradigma”.</p>
<p>Ci sono aspetti che sono potenzialmente positivi nell’uso di queste tecnologie per le redazioni, ma parallelamente i rischi sono rilevanti.</p>
<p>Parto da un esempio concreto.</p>
<p>In quest’ultimo anno gli editori di tutto il mondo hanno stipulato accordi con le aziende di Intelligenza Artificiale, per consentire loro di addestrare i propri modelli su informazioni aggiornate, affidabili e verificate. Condé Nast, the Financial Times, the Associated Press, The Atlantic, Axel Springer, il Corriere della Sera, sono solo alcune di queste testate ed editori che hanno stipulato questi accordi.<br />In cambio agli editori verranno fornite tecnologie di IA, aggiornamento professionale e qualcosa che è stata ritenuta fondamentale: la citazione delle fonti nelle risposte dei BOT delle IA. In questo modo si spera di ottenere un effetto “motore di ricerca” per il quale i bot IA possano trasferire traffico alle pagine dei siti delle testate, dove queste raccolgono i dati dei propri lettori e fanno la pubblicità.</p>
<p>Ed è già qui che si manifesta la complessità: gli editori corrono per arrivare primi in questa competizione tecnologica e per partecipare alla corsa cedono l’unico oggetto di valore che hanno: le informazioni che producono.</p>
<p>Valore, intendiamoci, non nel senso del valore economico di una notizia che da tempo ormai, nell’epoca della copia immediata ed indefinita del digitale, sono delle commodities. Ma è il valore del brand che le produce che conta e che viene ceduto, l’affidabilità e la qualità delle notizie. Valore che gli editori pensano di poter recuperare attraverso i link.</p>
<p>Quindi, nel momento storico in cui la quantità dei lettori e del testo letto è esponenzialmente diminuita, si presuppone che un lettore, dopo aver avuto una risposta esaustiva da un chatbot decida anche di visitare la fonte.</p>
<p>Siamo sicuri che funzionerà proprio così?</p>
<p>Questa corsa frenetica, forse “affrettata” è il termine più corretto, riporta alla mente di chi l’ha vissuta, una analoga competizione, oltre una decina di anni fa, che indusse gli editori ad investire ingenti risorse nella visibilità sui social network, allora principalmente Facebook e Twitter.</p>								</div>
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									<p></p>
<p>Si aprì quindi un ampio dibattito sul tema, tra esperti di giornalismo, giornalisti, accademici, un po’ come adesso con l’intelligenza artificiale. Ricordo in particolare quando, ad ottobre del 2014, lo scomparso David Carr sul New York Times, stigmatizzò la questione, scrivendo:</p>
<p>“<em>Per gli editori, Facebook è un po&#8217; come quel grosso cane che galoppa verso di te nel parco. Il più delle volte, è difficile capire se vuole giocare con te o divorarti</em>”<br /><br />Non ci si era resi conto che in quel modo si cedeva a Zuckerberg ed affini molto più di un link ai propri articoli, si cedeva la gestione della propria immagine, della propria reputazione, dei propri lettori, della propria qualità. <br />Fino a quando questo è servito alle piattaforme.</p>
<p>Sono ormai due anni che il traffico di ritorno dai social (cosiddetto “referral”) verso le testate è crollato in alcuni casi del 90%.</p>
<p>Potremmo quindi dire che il grosso cane, dopo aver giocato, le ha anche divorate.</p>
<p>Oggi le bacheche dei social sono popolate da reel, storie e post di creators che, a loro volta, si affannano a crearsi spazi in quei luoghi.</p>
<p>Domani (domani.. forse oggi) i social network saranno popolati di notizie ed immagini create sinteticamente. Anzi è notizia di questi giorni che è nato un nuovo social, “Social AI”, dove è possibile registrarsi scegliendo la tipologia dei contatti con cui si vuole interagire: amichevoli, critici, colti.</p>
<p>Peccato che tutti i contatti siano dei bot, migliaia di bot, in grado di rispondere e conversare nelle modalità prescelte.</p>
<p>Un vero capolavoro dell’onanismo e dell’asocialità.</p>
<p>E d’altra parte, la complessità di questo rapporto tra l’Intelligenza artificiale e gli editori si palesa nel fatto che altri attori non hanno stipulato accordi di quel tipo ed uno di questi si chiama <em>The New York Times.</em></p>
<p>Poi c’è la complessità nel comprendere dove va a finire il diritto d’autore che riguarda evidentemente anche l’informazione giornalistica.</p>
<p>Mark A. Lemley, professore di diritto presso la Stanford Law School, in un documento dello scorso giugno pubblicato sulla <em>Science and Technology Law Review</em>, afferma che, mentre molti casi di copyright legati all’IA sono già sotto esame nei tribunali ovvero la questione dell’uso equo di dati di addestramento come nel procedimento <em>The New York Times</em> vs OpenAI, queste questioni non rappresentano il vero impatto che la tecnologia IA avrà sulle leggi esistenti.</p>
<p>Il cambiamento della dottrina sarà necessario in seguito alla trasformazione della creatività stessa. Storicamente, il diritto d’autore è servito a proteggere coloro che creano opere originali.</p>
<p>Tuttavia, con l’avvento dell’IA, la creazione si sposta da un’opera fisica o concettuale a un processo di “domanda” o “prompt”, dove l’utente fornisce input o istruzioni che l’IA trasforma in contenuti.</p>
<p>Questa nuova dinamica pone un’enorme pressione sulle dottrine fondamentali del diritto d’autore: per Lemley il ruolo tradizionale del diritto d’autore, ovvero premiare la creatività dell’autore, sarà drasticamente ridotto, poiché l’IA svolge il grosso del lavoro creativo.</p>
<p>Quindi abbiamo già visto due tipologie di complessità; una riguarda l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul business model del giornalismo, l’altra il diritto d’autore.</p>
<p>La questione potrebbe essere molto più ampia perché ci sono problemi di autorialità, di norme giuridiche che non riescono ad avere efficacia sovranazionale, a causa delle differenze culturali, politiche e dei diversi interessi economici che esistono nel mondo e che inevitabilmente si riflettono anche in questo campo.</p>
<p>Molto diverso per obiettivi e scenari il nuovo regolamento AI Act dell’Ue rispetto ai sistemi normativi presenti in altri continenti, Cina e Stati Uniti ad esempio.<br />Quindi? Quindi come dicevo all’inizio non esiste una soluzione “ex-ante”, semplice o definitiva.</p>
<p></p>								</div>
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									<p></p>
<p>Come tutti i processi di trasformazione, rivoluzionari come questo, è necessario un tempo utile per la comprensione e la metabolizzazione dei cambiamenti.</p>
<p>L’intelligenza artificiale è una rivoluzione già da tempo presente in tutte le nostre attività, nei nostri smartphone, nei programmi di traduzione e trascrizione, già da tempo nel giornalismo e nelle redazioni italiane.</p>
<p>Diciamo la verità: non è l’automazione che ci preoccupa, che ci spaventa!</p>
<p>È più profondamente la fantasia (o ipotesi plausibile) della sostituzione del pensiero umano con un algoritmo.</p>
<p>L’ipotesi di divenire superflui, soverchi, ridondanti. Legittima come ogni paura ma da sola non serve.</p>
<p>È la stessa paura che gli editori hanno avuto quando Internet ha effettuato la prima rivoluzione digitale, perdendo essi stessi l’occasione di divenire centrali nell’evoluzione dell’ecosistema informativo.</p>
<p>Nelle redazioni, anche in quelle italiane, al web veniva messo chi era considerato meno bravo o inviso al direttore. La carta era il must. Poi, quando ci si è resi conto che tutto era cambiato è iniziata una affannosa e tardiva rincorsa all’online, perdente perché nel frattempo i luoghi della discussione, una volta davanti a un giornale, erano stati occupati dalle multinazionali social.</p>
<p>Possiamo imparare qualcosa da questa lezione? </p>
<p>Forse si, partendo innanzitutto dal guardare al futuro ed all’innovazione con attenzione, anche un pizzico di diffidenza, come quella che si può avere mettendosi al volante di una potente automobile mai guidata prima.</p>
<p>Bisogna conoscerla, imparare ad utilizzarla, fare molti tentativi e capirne i punti di forza e di utilità, come pure le vulnerabilità e i pericoli.</p>
<p><strong>Qual è la differenza tra un articolo scritto da un giornalista e quello scritto da ChatGPT?</strong></p>
<p>È la stessa differenza che esiste tra l’intelligenza umana e quella definita artificiale.</p>
<p></p>								</div>
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									<p>Roger Penrose, matematico e premio Nobel per la fisica, ritiene che, nell’intelligenza, vi sono in gioco tanto la coscienza quanto ciò che la comprensione cosciente dei significati può fare per noi. Queste parole si implicano a vicenda: l’intelligenza richiede comprensione. E la comprensione richiede consapevolezza.</p>
<p>Questo ci porta a dire che un dispositivo, per essere definito “intelligente”, dovrebbe essere capace di comprensione. Ma se anche ammettessimo la comprensione, questo dispositivo, per essere definito “intelligente”, dovrebbe essere dotato di consapevolezza. </p>
<p>E nei sistemi di IA, la comprensione e la consapevolezza è nei programmatori e progettisti che creano i Large Language Models, i modelli alla base di questi sistemi, non nel modello o nell’hardware.</p>
<p>Almeno fino ad ora.</p>
<p>E tornando alla domanda, fatta questa premessa, la risposta è che l’articolo scritto da un giornalista è stato creato con una comprensione cosciente e consapevole, quello scritto da una IA è basato sul sistema di algoritmi del suo modello.</p>
<p>E questa differenza è evidente nella personalizzazione che il giornalista fa nella descrizione del “fatto”, nel suo particolare e specifico punto di vista, mentre l’IA risponde sulla base del suo modello e dei dati con cui è stato addestrato.</p>
<p>Ed il carattere e l’angolazione della descrizione, contenuti in quell’articolo, nascono dal sistema cognitivo del giornalista, dalle sue convinzioni, dalla sua comprensione consapevole della realtà, dalla sua visione del mondo. </p>
<p><strong>E, non dimentichiamolo, dalla ricerca della verità dei fatti.</strong></p>
<p>Per questo motivo, l’unica possibilità di sopravvivenza per il giornalismo ed i giornalisti sarà la loro capacità di comprensione consapevole della realtà.</p>
<p>Quindi, per i giornalisti che intendono attraversare questo ulteriore processo di cambiamento, non c’è altra possibilità che acquisire le competenze per poter utilizzare questi sistemi con consapevolezza e comprensione, liberandosi di tutte quelle attività che possono essere svolte da sistemi sintetici: traduzioni, trascrizioni, montaggi al volo, bollettini, raccolte di dati.<br />Il giornalista che sarà in grado di affrancare la sua professione giornalistica dai vincoli delle routine e della ripetitività avrà il tempo reale dell’analisi, dello studio, della ricerca, dell’inchiesta, della scrittura.</p>
<p>Sono molti ormai i casi di inchieste giornalistiche che sono state portate avanti grazie all’intelligenza artificiale, alla sua capacità di analizzare enormi quantità di dati, di ritrovare in essi schemi e ripetizioni che consentono di formulare le ipotesi da verificare.</p>
<p>Non ultime quest’anno due inchieste che hanno utilizzato il supporto del’IA hanno vinto premi Pulitzer, una di queste proprio dal The New York Times.</p>
<p>Non c’è quindi altra possibilità che accettare il cambiamento dotandosi delle competenze e degli strumenti per comprenderlo e farne parte.</p>
<p>La tecnologia e l’evoluzione non si possono arrestare. </p>
<p>Se, al contrario, editori e giornalisti decidessero di delegare la loro funzione di comprensione consapevole della realtà a questi sistemi allora i nuovi editori e giornalisti saranno le aziende dell’IA.</p>								</div>
				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2024/09/27/la-sfida-della-complessita/">Giornalismo e IA: la sfida della complessità</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<item>
		<title>Le norme europee per l&#8217;AI nello scenario globale</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/10/20/le-norme-europee-per-lai-nello-scenario-globale/</link>
					<comments>https://www.mstudies.it/2023/10/20/le-norme-europee-per-lai-nello-scenario-globale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matilde Pavese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/10/AI-world-map-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro? In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer, ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/10/20/le-norme-europee-per-lai-nello-scenario-globale/">Le norme europee per l&#8217;AI nello scenario globale</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/10/AI-world-map-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3977" class="elementor elementor-3977">
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Cos’è l’AI ACT?</span></h4>
<p>L’AI ACT è un regolamento europeo che punta a normare il campo dell’intelligenza artificiale, non solo dei sistemi di <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/neo-intelligenza-artificiale-generativa_%28Neologismi%29/" rel="nofollow noopener" target="_blank">tipo generativo</a> ma anche dei <a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/verso-lai-act-i-nodi-da-sciogliere-nel-trilogue/" rel="nofollow noopener" target="_blank">foundation models</a>, ovvero i modelli di base di questi sistemi.</p>
<p><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52021PC0206" rel="nofollow noopener" target="_blank">La proposta di legge</a> di questo regolamento è stata approvata dal Parlamento europeo il 4 giugno 2023, con la rilevante maggioranza di 499 voti favorevoli contro i 28 contrari e 93 astenuti e la sua entrata in vigore è prevista tra il 2024 e il 2025. La maggioranza ottenuta in Parlamento ha aperto la strada per il <em>trilogue</em>, ed è stato uno degli ultimi step di votazioni che si sono tenute nelle singole istituzioni europee regolarmente.</p>
<p>Il regolamento dovrà quindi seguire il consueto iter di triangolazione (trilogue) con le altre istituzioni europee, il <a href="https://european-union.europa.eu/institutions-law-budget/institutions-and-bodies/search-all-eu-institutions-and-bodies/european-council_it" rel="nofollow noopener" target="_blank">Consiglio</a>, la <a href="https://european-union.europa.eu/institutions-law-budget/institutions-and-bodies/search-all-eu-institutions-and-bodies/european-commission_it" rel="nofollow noopener" target="_blank">Commissione</a> e il <a href="https://european-union.europa.eu/institutions-law-budget/institutions-and-bodies/search-all-eu-institutions-and-bodies/european-parliament_it" rel="nofollow noopener" target="_blank">Parlamento</a> dell’Unione: per l’entrata in vigore, infatti, è necessaria una negoziazione tra le tre istituzioni europee per ottenere una versione finale e completa del testo normativo. Inoltre, la regolamentazione dovrà superare eventuali opposizioni e pareri sfavorevoli di alcuni stati, come la Germania e la Francia, i quali sostengono che con l’approvazione di una norma che regola uniformemente i sistemi di IA, si vada ad annullare la competitività dell’industria europea, mentre l’obiettivo dell’UE è quello di salvaguardare il mercato unico, eliminando la concorrenza interna e facendo dei sistemi di IA un’opportunità per l’economia europea, per fare dell’Europa un leader globale nel campo delle normative tecnologiche.</p>								</div>
				</div>
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									<p></p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Gli obiettivi dell&#8217;AI ACT</span></h4>
<p>Tra gli obiettivi del Regolamento vi è quello di garantire sistemi più sicuri e trasparenti per gli individui, le aziende e per la società. Tra l’altro, all’interno dello stesso AI ACT, sono contenute procedure ed indicazioni per la sua applicazione da parte delle aziende produttrici di questi sistemi.</p>
<p></p>								</div>
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									<p></p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Cosa prevede l&#8217;AI ACT?</span></h4>
<p>L’AI ACT prevede una categorizzazione di tutti i sistemi di Intelligenza Artificiale in base al <a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/approccio-basato-sul-rischio-come-e-applicato-nelle-normative-ue-sul-digitale/" rel="nofollow noopener" target="_blank">risk-based approach</a>, un approccio che valuta il concreto rischio delle attività collegate all’utilizzo di tali sistemi.</p>
<p>Secondo questo modello, i sistemi di AI sono classificati in quattro categorie di rischio:</p>
<ul>
<li>Rischio inaccettabile;</li>
<li>Rischio elevato;</li>
<li>Rischio limitato;</li>
<li>Rischio minimo o nullo.</li>
</ul>
<p>Tale categorizzazione è ben definita all’interno del regolamento e non è suscettibile di valutazione da parte degli utenti.</p>
<p>I sistemi di Intelligenza Artificiale che potrebbero compromettere la personalità di individui o potrebbero manipolare gruppi di individui vulnerabili, sono definiti a <strong>rischio inaccettabile</strong> e sono vietati dall’Unione Europea. Tra questi rientrano, ad esempio, sistemi di intelligenza artificiale che permettono di definire un sistema di categorizzazione sociale da parte dei governi: il <a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/il-social-credit-system-cinese-un-esempio-di-big-data-al-servizio-del-potere/" rel="nofollow noopener" target="_blank">social scoring</a>. Attraverso questo sistema, gli individui sono controllati e valutati in base alle loro azioni, il che può influire sulla personalità, che potrebbe essere fortemente condizionata dalla necessità di acquisire più punti sociali.</p>
<p>Alcune eccezioni potrebbero essere ammesse: per esempio, i sistemi di identificazione biometrica a distanza potrebbero essere consentiti per perseguire reati gravi e solo con l’autorizzazione del tribunale.</p>
<p>Ad <a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/intelligenza-artificiale-ad-alto-rischio-ambiti-e-aspetti-su-cui-vigilare/" rel="nofollow noopener" target="_blank"><strong>alto rischio</strong></a> invece sono considerati tutti i sistemi di intelligenza artificiale che possono minacciare la sicurezza degli individui o violarne i diritti fondamentali.  In questi rientrano tutti i sistemi di AI utilizzati nel campo delle infrastrutture che possono costituire un rischio per l’ambiente e di conseguenza creare situazioni di pericolo per gli individui.  Da regolamento, per questa categoria di sistemi di AI è prevista la sospensione temporanea dal mercato, la modifica e la verifica di conformità dei prodotti alla legge e successivamente la reintegrazione sul mercato. In questa categoria rientrano Sistemi di AI utilizzati: in campo sanitario, come robot che assistono determinate prestazioni; in procedure di assunzione, i software di selezione dei curriculum vitae; nell’ambito della gestione delle migrazioni e dell’asilo, i sistemi di AI che vengono utilizzati per verificare l’autenticità dei documenti.</p>
<p>È consentito il libero utilizzo dei sistemi di AI definiti a <strong>rischio limitato o a rischio minimo o nullo</strong>.</p>
<p>Sono considerati a rischio limitato o a rischio minimo o nullo i sistemi di AI generativa, come chat GPT, Bard che presuppongono un input umano per generare contenuti di qualsiasi tipo ma che non possono mettere a rischio la vita degli individui o violare diritti fondamentali; il rischio più alto nel loro utilizzo è la generazione di contenuti non veritieri e per questo oggetto di altre valutazioni di tipo giuridico da parte di altre autorità come quelle per la tutela dei dati personali.</p>
<p>Il regolamento, inoltre, vieta l’utilizzo di <a href="https://www.agendadigitale.eu/documenti/giustizia-digitale/biometria-nelle-indagini-come-si-usa-e-il-ruolo-dellintelligenza-artificiale/" rel="nofollow noopener" target="_blank">analisi biometriche</a> in contesti educativi e lavorativi. Tale utilizzo, infatti, vìola i diritti fondamentali dell’individuo poiché identifica persone sulla base di una o più caratteristiche fisiologiche e comportamentali, confrontandole con dati precedentemente acquisiti e presenti nel database del sistema tramite degli algoritmi e rilevati tramite dei sensori di acquisizione dei dati in input.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Le indicazioni per le aziende</span></h4>
<p>L’AI ACT oltre a regolamentare, dà delle direttive anche alle imprese produttrici di questi sistemi. Queste ultime dovranno attenersi a determinate regole:</p>
<ul>
<li>i loro sistemi dovranno essere sicuri, questo presuppone una documentazione tecnica sempre disponibile.</li>
<li>I prodotti dovranno essere valutati secondo i parametri previsti dal regolamento ed avere un <a href="https://europa.eu/youreurope/business/product-requirements/labels-markings/ce-marking/index_it.htm#:~:text=Il%20marchio%20CE%20attesta%20che,all&#039;interno%20dell&#039;UE." rel="nofollow noopener" target="_blank">bollino CE</a> di conformità; successivamente i prodotti saranno monitorati nel post-vendita per individuarne eventuali criticità.</li>
<li>Le aziende dovranno conservare e rendere facilmente accessibile tutta la documentazione prodotta per le valutazioni di conformità alle autorità nazionali che saranno incaricate delle attività di vigilanza.</li>
<li>I sistemi dovranno essere sottoposti a una supervisione umana, per non essere vittime del <a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/web-scraping-cose-perche-si-usa-e-come-difendersi-da-intrusioni-indesiderate/" rel="nofollow noopener" target="_blank">web scraping</a>, una tecnica di profilazione dei dati di cui molto spesso l’AI ne fa uso per raccogliere informazioni dal web. A tal proposito la norma prevede che l’azienda dovrà fornire una sintesi pubblica di questi dati e specificare la natura dei dati prodotti.</li>
</ul>
<p>Alle aziende verrà dato un lasso di tempo dall’entrata in vigore della norma per conformare i loro prodotti alla legge.</p>								</div>
				</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Gli Stati Uniti</span></h4>
<p>Il Governo americano non ha messo a punto nessun tipo di regolamentazione in campo dei sistemi di AI; nonostante questo sono emersi diversi punti di vista riguardo tale tema.  Le posizioni più note sono quella dei senatori Blumenthal e Hawley che hanno difatti elaborato uno schema di proposta normativa e quella del senatore Chuck Schumer che ha avviato un procedimento consultivo.</p>
<p><a href="https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/niente-immunita-per-le-aziende-dellia-generativa-la-proposta-usa-per-regole-piu-stringenti/" rel="nofollow noopener" target="_blank">La proposta di Blumenthal e Hawley</a> si presenta come un punto iniziale fondamentale per la creazione di una regolamentazione vera e propria sull’intelligenza artificiale, poiché contempla un quadro normativo basato sulla proposta di alcune specifiche scelte strategiche, ovvero:</p>
<ul>
<li>la creazione di un’Autorità di vigilanza indipendente, che avrà il compito di vigilare e monitorare gli sviluppi tecnologici e gli impatti economici dell’AI. Tutte le aziende produttrici di sistemi di Ai dovranno registrarsi presso questo organismo.</li>
<li>la non applicazione ai sistemi Intelligenza Artificiale della <a href="https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/niente-immunita-per-le-aziende-dellia-generativa-la-proposta-usa-per-regole-piu-stringenti/" rel="nofollow noopener" target="_blank">sezione 230</a>, un paragrafo di una legge varata nel 1996 che regolamenta la pubblicazione dei contenuti online e aveva lo scopo di tutelare i proprietari dei siti web e piattaforme dalla responsabilità di quanto veniva pubblicato dagli utenti terzi sulle loro pagine. Non applicando la legge ai sistemi di AI, questi sono considerate responsabili dei contenuti stessi e sottoposti alle norme.</li>
<li>Controllo dell’esportazione e dell’importazione di sistemi di intelligenza artificiale avanzati verso Cina e Russia o altri Paesi coinvolti in violazioni di diritti umani.</li>
</ul>
<p>Il <a href="https://www.unite.ai/it/i-senatori-iniziarono-a-farsi-coinvolgere-in-AI/" rel="nofollow noopener" target="_blank">senatore Chuck Schumer</a> avrebbe intenzione di richiedere una legislazione completa sui sistemi di AI, ma nel frattempo ha tenuto un forum con tutti i top manager delle aziende del settore in cui sono scaturiti diversi punti di vista: da una parte alcuni ritenevano che ci fosse bisogno di un freno regolatore per i sistemi di Intelligenza artificiali, altri ritenevano che l’intelligenza artificiale necessiti di una supervisione umana.</p>								</div>
				</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">La Cina</span></h4>
<p>La Cina nel campo dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale ha come obiettivo di far diventare Pechino un first mover advantage, cioè entrare nel mercato dei sistemi di AI con innovazioni rilevanti rispetto alla concorrenza di Stati Uniti ed Europa.</p>
<p>La Cina come l’Unione Europea ha messo a punto una regolamentazione nel campo della IA, il cui approccio è l’opposto di quello adottato in Europa attraverso l’AI ACT. IL regolamento cinese punta a regolare e <a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/opposte-visioni-sullia-la-cina-mira-al-controllo-degli-algoritmi-la-ue-a-creare-fiducia/" rel="nofollow noopener" target="_blank">modificare gli algoritmi</a> ed a rendere competitivi i propri sistemi; l’AI ACT tende invece a fornire linee guida per l’utilizzo di questa nuova tecnologia garantendo trasparenza, sicurezza e privacy per l’individuo, dando la possibilità di utilizzare i sistemi di AI nel rispetto dei diritti civili.</p>
<p>Il governo cinese vuole obbligare le Big Tech del Paese a fornirgli informazioni sulle tecnologie che alimentano le loro piattaforme, soprattutto laddove si tratti di algoritmi capaci di condizionare scelte e opinioni. Infatti, il governo ha incaricato le autorità di vigilanza di arginare gli effetti negativi degli algoritmi, come la diffusione di informazioni dannose, la violazione della privacy degli utenti. Il regolamento richiede anche l’uso di algoritmi per promuovere contenuti che spingono  l’opinione pubblica a favore del Partito Comunista.</p>
<p>Il tredici luglio 2023 la Cyberspace Administration of China, il principale sistema di controllo e censura di Internet del Paese, ha pubblicato <a href="https://www.pwccn.com/en/tmt/interim-measures-for-generative-ai-services-implemented-aug2023.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">le linee guida</a> per regolamentare il settore dei sistemi di intelligenza artificiale generativa. Il quindici agosto 2023 sono entrate in vigore le misure provvisorie per la gestione dei servizi di questi sistemi. </p>
<p>L’obiettivo di queste norme è quello di incoraggiare all’uso dell’AI generativa in diversi settori generando contenuti di alta qualità, sostenendo istituti di formazione e imprese che contribuiscono allo sviluppo e all’innovazione dei sistemi di IA. I principali obblighi in esse previsti, a cui i fornitori devono sottostare, sono:</p>
<ul>
<li>sottoporre i propri prodotti a revisioni di sicurezza e registrare i propri algoritmi presso i registri del governo.</li>
<li>Gli algoritmi dei Sistemi di AI devono essere conformi al regolamento relativo alla gestione delle raccomandazioni sugli algoritmi dei servizi di informazione su Internet, emanato in Cina nel 2022.</li>
</ul>
<p>La regolamentazione cinese prevede un diritto di proprietà intellettuale ed etica commerciale per evitare il monopolio o la concorrenza sleale  interna elaborando i dati in maniera lecita.</p>								</div>
				</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Una questione di Governance globale</span></h4>
<p>Le questioni analizzate in precedenza, rilevando i diversi approcci normativi da parte delle principali economie globali, si riverberano e vengono esaminate nel documento “<em><a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=4588040" rel="nofollow noopener" target="_blank">Global AI governance: barriers and pathways forwardʺ</a></em> a cura di Huw Roberts, Emmie Hine, Mariarosaria Taddeo e Luciano Floridi, di cui trattiamo in questo capitolo.</p>
<p>Come riportato nel testo citato “[…] poiché questi sistemi possono essere applicati a vari compiti, c’è stata una rapida adozione sia da parte dei singoli consumatori che delle aziende. ChatGPT di OpenAI, una chatbot basato sui modelli base GPT-3.5 e GPT-4 dell&#8217;azienda, è diventata l&#8217;applicazione Internet consumer in più rapida crescita di sempre (Marcus &amp; Reuel, 2023) […]”.</p>
<p>Questa rapida evoluzione tecnologica e commerciale pone gli studiosi, i giuristi e gli esperti di altre discipline di fronte alla necessità di individuare criteri che possano trascendere i diversi interessi nazionali “[…] senza un’unica autorità sovrana, in modo che possa essere intrapresa un’azione cooperativa per massimizzare i benefici e mitigare i rischi dell’IA (Finkelstein, 1995; Weiss, 2000) […]”.</p>
<p>Gli esperti descrivono i presupposti per istituire una governance globale sull’AI e analizzano i problemi di cooperazione tra i vari Stati coinvolti che ostacolano la realizzazione di una autorità globale “[…]Le proposte su come potrebbe apparire un nuovo organismo internazionale per l’intelligenza artificiale in genere si ispirano a organismi esistenti come il Gruppo internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC) e le Agenzie internazionali per l’energia atomica (AIEA).(Bak-Coleman et al., 2023; Chowdhury, 2023; Ho et al., 2023; Marcus &amp; Reuel, 2023; Samson, 2023) […]”.   </p>
<p>Nel documento vengono descritti tutti i presupposti per la creazione di un’istituzione globale rilevando che esistono già iniziative intergovernative che pongono le basi per una vera e propria normativa globale sui sistemi di AI, come la raccomandazione AI dell&#8217;UNESCO che delinea dei principi che sono simili a quelli dell’OCSE. I paesi dell’OCSE e del G20 rappresentano la gran parte dello sviluppo mondiale dell’IA, per cui hanno già concordato alcuni principi etici, escludendo, di fatto, in questa fase, i paesi al di fuori di tali organismi.</p>
<p> Parallelamente a iniziative intergovernative esistono iniziative da parte dei privati che puntano a una cooperazione che ha come obbiettivo principale il trarre profitto per le loro aziende: “[…] La Partnership on AI (PAI) è stata fondata nel 2016 come organizzazione senza scopo di lucro composta da aziende “Big Tech”, che finanziano prevalentemente l’organizzazione e da parti interessate della società civile e del mondo accademico. […]</p>
<p>La natura innovativa dei sistemi di AI che è portatrice di problematiche nuove, diverse ed in continuo sviluppo, non può prendere spunto da governance globali già esistenti, come quelle che si occupano di clima e di armi nucleari.</p>
<p>Gli esperti categorizzano i di problemi di cooperazione su AI in problemi di primo e di secondo livello.  </p>
<p>“[…]I problemi di cooperazione di primo ordine derivano dall’anarchia internazionale, con il sistema privo di un’autorità sovrana per far rispettare gli accordi tra gli attori statali. In questo contesto di incertezza, gli stati si percepiscono minacciati da altri attori statali, creando una condizione di insicurezza. Ciò porta gli Stati ad aumentare le proprie capacità di contrastare le minacce percepite (Cerny, 2000). […]”</p>
<p>Infatti, come abbiamo evidenziato in precedenza, l’Europa vede i sistemi di intelligenza artificiale come un’opportunità per affermarsi nel mercato, la Cina attribuisce ai sistemi di intelligenza artificiale una duplice funzione militare-civile.  Queste diverse concezioni di utilizzo dell’Ai hanno portato ad un forte competizione tra leader globali, in particolare gli statunitensi che hanno assunto posizioni aggressive nei confronti della Cina “[…] introducendo controlli sulle esportazioni di semiconduttori che cercano di ostacolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Cina (Schulz, 2022), promuovendo al contempo la produzione interna di semiconduttori (The White House, 2023). […]”</p>
<p>I problemi di coordinamento di secondo ordine hanno una diversa natura: sono causati da una disfunzione istituzionale. In seguito alla Seconda Guerra mondiale sono nate numerose istituzioni a livello globale che si sono occupate di problemi che prima erano di competenza statale, portando a un forte coordinamento tra stati. Ma il successo dell’istituzionalizzazione ha portato delle difficoltà nella cooperazione globale.          “[…] Sebbene siano emerse nuove istituzioni internazionali per affrontare nuovi problemi politici, ciò ha probabilmente esacerbato la frammentazione istituzionale e la sovrapposizione dei mandati, limitando l’efficacia dei regimi (Hale et al., 2013)[…]” . I problemi di coordinamento di secondo ordine hanno avuto delle ripercussioni sulla creazione di una governance globale dell’AI; infatti, ad oggi la capacità di regolare e sviluppare regolamenti in campo dell’AI è circoscritta all’UE, USA e Cina e basterebbe un accordo tra di essi per creare una governance globale. Il che è molto complicato, visto che il tema dell’AI abbraccia molte tematiche politiche che non permettono un accordo internazionale. “[…] La frammentarietà del panorama internazionale dell’AI pone ulteriori problemi di cooperazione, in quanto consente a Paesi e aziende di seguire politiche e standard diversi per l’IA (Cihon et al., 2020) […]”</p>
<p>In termini di fattibilità, per creare una governance globale c’è bisogno innanzitutto dì un forte coordinamento tra organismi internazionali, poi concordare le competenze dei vari enti e gli obiettivi da perseguire.</p>
<p>“[…]Per un lavoro di governance dell’IA ad alto valore, le istituzioni devono essere inclusive e responsabili. In caso contrario, la legittimità del lavoro potrebbe essere messa in discussione e i risultati potrebbero essere indesiderabili (Keohane &amp; Victor, 2011) […]”</p>
<p>In conclusione, nel documento di riferimento, gli esperti offrono raccomandazioni per rafforzare i regimi globali esistenti, facendo il paragone con la governance globale del clima che ha portato con sé numerosi fallimenti rilevando che da questa esperienza bisognerebbe trarre insegnamenti, e l’organo consultivo di alto livello delle Nazioni Unite sull’AI dovrebbe spostare il focus della discussione verso il rafforzamento di regimi già esistenti.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/10/1695759978392-150x150.webp" width="100" height="100" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/10/1695759978392-300x300.webp 2x" alt="Matilde Pavese" class="avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo" /></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/matilde-pavese/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Matilde Pavese</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laureata in culture digitali della comunicazione all&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II. Appassionata al mondo della comunicazione digitali e tutte le innovazioni che  essa propone.</p>
<p>Tirocinante presso Interskills Media e formazione,  si occupa dell&#8217;analisi e stesura di contenuti per il Web in coordinamento con il Chief Eidtor.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/matilde-pavese-2101221a9/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/10/20/le-norme-europee-per-lai-nello-scenario-globale/">Le norme europee per l&#8217;AI nello scenario globale</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:45:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell'Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all'European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3839" class="elementor elementor-3839">
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									<p></p>
<p>In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell&#8217;Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all&#8217;European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>La lettera mette in luce l&#8217;importanza vitale che la libertà dei media e i valori europei rivestono per mantenere viva la democrazia.</p>
<p>Sebbene sia stato riconosciuto l&#8217;impegno dell&#8217;Unione Europea nel cercare un dialogo costruttivo con gli Stati membri, portando a proposte di modifica del regolamento, sorgono numerosi dubbi riguardo alle disposizioni contenute nell&#8217;EMFA.</p>
<p>Un primo punto evidenziato riguarda la possibile limitazione della libertà di espressione in riferimento ad alcune norme che potrebbero portare a un&#8217;omologazione delle opinioni e a una riduzione del pluralismo mediatico. I firmatari sono particolarmente preoccupati per le disposizioni che potrebbero aprire la strada a una possibile censura dei giornalisti, minando così il ruolo fondamentale che essi svolgono nel controllo del potere e nell&#8217;esercizio di un giornalismo critico e indipendente.</p>
<p>Nel secondo punto si denuncia che l&#8217;EMFA sembra ignorare i principi consolidati a livello nazionale riguardanti la libertà di stampa. Ogni Stato membro dell&#8217;Unione Europea ha sviluppato quadri giuridici e pratiche costituzionalmente protette per garantire la libertà dei media. Bisogna tener conto delle specificità culturali, storiche e politiche di ciascun Paese che un&#8217;armonizzazione forzata potrebbe minare.</p>
<p>Infine, i firmatari mettono in evidenza l&#8217;importanza del pluralismo dei media e sottolineano che quest’ultimo non potrà essere ottenuto attraverso un approccio unificato di regolamentazione dei media in tutta Europa.</p>
<p>L&#8217;appello degli editori europei rappresenta un monito ai legislatori affinché possano considerare attentamente le conseguenze delle decisioni che prenderanno in merito alla regolamentazione dei media.</p>
<p>Solo garantendo un ambiente in cui i giornalisti possano operare in modo indipendente, senza censure o interferenze indebite, si potrà assicurare una società informata e consapevole.</p>
<p>Tuttavia, mentre l&#8217;iniziativa ha ricevuto un forte impulso a livello europeo, hanno aderito, infatti, prestigiose organizzazioni come: l&#8217;Associazione Federale degli Editori Digitali e Giornalisti (BDZV), l&#8217;Associazione per la Stampa Libera (MVFP) tedeschi, l&#8217;Associazione belga degli editori e dei giornali, nonché l&#8217;Alliance de la Presse d&#8217;Information Generale francese, in Italia e in altri paesi come Ungheria e Grecia la questione sembra non aver avuto un grande impatto.</p>
<p>Nel nostro paese, solo la Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG), ha partecipato all’iniziativa, sollevando interrogativi sul grado di consapevolezza e impegno delle istituzioni nazionali.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 07:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/partecipazione-passiva-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico del Digital News Report sulla partecipazione dei lettori alle notizie" decoding="async" />Giunge alla dodicesima edizione Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un'analisi approfondita dello stato dell'informazione nel mondo digitale.<br />
Basato su un'indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d'informazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/">Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/partecipazione-passiva-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico del Digital News Report sulla partecipazione dei lettori alle notizie" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3826" class="elementor elementor-3826">
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									<p></p>
<p>Come <a href="https://www.niemanlab.org/2023/06/the-passive-news-consumer-is-on-the-rise/" rel="nofollow noopener" target="_blank">riporta NiemanLab</a>, uno degli ulteriori interessanti aspetti che emergono dal <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" rel="nofollow noopener" target="_blank">Rapporto 2023</a> del Reuters Institute, (ne avevamo <a href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">scritto un sommario qui</a>), è il cambiamento del modo di fruire le notizie da parte dei lettori.</p>
<p>Se negli anni l’avvento dei media digitali ed in particolare dei social media ci ha portati a spostare l’attenzione dalla quantità di visite e di utenti a metriche semanticamente sostanzialmente diverse, quale il tempo di permanenza o misurazioni sull’ “engagement” come il numero dei commenti o delle reazioni sulle varie piattaforme, dal Rapporto del Reuters si riscontrano cali costanti nel tempo della condivisione attiva insieme a un aumento del consumo passivo.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La partecipazione in cifre</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Il Report monitora da diversi anni come le persone condividono o partecipano alla copertura delle notizie durante una settimana media, suddividendo i lettori in tre gruppi principali:</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>partecipanti attivi, che pubblicano e commentano notizie;</li>
<li>partecipanti reattivi, che leggono, mettono like o condividono storie di notizie;</li>
<li>consumatori passivi, che utilizzano le notizie ma non partecipano ad esse.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Sempre il Report evidenzia che in media, in 46 mercati, meno di un quarto degli intervistati (22%) partecipano attivamente alle notizie, una diminuzione significativa di 11 punti percentuali rispetto al 2018. Nel frattempo, il numero crescente di utenti delle notizie partecipa in modo reattivo (31%, +6 punti dal 2018) e quasi la metà ora non partecipa affatto (47%, +5 punti). Queste tendenze sono particolarmente consistenti negli Stati Uniti, ad esempio, dove la proporzione di partecipanti attivi (24%) è scesa di 11 punti percentuali dal 2016 e i consumatori passivi costituiscono ora la maggioranza (51%) degli utenti delle notizie.</p>
<p>Nel frattempo, nonostante questi cali costanti di condivisione e commento, una nuova forma di partecipazione alle notizie è cresciuta nel tempo: La condivisione tramite app di messaggistica privata (dal 17% nel 2018 al 22% nel 2023). Questo fenomeno è particolarmente pronunciato nei mercati delle regioni in cui l&#8217;uso complessivo delle app di messaggistica privata è più elevato, come l&#8217;America Latina, il Sud-est asiatico e l&#8217;Europa meridionale, ma si riflette anche in una più ampia diffusione in tutti i mercati di piattaforme come WhatsApp (+9 punti dal 2018) o Telegram (+12 punti).</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Cambia l'utilizzo delle piattaforme per le notizie</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Questi dati sono coincidenti con le già consolidate evidenze di utilizzo delle piattaforme social soprattutto da parte dei giovani per la lettura delle notizie. Già lo scorso anno, <a href="https://www.pewresearch.org/internet/2022/08/10/teens-social-media-and-technology-2022/" rel="nofollow noopener" target="_blank">l’ultimo rapporto del Pew research center</a> evidenziava che solo un terzo degli adolescenti negli Stati Uniti usa il social di Mark Zuckerberg, dopo aver raggiunto la massima diffusione nel 2015, con il 71%, e aver subito un primo calo nel 2018, arrivando solo al 51%.</p>
<p>Le recenti norme tra cui la Direttiva europea sul copyright hanno contribuito a smorzare l’interesse delle piattaforme nei confronti delle notizie ed inoltre alcune fasce della popolazione evitano di condividere pubblicamente le notizie perché percepiscono i dibattiti online, o le notizie in generale, come tossici.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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		</div>
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									<p></p>
<p> </p>
<p>I fruitori di notizie che affermano di avere esperienze negative nell&#8217;interagire online (21%) sono quasi quattro volte più propensi a non partecipare affatto alle notizie di coloro che affermano di avere esperienze positive (6%). Tali percezioni potrebbero peggiorare proprio perchè un gruppo relativamente più piccolo e meno rappresentativo di persone costituisce la maggior parte di ciò che vediamo come partecipazione attiva alle notizie.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Occorre riflettere</h2>				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<p>L’ultima considerazione che suggerisce l’articolo su Nieman Lab, da noi condivisa, è che questa mancanza di partecipazione non può non essere seguita da una riflessione approfondita da parte di giornalisti ed editori di ripensare al proprio ruolo di fronte a questo calo di interazione, sul proprio ruolo di filtri e di intermediari nella tutela dell’interesse dei lettori.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/">Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 07:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3823</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/dnr-1-scaled-e1687333257157-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2023" decoding="async" />Giunge alla dodicesima edizione Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un'analisi approfondita dello stato dell'informazione nel mondo digitale.<br />
Basato su un'indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d'informazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/dnr-1-scaled-e1687333257157-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2023" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3823" class="elementor elementor-3823">
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									<p></p>
<p>Giunge alla dodicesima edizione <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" rel="nofollow noopener" target="_blank">Il Digital News Report</a> del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un&#8217;analisi approfondita dello stato dell&#8217;informazione nel mondo digitale.</p>
<p>Basato su un&#8217;indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d&#8217;informazione.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La fiducia dei lettori e gli investimenti economici</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Secondo il Report, la fiducia nelle notizie digitali è in calo, con solo il 40% delle persone che dichiara di avere fiducia nelle informazioni ricevute, rispetto al 42% dell&#8217;anno precedente. Questo dato indica una diminuzione significativa dell&#8217;affidabilità delle fonti di notizie online.</p>
<p>È emerso dall’indagine, che i lettori stanno cambiando le proprie abitudini per il reperimento di informazioni e notizie a causa di fattori di rilevanza globale come l’aumento del costo della vita, la guerra in Europa ed il cambiamento climatico. Infatti, è stato stimato che solo il 17% degli iscritti alle notizie online è disposto a pagare per accedere alle informazioni, mentre il 39% ha cancellato o rinegoziato le proprie sottoscrizioni.</p>
<p>È significativa la differenza tra i paesi in termini di pagamento per abbonamenti a siti d’informazione, i paesi del nord Europa come la Norvegia registra la percentuale più alta di utenti disposti a pagare (39%), seguita dalla Svezia (33%), mentre Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Italia si collocano a un livello molto inferiore, con percentuali che variano dall&#8217;11% al 21%.</p>
<p>Un ulteriore punto che il report mette in evidenza è l&#8217;incertezza diffusa tra gli utenti nel riconoscere le “fake news”. Il 56% degli intervistati, infatti, dichiara di essere preoccupato perché non riesce a distinguere tra fonti di informazione affidabili e fonti di disinformazione.</p>
<p>Questi dati analizzati dalla ricerca sottolineano la necessità di un&#8217;azione tempestiva da parte delle aziende editoriali sia per riconquistare la fiducia dei lettori, sia per le sfide economiche che devono affrontare nel monetizzare i propri contenuti garantendo un flusso costante di entrate e il bisogno di introdurre nuovi strumenti per contrastare la diffusione della disinformazione.</p>
<p>Ulteriori indicazioni fanno emergere un aumento del disinteresse per le notizie, in particolare tra i giovani. Tale tendenza, è stata rilevata in Paesi come Spagna, Regno Unito e Francia, con cali significativi di interesse rispetto agli anni precedenti, principalmente a causa della ripetitività o dell&#8217;eccessiva carica emotiva delle stesse notizie.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La fruizione di notizie sui social media</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Social media e podcast sono tra i principali mezzi di diffusione, con una significativa differenza tra le fasce di età: i giovani sono più inclini a utilizzare i social media come fonte di informazione, mentre le persone oltre i 35 anni tendono ad utilizzare gli strumenti tradizionali e a mantenere inalterate nel tempo le proprie modalità di fruizione.</p>
<p>I giornalisti che spesso conducono conversazioni sulle notizie su Twitter e Facebook faticano ad attirare l&#8217;attenzione su piattaforme più recenti come Instagram, Snapchat e TikTok, dove personalità, influencer e persone comuni sono spesso più importanti ed hanno maggior rilievo.</p>
<p>Nel report però viene evidenziaato che Facebook sta perdendo progressivamente rilevanza come fonte di informazioni e come principale veicolo di traffico verso i siti web: solo il 28% delle persone intervistate afferma di aver ottenuto accesso alle notizie tramite questa piattaforma, rispetto al 42% nel 2016.</p>
<p>TikTok invece sta guadagnando terreno tra i giovani ed è il social network con la crescita più rapida: viene utilizzato dal 44% dei giovani tra i 18 e i 24 anni in generale, mentre il 20% lo utilizza per informarsi. L’ascesa del social cinese dipende dell’importanza che i contenuti video stanno assumendo sempre di più nella diffusione delle informazioni.</p>
<p>Nonostante il consumo di contenuti in formato video sia in aumento, il report sottolinea che leggere le notizie, piuttosto che guardarle o ascoltarle, risulta essere ancora la modalità preferita  dalle persone  per la velocità e il controllo nell&#8217;accesso alle informazioni.</p>
<p>A livello globale, la fiducia nei mezzi di informazione sta diminuendo e l&#8217;utilizzo degli algoritmi per selezionare le notizie solleva grosse preoccupazioni.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Lo scetticismo verso gli algoritmi </h2>				</div>
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									<p></p>
<p>L’utilizzo degli algoritmi per la selezione delle notizie risulta essere uno dei punti salienti riscontrati dal Digital News Report, in quanto la sequenza dei contenuti personalizzati di TikTok ha focalizzato nuovamente l&#8217;attenzione sul modo in cui tali algoritmi possono influenzare le nostre scelte multimediali.</p>
<p>Tuttavia, questa personalizzazione della lettura operata dalle macchine genera un’insoddisfazione sulla selezione dei contenuti e infatti in tutti i paesi solo il 19% concorda che avere contenuti selezionati automaticamente sulla base di ciò che hanno consumato in passato sia un buon modo per ottenere notizie, con il 42% in disaccordo.</p>
<p>I giornalisti paradossalmente hanno una visione migliore della selezione automatica basata sui consumi passati, ma solo tre su dieci (30%) sono concordi sul fatto che sia un buon modo per ottenere notizie.</p>
<p>L&#8217;apparente scetticismo che circonda la selezione algoritmica però potrebbe offrire un certo grado di conforto, poiché suggerisce che le persone interpretano ciò che vedono sulle piattaforme con cautela.</p>
<p>L’insoddisfazione peraltro riguarda anche la selezione operata dai giornalisti e, sulla base delle risposte analizzate dai campioni si riscontra per questa un certo scetticismo. In alcuni paesi, infatti, è emersa la prospettiva che la valutazione automatica del comportamento passato dei soggetti porti a risultati migliori rispetto al giudizio ponderato di editori e giornalisti.</p>
<p>Ciò suggerisce che gli editori dovrebbero impegnarsi per far comprendere al pubblico il valore che aggiungono come esperti nella selezione delle notizie</p>
<p>È evidente che, sia la selezione algoritmica delle notizie che quella editoriale, sono ancora lontane dal poter essere considerati modelli completi, ma proprio in un&#8217;era in cui le informazioni sono abbondanti e complesse, la selezione delle notizie è fondamentale per mantenere un dibattito acceso e una società ben informata.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Le prospettive in Italia</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Il Digital News Report presenta un’analisi dettagliata anche dei singoli stati, la parte dedicata all’Italia è stata curata dal Dott. Alessio Cornia, il quale ha analizzato Il sistema dei media italiani e la reltiva crisi dell’editoria.</p>
<p>Si evidenzia che a causa dell&#8217;impatto della rivoluzione digitale gli editori stanno cercando di adeguarsi al cambiamento acquisendo società digitali per raggiungere un pubblico giovane. La Sfida principale rimane la monetizzazione delle notizie online, poiché i ricavi pubblicitari online non riescono ancora a compensare la perdita di quelli tradizionali.</p>
<p>È emersa la necessità per i principali gruppi editoriali italiani di ristrutturare le loro redazioni, trasferendo alcune testate giornalistiche a editori più piccoli.</p>
<p>Ad esempio, il Gruppo Mondadori ha ceduto il suo principale quotidiano, Il Giornale, al gruppo Angelucci, mentre il Gruppo GEDI ha ceduto la rivista L&#8217;Espresso e alcuni quotidiani locali.</p>
<p>Queste mosse riflettono un nuovo focus strategico diretto al pubblico giovane e l&#8217;interesse a distribuire i contenuti sulle piattaforme social.</p>
<p>Alcuni siti web e testate giornalistiche italiane hanno una forte presenza online e sono particolarmente popolari tra il pubblico giovane, ad esempio, il sito Fanpage e Il Post raggiungono una percentuale significativa di pubblico giovane</p>
<p>Nel settore della pubblicità online, resta il predominio di piattaforme come Google e Facebook/Meta. Ciò comporta una preoccupante riduzione dei ricavi pubblicitari per gli editori e una necessità di trovare nuovi modelli di finanziamento per le attività digitali. Buona parte degli editori italiani hanno introdotto sottoscrizioni a pagamento per aumentare i ricavi dei loro siti e cercare di bilanciare la diminuzione delle entrate pubblicitarie.</p>
<p>Per quando riguarda la fiducia per le diverse testate giornalistiche dal report emergono i seguenti dati:</p>
<p>l&#8217;Agenzia Ansa è stata considerata quella più affidabile, ottenendo il 78% di fiducia e solo il 7% di non affidabilità, al secondo posto si colloca Sky TG24, con il 71% di intervistati che la ritengono affidabile e solo il 9% che la considera inaffidabile, al terzo posto si trova il Sole 24 Ore, con il 69% di fiducia e il 10% di non affidabilità.</p>
<p>È interessante notare che la fiducia complessiva nel pubblico verso le testate giornalistiche è cresciuta rispetto all&#8217;anno precedente. Nel 2022, l&#8217;Agenzia Ansa aveva ricevuto il 73% di fiducia, mentre Sky TG24 e il Sole 24 Ore avevano ottenuto rispettivamente il 65%. Questi numeri evidenziano una tendenza positiva nella percezione di affidabilità dei brand.</p>
<p>Nella classifica, al quarto posto si trova il Corriere della Sera, seguito da Tg La7, giornali locali e regionali, Rainews, La Repubblica, La Stampa, il Fatto Quotidiano, Mediaset News, Porta a Porta, il Giornale e agli ultimi posti Fanpage e Libero.</p>
<p>La &#8220;reach&#8221; complessiva delle testate sia offline che online resta stabile rispetto all&#8217;anno precedente. I siti con la reach più ampia includono quelli dei broadcaster televisivi come TgCom e Sky TG24, la Rai, l&#8217;Ansa e i principali quotidiani nazionali. Nel 2023, Fanpage ha guadagnato la seconda posizione in questa categoria, mentre TgCom si è posizionato al primo posto.</p>
<p>Il rapporto evidenzia come, da quando il Reuters ha avviato il tracciamento delle fonti di informazione, i social abbiano costantemente sostituito i siti Web di notizie come fonte primaria per il pubblico più giovane in generale, con il 39% dei nativi sociali (18-24 anni) in 12 mercati che ora utilizzano i social media come loro principale fonte di notizie.</p>
<p>Inoltre, sempre per i nativi digitali vi è un forte spostamento da Facebook verso le piattaforme “visive” come Instagram, TikTok e Youtube, dove l&#8217;uso di TikTok per le notizie è quintuplicato tra i 18 e i 24 anni in tutti i mercati in soli tre anni, dal 3% nel 2020 al 15% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Conclusioni</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>In sintesi, Il Digital News Report mette in evidenza una serie di sfide significative per l&#8217;editoria digitale. La fiducia ridotta, i cambiamenti nelle abitudini dei lettori e l&#8217;incertezza nella distinzione tra notizie reali e false richiedono una riflessione approfondita da parte delle aziende editoriali per adattarsi a questa nuova realtà. È necessario rafforzare la fiducia del pubblico, offrire contenuti di qualità e promuovere l&#8217;alfabetizzazione mediatica per garantire un futuro sostenibile per l&#8217;editoria digitale.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Digital News Report in 2 minuti</h2>				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/05/30/innovazione-e-responsabilita-lintelligenza-artificiale-nel-giornalismo-di-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 10:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3705</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/il-futuro-del-giornalismo-copertina-e1685956554273-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine copertina evento &quot;Il futuro del giornalismo&quot;" decoding="async" />L’evoluzione dell’informazione, i cambiamenti del giornalismo e l’avvento delle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, sono solo alcune delle tematiche discusse nella conferenza intitolata “Il futuro del giornalismo. Digitale. Artificiale?” tenutasi presso l’Istituto Francese di Napoli, lo scorso 5 maggio. L’evento è stato organizzato dall’associazione non profit Media Studies, che da sempre mira alla diffusione della&#8230;&#160;<a href="https://www.mstudies.it/2023/05/30/innovazione-e-responsabilita-lintelligenza-artificiale-nel-giornalismo-di-domani/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</span></a></p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/05/30/innovazione-e-responsabilita-lintelligenza-artificiale-nel-giornalismo-di-domani/">Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/il-futuro-del-giornalismo-copertina-e1685956554273-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine copertina evento &quot;Il futuro del giornalismo&quot;" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3705" class="elementor elementor-3705">
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									<p>L’evoluzione dell’informazione, i cambiamenti del giornalismo e l’avvento delle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, sono solo alcune delle tematiche discusse nella conferenza intitolata “Il futuro del giornalismo. Digitale. Artificiale?” tenutasi presso l’Istituto Francese di Napoli, lo scorso 5 maggio.</p><p>L’evento è stato organizzato dall’associazione non profit Media Studies, che da sempre mira alla diffusione della cultura digitale e di una ampia e corretta alfabetizzazione sulle tematiche connesse e sull’uso consapevole dei nuovi media, in collaborazione con l’Istituto Francese di Napoli, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, l’Ordine degli Ingegneri di Napoli. Patrocinato dal Comune di Napoli, dalla Città Metropolitana di Napoli, dalla Regione Campania.</p><p>Con questa iniziativa Media Studies ha voluto evidenziare quanto sia dirompente l’impatto dei nuovi strumenti sulla vita di tutti ed in particolar modo nel mondo del giornalismo, il bisogno di affrontare queste tematiche risulta necessario perché, come ha affermato dal presidente di Media Studies Antonio Rossano: «siamo del tutto impreparati giuridicamente, tecnicamente ed eticamente ad affrontare questa rivoluzione».</p><p>Sono stati invitati alla partecipazione esperti di ogni campo in un confronto interdisciplinare che ha permesso di far emergere vari punti di vista sull’argomento.</p><p>I saluti istituzionali di <strong>Lise Moutoumalaya</strong> Console generale di Francia, <strong>Raffaele Savonardo</strong> Direttore Osservatorio Giovani, <strong>Gennaro Annunziata</strong> Presidente Ordine Ingegneri Napoli, hanno preceduto l’inizio della conferenza.</p><p>Ad aprire L’evento è stato chiamato un trio di archi costituito dagli allievi del liceo musicale “Boccioni Palizzi” che hanno eseguito un brano di musica barocca diretti dall’insegnate, <strong>Chiara Mallozzi</strong>. L’insegnate è Intervenuta al termine dell’esibizione e con l’espressione “Barocca non proprio” ha rivelato agli spettatori che quel brano era stato creato da un programma di Intelligenza Artificiale e trascritto dal suo collega <strong>Alessandro Siniscalco,</strong> un atto provocatorio che ha stupito i partecipanti e che ha permesso di entrare sin da subito nel vivo del dibattito.</p><p>Sono intervenuti <strong>Carlo Bartoli, </strong>presidente del Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, <strong>Elisa Giomi</strong>, commissaria AGCOM, <strong>Peter Gomez</strong>, direttore del “Ilfattoquotidiano.It, <strong>Giorgio Ventre,</strong> direttore Apple Academy e <strong>Guido Scorza</strong>, membro del Collegio Garante Privacy e <strong>Antonio Rossano</strong>, presidente Associazione Media Studies.</p><p>Ha aperto la discussione l’avvocato Guido Scorza che ha commentato le vicende riguardanti il blocco di ChatGPT in Italia. Scorza ha affermato: «Siamo intervenuti tempestivamente, perché abbiamo riscontrato che le fonti di ChatGPT erano piuttosto opache e soprattutto che non erano state rispettate le regole sul trattamento dei dati personali, infatti il software si serve di un algoritmo che non riconosce la differenza fra dati personali e dati generali».</p><p>In seguito, Peter Gomez con il suo intervento ha spostato il focus sull’utilizzo dell’IA nel mondo del giornalismo, evidenziando quanto questi strumenti possano in realtà aiutare i giornalisti per liberarsi di quel lavoro noioso e routinario di compilazione e trascrizione, ma non ha nascosto che effettivamente, l’avvento di queste nuove tecnologie così veloci e precise possa provocare una diminuzione di organico e questioni sindacali di vario tipo. La figura del giornalista però non può essere sostituita dalla macchina perché, come ha precisato il Direttore, «non bisogna dimenticare la differenza sostanziale tra informazione che può essere fornita da tutti e giornalismo che con il metodo dell’inchiesta scova e dà notizie che nessuno sa».</p><p>Giorgio Ventre, invece ritornando alla questione introdotta da Scorza, ha affermato che «l’algoritmo di ChatGPT è approssimativo» ed ha sottolineato l’importanza dell’intervento del Garante perché in Italia le istituzioni tendono a non affrontare tale problematica. Ha poi affermato Ventre «il Garante ha dimostrato l’interesse delle istituzioni con cognizione di causa».</p><p>Anche il presidente dell’Ordine Bartoli ha espresso piena approvazione per l’intervento del Garante, sottolineando l’approssimazione che c’è nella selezione delle informazioni di questi strumenti, che possono portare alla diffusione di notizie errate. </p><p>L’ultimo intervento è stato affidato alla sociologa Elisa Giomi che ha affermato che «l’azione del garante ha stimolato anche in Italia un dibattito già vivace in tutto il mondo». Ha poi formulato in un quadro generale spiegando le tendenze della società nei confronti dell’IA ed ha sottolineato l’errore che si commette di porre tali sistemi in confronto con l’intelligenza umana innescando un timore costante verso le innovazioni e le nuove tecnologie.<br />Un approccio più adeguato sarebbe di considerare l’IA non come sostitutiva, ma come un “corredo dell’umano” perché «l’intelligenza è una».</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Gennaro Annunziata </strong><br />Presidente Ordine degli Ingegneri di Napoli</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Chiara Mallozzi &#8211; Alessandro Siniscalco</strong><br />Introduzione musicale degli allievi del liceo Palizzi. Brano composto dall&#8217;intelligenza artificiale </p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Giorgio Ventre</strong><br /> Direttore Apple Accademy</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Elisa Giomi  &#8211; secondo intervento</strong><br />Commissaria AGCOM</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Antonio Rossano &#8211; secondo intervento</strong><br />Presidente Media Studies</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/05/30/innovazione-e-responsabilita-lintelligenza-artificiale-nel-giornalismo-di-domani/">Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 21:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3507</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/man-845847_1280-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine androide con volto staccato che si guarda" decoding="async" />Nel mondo del giornalismo le applicazioni automatizzate già in uso sono centinaia e consentono di produrre, pianificare ed organizzare un’ampia varietà di contenuti ed operazioni.</p>
<p>Dalla realizzazione dei prospetti economici e finanziari di borsa al resoconto di manifestazioni sportive, alle traduzioni, all’organizzazione del lavoro ed all’invio di contenuti.</p>
<p>Ma quali problematiche pone uno scenario di automazione avanzata nel quale una intelligenza artificiale a cui, attraverso il machine learning, si sono fatti leggere decine o centinaia di testi di un autore (giornalista) potrebbe emularne lo stile, riuscendo in qualche modo ad ingannare il lettore sulla origine del contenuto?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/">Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/man-845847_1280-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine androide con volto staccato che si guarda" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3507" class="elementor elementor-3507">
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>AIVA scrive la Musica sinfonica&#8230;</b></span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">Quello riprodotto nella colonna successiva è un brano di musica sinfonica scritto da AIVA per la Brussels Philarmonic Orchestra che, nel 2019, ha suonato in un <a href="https://www.brusselsphilharmonic.be/concerten/digitale-lente-22-03-2019" rel="nofollow noopener" target="_blank">suo tour di concerti</a>.</span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">AIVA (Artificial Intelligence Virtual Artist) è un artista virtuale, un&#8217;Intelligenza Artificiale.</span></p>								</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="384" height="384" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy.webp" class="attachment-large size-large wp-image-3515" alt="Immagine realizzata da AI Midjpurney" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy.webp 384w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy-300x300.webp 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy-150x150.webp 150w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Immagina realizzata dall'AI "Midjourney"</figcaption>
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>&#8230;e MIDJOURNEY crea immagini</b></span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">Quella che precede è un&#8217;immagine descritta come &#8220;ritratto di una bella donna di colore con un bel make-up naturale, che indossa un hijab bianco&#8221; come descritto dal suo &#8220;ideatore&#8221; Bart S.</span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">L&#8217;immagine, creata secondo la descrizione sopraindicata, è stata realizza da <a href="https://midjourney.com/showcase/recent/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Midjourney</a>, un&#8217;altra Intelligenza Artificiale specializzata in elaborazione di immagini.</span></p>								</div>
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									<p>E sono decine le applicazioni dell&#8217;Intelligenza Artificiale che in questo momento si stanno diffondendo anche a livello del pubblico, laddove gli esperti erano già al lavoro per testarne possibilità e sviluppi.</p>								</div>
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>Nick Cave: &#8220;è una schifezza&#8221;</b></span></p><p>Il cantautore Nick Cave, dopo aver letto un testo scritto da <a href="https://openai.com/blog/chatgpt/" rel="nofollow noopener" target="_blank">ChatGpt</a> (altro programma di intelligenza artificiale) che doveva emulare il suo stile, <a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/01/17/news/nick_cave_chatgpt_canzone_stronzata-383970761/" rel="nofollow noopener" target="_blank">ha dichiarato</a> che era &#8220;una schifezza&#8221; e che &#8220;<i>&#8230;le canzoni nascono dalla sofferenza, cioè si basano sulla complessa lotta intima della creazione, che è tutta umana: per quanto ne so, gli algoritmi non hanno sentimenti&#8230;</i>&#8220;</p><p>Secondo Cave quindi la inumanità della tecnologia non è neanche lontanamente paragonabile alla creatività umana, eppure, come ben sappiamo, il mondo del giornalismo, soprattutto in questi ultimi anni, si nutre di contenuti realizzati da autori umani, ma in modalità industriale, al costo di pochi euro ad articolol</p>								</div>
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									<p>Nel mondo del giornalismo le applicazioni automatizzate già in uso sono centinaia e consentono di produrre, pianificare ed organizzare un&#8217;ampia varietà di contenuti ed operazioni.</p>
<p>Dalla realizzazione dei prospetti economici e finanziari di borsa al resoconto di manifestazioni sportive, alle traduzioni, all&#8217;organizzazione del lavoro ed all&#8217;invio di contenuti.</p>
<p>Ma quali problematiche pone uno scenario di automazione avanzata nel quale una intelligenza artificiale a cui, attraverso il machine learning, si sono fatti leggere decine o centinaia di testi di un autore (giornalista) potrebbe emularne lo stile, riuscendo in qualche modo ad ingannare il lettore sulla origine del contenuto?</p>
<p>E quindi, perché la possibilità di automatizzare la produzione di questi contenuti prodotti secondo modalità fordiste non dovrebbe tentare gli industriali dell&#8217;informazione?</p>
<p>Con enormi problemi di tipo deontologico, sociale e cognitivo: che fine fa il concetto di autorialità, il legame indissolubile tra il prodotto dell&#8217;intelletto ed il suo autore?</p>
<p>Che problemi giuridici pone un simile scenario?&nbsp;</p>
<p>Per discutere di queste problematiche che non sono più da considerare appartenenti ad un futuro prossimo o remoto che sia, ma che costituiscono il presente, Media Studies e L&#8217;Istituto Francese di Napoli, il Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti, l&#8217;Ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli, in collaborazione con l&#8217;Osservatorio Giovani della Regione Campania, hanno organizzato una conferenza con importanti ed autorevoli relatori, dal titolo &#8220;Digitale? Artificiale? Il giornalismo del futuro&#8221;.</p>
<p><br>Di seguito il programma dell&#8217;evento, per partecipare al quale&nbsp;<a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-futuro-del-giornalismo-digitale-artificiale-617556456987" target="_blank" rel="noopener nofollow"><b>è necessario registrarsi su Eventbrite a questo link</b></a>.</p>								</div>
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															<img loading="lazy" decoding="async" width="1086" height="1536" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-1086x1536.jpg" class="attachment-1536x1536 size-1536x1536 wp-image-3631" alt="Locandina evento &quot;Il futuro del giornalismo&quot;" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-1086x1536.jpg 1086w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-212x300.jpg 212w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-724x1024.jpg 724w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-768x1086.jpg 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-1448x2048.jpg 1448w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo.jpg 1587w" sizes="(max-width: 1086px) 100vw, 1086px" />															</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/">Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 10:39:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/pixelcut-export-e1684401092668-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina evento &quot;Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo&quot;" decoding="async" />Dopo mesi di ricerca e lavoro, il 4 aprile 2023, è stato presentato nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Roma il primo Report dell’Osservatorio sul giornalismo digitale dell’Ordine. Scopo dell’Osservatorio è quello di fornire strumenti per una professione che necessita di costante aggiornamento con l’acquisizione di nuove competenze e professionalità. Il Report,&#8230;&#160;<a href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/pixelcut-export-e1684401092668-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina evento &quot;Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo&quot;" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3674" class="elementor elementor-3674">
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									<p>Dopo mesi di ricerca e lavoro, il 4 aprile 2023, è stato presentato nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Roma il primo Report dell’<a href="https://www.odg.it/giornalismo-digitale-presentato-losservatorio-dellordine/50944" rel="nofollow noopener" target="_blank">Osservatorio</a> sul giornalismo digitale dell’Ordine.</p><p>Scopo dell’Osservatorio è quello di fornire strumenti per una professione che necessita di costante aggiornamento con l’acquisizione di nuove competenze e professionalità.</p><p>Il <a href="https://www.odg.it/osservatorio-sul-giornalismo-digitale" rel="nofollow noopener" target="_blank">Report</a>, patrocinato da AGCOM e Fondazione Murialdi, intitolato: “Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo” intende rappresentare l’ambito attuale del mondo del giornalismo e dell’informazione con l’obiettivo di indicare percorsi e tendenze che a livello globale si riverberano nell’ecosistema informativo nazionale e locale.</p><p>Il coordinatore del progetto, nonché organizzatore dell’evento, <strong>Antonio Rossano</strong>, presidente di Media Studies, ha introdotto il dibattito presentando i relatori, <strong>Carlo Bartoli </strong>presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti,<strong> Guido Scorza </strong>avvocato e membro del Collegio del Garante della Privacy,<strong> Elisa Giomi </strong>Commissaria AGCOM<strong>, Alessia Pizzi</strong>, giornalista, esperta di marketing e SEO, <strong>Lelio Simi </strong>giornalista e<strong> Davide Bennato </strong>professore di sociologia all’ Università di Catania.</p><p>Antonio Rossano, in seguito, è entrato nel merito della questione illustrando i tre aspetti fondamentali del report: il ruolo sempre più rilevante dei dati e degli algoritmi fino all’uso degli strumenti dell’Intelligenza Artificiale nelle redazioni, Il pluralismo informativo e la fiducia dei lettori in un ecosistema informativo sempre più complesso, Il valore economico dell’industria dell’informazione e le prospettive per la professione.</p><p>Carlo Bartoli ha evidenziato come il giornalismo stia evolvendo e continuerà a mutare anche in forme che oggi non riusciamo sicuramente a prevedere. «La rete offre grandi opportunità a tutti» afferma il presidente, ma non bisogna sottovalutare gli effetti distorsivi che avvengono sui social media. «Tutto quello che elaboriamo vive in un tempo indefinito e può essere fruito in contesti, situazioni e tempi diversi» proprio per questo, secondo Bartoli, il giornalista di oggi deve avere un’attenzione sempre maggiore per le fonti, il linguaggio da utilizzare e l’accuratezza della narrazione in quanto nell’era moderna, più che mai, errori potrebbero comportare gravi danni. Con l’avvento dei nuovi strumenti è quindi necessario portare i temi della rivoluzione digitale al centro dell’attenzione del giornalismo digitale, perché ancora nulla risulta scontato.</p><p>Riprendendo il discorso del presidente Bartoli, l’Avv. Guido Scorza inizia il suo intervento introducendo un argomento piuttosto spinoso in ambito giornalistico: il diritto all’oblio. Spiega quanto una notizia passata, ma indelebile sul web, possa ledere per sempre l’immagine di una persona, evidenziando come; tuttavia, non esista un conflitto tra diritti ed ogni caso vada affrontato singolarmente. Inevitabile la domanda del coordinatore Rossano sulla questione ChatGpt, visto l’acceso dibattito avvenuto in quei giorni, che vedeva protagonista proprio Scorza. L’avvocato rispondendo al quesito ha quindi esposto le sue perplessità verso il sistema di IA, ChatGpt, servizio utilizzato da 250 milioni di persone nel mondo, da lui considerato «un’aspirapolvere di dati personali a cui si racconta sin troppo». L’avvocato spiega ché c’è un algoritmo addestrato a pescare a strascico da internet, una serie di fonti ignote delle quali non si ha un’ufficialità. Noi con i nostri dati permettiamo a ChatGpt di arricchirsi e dare risposte sempre più specifiche, ma come Garante della privacy Scorza si chiede: «perché non siamo stati informati e a nessuno è stato chiesto se si volesse contribuire o no? è stato necessario bloccare il sistema per capirne di più il funzionamento ed ottenere una maggiore trasparenza in riguardo dei nostri dati personali».</p><p>La Commissaria AGCOM Elisa Giomi pone il focus sulla questione del pluralismo dei media analizzando sociologicamente gli aspetti concettuali e quelli normativi. La domanda che si pone la Giomi è «il pluralismo informativo è davvero un sistema i cui confini possono essere banalmente definiti da elementi quantitativi relativi al controllo delle infrastrutture dei media? » in realtà le concentrazioni da sole sono un indicatore povero dello stato del pluralismo informativo perché il pluralismo non dovrebbe essere considerato come pluralità degli operatori di mercato, ma come pluralità di voci rappresentate in ciascun media e anche come pluralità di tipo ideologico. Per quanto riguarda l’ambito normativo la Commissaria afferma che oggi abbiamo delle proposte legislative molto avanzate che hanno recepito questa visione, modifiche che aprono la strada a una difesa del pluralismo vero è proprio.</p><p>Nel suo secondo intervento Antonio Rossano sposta l’attenzione su uno dei temi più attuali degli ultimi tempi e centrale nel report, l’Intelligenza artificiale e l’impatto dirompente nel mondo del lavoro e nello specifico del giornalismo.</p><p>In relazione a questo tema interviene la Giornalista esperta di marketing e SEO Alessia Pizzi che risponde ad una delle domande più frequente nel mondo del giornalismo e non solo: «l’IA sta rubando il lavoro ai giornalisti? » spiega che attualmente L’IA nelle redazioni viene utilizzata principalmente per velocizzare i flussi automatizzando le operatività come trascrizione o traduzioni e per creare contenuti data-driven senza abbandonare i giornalisti tra le “scartoffie”, inoltre permette di personalizzare l’esperienza dell’utente favorendone l’affiliazione. La Pizzi è fermamente convinta che l’unico lavoro che le macchine possono togliere ai giornalisti è «quello che non voglio fare» quello compilativo e ripetitivo, e non «quello che sanno fare meglio», quello di analisi e di creazione. E poi continua: «Le macchine non scrivono articoli di qualità in autonomia, e quando ci provano sbagliano, Il prezioso contributo dei giornalisti è tuttora insostituibile».</p><p>Lelio Simi interviene spiegando in modo semplice e chiaro i dati dell’industria dell’informazione pubblicati nel report dai quali emerge la necessità di spostare la valutazione degli assetti industriali editoriali da logiche di tipo quantitativo a sistemi e metriche che siano in grado di rappresentare i contesti e le dinamiche che attengono quei dati, quindi su un piano qualitativo. Operazione sicuramente non semplice, ma necessaria. Simi ritiene che la questione principale stia nel fatto che è cambiato il prodotto al centro di questa industria, il giornale da “monoblocco” è diventato molte più “cose” e questo rende tutto estremamente complicato.</p><p>L’ultimo intervento è del sociologo Davide Bennato consulente scientifico del progetto, che ritorna sulla questione del pluralismo, evidenziando come il problema che va delineandosi non è tanto legato al pluralismo dell’informazione, ma a cosa serva un’informazione ricca e variegata quando viene percepita come essenzialmente priva di fiducia e non affidabile. Nella seconda parte del suo intervento ha illustrato la metodologia e i criteri seguiti per la realizzazione del report.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 06:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3344</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/Digital_News-Report_2022-1-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2022" decoding="async" />Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere se (ed eventualmente in che modo) la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/">Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/Digital_News-Report_2022-1-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2022" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3344" class="elementor elementor-3344">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2e1da03e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="2e1da03e" data-element_type="section" data-settings="{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}">
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									<p></p>
<p>Anche quest’anno il Digital News Report del Reuters Institute dell&#8217;università di Oxford, pubblicato lo scorso 15 giugno, ci pone dinnanzi ai profondi cambiamenti che il mondo dell’informazione sta attraversando. Una ricerca che traccia le abitudini e tendenze di fruizione ed il profilo dei “consumatori di notizie” di sei continenti e 46 mercati.</p>
<p>Probabilmente la ricerca più estesa ed approfondita a livello globale dove i campioni sono stati assemblati utilizzando quote rappresentative per età, sesso e regione in ogni mercato anche se, come scrivono gli autori nelle note metodologiche, data la somministrazione online dei questionari “<em>è meglio pensare ai risultati come rappresentativi della popolazione online. Nei mercati dell&#8217;Europa settentrionale e occidentale, dove la penetrazione di Internet è in genere superiore al 95%, le differenze tra la popolazione online e la popolazione nazionale saranno ridotte, ma in Sud Africa (58%) e India (54%), dove la penetrazione di Internet è inferiore, le differenze tra la popolazione online e la popolazione nazionale saranno grandi</em>.” E questo è un dato da non sottovalutare su questioni in cui si sa che il campione potrebbe potenzialmente fare una differenza significativa (ad esempio il pagare le notizie o i podcast).</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La "news avoidance"</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Dal rapporto emerge un quadro meno ottimista rispetto allo scorso anno (dove incrementi nel consumo di notizie erano ancora conseguenza della pandemia COVID-19) con un calo generalizzato di fiducia verso le informazioni (la fiducia nelle notizie è diminuita in quasi la metà dei paesi del sondaggio ed è aumentata in soli sette) ed in crescita il fenomeno della “stanchezza delle notizie” e quello conseguente della “<i>news avoidance</i>”  ovvero della tendenza ad evitare sistematicamente le informazioni, ahinoi così drammatiche ed angoscianti che da oltre due anni saturano l’ecosistema informativo, dapprima con la pandemia e adesso con la guerra in Ucraina. In generale l&#8217;interesse per le notizie è fortemente diminuito in tutti i mercati, dal 63% nel 2017 al 51% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La carta: una caduta senza fine</h2>				</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="459" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/01-DNR2022-crisi-carta--1024x459.png" class="attachment-large size-large wp-image-3347" alt="grafico sulle ricerche report 2022" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/01-DNR2022-crisi-carta--1024x459.png 1024w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/01-DNR2022-crisi-carta--300x134.png 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/01-DNR2022-crisi-carta--768x344.png 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/01-DNR2022-crisi-carta-.png 1116w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Digital News Report: a confronto le varie fonti di informazione nel decennio 2013-2022</figcaption>
										</figure>
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									<p></p>
<p>Continua il crollo della carta stampata che, nel nostro paese, se nel 2013 era fonte primaria di notizie per il 60% del campione, nel 2022 scende ad un ristretto 15% mentre, sempre in Italia, il device di elezione per il consumo di notizie è oggi lo smartphone per il 69% degli intervistati.</p>
<p>D’altra parte tale fenomeno, per quanto riguarda il nostro paese, è sistematicamente rilevato dai rapporti nostrani come quelli di ADS, <a href="https://www.adsnotizie.it/_dati_DMS.asp" rel="nofollow noopener" target="_blank">Accertamenti Diffusione Stampa</a> , così come sintetizzati da Agenzia Garante per le Comunicazioni nei suoi rapporti trimestrali dell&#8217;Osservatorio sulle comunicazioni.</p>
<p><a href="https://www.agcom.it/documents/10179/26662003/Documento+generico+22-04-2022/8a827676-223a-4e23-ae3c-023f19176288?version=1.2" target="_blank" rel="noopener nofollow">Nell’ultimo, 1/2022</a>, di aprile 2022, AGCOM rappresenta che: “<em>Nel settore dell’editoria quotidiana, si conferma l’andamento negativo già rappresentato nei precedenti Osservatori: nel corso dell’intero 2021, è stata venduta una media giornaliera di 1,7 milioni di copie, in flessione del 6,9% rispetto al corrispondente valore 2020 e del 30,9% rispetto ai livelli di vendita del 2017</em>.”</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/02-DNR2022-crisi-carta-AGCOM-1024x576.png" class="attachment-large size-large wp-image-3363" alt="grafico sulle vendite di giornale 2022" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/02-DNR2022-crisi-carta-AGCOM-1024x576.png 1024w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/02-DNR2022-crisi-carta-AGCOM-300x169.png 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/02-DNR2022-crisi-carta-AGCOM-768x432.png 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/02-DNR2022-crisi-carta-AGCOM.png 1139w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Autorità Garante Comunicazioni: Osservatorio comunicazioni 1/2022</figcaption>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Abbonamenti digitali: problemi di budget</h2>				</div>
				</div>
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									<p></p>
<p>Per quanto riguarda gli abbonamenti digitali, in molti mercati, pochi affermatissimi brand nazionali si accaparrano la maggior parte degli abbonamenti ed in alcuni paesi come Stati Uniti ed Australia, c’è addirittura la tendenza a sottoscriverne più di uno. Tuttavia i problemi di ripartizione dei limitati budget familiari tra le varie fonti dell’infotainment tendono a ridurre il potenziale di spesa per le notizie.</p>
<p>D’altra parte, come già riportava l’<a href="https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/digital-content" target="_blank" rel="noopener nofollow">Osservatorio Digital Content</a> della School of Management del Politecnico di Milano nel suo rapporto dello scorso autunno, su quasi 3 miliardi di spesa degli italiani per contenuti digitali nel 2021, 1,7mld sono andati per il Gaming, 800 milioni per il video Entertainment e solo 166 milioni fra e-book e news.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="405" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/spesa-contenuti-digitali-2018_2021.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-3367" alt="la spesa del consumatore italiano di contenuti digitali" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/spesa-contenuti-digitali-2018_2021.jpg 720w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/spesa-contenuti-digitali-2018_2021-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">’Osservatorio Digital Content della School of Management del Politecnico di Milano -  Rapporto 2021</figcaption>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Giovani e informazione</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Un capitolo del DNR è dedicato al consumo delle News tra i giovani che, al fine di meglio comprenderne i comportamenti, vengono suddivisi in due macrocategorie: <em>i nativi sociali</em> (18–24 anni) in gran parte cresciuti nel mondo del web sociale e partecipativo ed <em>i nativi digitali</em> (25–34 anni) che in gran parte sono cresciuti nell&#8217;era dell&#8217;informazione ma prima dell&#8217;ascesa dei social network.</p>
<p>Il rapporto evidenzia come, da quando il Reuters ha avviato il tracciamento delle fonti di informazione, i social abbiano costantemente sostituito i siti Web di notizie come fonte primaria per il pubblico più giovane in generale, con il 39% dei nativi sociali (18-24 anni) in 12 mercati che ora utilizzano i social media come loro principale fonte di notizie.</p>
<p>Inoltre, sempre per i nativi sociali vi è un forte spostamento da Facebook verso le piattaforme “visive” come Instagram, TikTok e Youtube, dove l&#8217;uso di TikTok per le notizie è quintuplicato tra i 18 e i 24 anni in tutti i mercati in soli tre anni, dal 3% nel 2020 al 15% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Un problema di pluralismo</h2>				</div>
				</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="752" height="740" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/03-DNR2022-crisi-fiducia.png" class="attachment-large size-large wp-image-3377" alt="i valori dei media in Europa" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/03-DNR2022-crisi-fiducia.png 752w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/03-DNR2022-crisi-fiducia-300x295.png 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Digital News Report 2022</figcaption>
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									</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<p>In ultimo, occorre evidenziare, tra le tante analisi e spunti contenuti nel rapporto del Reuters, come il già citato dato relativo alla minor fiducia nei mezzi di informazione possa essere attribuito, almeno in alcuni mercati, <b>ad un deficitario pluralismo</b>: in quei paesi la mancanza di fiducia è strettamente correlata al problema dell&#8217;interferenza di politici, uomini d&#8217;affari o entrambi.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
		</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Digital News Report in 2 minuti</h2>				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/">Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 09:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3244</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Ghost-in-the-shell-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Manga avatar nel metaverso" decoding="async" />Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in Snow Crash). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.<br />
Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br />
Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.<br />
Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in Snow Crash). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.<br />
Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br />
Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/">Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Ghost-in-the-shell-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Manga avatar nel metaverso" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3244" class="elementor elementor-3244">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-db9e65c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="db9e65c" data-element_type="section">
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									<p>Nell’anime <i>Ghost in the Shell</i> del 1995 ci troviamo in una Tokyo del 2029. Le reti telematiche controllano tutti i meccanismi economici e di produzione. In questo mondo, i cyborg sono stati in grado di infrangere i limiti degli esseri umani e si sono imposti, grazie ai loro impianti bionici, in ogni settore.<br>La stessa protagonista, nota come il Maggiore, è una di essi.<br>Nell’anime, in un edificio è stato trovato un corpo artificiale. Mentre alcuni discutono sul lato burocratico del ritrovamento del corpo, un altro personaggio conferma come lo spirito individuato all&#8217;interno del cyborg sia una creazione del “Burattinaio”, o “Il Signore del Pupazzi”, come recitava il primo doppiaggio dell’anime. Si scopre che il Ministero degli affari esteri stava lavorando da diverso tempo alla sua caccia e che, ora, è riuscito a rinchiuderne il <i>ghost</i> all&#8217;interno di questo corpo dalle fattezze femminili e, nel frattempo, parzialmente, non più assemblato.</p>
<p>Nell’anime si assiste a come l’organismo inerme acquisisce improvvisamente il controllo dell&#8217;edificio e comincia a parlare: afferma di non aver mai posseduto un corpo poiché trattasi di un software informatico divenuto autocosciente e desideroso di ottenere asilo politico. Alla risposta che un programma di autoconservazione come lui non possa fare richieste del genere, il Burattinaio replica che anche l&#8217;umanità è una forma di autoconservazione i cui dati sono mnemonici con i geni che vengono trasmessi attraverso il DNA. Inoltre, accusa gli esseri umani di aver sottovalutato l&#8217;applicazione della tecnologia informatica ai sistemi di memoria; infatti, dal momento che la scienza, allo stato attuale dell’anime, non può fornire un&#8217;adeguata definizione del concetto di vita, lui, in quanto essere cosciente e senziente, ha il diritto di ricevere asilo politico. Alla richiesta se fosse una qualche forma di AI (<i>Artificial Intelligence</i>), il Burattinaio risponde di chiamarsi col nome in codice <i>Progetto 2501</i>, nato dal mare informatico e che ha deciso autonomamente di entrare nel corpo in cui si trova per oltrepassare le barriere del Ministero degli affari esteri, come atto di libero arbitrio.</p>
<p>Da questo breve sunto dell’incipit di <i>Ghost in the Shell</i> abbiamo tutti i temi e tutte le interrogazioni attinenti il Metaverso (in inglese <i>metaverse</i>) o i vari Metaversi, per essere più precisi.<br>Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in <i>Snow Crash</i>). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar. <br>Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br>Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.</p>								</div>
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									<p>Abbiamo intervistato per Media Studies l’avvocato e PhD Donato Nitti, esperto in proprietà intellettuale e che si sta occupando di AI secondo quell’ottica.</p><p>Dialoghiamo con lui su questi temi, attualmente caldi e, tuttavia, antichi e previsti già da certa fantascienza. Di seguito alcune domande e relative risposte.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Metaverso e mondi virtuali</h3>				</div>
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									<p><strong>C’è un limite alle potenzialità del Metaverso?</strong></p><p>«Ancora non sappiamo bene che cosa sia il Metaverso e, soprattutto, in quali direzioni si evolverà. Mondi virtuali esistono da tempo, da Second Life a Fortnite, ma i limiti tecnologici hanno condizionato, e ancora ne condizionano, ampiezza, profondità e capacità di espansione. Saranno quindi le nuove tecnologie che definiranno i limiti, per questo necessariamente mobili. Se oggi il Metaverso è separato dal mondo reale, se quello che accade nel Metaverso rimane nel Metaverso, non possiamo essere certi che in futuro l’interazione tra i due mondi non sarà maggiore fino ad annullarsi completamente. Anzi, personalmente suppongo che questa sarà l’esito finale.<br />Nel film Matrix, se ti fosse successo di morire in Matrix, ti sarebbe accaduto anche in quello che era il tuo mondo reale.»</p>								</div>
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									<p><strong>Che ripercussioni ha quanto facciamo nel Metaverso?</strong></p><p>«Quello che facciamo nei social network ha effetti nel mondo reale: pensiamo ai discorsi d’odio, alle diffamazioni, allo <em>stalking</em>, alle molestie, al <em>revenge porn</em>, al cyber-bullismo. Ma anche alla contraffazione di marchi o al plagio di opere dell’ingegno. Il Metaverso, anche oggi che la sua interazione con il mondo reale è trascurabile, aumenta i rischi, perché l’esperienza dell’utente è più realistica di quella dei social network. Oltre a questo, il controllo sociale sarà maggiore che nell’attuale cyberspace: le tecniche di profilazione saranno applicate non alla semplice navigazione o ai post ma anche ai comportamenti fisici che metteranno a disposizioni informazioni più accurate.»</p>								</div>
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									<p><strong>Siamo vicini a un 2029 prospettato in Ghost in the Shell?</strong></p><p>«Non conosco approfonditamente <em>Ghost in the Shell</em>, non l’ho letto e non ho visto gli adattamenti cinematografici. Tuttavia, da quello che so credo che la tecnologia attuale non sia ancora così avanzata. Questo non significa che i temi giuridici non siano già rilevanti. Ad esempio, se nei social network l’intelligenza artificiale è usata per alcune funzioni limitate, nel Metaverso è già applicata per creare personaggi virtuali che interagiscono con gli avatar degli utenti. Questo comporta, ad esempio, tutti i problemi etici e di responsabilità che accompagnano l’intelligenza artificiale anche nel mondo reale. Un esempio ci viene dalle auto a guida autonoma, che in situazioni estreme, in presenza di condizioni esterne non modificabili dalla macchina, devono scegliere quale dei due pedoni investire. In base a quale regola deve essere presa la decisione? Chi risponde delle conseguenze? I temi sono da tempo oggetto di discussione nel mondo reale, e l’uso esteso dell’intelligenza artificiale nel Metaverso richiederà soluzioni appropriate.»</p>								</div>
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									<p><strong>Nel Metaverso possiamo agire impunemente?</strong></p><p>«Non esistono azioni impunite. In ogni ordinamento giuridico esiste un principio generale, declinato in diverse forme e in diverse norme, secondo cui un comportamento che causa un danno ingiusto obbliga il soggetto responsabile a risarcire il danno. I due problemi principali sono stabilire in presenza di quali condizioni il danno sia ingiusto e chi sia il soggetto responsabile. Nel mondo reale abbiamo secoli di esperienza, di leggi, di decisioni giudiziarie che indicano la strada da seguire. Il Metaverso è nuovo e in continua evoluzione, ma certamente possiamo partire dalle regole del mondo reale, adattandole opportunamente alla nuova realtà. »</p>								</div>
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									<p><strong>Dobbiamo considerare connessi i due mondi o c’è qualche differenza?</strong></p><p>«Il punto di connessione dei due mondi è il singolo essere umano, che vive nel mondo reale e usa il Metaverso. Dobbiamo pensare il Metaverso, così come qualsiasi tecnologia, mettendo al centro l’essere umano.. »</p>								</div>
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									<p><strong>Dal punto di vista giuridico, che ripercussioni ci sono? Qual è il limite giuridico? Esistono norme di regolamentazione del Metaverso?</strong></p><p>«La tecnologia è in rapido mutamento, così rapido che le procedure per l’adeguamento delle legislazioni non riescono ad essere efficienti. Finché non saranno disponibili regole specifiche per il Metaverso è necessario applicare le regole del mondo reale, adattate dagli interpreti alla nuova realtà. Nella regolazione del Metaverso, dunque, subito spazio a quelli che Rodolfo Sacco chiamava il formante dottrinario, la dottrina, e formante giurisprudenziale, le sentenze dei giudizi, perché il formante legislativo non è in grado di seguire gli sviluppi tecnologici. Nel frattempo, le leggi dovranno essere molto generali, applicando la tecnica che l’Unione Europea ha sperimentato con il GDPR, le cui norme, pensate prima del 2016, possono essere interpretate ed applicate anche oggi che la tecnologia ha fatto grandi passi avanti. Ma, come dicevo prima, si torna all’interpretazione e all’applicazione da parte della dottrina e della giurisprudenza, la cui importanza aumenta con l’aumentare della velocità dei cambiamenti tecnologici.»</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/">Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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