Giornalismo

Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche

Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro? In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer, ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero?

Dove va l’informazione: il Digital News Report 2021

Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere se (ed eventualmente in che modo) la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento.

Giornalista corrispondente dall’estero: ha ancora un senso?

Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro? In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer, ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero?

Il lento spegnersi dei giornali

Da tempo immemore ormai, i giornali sono in profonda crisi.

Per dare solo un’idea della dimensione attuale di questa situazione, basti pensare che in Italia, dal 2016 ad oggi, le copie cartacee dei quotidiani vendute sono diminuite di quasi 1 milione di unità (che sui 2,4 milioni del 2016 è il –44%) e, paradossalmente, anche la vendita di quelle digitali è diminuita notevolmente, passando da 217mila a poco più di 156mila (-28%).

La letteratura sulla materia è ormai enciclopedica, le analisi più o meno scientifiche, accademiche e consulenziali, che tentano di inquadrare la situazione, sono migliaia.

Eppure, nonostante questa enorme e profonda presunta conoscenza del problema, il problema, con la dinamica di un tumore metastatico, continua a crescere, a divorare e distruggere grandi porzioni di quello che potremmo immaginare come un organismo vivente malato, il “corpo dell’informazione”.

La parità di genere? Un miraggio, anche per i media

Nonostante le molte battaglie, come il #MeToo o il #TimesUp, nel 2020 la parità di genere nei media è ancora un obiettivo lontano. A dirlo, questa volta, è WAN-IFRA, organizzazione mondiale di editori e giornali, in una guida appena pubblicata destinata proprio alle aziende editoriali.
La situazione italiana non è migliore; per Giovanna Cosenza, professoressa ordinaria di Filosofia e Teoria dei linguaggi all’Università di Bologna sono necessari supporti normativi.

La verità ne vale la pena

Stanotte, durante la cerimonia di premiazione della novantaduesima edizione degli Academy Awards, da noi meglio conosciuti come “Oscar”, tra un grande regista, una diva sul red carpet e la consegna delle statuette, per 30 secondi gli spettatori hanno potuto vedere l’ultimo spot del The New York Times, su uno dei progetti editoriali di maggior successo della testata statunitense, il ”The 1619 Project”.

Giornalismo e democrazia in Europa: il nuovo rapporto del Reuters Institute

Il giornalismo come baluardo della democrazia e la politica (europea) in difesa del giornalismo: a suggerirlo è l’ultimo rapporto pubblicato dal Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, lo scorso 25 novembre, dal titolo “What Can Be Done? Digital Media Policy Options for Strengthening European Democracy”.

D’altra parte, della necessaria correlazione tra le due tematiche ne avevamo già parlato, in relazione agli USA, nel precedente articolo sulle problematiche relative all’informazione , evidenziando come in quel paese la chiusura di quasi 1.800 giornali locali, dal 2004 ad oggi, abbia lasciato le città americane – a volte intere contee – senza una significativa fonte di notizie locali, rappresentando, questo fenomeno, un serio pericolo per la democrazia.

USA: quando muore l’informazione locale è a rischio la democrazia

La crisi dei giornali locali, negli Stati Uniti, è una minaccia per la libertà e democrazia. Ad affermarlo uno studio dal titolo “Losing the News: The Decimation of Local News and the Search for Solutions” realizzato da PEN America, organizzazione nonprofit statunitense che pone al centro della sua attività la libertà di espressione e l’informazione.

“La storia è familiare: un’azienda locale collassa dopo aver perso la sua battaglia con un gruppo nazionale di una lontana città. Ciò che è perso non sono solo i mezzi di sussistenza locali che quell’azienda forniva, ma anche il know-how locale che muore con essa”, scrive nell’introduzione al rapporto Ayad Akhtar, direttore di PEN che continua “…quando quella società nazionale è un hedge fund o un conglomerato di media e l’attività locale è un giornale, le conseguenze possono essere pericolose. L’informazione locale si basa sulla conoscenza del territorio. Un sano ecosistema di notizie locali fornisce alle comunità le informazioni per poter vivere una vita sana e sicura e partecipare alla vita democratica delle loro comunità. Un robusto sistema di informazione locale favorisce l’affluenza alle urne, aumenta la responsabilità di funzionari e manager aziendali, rende le persone consapevoli di opportunità e pericoli nelle vicinanze e, soprattutto, opera contro l’ormai diffusa disgregazione della coesione sociale raccontando la vita di un luogo e i suoi abitanti, raccontando storie quotidiane che formano la base per un’esperienza comune condivisa.”

Le strategie globali del New York Times

Pubblicati recentemente i risultati del terzo trimestre del New York Times. Numeri che in tempi di crisi dei giornali (cronica) debbono necessariamente essere apprezzati, sia perché in linea generale ampiamente positivi, sia perché congrui con le aspettative ed i progetti della prestigiosa testata statunitense.

E nonostante il fatto che, come ricorda Data Media Hub, il totale dei ricavi 2019 sia inferiore di circa un quarto (630 mln / dollari) rispetto a quelli di dieci anni prima, nel 2009.

Uno studio sull’equità
retributiva al Washington Post

Pubblicato il 6 novembre scorso lo studio realizzato dal sindacato dei lavoratori del The Washington Post (The Washington Post Guild ndr) sull’equità retributiva, di genere e razziale, nella prestigiosa testata statunitense.

L’obiettivo, come recita l’introduzione, è convincere il management che la leadership della testata inizi proprio dal rapporto con i suoi dipendenti:

“I dipendenti del The Washington Post lavorano ogni giorno per garantire che l’azienda sia leader dell’industria giornalistica. I membri del sindacato del The Washington Post ritengono che il giornale debba anche essere leader nel trattamento dei propri dipendenti”.