Gli algoritmi, i sociologi e l’approccio multidisciplinare.

Si è svolto lo scorso 23 gennaio a Napoli, nell’Aula Magna dell’Università Federico II, il Convegno dal titolo “’Algoritmo: Sociologia e Informatica”. Il Convegno costituiva anche la prima sessione, plenaria, del XII Congresso dell’Associazione Italiana di Sociologia.

Il Congresso è stato introdotto dai saluti del Sindaco, Luigi De Magistris e chiuso dall’intervento del Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca e si è svolto in una sala strapiena di sociologi ed esperti provenienti da molte città italiane.

L’argomento oggetto del convegno, ovvero la funzione degli algoritmi nella società digitale appare essere, in questo momento, la questione più rilevante all’attenzione degli scienziati di varie discipline, dagli informatici, agli statistici, ai sociologi. Ed è proprio questo aspetto multidisciplinare che è stato posto al centro del dibattito e delle analisi.

I quattro relatori (vi sono poi stati una serie di interventi programmati) erano Davide Bennato, professore associato di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università di Catania, Walter Quattrociocchi, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università di Venezia, Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università di Urbino ed Antonio Pescapè,  professore di sistemi di elaborazione delle informazioni  presso il Dipartimento di Ingegneria elettrica e delle Tecnologie dell’Informazioni dell’Università Federico II di Napoli.

Gli esperti hanno evidenziato, ciascuno per le proprie competenze e settore di studio, le maggiori criticità che emergono dall’analisi e ricerca sui sistemi digitali basati sugli algoritmi: problematiche inerenti la correttezza metodologica di studio, il coinvolgimento di più discipline nell’analisi dei dati e nell’interpretazione dei risultati, la necessità, nel mare magnum dei flussi digitali, di non perdere di vista l’oggetto principale al centro dell’azione degli algoritmi: l’uomo, la sua emotività, i suoi comportamenti, le sue relazioni.

Il prof. Bennato, sottolineando come ormai gli algoritmi rappresentino un nuovo strato per l’analisi dei fenomeni sociali, ha evidenziato la necessità di individuare ed osservare i principi etici della ricerca sociale che, nella sua corsa sfrenata per non rimanere indietro  all’evoluzione tecnologica e tecnocratica della società, rischia di divenire essa stessa un fenomeno critico quando, per potersi svolgere, utilizza quegli stessi dati ed algoritmi di profilazione che sono oggetto di studio e di valutazione.

Walter Quattrociocchi, ben conosciuto per aver riportato in italia e nel mondo, all’attenzione degli studiosi delle scienze sociali e della comunicazione, fenomeni quali la filter-bubble, il bias di conferma, le polarizzazioni, ha evidenziato quanto questi fenomeni siano potenti sull’agire umano e pressoché insensibili a strumenti tradizionali e razionali di verifica e controllo come, ad esempio, il fact checking. Di fronte alla convinzione polarizzata dell’individuo, dice Quattrociocchi, l’evidenza scientifica è quasi irrilevante, come si è ampiamente dimostrato nella storia recente in fenomeni quali le questioni dei vaccini, le scie chimiche, la polarizzazione politica.

Il Prof. Boccia Artieri ha ampiamente illustrato le problematiche metodologiche che si pongono nell’analisi dei dati ed alla loro provenienza: questi, spesso estratti o forniti dai social network come Facebook, possono contenere distorsioni ed alterazioni capaci di invalidare la qualità della ricerca. Per Boccia Artieri, siamo in un mondo dove gli algoritmi influenzano ormai ogni nostra scelta, a partire da quelle di acquisto, sempre più spesso relazionate alle preferenze espresse attraverso un like od un commento. Per questo le questioni metodologiche e l’interdisciplinarietà, ovvero la collaborazione attiva con scienziati di diverse competenze, sono punti fondamentali per poter comprendere i fenomeni sociali in corso.

Antonio Pescapè, evidenziando con simpatia ed ironia la sua “diversità scientifica” di ingegnere informatico, ha sottolineato quanto sia necessario proprio l’integrazione fra le varie discipline, la perdita di un approccio tradizionale lento e la necessità, anche dal punto di vista della formazione, di nuove metodologie di analisi e studio dinamiche ed al passo con i tempi. Per Pescapè anche “la cassetta degli attrezzi” dell’ingegnere deve essere aggiornata ed arricchita, partendo proprio dalla comprensione dei fenomeni sociali che gli algoritmi intendono governare.

In sintesi un evento sicuramente positivo che ha bene svolto la sua funzione introduttiva al Congresso dell’Associazione Italiana di Sociologia e di rappresentazione delle tematiche oggetto dei lavori, concluso con   l’ironia e la sagacia del Governatore De Luca che, dal suo punto di vista di politico, ha evidenziato la necessità, in questa società digitale, della formazione culturale e politica degli amministratori e dei politici che oggi, sempre più spesso senza alcuna competenza, governano enti, istituzioni e formazioni politiche.

 

Sembrerebbe un’ovvietà, nel XXI secolo, che lo studio di un fenomeno sociale possa essere il risultato dell’unione e degli sforzi di molte competenze e settori scientifici diversi eppure, il mondo accademico e della ricerca appare, a tutt’oggi, frazionato e diviso. Sarà questione nostrana o “costituzionale”, amministrativa o politica ma ben venga allora questo convegno che ha voluto portare, come uno dei suoi contributi rilevanti, la semplice idea che “l’unione fa la forza” consentendo, anche ad un ecosistema digitale così complesso ed articolato, di poter essere compreso ed analizzato.