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	<title>Media, piattaforme, comunicazione &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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	<title>Media, piattaforme, comunicazione &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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		<title>Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell'Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all'European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3839" class="elementor elementor-3839">
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									<p></p>
<p>In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell&#8217;Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all&#8217;European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>La lettera mette in luce l&#8217;importanza vitale che la libertà dei media e i valori europei rivestono per mantenere viva la democrazia.</p>
<p>Sebbene sia stato riconosciuto l&#8217;impegno dell&#8217;Unione Europea nel cercare un dialogo costruttivo con gli Stati membri, portando a proposte di modifica del regolamento, sorgono numerosi dubbi riguardo alle disposizioni contenute nell&#8217;EMFA.</p>
<p>Un primo punto evidenziato riguarda la possibile limitazione della libertà di espressione in riferimento ad alcune norme che potrebbero portare a un&#8217;omologazione delle opinioni e a una riduzione del pluralismo mediatico. I firmatari sono particolarmente preoccupati per le disposizioni che potrebbero aprire la strada a una possibile censura dei giornalisti, minando così il ruolo fondamentale che essi svolgono nel controllo del potere e nell&#8217;esercizio di un giornalismo critico e indipendente.</p>
<p>Nel secondo punto si denuncia che l&#8217;EMFA sembra ignorare i principi consolidati a livello nazionale riguardanti la libertà di stampa. Ogni Stato membro dell&#8217;Unione Europea ha sviluppato quadri giuridici e pratiche costituzionalmente protette per garantire la libertà dei media. Bisogna tener conto delle specificità culturali, storiche e politiche di ciascun Paese che un&#8217;armonizzazione forzata potrebbe minare.</p>
<p>Infine, i firmatari mettono in evidenza l&#8217;importanza del pluralismo dei media e sottolineano che quest’ultimo non potrà essere ottenuto attraverso un approccio unificato di regolamentazione dei media in tutta Europa.</p>
<p>L&#8217;appello degli editori europei rappresenta un monito ai legislatori affinché possano considerare attentamente le conseguenze delle decisioni che prenderanno in merito alla regolamentazione dei media.</p>
<p>Solo garantendo un ambiente in cui i giornalisti possano operare in modo indipendente, senza censure o interferenze indebite, si potrà assicurare una società informata e consapevole.</p>
<p>Tuttavia, mentre l&#8217;iniziativa ha ricevuto un forte impulso a livello europeo, hanno aderito, infatti, prestigiose organizzazioni come: l&#8217;Associazione Federale degli Editori Digitali e Giornalisti (BDZV), l&#8217;Associazione per la Stampa Libera (MVFP) tedeschi, l&#8217;Associazione belga degli editori e dei giornali, nonché l&#8217;Alliance de la Presse d&#8217;Information Generale francese, in Italia e in altri paesi come Ungheria e Grecia la questione sembra non aver avuto un grande impatto.</p>
<p>Nel nostro paese, solo la Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG), ha partecipato all’iniziativa, sollevando interrogativi sul grado di consapevolezza e impegno delle istituzioni nazionali.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
		</div>
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		</section>
				</div>
		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 07:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/partecipazione-passiva-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico del Digital News Report sulla partecipazione dei lettori alle notizie" decoding="async" />Giunge alla dodicesima edizione Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un'analisi approfondita dello stato dell'informazione nel mondo digitale.<br />
Basato su un'indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d'informazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/">Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/partecipazione-passiva-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico del Digital News Report sulla partecipazione dei lettori alle notizie" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3826" class="elementor elementor-3826">
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									<p></p>
<p>Come <a href="https://www.niemanlab.org/2023/06/the-passive-news-consumer-is-on-the-rise/" rel="nofollow noopener" target="_blank">riporta NiemanLab</a>, uno degli ulteriori interessanti aspetti che emergono dal <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" rel="nofollow noopener" target="_blank">Rapporto 2023</a> del Reuters Institute, (ne avevamo <a href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">scritto un sommario qui</a>), è il cambiamento del modo di fruire le notizie da parte dei lettori.</p>
<p>Se negli anni l’avvento dei media digitali ed in particolare dei social media ci ha portati a spostare l’attenzione dalla quantità di visite e di utenti a metriche semanticamente sostanzialmente diverse, quale il tempo di permanenza o misurazioni sull’ “engagement” come il numero dei commenti o delle reazioni sulle varie piattaforme, dal Rapporto del Reuters si riscontrano cali costanti nel tempo della condivisione attiva insieme a un aumento del consumo passivo.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La partecipazione in cifre</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Il Report monitora da diversi anni come le persone condividono o partecipano alla copertura delle notizie durante una settimana media, suddividendo i lettori in tre gruppi principali:</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>partecipanti attivi, che pubblicano e commentano notizie;</li>
<li>partecipanti reattivi, che leggono, mettono like o condividono storie di notizie;</li>
<li>consumatori passivi, che utilizzano le notizie ma non partecipano ad esse.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Sempre il Report evidenzia che in media, in 46 mercati, meno di un quarto degli intervistati (22%) partecipano attivamente alle notizie, una diminuzione significativa di 11 punti percentuali rispetto al 2018. Nel frattempo, il numero crescente di utenti delle notizie partecipa in modo reattivo (31%, +6 punti dal 2018) e quasi la metà ora non partecipa affatto (47%, +5 punti). Queste tendenze sono particolarmente consistenti negli Stati Uniti, ad esempio, dove la proporzione di partecipanti attivi (24%) è scesa di 11 punti percentuali dal 2016 e i consumatori passivi costituiscono ora la maggioranza (51%) degli utenti delle notizie.</p>
<p>Nel frattempo, nonostante questi cali costanti di condivisione e commento, una nuova forma di partecipazione alle notizie è cresciuta nel tempo: La condivisione tramite app di messaggistica privata (dal 17% nel 2018 al 22% nel 2023). Questo fenomeno è particolarmente pronunciato nei mercati delle regioni in cui l&#8217;uso complessivo delle app di messaggistica privata è più elevato, come l&#8217;America Latina, il Sud-est asiatico e l&#8217;Europa meridionale, ma si riflette anche in una più ampia diffusione in tutti i mercati di piattaforme come WhatsApp (+9 punti dal 2018) o Telegram (+12 punti).</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Cambia l'utilizzo delle piattaforme per le notizie</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Questi dati sono coincidenti con le già consolidate evidenze di utilizzo delle piattaforme social soprattutto da parte dei giovani per la lettura delle notizie. Già lo scorso anno, <a href="https://www.pewresearch.org/internet/2022/08/10/teens-social-media-and-technology-2022/" rel="nofollow noopener" target="_blank">l’ultimo rapporto del Pew research center</a> evidenziava che solo un terzo degli adolescenti negli Stati Uniti usa il social di Mark Zuckerberg, dopo aver raggiunto la massima diffusione nel 2015, con il 71%, e aver subito un primo calo nel 2018, arrivando solo al 51%.</p>
<p>Le recenti norme tra cui la Direttiva europea sul copyright hanno contribuito a smorzare l’interesse delle piattaforme nei confronti delle notizie ed inoltre alcune fasce della popolazione evitano di condividere pubblicamente le notizie perché percepiscono i dibattiti online, o le notizie in generale, come tossici.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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									<p></p>
<p> </p>
<p>I fruitori di notizie che affermano di avere esperienze negative nell&#8217;interagire online (21%) sono quasi quattro volte più propensi a non partecipare affatto alle notizie di coloro che affermano di avere esperienze positive (6%). Tali percezioni potrebbero peggiorare proprio perchè un gruppo relativamente più piccolo e meno rappresentativo di persone costituisce la maggior parte di ciò che vediamo come partecipazione attiva alle notizie.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Occorre riflettere</h2>				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<p>L’ultima considerazione che suggerisce l’articolo su Nieman Lab, da noi condivisa, è che questa mancanza di partecipazione non può non essere seguita da una riflessione approfondita da parte di giornalisti ed editori di ripensare al proprio ruolo di fronte a questo calo di interazione, sul proprio ruolo di filtri e di intermediari nella tutela dell’interesse dei lettori.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/">Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 07:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/dnr-1-scaled-e1687333257157-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2023" decoding="async" />Giunge alla dodicesima edizione Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un'analisi approfondita dello stato dell'informazione nel mondo digitale.<br />
Basato su un'indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d'informazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/dnr-1-scaled-e1687333257157-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2023" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3823" class="elementor elementor-3823">
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									<p></p>
<p>Giunge alla dodicesima edizione <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" rel="nofollow noopener" target="_blank">Il Digital News Report</a> del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un&#8217;analisi approfondita dello stato dell&#8217;informazione nel mondo digitale.</p>
<p>Basato su un&#8217;indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d&#8217;informazione.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La fiducia dei lettori e gli investimenti economici</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Secondo il Report, la fiducia nelle notizie digitali è in calo, con solo il 40% delle persone che dichiara di avere fiducia nelle informazioni ricevute, rispetto al 42% dell&#8217;anno precedente. Questo dato indica una diminuzione significativa dell&#8217;affidabilità delle fonti di notizie online.</p>
<p>È emerso dall’indagine, che i lettori stanno cambiando le proprie abitudini per il reperimento di informazioni e notizie a causa di fattori di rilevanza globale come l’aumento del costo della vita, la guerra in Europa ed il cambiamento climatico. Infatti, è stato stimato che solo il 17% degli iscritti alle notizie online è disposto a pagare per accedere alle informazioni, mentre il 39% ha cancellato o rinegoziato le proprie sottoscrizioni.</p>
<p>È significativa la differenza tra i paesi in termini di pagamento per abbonamenti a siti d’informazione, i paesi del nord Europa come la Norvegia registra la percentuale più alta di utenti disposti a pagare (39%), seguita dalla Svezia (33%), mentre Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Italia si collocano a un livello molto inferiore, con percentuali che variano dall&#8217;11% al 21%.</p>
<p>Un ulteriore punto che il report mette in evidenza è l&#8217;incertezza diffusa tra gli utenti nel riconoscere le “fake news”. Il 56% degli intervistati, infatti, dichiara di essere preoccupato perché non riesce a distinguere tra fonti di informazione affidabili e fonti di disinformazione.</p>
<p>Questi dati analizzati dalla ricerca sottolineano la necessità di un&#8217;azione tempestiva da parte delle aziende editoriali sia per riconquistare la fiducia dei lettori, sia per le sfide economiche che devono affrontare nel monetizzare i propri contenuti garantendo un flusso costante di entrate e il bisogno di introdurre nuovi strumenti per contrastare la diffusione della disinformazione.</p>
<p>Ulteriori indicazioni fanno emergere un aumento del disinteresse per le notizie, in particolare tra i giovani. Tale tendenza, è stata rilevata in Paesi come Spagna, Regno Unito e Francia, con cali significativi di interesse rispetto agli anni precedenti, principalmente a causa della ripetitività o dell&#8217;eccessiva carica emotiva delle stesse notizie.</p>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La fruizione di notizie sui social media</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Social media e podcast sono tra i principali mezzi di diffusione, con una significativa differenza tra le fasce di età: i giovani sono più inclini a utilizzare i social media come fonte di informazione, mentre le persone oltre i 35 anni tendono ad utilizzare gli strumenti tradizionali e a mantenere inalterate nel tempo le proprie modalità di fruizione.</p>
<p>I giornalisti che spesso conducono conversazioni sulle notizie su Twitter e Facebook faticano ad attirare l&#8217;attenzione su piattaforme più recenti come Instagram, Snapchat e TikTok, dove personalità, influencer e persone comuni sono spesso più importanti ed hanno maggior rilievo.</p>
<p>Nel report però viene evidenziaato che Facebook sta perdendo progressivamente rilevanza come fonte di informazioni e come principale veicolo di traffico verso i siti web: solo il 28% delle persone intervistate afferma di aver ottenuto accesso alle notizie tramite questa piattaforma, rispetto al 42% nel 2016.</p>
<p>TikTok invece sta guadagnando terreno tra i giovani ed è il social network con la crescita più rapida: viene utilizzato dal 44% dei giovani tra i 18 e i 24 anni in generale, mentre il 20% lo utilizza per informarsi. L’ascesa del social cinese dipende dell’importanza che i contenuti video stanno assumendo sempre di più nella diffusione delle informazioni.</p>
<p>Nonostante il consumo di contenuti in formato video sia in aumento, il report sottolinea che leggere le notizie, piuttosto che guardarle o ascoltarle, risulta essere ancora la modalità preferita  dalle persone  per la velocità e il controllo nell&#8217;accesso alle informazioni.</p>
<p>A livello globale, la fiducia nei mezzi di informazione sta diminuendo e l&#8217;utilizzo degli algoritmi per selezionare le notizie solleva grosse preoccupazioni.</p>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Lo scetticismo verso gli algoritmi </h2>				</div>
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									<p></p>
<p>L’utilizzo degli algoritmi per la selezione delle notizie risulta essere uno dei punti salienti riscontrati dal Digital News Report, in quanto la sequenza dei contenuti personalizzati di TikTok ha focalizzato nuovamente l&#8217;attenzione sul modo in cui tali algoritmi possono influenzare le nostre scelte multimediali.</p>
<p>Tuttavia, questa personalizzazione della lettura operata dalle macchine genera un’insoddisfazione sulla selezione dei contenuti e infatti in tutti i paesi solo il 19% concorda che avere contenuti selezionati automaticamente sulla base di ciò che hanno consumato in passato sia un buon modo per ottenere notizie, con il 42% in disaccordo.</p>
<p>I giornalisti paradossalmente hanno una visione migliore della selezione automatica basata sui consumi passati, ma solo tre su dieci (30%) sono concordi sul fatto che sia un buon modo per ottenere notizie.</p>
<p>L&#8217;apparente scetticismo che circonda la selezione algoritmica però potrebbe offrire un certo grado di conforto, poiché suggerisce che le persone interpretano ciò che vedono sulle piattaforme con cautela.</p>
<p>L’insoddisfazione peraltro riguarda anche la selezione operata dai giornalisti e, sulla base delle risposte analizzate dai campioni si riscontra per questa un certo scetticismo. In alcuni paesi, infatti, è emersa la prospettiva che la valutazione automatica del comportamento passato dei soggetti porti a risultati migliori rispetto al giudizio ponderato di editori e giornalisti.</p>
<p>Ciò suggerisce che gli editori dovrebbero impegnarsi per far comprendere al pubblico il valore che aggiungono come esperti nella selezione delle notizie</p>
<p>È evidente che, sia la selezione algoritmica delle notizie che quella editoriale, sono ancora lontane dal poter essere considerati modelli completi, ma proprio in un&#8217;era in cui le informazioni sono abbondanti e complesse, la selezione delle notizie è fondamentale per mantenere un dibattito acceso e una società ben informata.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Le prospettive in Italia</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Il Digital News Report presenta un’analisi dettagliata anche dei singoli stati, la parte dedicata all’Italia è stata curata dal Dott. Alessio Cornia, il quale ha analizzato Il sistema dei media italiani e la reltiva crisi dell’editoria.</p>
<p>Si evidenzia che a causa dell&#8217;impatto della rivoluzione digitale gli editori stanno cercando di adeguarsi al cambiamento acquisendo società digitali per raggiungere un pubblico giovane. La Sfida principale rimane la monetizzazione delle notizie online, poiché i ricavi pubblicitari online non riescono ancora a compensare la perdita di quelli tradizionali.</p>
<p>È emersa la necessità per i principali gruppi editoriali italiani di ristrutturare le loro redazioni, trasferendo alcune testate giornalistiche a editori più piccoli.</p>
<p>Ad esempio, il Gruppo Mondadori ha ceduto il suo principale quotidiano, Il Giornale, al gruppo Angelucci, mentre il Gruppo GEDI ha ceduto la rivista L&#8217;Espresso e alcuni quotidiani locali.</p>
<p>Queste mosse riflettono un nuovo focus strategico diretto al pubblico giovane e l&#8217;interesse a distribuire i contenuti sulle piattaforme social.</p>
<p>Alcuni siti web e testate giornalistiche italiane hanno una forte presenza online e sono particolarmente popolari tra il pubblico giovane, ad esempio, il sito Fanpage e Il Post raggiungono una percentuale significativa di pubblico giovane</p>
<p>Nel settore della pubblicità online, resta il predominio di piattaforme come Google e Facebook/Meta. Ciò comporta una preoccupante riduzione dei ricavi pubblicitari per gli editori e una necessità di trovare nuovi modelli di finanziamento per le attività digitali. Buona parte degli editori italiani hanno introdotto sottoscrizioni a pagamento per aumentare i ricavi dei loro siti e cercare di bilanciare la diminuzione delle entrate pubblicitarie.</p>
<p>Per quando riguarda la fiducia per le diverse testate giornalistiche dal report emergono i seguenti dati:</p>
<p>l&#8217;Agenzia Ansa è stata considerata quella più affidabile, ottenendo il 78% di fiducia e solo il 7% di non affidabilità, al secondo posto si colloca Sky TG24, con il 71% di intervistati che la ritengono affidabile e solo il 9% che la considera inaffidabile, al terzo posto si trova il Sole 24 Ore, con il 69% di fiducia e il 10% di non affidabilità.</p>
<p>È interessante notare che la fiducia complessiva nel pubblico verso le testate giornalistiche è cresciuta rispetto all&#8217;anno precedente. Nel 2022, l&#8217;Agenzia Ansa aveva ricevuto il 73% di fiducia, mentre Sky TG24 e il Sole 24 Ore avevano ottenuto rispettivamente il 65%. Questi numeri evidenziano una tendenza positiva nella percezione di affidabilità dei brand.</p>
<p>Nella classifica, al quarto posto si trova il Corriere della Sera, seguito da Tg La7, giornali locali e regionali, Rainews, La Repubblica, La Stampa, il Fatto Quotidiano, Mediaset News, Porta a Porta, il Giornale e agli ultimi posti Fanpage e Libero.</p>
<p>La &#8220;reach&#8221; complessiva delle testate sia offline che online resta stabile rispetto all&#8217;anno precedente. I siti con la reach più ampia includono quelli dei broadcaster televisivi come TgCom e Sky TG24, la Rai, l&#8217;Ansa e i principali quotidiani nazionali. Nel 2023, Fanpage ha guadagnato la seconda posizione in questa categoria, mentre TgCom si è posizionato al primo posto.</p>
<p>Il rapporto evidenzia come, da quando il Reuters ha avviato il tracciamento delle fonti di informazione, i social abbiano costantemente sostituito i siti Web di notizie come fonte primaria per il pubblico più giovane in generale, con il 39% dei nativi sociali (18-24 anni) in 12 mercati che ora utilizzano i social media come loro principale fonte di notizie.</p>
<p>Inoltre, sempre per i nativi digitali vi è un forte spostamento da Facebook verso le piattaforme “visive” come Instagram, TikTok e Youtube, dove l&#8217;uso di TikTok per le notizie è quintuplicato tra i 18 e i 24 anni in tutti i mercati in soli tre anni, dal 3% nel 2020 al 15% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Conclusioni</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>In sintesi, Il Digital News Report mette in evidenza una serie di sfide significative per l&#8217;editoria digitale. La fiducia ridotta, i cambiamenti nelle abitudini dei lettori e l&#8217;incertezza nella distinzione tra notizie reali e false richiedono una riflessione approfondita da parte delle aziende editoriali per adattarsi a questa nuova realtà. È necessario rafforzare la fiducia del pubblico, offrire contenuti di qualità e promuovere l&#8217;alfabetizzazione mediatica per garantire un futuro sostenibile per l&#8217;editoria digitale.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Digital News Report in 2 minuti</h2>				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 21:10:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/man-845847_1280-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine androide con volto staccato che si guarda" decoding="async" />Nel mondo del giornalismo le applicazioni automatizzate già in uso sono centinaia e consentono di produrre, pianificare ed organizzare un’ampia varietà di contenuti ed operazioni.</p>
<p>Dalla realizzazione dei prospetti economici e finanziari di borsa al resoconto di manifestazioni sportive, alle traduzioni, all’organizzazione del lavoro ed all’invio di contenuti.</p>
<p>Ma quali problematiche pone uno scenario di automazione avanzata nel quale una intelligenza artificiale a cui, attraverso il machine learning, si sono fatti leggere decine o centinaia di testi di un autore (giornalista) potrebbe emularne lo stile, riuscendo in qualche modo ad ingannare il lettore sulla origine del contenuto?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/">Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/man-845847_1280-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine androide con volto staccato che si guarda" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3507" class="elementor elementor-3507">
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>AIVA scrive la Musica sinfonica&#8230;</b></span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">Quello riprodotto nella colonna successiva è un brano di musica sinfonica scritto da AIVA per la Brussels Philarmonic Orchestra che, nel 2019, ha suonato in un <a href="https://www.brusselsphilharmonic.be/concerten/digitale-lente-22-03-2019" rel="nofollow noopener" target="_blank">suo tour di concerti</a>.</span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">AIVA (Artificial Intelligence Virtual Artist) è un artista virtuale, un&#8217;Intelligenza Artificiale.</span></p>								</div>
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												<figure class="wp-caption">
										<img loading="lazy" decoding="async" width="384" height="384" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy.webp" class="attachment-large size-large wp-image-3515" alt="Immagine realizzata da AI Midjpurney" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy.webp 384w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy-300x300.webp 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/midjy-150x150.webp 150w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Immagina realizzata dall'AI "Midjourney"</figcaption>
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>&#8230;e MIDJOURNEY crea immagini</b></span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">Quella che precede è un&#8217;immagine descritta come &#8220;ritratto di una bella donna di colore con un bel make-up naturale, che indossa un hijab bianco&#8221; come descritto dal suo &#8220;ideatore&#8221; Bart S.</span></p><p><span style="font-size: 1.2em; background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px;">L&#8217;immagine, creata secondo la descrizione sopraindicata, è stata realizza da <a href="https://midjourney.com/showcase/recent/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Midjourney</a>, un&#8217;altra Intelligenza Artificiale specializzata in elaborazione di immagini.</span></p>								</div>
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									<p>E sono decine le applicazioni dell&#8217;Intelligenza Artificiale che in questo momento si stanno diffondendo anche a livello del pubblico, laddove gli esperti erano già al lavoro per testarne possibilità e sviluppi.</p>								</div>
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									<p><span style="background-color: var(--nv-site-bg); color: var(--nv-text-color); letter-spacing: 0px; font-size: 21.6px;"><b>Nick Cave: &#8220;è una schifezza&#8221;</b></span></p><p>Il cantautore Nick Cave, dopo aver letto un testo scritto da <a href="https://openai.com/blog/chatgpt/" rel="nofollow noopener" target="_blank">ChatGpt</a> (altro programma di intelligenza artificiale) che doveva emulare il suo stile, <a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/01/17/news/nick_cave_chatgpt_canzone_stronzata-383970761/" rel="nofollow noopener" target="_blank">ha dichiarato</a> che era &#8220;una schifezza&#8221; e che &#8220;<i>&#8230;le canzoni nascono dalla sofferenza, cioè si basano sulla complessa lotta intima della creazione, che è tutta umana: per quanto ne so, gli algoritmi non hanno sentimenti&#8230;</i>&#8220;</p><p>Secondo Cave quindi la inumanità della tecnologia non è neanche lontanamente paragonabile alla creatività umana, eppure, come ben sappiamo, il mondo del giornalismo, soprattutto in questi ultimi anni, si nutre di contenuti realizzati da autori umani, ma in modalità industriale, al costo di pochi euro ad articolol</p>								</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="375" height="500" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Nick_cave_2004.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-3539" alt="Foto Nick Cave che canta" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Nick_cave_2004.jpg 375w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Nick_cave_2004-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Il cantante Nick Cave</figcaption>
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									<p>Nel mondo del giornalismo le applicazioni automatizzate già in uso sono centinaia e consentono di produrre, pianificare ed organizzare un&#8217;ampia varietà di contenuti ed operazioni.</p>
<p>Dalla realizzazione dei prospetti economici e finanziari di borsa al resoconto di manifestazioni sportive, alle traduzioni, all&#8217;organizzazione del lavoro ed all&#8217;invio di contenuti.</p>
<p>Ma quali problematiche pone uno scenario di automazione avanzata nel quale una intelligenza artificiale a cui, attraverso il machine learning, si sono fatti leggere decine o centinaia di testi di un autore (giornalista) potrebbe emularne lo stile, riuscendo in qualche modo ad ingannare il lettore sulla origine del contenuto?</p>
<p>E quindi, perché la possibilità di automatizzare la produzione di questi contenuti prodotti secondo modalità fordiste non dovrebbe tentare gli industriali dell&#8217;informazione?</p>
<p>Con enormi problemi di tipo deontologico, sociale e cognitivo: che fine fa il concetto di autorialità, il legame indissolubile tra il prodotto dell&#8217;intelletto ed il suo autore?</p>
<p>Che problemi giuridici pone un simile scenario?&nbsp;</p>
<p>Per discutere di queste problematiche che non sono più da considerare appartenenti ad un futuro prossimo o remoto che sia, ma che costituiscono il presente, Media Studies e L&#8217;Istituto Francese di Napoli, il Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti, l&#8217;Ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli, in collaborazione con l&#8217;Osservatorio Giovani della Regione Campania, hanno organizzato una conferenza con importanti ed autorevoli relatori, dal titolo &#8220;Digitale? Artificiale? Il giornalismo del futuro&#8221;.</p>
<p><br>Di seguito il programma dell&#8217;evento, per partecipare al quale&nbsp;<a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-futuro-del-giornalismo-digitale-artificiale-617556456987" target="_blank" rel="noopener nofollow"><b>è necessario registrarsi su Eventbrite a questo link</b></a>.</p>								</div>
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															<img loading="lazy" decoding="async" width="1086" height="1536" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-1086x1536.jpg" class="attachment-1536x1536 size-1536x1536 wp-image-3631" alt="Locandina evento &quot;Il futuro del giornalismo&quot;" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-1086x1536.jpg 1086w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-212x300.jpg 212w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-724x1024.jpg 724w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-768x1086.jpg 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo-1448x2048.jpg 1448w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/01/Il-futuro-del-giornalismo.jpg 1587w" sizes="(max-width: 1086px) 100vw, 1086px" />															</div>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/27/digitale-artificiale-il-giornalismo-del-futuro/">Digitale. Artificiale? Il giornalismo del futuro</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 10:39:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3674</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/pixelcut-export-e1684401092668-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina evento &quot;Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo&quot;" decoding="async" />Dopo mesi di ricerca e lavoro, il 4 aprile 2023, è stato presentato nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Roma il primo Report dell’Osservatorio sul giornalismo digitale dell’Ordine. Scopo dell’Osservatorio è quello di fornire strumenti per una professione che necessita di costante aggiornamento con l’acquisizione di nuove competenze e professionalità. Il Report,&#8230;&#160;<a href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</span></a></p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/pixelcut-export-e1684401092668-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina evento &quot;Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo&quot;" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3674" class="elementor elementor-3674">
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									<p>Dopo mesi di ricerca e lavoro, il 4 aprile 2023, è stato presentato nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Roma il primo Report dell’<a href="https://www.odg.it/giornalismo-digitale-presentato-losservatorio-dellordine/50944" rel="nofollow noopener" target="_blank">Osservatorio</a> sul giornalismo digitale dell’Ordine.</p><p>Scopo dell’Osservatorio è quello di fornire strumenti per una professione che necessita di costante aggiornamento con l’acquisizione di nuove competenze e professionalità.</p><p>Il <a href="https://www.odg.it/osservatorio-sul-giornalismo-digitale" rel="nofollow noopener" target="_blank">Report</a>, patrocinato da AGCOM e Fondazione Murialdi, intitolato: “Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo” intende rappresentare l’ambito attuale del mondo del giornalismo e dell’informazione con l’obiettivo di indicare percorsi e tendenze che a livello globale si riverberano nell’ecosistema informativo nazionale e locale.</p><p>Il coordinatore del progetto, nonché organizzatore dell’evento, <strong>Antonio Rossano</strong>, presidente di Media Studies, ha introdotto il dibattito presentando i relatori, <strong>Carlo Bartoli </strong>presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti,<strong> Guido Scorza </strong>avvocato e membro del Collegio del Garante della Privacy,<strong> Elisa Giomi </strong>Commissaria AGCOM<strong>, Alessia Pizzi</strong>, giornalista, esperta di marketing e SEO, <strong>Lelio Simi </strong>giornalista e<strong> Davide Bennato </strong>professore di sociologia all’ Università di Catania.</p><p>Antonio Rossano, in seguito, è entrato nel merito della questione illustrando i tre aspetti fondamentali del report: il ruolo sempre più rilevante dei dati e degli algoritmi fino all’uso degli strumenti dell’Intelligenza Artificiale nelle redazioni, Il pluralismo informativo e la fiducia dei lettori in un ecosistema informativo sempre più complesso, Il valore economico dell’industria dell’informazione e le prospettive per la professione.</p><p>Carlo Bartoli ha evidenziato come il giornalismo stia evolvendo e continuerà a mutare anche in forme che oggi non riusciamo sicuramente a prevedere. «La rete offre grandi opportunità a tutti» afferma il presidente, ma non bisogna sottovalutare gli effetti distorsivi che avvengono sui social media. «Tutto quello che elaboriamo vive in un tempo indefinito e può essere fruito in contesti, situazioni e tempi diversi» proprio per questo, secondo Bartoli, il giornalista di oggi deve avere un’attenzione sempre maggiore per le fonti, il linguaggio da utilizzare e l’accuratezza della narrazione in quanto nell’era moderna, più che mai, errori potrebbero comportare gravi danni. Con l’avvento dei nuovi strumenti è quindi necessario portare i temi della rivoluzione digitale al centro dell’attenzione del giornalismo digitale, perché ancora nulla risulta scontato.</p><p>Riprendendo il discorso del presidente Bartoli, l’Avv. Guido Scorza inizia il suo intervento introducendo un argomento piuttosto spinoso in ambito giornalistico: il diritto all’oblio. Spiega quanto una notizia passata, ma indelebile sul web, possa ledere per sempre l’immagine di una persona, evidenziando come; tuttavia, non esista un conflitto tra diritti ed ogni caso vada affrontato singolarmente. Inevitabile la domanda del coordinatore Rossano sulla questione ChatGpt, visto l’acceso dibattito avvenuto in quei giorni, che vedeva protagonista proprio Scorza. L’avvocato rispondendo al quesito ha quindi esposto le sue perplessità verso il sistema di IA, ChatGpt, servizio utilizzato da 250 milioni di persone nel mondo, da lui considerato «un’aspirapolvere di dati personali a cui si racconta sin troppo». L’avvocato spiega ché c’è un algoritmo addestrato a pescare a strascico da internet, una serie di fonti ignote delle quali non si ha un’ufficialità. Noi con i nostri dati permettiamo a ChatGpt di arricchirsi e dare risposte sempre più specifiche, ma come Garante della privacy Scorza si chiede: «perché non siamo stati informati e a nessuno è stato chiesto se si volesse contribuire o no? è stato necessario bloccare il sistema per capirne di più il funzionamento ed ottenere una maggiore trasparenza in riguardo dei nostri dati personali».</p><p>La Commissaria AGCOM Elisa Giomi pone il focus sulla questione del pluralismo dei media analizzando sociologicamente gli aspetti concettuali e quelli normativi. La domanda che si pone la Giomi è «il pluralismo informativo è davvero un sistema i cui confini possono essere banalmente definiti da elementi quantitativi relativi al controllo delle infrastrutture dei media? » in realtà le concentrazioni da sole sono un indicatore povero dello stato del pluralismo informativo perché il pluralismo non dovrebbe essere considerato come pluralità degli operatori di mercato, ma come pluralità di voci rappresentate in ciascun media e anche come pluralità di tipo ideologico. Per quanto riguarda l’ambito normativo la Commissaria afferma che oggi abbiamo delle proposte legislative molto avanzate che hanno recepito questa visione, modifiche che aprono la strada a una difesa del pluralismo vero è proprio.</p><p>Nel suo secondo intervento Antonio Rossano sposta l’attenzione su uno dei temi più attuali degli ultimi tempi e centrale nel report, l’Intelligenza artificiale e l’impatto dirompente nel mondo del lavoro e nello specifico del giornalismo.</p><p>In relazione a questo tema interviene la Giornalista esperta di marketing e SEO Alessia Pizzi che risponde ad una delle domande più frequente nel mondo del giornalismo e non solo: «l’IA sta rubando il lavoro ai giornalisti? » spiega che attualmente L’IA nelle redazioni viene utilizzata principalmente per velocizzare i flussi automatizzando le operatività come trascrizione o traduzioni e per creare contenuti data-driven senza abbandonare i giornalisti tra le “scartoffie”, inoltre permette di personalizzare l’esperienza dell’utente favorendone l’affiliazione. La Pizzi è fermamente convinta che l’unico lavoro che le macchine possono togliere ai giornalisti è «quello che non voglio fare» quello compilativo e ripetitivo, e non «quello che sanno fare meglio», quello di analisi e di creazione. E poi continua: «Le macchine non scrivono articoli di qualità in autonomia, e quando ci provano sbagliano, Il prezioso contributo dei giornalisti è tuttora insostituibile».</p><p>Lelio Simi interviene spiegando in modo semplice e chiaro i dati dell’industria dell’informazione pubblicati nel report dai quali emerge la necessità di spostare la valutazione degli assetti industriali editoriali da logiche di tipo quantitativo a sistemi e metriche che siano in grado di rappresentare i contesti e le dinamiche che attengono quei dati, quindi su un piano qualitativo. Operazione sicuramente non semplice, ma necessaria. Simi ritiene che la questione principale stia nel fatto che è cambiato il prodotto al centro di questa industria, il giornale da “monoblocco” è diventato molte più “cose” e questo rende tutto estremamente complicato.</p><p>L’ultimo intervento è del sociologo Davide Bennato consulente scientifico del progetto, che ritorna sulla questione del pluralismo, evidenziando come il problema che va delineandosi non è tanto legato al pluralismo dell’informazione, ma a cosa serva un’informazione ricca e variegata quando viene percepita come essenzialmente priva di fiducia e non affidabile. Nella seconda parte del suo intervento ha illustrato la metodologia e i criteri seguiti per la realizzazione del report.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 06:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/Digital_News-Report_2022-1-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2022" decoding="async" />Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere se (ed eventualmente in che modo) la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/">Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/Digital_News-Report_2022-1-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2022" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3344" class="elementor elementor-3344">
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									<p></p>
<p>Anche quest’anno il Digital News Report del Reuters Institute dell&#8217;università di Oxford, pubblicato lo scorso 15 giugno, ci pone dinnanzi ai profondi cambiamenti che il mondo dell’informazione sta attraversando. Una ricerca che traccia le abitudini e tendenze di fruizione ed il profilo dei “consumatori di notizie” di sei continenti e 46 mercati.</p>
<p>Probabilmente la ricerca più estesa ed approfondita a livello globale dove i campioni sono stati assemblati utilizzando quote rappresentative per età, sesso e regione in ogni mercato anche se, come scrivono gli autori nelle note metodologiche, data la somministrazione online dei questionari “<em>è meglio pensare ai risultati come rappresentativi della popolazione online. Nei mercati dell&#8217;Europa settentrionale e occidentale, dove la penetrazione di Internet è in genere superiore al 95%, le differenze tra la popolazione online e la popolazione nazionale saranno ridotte, ma in Sud Africa (58%) e India (54%), dove la penetrazione di Internet è inferiore, le differenze tra la popolazione online e la popolazione nazionale saranno grandi</em>.” E questo è un dato da non sottovalutare su questioni in cui si sa che il campione potrebbe potenzialmente fare una differenza significativa (ad esempio il pagare le notizie o i podcast).</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La "news avoidance"</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Dal rapporto emerge un quadro meno ottimista rispetto allo scorso anno (dove incrementi nel consumo di notizie erano ancora conseguenza della pandemia COVID-19) con un calo generalizzato di fiducia verso le informazioni (la fiducia nelle notizie è diminuita in quasi la metà dei paesi del sondaggio ed è aumentata in soli sette) ed in crescita il fenomeno della “stanchezza delle notizie” e quello conseguente della “<i>news avoidance</i>”  ovvero della tendenza ad evitare sistematicamente le informazioni, ahinoi così drammatiche ed angoscianti che da oltre due anni saturano l’ecosistema informativo, dapprima con la pandemia e adesso con la guerra in Ucraina. In generale l&#8217;interesse per le notizie è fortemente diminuito in tutti i mercati, dal 63% nel 2017 al 51% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La carta: una caduta senza fine</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Continua il crollo della carta stampata che, nel nostro paese, se nel 2013 era fonte primaria di notizie per il 60% del campione, nel 2022 scende ad un ristretto 15% mentre, sempre in Italia, il device di elezione per il consumo di notizie è oggi lo smartphone per il 69% degli intervistati.</p>
<p>D’altra parte tale fenomeno, per quanto riguarda il nostro paese, è sistematicamente rilevato dai rapporti nostrani come quelli di ADS, <a href="https://www.adsnotizie.it/_dati_DMS.asp" rel="nofollow noopener" target="_blank">Accertamenti Diffusione Stampa</a> , così come sintetizzati da Agenzia Garante per le Comunicazioni nei suoi rapporti trimestrali dell&#8217;Osservatorio sulle comunicazioni.</p>
<p><a href="https://www.agcom.it/documents/10179/26662003/Documento+generico+22-04-2022/8a827676-223a-4e23-ae3c-023f19176288?version=1.2" target="_blank" rel="noopener nofollow">Nell’ultimo, 1/2022</a>, di aprile 2022, AGCOM rappresenta che: “<em>Nel settore dell’editoria quotidiana, si conferma l’andamento negativo già rappresentato nei precedenti Osservatori: nel corso dell’intero 2021, è stata venduta una media giornaliera di 1,7 milioni di copie, in flessione del 6,9% rispetto al corrispondente valore 2020 e del 30,9% rispetto ai livelli di vendita del 2017</em>.”</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Abbonamenti digitali: problemi di budget</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Per quanto riguarda gli abbonamenti digitali, in molti mercati, pochi affermatissimi brand nazionali si accaparrano la maggior parte degli abbonamenti ed in alcuni paesi come Stati Uniti ed Australia, c’è addirittura la tendenza a sottoscriverne più di uno. Tuttavia i problemi di ripartizione dei limitati budget familiari tra le varie fonti dell’infotainment tendono a ridurre il potenziale di spesa per le notizie.</p>
<p>D’altra parte, come già riportava l’<a href="https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/digital-content" target="_blank" rel="noopener nofollow">Osservatorio Digital Content</a> della School of Management del Politecnico di Milano nel suo rapporto dello scorso autunno, su quasi 3 miliardi di spesa degli italiani per contenuti digitali nel 2021, 1,7mld sono andati per il Gaming, 800 milioni per il video Entertainment e solo 166 milioni fra e-book e news.</p>
<p></p>								</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="405" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/spesa-contenuti-digitali-2018_2021.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-3367" alt="la spesa del consumatore italiano di contenuti digitali" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/spesa-contenuti-digitali-2018_2021.jpg 720w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/spesa-contenuti-digitali-2018_2021-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">’Osservatorio Digital Content della School of Management del Politecnico di Milano -  Rapporto 2021</figcaption>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Giovani e informazione</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Un capitolo del DNR è dedicato al consumo delle News tra i giovani che, al fine di meglio comprenderne i comportamenti, vengono suddivisi in due macrocategorie: <em>i nativi sociali</em> (18–24 anni) in gran parte cresciuti nel mondo del web sociale e partecipativo ed <em>i nativi digitali</em> (25–34 anni) che in gran parte sono cresciuti nell&#8217;era dell&#8217;informazione ma prima dell&#8217;ascesa dei social network.</p>
<p>Il rapporto evidenzia come, da quando il Reuters ha avviato il tracciamento delle fonti di informazione, i social abbiano costantemente sostituito i siti Web di notizie come fonte primaria per il pubblico più giovane in generale, con il 39% dei nativi sociali (18-24 anni) in 12 mercati che ora utilizzano i social media come loro principale fonte di notizie.</p>
<p>Inoltre, sempre per i nativi sociali vi è un forte spostamento da Facebook verso le piattaforme “visive” come Instagram, TikTok e Youtube, dove l&#8217;uso di TikTok per le notizie è quintuplicato tra i 18 e i 24 anni in tutti i mercati in soli tre anni, dal 3% nel 2020 al 15% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Un problema di pluralismo</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>In ultimo, occorre evidenziare, tra le tante analisi e spunti contenuti nel rapporto del Reuters, come il già citato dato relativo alla minor fiducia nei mezzi di informazione possa essere attribuito, almeno in alcuni mercati, <b>ad un deficitario pluralismo</b>: in quei paesi la mancanza di fiducia è strettamente correlata al problema dell&#8217;interferenza di politici, uomini d&#8217;affari o entrambi.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Digital News Report in 2 minuti</h2>				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/">Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 09:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3244</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Ghost-in-the-shell-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Manga avatar nel metaverso" decoding="async" />Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in Snow Crash). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.<br />
Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br />
Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.<br />
Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in Snow Crash). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.<br />
Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br />
Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/">Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Ghost-in-the-shell-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Manga avatar nel metaverso" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3244" class="elementor elementor-3244">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-db9e65c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="db9e65c" data-element_type="section">
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									<p>Nell’anime <i>Ghost in the Shell</i> del 1995 ci troviamo in una Tokyo del 2029. Le reti telematiche controllano tutti i meccanismi economici e di produzione. In questo mondo, i cyborg sono stati in grado di infrangere i limiti degli esseri umani e si sono imposti, grazie ai loro impianti bionici, in ogni settore.<br>La stessa protagonista, nota come il Maggiore, è una di essi.<br>Nell’anime, in un edificio è stato trovato un corpo artificiale. Mentre alcuni discutono sul lato burocratico del ritrovamento del corpo, un altro personaggio conferma come lo spirito individuato all&#8217;interno del cyborg sia una creazione del “Burattinaio”, o “Il Signore del Pupazzi”, come recitava il primo doppiaggio dell’anime. Si scopre che il Ministero degli affari esteri stava lavorando da diverso tempo alla sua caccia e che, ora, è riuscito a rinchiuderne il <i>ghost</i> all&#8217;interno di questo corpo dalle fattezze femminili e, nel frattempo, parzialmente, non più assemblato.</p>
<p>Nell’anime si assiste a come l’organismo inerme acquisisce improvvisamente il controllo dell&#8217;edificio e comincia a parlare: afferma di non aver mai posseduto un corpo poiché trattasi di un software informatico divenuto autocosciente e desideroso di ottenere asilo politico. Alla risposta che un programma di autoconservazione come lui non possa fare richieste del genere, il Burattinaio replica che anche l&#8217;umanità è una forma di autoconservazione i cui dati sono mnemonici con i geni che vengono trasmessi attraverso il DNA. Inoltre, accusa gli esseri umani di aver sottovalutato l&#8217;applicazione della tecnologia informatica ai sistemi di memoria; infatti, dal momento che la scienza, allo stato attuale dell’anime, non può fornire un&#8217;adeguata definizione del concetto di vita, lui, in quanto essere cosciente e senziente, ha il diritto di ricevere asilo politico. Alla richiesta se fosse una qualche forma di AI (<i>Artificial Intelligence</i>), il Burattinaio risponde di chiamarsi col nome in codice <i>Progetto 2501</i>, nato dal mare informatico e che ha deciso autonomamente di entrare nel corpo in cui si trova per oltrepassare le barriere del Ministero degli affari esteri, come atto di libero arbitrio.</p>
<p>Da questo breve sunto dell’incipit di <i>Ghost in the Shell</i> abbiamo tutti i temi e tutte le interrogazioni attinenti il Metaverso (in inglese <i>metaverse</i>) o i vari Metaversi, per essere più precisi.<br>Metaverso è un termine nato nel 1992 nel mondo cyberpunk (coniato da Neal Stephenson in <i>Snow Crash</i>). Sembra essere l’argomento del momento perché utilizzato da social come Facebook (Meta). Esso rappresenta l’evoluzione di Internet, non una sostituzione e prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar. <br>Il Metaverso ci consente di superare i limiti e fare quello che non riusciremmo nelle contingenze di uno spazio e di un corpo.<br>Non è un caso che un noto social abbia recentemente mutato il proprio nome in Meta.</p>								</div>
				</div>
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										<img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="538" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Nitti500.webp" class="attachment-large size-large wp-image-3255" alt="Donato Nitti" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Nitti500.webp 500w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/03/Nitti500-279x300.webp 279w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Avv. Donato Nitti, PhD in diritto privato comparato.<br /> KEIS Law Studio Legale Nitti &amp; Associati</figcaption>
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									<p>Abbiamo intervistato per Media Studies l’avvocato e PhD Donato Nitti, esperto in proprietà intellettuale e che si sta occupando di AI secondo quell’ottica.</p><p>Dialoghiamo con lui su questi temi, attualmente caldi e, tuttavia, antichi e previsti già da certa fantascienza. Di seguito alcune domande e relative risposte.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Metaverso e mondi virtuali</h3>				</div>
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									<p><strong>C’è un limite alle potenzialità del Metaverso?</strong></p><p>«Ancora non sappiamo bene che cosa sia il Metaverso e, soprattutto, in quali direzioni si evolverà. Mondi virtuali esistono da tempo, da Second Life a Fortnite, ma i limiti tecnologici hanno condizionato, e ancora ne condizionano, ampiezza, profondità e capacità di espansione. Saranno quindi le nuove tecnologie che definiranno i limiti, per questo necessariamente mobili. Se oggi il Metaverso è separato dal mondo reale, se quello che accade nel Metaverso rimane nel Metaverso, non possiamo essere certi che in futuro l’interazione tra i due mondi non sarà maggiore fino ad annullarsi completamente. Anzi, personalmente suppongo che questa sarà l’esito finale.<br />Nel film Matrix, se ti fosse successo di morire in Matrix, ti sarebbe accaduto anche in quello che era il tuo mondo reale.»</p>								</div>
				</div>
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									<p><strong>Che ripercussioni ha quanto facciamo nel Metaverso?</strong></p><p>«Quello che facciamo nei social network ha effetti nel mondo reale: pensiamo ai discorsi d’odio, alle diffamazioni, allo <em>stalking</em>, alle molestie, al <em>revenge porn</em>, al cyber-bullismo. Ma anche alla contraffazione di marchi o al plagio di opere dell’ingegno. Il Metaverso, anche oggi che la sua interazione con il mondo reale è trascurabile, aumenta i rischi, perché l’esperienza dell’utente è più realistica di quella dei social network. Oltre a questo, il controllo sociale sarà maggiore che nell’attuale cyberspace: le tecniche di profilazione saranno applicate non alla semplice navigazione o ai post ma anche ai comportamenti fisici che metteranno a disposizioni informazioni più accurate.»</p>								</div>
				</div>
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									<p><strong>Siamo vicini a un 2029 prospettato in Ghost in the Shell?</strong></p><p>«Non conosco approfonditamente <em>Ghost in the Shell</em>, non l’ho letto e non ho visto gli adattamenti cinematografici. Tuttavia, da quello che so credo che la tecnologia attuale non sia ancora così avanzata. Questo non significa che i temi giuridici non siano già rilevanti. Ad esempio, se nei social network l’intelligenza artificiale è usata per alcune funzioni limitate, nel Metaverso è già applicata per creare personaggi virtuali che interagiscono con gli avatar degli utenti. Questo comporta, ad esempio, tutti i problemi etici e di responsabilità che accompagnano l’intelligenza artificiale anche nel mondo reale. Un esempio ci viene dalle auto a guida autonoma, che in situazioni estreme, in presenza di condizioni esterne non modificabili dalla macchina, devono scegliere quale dei due pedoni investire. In base a quale regola deve essere presa la decisione? Chi risponde delle conseguenze? I temi sono da tempo oggetto di discussione nel mondo reale, e l’uso esteso dell’intelligenza artificiale nel Metaverso richiederà soluzioni appropriate.»</p>								</div>
				</div>
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									<p><strong>Nel Metaverso possiamo agire impunemente?</strong></p><p>«Non esistono azioni impunite. In ogni ordinamento giuridico esiste un principio generale, declinato in diverse forme e in diverse norme, secondo cui un comportamento che causa un danno ingiusto obbliga il soggetto responsabile a risarcire il danno. I due problemi principali sono stabilire in presenza di quali condizioni il danno sia ingiusto e chi sia il soggetto responsabile. Nel mondo reale abbiamo secoli di esperienza, di leggi, di decisioni giudiziarie che indicano la strada da seguire. Il Metaverso è nuovo e in continua evoluzione, ma certamente possiamo partire dalle regole del mondo reale, adattandole opportunamente alla nuova realtà. »</p>								</div>
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									<p><strong>Dobbiamo considerare connessi i due mondi o c’è qualche differenza?</strong></p><p>«Il punto di connessione dei due mondi è il singolo essere umano, che vive nel mondo reale e usa il Metaverso. Dobbiamo pensare il Metaverso, così come qualsiasi tecnologia, mettendo al centro l’essere umano.. »</p>								</div>
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									<p><strong>Dal punto di vista giuridico, che ripercussioni ci sono? Qual è il limite giuridico? Esistono norme di regolamentazione del Metaverso?</strong></p><p>«La tecnologia è in rapido mutamento, così rapido che le procedure per l’adeguamento delle legislazioni non riescono ad essere efficienti. Finché non saranno disponibili regole specifiche per il Metaverso è necessario applicare le regole del mondo reale, adattate dagli interpreti alla nuova realtà. Nella regolazione del Metaverso, dunque, subito spazio a quelli che Rodolfo Sacco chiamava il formante dottrinario, la dottrina, e formante giurisprudenziale, le sentenze dei giudizi, perché il formante legislativo non è in grado di seguire gli sviluppi tecnologici. Nel frattempo, le leggi dovranno essere molto generali, applicando la tecnica che l’Unione Europea ha sperimentato con il GDPR, le cui norme, pensate prima del 2016, possono essere interpretate ed applicate anche oggi che la tecnologia ha fatto grandi passi avanti. Ma, come dicevo prima, si torna all’interpretazione e all’applicazione da parte della dottrina e della giurisprudenza, la cui importanza aumenta con l’aumentare della velocità dei cambiamenti tecnologici.»</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/lombardi.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/stefania-lombardi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Stefania Lombardi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Stefania Lombardi è PhD in Filosofia Morale con una tesi che ha trattato temi che vertevano sull’apolidia e la filosofia di Arendt, in cui traspare la sua antica e rinnovata passione per Shakespeare. Fa parte, dal 2014, della Giuria del Premio Nazionale di Filosofia.<br />
Il suo breve saggio, con supporto audiovisivo, “La società del surrogato” ha ricevuto una menzione speciale per l’edizione 2016 del premio internazionale “Catalunya Literaria”, classificandosi nella terna dei finalisti.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/stefania.stefania.lom" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/stefania-lombardi-207a2417/detail/photo/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/03/03/un-metaverso-di-fascino-possibilita-rischi-enorme/">Un Metaverso di fascino, possibilità, rischi e…norme? Intervista a Donato Nitti</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Viaggio nel cinema ai tempi di Netflix e del Covid</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/10/14/viaggio-nel-cinema-ai-tempi-di-netflix-e-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nina Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 17:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=2656</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-12-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="The space cinema Med" decoding="async" />"Con la crescita di Internet e la nascita dei servizi streaming legali e non, i negozi di videonoleggio sono morti. Il cinema rimaneva sempre lì, resiliente, con la sua aria condizionata, il forte impianto stereo e il profumo/puzza di pop-corn.</p>
<p>Qualcosa è cambiato."<br />
"[...] Così com’era successo con i social media, all’improvviso arrivò all’orecchio questo strano nome: Netflix. C’erano già servizi di streaming on-demand, abbonamenti a Sky, serie TV di produzioni importanti come la HBO. Dove la necessità di scaricarlo, comprare, dividere questo abbonamento?</p>
<p>C’era il cinema, c’era la tv, c’erano i film in streaming online legali e non, quelli delle pay-tv, perché anche Netflix? "<br />
Netflix ricerca la transnazionalità, e non è di certo il primo esperimento mediatico ad avere aspirazioni globali, si pensi a CNN, MTV.</p>
<p>Vuole creare cittadini del mondo. Così recita la pagina ufficiale dell’azienda di Hastings: “Netflix è la più grande rete di Internet TV del mondo, con oltre 70 milioni di abbonati in più di 190 paesi, che ogni giorno guardano più di 125 milioni di ore di programmi televisivi e film, tra cui serie originali, documentari e lungometraggi.”</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/10/14/viaggio-nel-cinema-ai-tempi-di-netflix-e-del-covid/">Viaggio nel cinema ai tempi di Netflix e del Covid</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-12-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="The space cinema Med" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2656" class="elementor elementor-2656">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-abac870 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="abac870" data-element_type="section">
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									<p>Sono nata nel 1997, corro alla stessa velocità della tecnologia mediatica. Un po’ affanno.</p><p>Sono nata nel periodo d’oro della <em>Blockbuster</em>, famosa società di distribuzione commerciale statunitense fondata nel 1985 da David Cook e fallita nel 2013.</p><p>Quand’ero piccola, la tv era l’unico universo misterioso visivo possibile. Ricordo l’aura sacra che le si librava attorno, creata dalla limitazione temporale imposta dai miei genitori. Guardavo qualcosa sapendo che conteneva tantissimo <em>altro</em>, di cui a volte avevo un assaggio quando rimanevo a casa fingendo una terribile febbre per non andare a scuola e facevo incetta di cereali e programmi ignoti, sola e felice. Per un nuovo episodio di <em>Smallville </em>dovevo aspettare una settimana, intanto in classe attaccavo le figurine dei protagonisti nell’album e staccavo i poster dal <em>Cioè</em> per appenderli nell’armadio. Alle scuole medie andavo con le mie amiche da Blockbuster per scegliere un film.</p><p>Il blu e il giallo mi riempivano gli occhi. Prima il corridoio del genere filmico, poi ti lasciavi guidare dall’istinto o meglio, dal gusto per la locandina e da quell’accenno di trama presente dietro ogni DVD in commercio.</p><p>Con la crescita di Internet e la nascita dei servizi streaming legali e non, i negozi di videonoleggio sono morti. Il <strong>cinema</strong> rimaneva sempre lì, resiliente, con la sua aria condizionata, il forte impianto stereo e il profumo/puzza di pop-corn.</p><p>Qualcosa è cambiato.</p>								</div>
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															<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/block-1024x577.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-2666" alt="Blockbuster film" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/block-1024x577.jpg 1024w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/block-300x169.jpg 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/block-768x433.jpg 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/block.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />															</div>
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									<p>Intorno al lontano 2008 girava voce che c’era questa cosa chiamata <em>Facebook.</em></p><p>Lentamente le chat di <em>MSN</em> furono abbandonate per le pagine azzurre di Facebook.</p><p>Frasi del tipo “Ti ho taggato” hanno iniziato a invadere il campo linguistico divenendo da aliene, consuete, sostituendo i famosi “trilli”.</p><p>Con l’implementazione delle app, un’icona verde e bianca, <em>Whatsapp, </em>è divenuta il mezzo di comunicazione principale per non spendere soldi in SMS ed iniziare a condividere altro (foto, video, messaggi vocali); e poi il boom di <em>Instagram</em>, le foto postate <em>direttamente</em> dai propri artisti preferiti e l’occasione di diventarlo, l’inizio della nuova era di personalizzazione, voce propria, antidoto alla solitudine, ma, allo stesso tempo anche rischio di inevitabile omologazione.</p><p>Così com’era successo con i social media, all’improvviso arrivò all’orecchio questo strano nome: <strong><em>Netflix</em>.</strong> C’erano già servizi di streaming on-demand, abbonamenti a Sky, serie TV di produzioni importanti come la HBO. Dove la necessità di scaricarlo, comprare, dividere questo abbonamento?</p><p>C’era il cinema, c’era la tv, c’erano i film in streaming online legali e non, quelli delle pay-tv, perché anche Netflix? </p><p>Questo oramai colosso dell’industria audiovisiva nasce con una formula basata sulla <strong>convenienza</strong> e cresce appoggiandosi al <em>comfort</em> <em>hd</em> che l’uomo desidera, in sintonia con <em>Just Eat</em>.</p><p>Due forti &#8220;pallini&#8221; americani (home entertainment ed e-commerce).</p><p>L’azienda fiorisce nel 1997 a Los Gatos, in California, fondata da un responsabile delle vendite dirette, Marc Randolph, e da un imprenditore laureato a Stanford, Reed Hastings. Inizia come servizio per noleggio di DVD, VHS e videogiochi tramite posta. Ci si collegava al sito web, si sceglieva il film e si attendeva l&#8217;arrivo via posta, il tutto per circa 6 dollari.</p><p>La formula stentò a prendere il volo e Hastings decise di passare all’abbonamento mensile <em>no-limits</em>. Sceglievi 3 titoli, ricevuti via posta, potevi restituirli e riceverne altri anche più volte nello stesso mese.</p><p>Nel febbraio 2007, Netflix decise di affiancare una piattaforma per lo streaming video con la stessa modalità. Fece fuori Blockbuster. Il rosso e il nero spazzarono via il blu e il giallo.</p>								</div>
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															<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/netflix-1024x576.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-2670" alt="Netflix" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/netflix-1024x576.jpg 1024w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/netflix-300x169.jpg 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/netflix-768x432.jpg 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/netflix-1536x864.jpg 1536w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/netflix.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />															</div>
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									<p>Netflix ricerca la <strong>transnazionalità</strong>, e non è di certo il primo esperimento mediatico ad avere aspirazioni <strong><em>globali</em></strong>, si pensi a CNN, MTV.</p><p>Vuole creare <em>cittadini del mondo</em>. Così recita la pagina ufficiale dell’azienda di Hastings: “Netflix è la più grande rete di Internet TV del mondo, con oltre 70 milioni di abbonati in più di 190 paesi, che ogni giorno guardano più di 125 milioni di ore di programmi televisivi e film, tra cui serie originali, documentari e lungometraggi.”</p><p>Quando un individuo guarda qualcosa che anche il resto del mondo sta guardando, ciò lo lega ad una collettività di cui egli abbisogna. Sulla piattaforma infatti ogni giorno viene pubblicata e costantemente aggiornata, la classifica dei programmi più guardati da tutti gli altri utenti che non sono te, la top ten.</p><p>Netflix cresce con la novità della distribuzione di tutti gli episodi di una serie contemporaneamente, il che permette elevatissime esperienze di <strong><em>binge watching</em></strong><em> –</em> pratica sviluppatasi intorno agli anni 50 del ventesimo secolo, con la nascita di serie tv di successo come <em>Ai confini della realtà</em> – che consiste nel consumare prodotti mediatici “senza sosta”, il termine è infatti un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neologismo" rel="nofollow noopener" target="_blank">neologismo</a> che deriva dall&#8217;unione di <em>binge</em>, traducibile come abbuffata, e <em>watching</em>, ossia visione.</p><p>Il binge watching trasporta lo spettatore in una dimensione temporale totalmente altra, lo assorbe, lo mastica e lo risputa.</p><p>A fine visione egli si trova spiazzato, forse non ricorda più niente, tanti personaggi e caratteri in sé stesso, e, data l’esperienza totalizzante oramai terminata, l’unico modo per procedere nel nuovo mondo fisico è appunto procedere, passare al prossimo, reset.</p><p>Non ci si attacca visceralmente al prodotto, e  l’affetto ha bisogno di tempo, noi esseri umani funzioniamo così, il tempo ha bisogno di essere tempo.</p><p>Forse uno dei pochi prodotti targati Netflix che è riuscito a creare un rapporto con lo spettatore simile ai prodotti degli anni ottanta-novanta è stato <em>Stranger Things </em>(2016-in produzione), serie ideata da Matt e Ross Duffer, che, non a caso, è ambientata negli anni ottanta e gioca propria con quello specifico modo di consumare prodotti e ascoltare musica, un modo affettivo, analogico, lo fa ricordare allo spettatore che, oltre a legarsi alla storia, si lega a quei modi.</p><p>Netflix gioca con il <strong><em>potere</em></strong>. </p><p>Così come <em>Just Eat</em>, Netflix si appoggia ad una strategia di marketing che lo rende apparentemente un<em> servo-del-cliente</em>. Come spiega l’autore e professore di media e comunicazione Ramon Lobato in <em>Netflix Nations: Geografia della distribuzione digitale </em>(2019), una caratteristica comune alle piattaforme dei digital media è che si affidano ad algoritmi di raccomandazione, si pensi al Netflix Prize del 2006-2009 da un milione di dollari, per migliorare i poteri predittivi del 10%: “In questo modo, lo spettatore è posizionato come il <strong><em>navigatore-utente supremo</em></strong> di un archivio infinito di contenuti audiovisivi, quando è ovviamente limitato, finito”.</p><p>Netflix ha a che vedere con trasformazioni sociali e tecniche a lungo termine e su vasta scala, come spiega Lobato “l’elettrificazione e l’illuminazione, le forme architettoniche moderne che si basano sulla separazione tra spazio pubblico e privato, i salotti, i soggiorni per guardare la tv e camere da letto in cui godersi Netflix e le pratiche sociali delle famiglie che accolgono dentro casa quella tecnologia” lo rendono un modo di interfacciarsi alla realtà che resta associato a una popolazione occidentale, capitalista, borghese.</p><p>Di fatto, l’individuo appartenente a questa fascia di popolazione, diventa estremamente abile nello <strong><em>scrolling</em></strong>. Lo scrolling della scelta filmica, già di per sé nuova esperienza che può durare anche più del consumo del prodotto che verrà scelto,  avvicina <strong>l’utente di servizi di streaming</strong> all’<strong>utente dei social media</strong>. </p>								</div>
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									<p style="text-align: center;">*****</p><p>Oggi giorno esistono tanti modi di “vivere” e di “scrollare”.</p><p>Quando conosci una persona nuova non sai se è presente nel mondo digitale, non sai se posta meme, non sai se è nel suo periodo di “pausa dai social”.</p><p>In <em>Digital Minimalism: Choosing a Focused Life in a Noisy World</em> (2019), il saggista e accademico statunitense Calvin C. Newport, sostiene che bisognerebbe stabilire una “filosofia d’uso della tecnologia” proponendo al lettore di intraprendere un mese di <em>digital detox</em> per poi reintrodurre lentamente le diverse app che utilizziamo ogni giorno. L’autore suggerisce che il “minimalista digitale” deve costantemente tenersi impegnato poiché senza la tecnologia la vita può essere noiosa.</p><p>Nell’ultimo capitolo di <em>How to Do Nothing: Resisting the Attention Economy</em> (2019), la scrittrice statunitense Jenny Odell compie una riflessione a proposito del destino dell’essere umano in rapporto alla società ipertecnologica da lui creata e al contesto ecologico. Descrive il dipinto del 1872 “Progresso americano&#8221; di John Gast che raffigura il <strong><em>Destino Manifesto</em></strong>, l&#8217;idea che i bianchi che si spostarono verso ovest fossero una forza civilizzatrice. Nel dipinto, un angelica donna in abiti bianchi cammina verso ovest assieme ai coloni statunitensi che stendono i cavi del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Telegrafo" rel="nofollow noopener" target="_blank">telegrafo</a> durante il viaggio mentre “gli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nativi_americani" rel="nofollow noopener" target="_blank">indiani d&#8217;America</a> e gli animali selvatici scappano (o aprono la strada) nel buio del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/West" rel="nofollow noopener" target="_blank">West</a> ‘incivilizzato’&#8221;. Odell immagina lo &#8220;Smantellamento del Manifesto&#8221; che, annullerebbe il danno del Destino Manifesto facendo i conti con l&#8217;assalto della produttività al mondo vivente, spingendo per un ritorno ad un paesaggio più ecologico. </p><p>Camminando per strada capita di sentire: “X ha guardato la mia storia, mica lo invito stasera?”. Per <em>storia, </em>la persona x in questione si riferisce ovviamente alle <strong>storie di Instagram</strong>, ulteriore strumento a noi fornitoci per condividere momenti con il mondo con cui siamo connessi e creare micro-dinamiche sociali digitali ma reali. Con la comparsa del <strong>covid-19</strong> questi nuovi modi di relazionarsi con l’altro hanno accelerato, il digitale si è mischiato con il fisico in modo totalmente inedito per l’essere umano, che è cambiato.</p><p>L’uomo si adatta sempre. E quindi nasce <strong>TikTok</strong>.</p>								</div>
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									<p><strong><em>Second screening,</em></strong> in inglese, è la pratica di guardare un programma alla televisione – first screen – e contemporaneamente usare uno smartphone o un tablet o altro dispositivo (second screen). I dispositivi tecnologici sono protesi. Difficile concentrarsi, difficile decidere di interrompere la visione di un film che in realtà non ti prende troppo e attivarsi, soprattutto se lo schermo non ti permette di osservare la totalità della fisicità dell’attore ed è facile “mancargli di rispetto” guardando altrove; difficile, annoiarsi; difficile sprecare la propria attenzione quando il mondo è ecologicamente al collasso e si gira per strada con una maschera.</p><p>Ed i cinema, che ad oggi sono tra i pochissimi luoghi rimasti dove i nostri amici cellulari devono essere silenziosi o spenti – quando invece è l’essere umano ad <em>essere</em> spento? – sono ancora lì, almeno per ora.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">2020: cinema chiusi a Napoli per lockdown</h2>				</div>
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								<div class="swiper-slide" role="group" aria-roledescription="slide" aria-label="1 di 5"><figure class="swiper-slide-inner"><img decoding="async" class="swiper-slide-image" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-11.jpg" alt="Cinema Modernissimo" /><figcaption class="elementor-image-carousel-caption">Modernissimo</figcaption></figure></div><div class="swiper-slide" role="group" aria-roledescription="slide" aria-label="2 di 5"><figure class="swiper-slide-inner"><img decoding="async" class="swiper-slide-image" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-13.jpg" alt="Cinema metropolitan" /><figcaption class="elementor-image-carousel-caption">Metropolitan</figcaption></figure></div><div class="swiper-slide" role="group" aria-roledescription="slide" aria-label="3 di 5"><figure class="swiper-slide-inner"><img decoding="async" class="swiper-slide-image" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-14.jpg" alt="cinema teatro la perla" /><figcaption class="elementor-image-carousel-caption">La Perla</figcaption></figure></div><div class="swiper-slide" role="group" aria-roledescription="slide" aria-label="4 di 5"><figure class="swiper-slide-inner"><img decoding="async" class="swiper-slide-image" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-15.jpg" alt="Cinema arcobaleno" /><figcaption class="elementor-image-carousel-caption">Arcobaleno</figcaption></figure></div><div class="swiper-slide" role="group" aria-roledescription="slide" aria-label="5 di 5"><figure class="swiper-slide-inner"><img decoding="async" class="swiper-slide-image" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/CINEMA-12.jpg" alt="The space cinema Med" /><figcaption class="elementor-image-carousel-caption">The Space</figcaption></figure></div>			</div>
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									<p>La crisi dei cinema era già avviata prima della pandemia. Sul web si possono trovare numerosi <a href="https://www.ansa.it/lifestyle/notizie/societa/nuove_abitudini/2017/10/16/cinema-fuga-dalla-sala-incassi-giu-e-giovani-altrove_4a696013-3605-46a1-b1eb-78efbff41a87.html" rel="nofollow noopener" target="_blank">articoli</a> risalenti al 2017 che parlano dello scarso pubblico nelle sale.</p><p>Con Avviso risalente al 20 gennaio 2021, L’ANICA ha <a href="http://www.anica.it/news/news-anica/il-cinema-in-sala-nel-2020-i-dati-del-box-office-sintesi-relazione-e-tabelle" rel="nofollow noopener" target="_blank">pubblicato</a> le notizie relative all’andamento del box office. Nell’anno dell’inizio della pandemia, il 2020, nelle sale cinematografiche italiane, per ovvie questioni di quarantena e conseguente chiusura dei cinema, rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione degli incassi e delle presenze rispettivamente del 71,30% e del 71,18%. Negli ultimi venti anni, su tutto il territorio italiano, sono stati chiusi più di 2.000 cinema. Una forte indifferenza ha favorito operazioni immobiliari speculative consentendo la dismissione dei cinema alterandone la destinazione d’uso a favore di altre funzioni commerciali (supermercati, outlet, fast food, ecc.).</p><p>La domanda, quindi, sorge spontanea: con il <em>green pass</em>, le persone stanno tornando nei cinema?</p><p>I cinema sono ancora d’attrattiva per il grande pubblico vaccinato?</p><p>Stiamo ovviamente parlando di un pubblico estremamente differenziato rispetto al passato, ognuno ha la sua serie preferita, ognuno può permettersi di divenire il perfetto modello di &#8220;cinefilo di sé stesso&#8221;.</p><p>Vale la pena spendere quasi dieci euro per un unico prodotto quando allo stesso prezzo possiamo avere un numero altissimo di film o serie o altro a disposizione?</p><p>Netflix è più democratico dei cinema? Quanto questa democrazia incide sulla qualità e sull’affetto?</p><p>Cosa ci perdiamo e cosa conquistiamo?</p><p>Dipende dalle modalità con le quali il singolo soggetto interagisce con l’esterno, e queste modalità sono individuali e individualmente controllabili.</p><p>Dal punto di vista tecnico, realizzare a casa propria un impianto <em>home theater</em> è alla portata di quasi tutte le tasche di un pubblico che spenderebbe dieci euro per un film.</p>								</div>
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									<p>Tra i motivi che spingerebbero necessariamente al cinema, c&#8217;è la proiezione di film inediti. Ma, considerando che alcuni film stanno uscendo contemporaneamente in streaming, questa motivazione sta venendo meno.</p><p>Con l’ultimo DM “finestre” n. 172/2021 in Italia il ministro Franceschini ha imposto un vincolo di uscita e permanenza esclusiva in sala dei film prima della loro distribuzione sulle piattaforme e in televisione a 30 giorni. L’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) ne ha subito <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2021/05/02/cinema-torna-obbligo-sala-prima-di-streaming-ma-e-polemica_74d8a307-2567-4abf-9b2d-0408d9f4e5ff.html" rel="nofollow noopener" target="_blank">sottolineato</a> l’inutilità per la produzione italiana: “Un provvedimento che intende porre un equilibrio fra i film italiani e quelli internazionali, dimenticando però che in sala sono pianificati, per i primi mesi e salvo occasionali eccezioni, solo film di produzione straniera mentre i titoli nazionali, sostenuti con ingenti investimenti del Ministero, si concentrano con l’uscita in sala in pochi mesi l’anno. Se di riequilibrio si deve parlare, allora da giugno che il Ministro proceda con provvedimenti per portare in sala i film italiani, così come pianificato con quelli internazionali.”</p><p>La Warner Bros.  recentemente ha compiuto un importante dietrofront rispetto a scelte prese nel dicembre 2020 ed ampiamente contestate. La major ha siglato con il circuito AMC Theatres, la più grossa catena statunitense di cinema, un accordo che prevede una “finestra cinematografica esclusiva” di 45 giorni a partire dal 2022. «Siamo felici che Warner Bros. abbia deciso di allontanarsi dalle uscite in contemporanea al cinema e in streaming», ha dichiarato Adam Aron, Ceo di AMC.</p><p>Fin dal 1992, la Francia si è dotata di una legislazione mirata in materia di salvaguardia e rilancio delle sale cinematografiche presenti sul territorio nazionale. Con la “legge Sueur” gli enti locali vengono supportati dallo Stato a sovvenzionare società private di gestione di sale cinematografiche.</p>								</div>
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												<figure class="wp-caption">
										<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-1024x683.jpg" class="attachment-large size-large wp-image-2684" alt="Edgar Morin" srcset="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-1024x683.jpg 1024w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-300x200.jpg 300w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-768x512.jpg 768w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-1536x1024.jpg 1536w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-2048x1365.jpg 2048w, https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/10/Edgar_Morin_no_Fronteiras_do_Pensamento_Sao_Paulo_2011_6035638635-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />											<figcaption class="widget-image-caption wp-caption-text">Edgar Morin</figcaption>
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									<p>Per il sociologo francese Edgar Morin, nel buio della sala cinematografica, lo spettatore non può interagire con le immagini, costretto in tal modo ad interiorizzare le proprie emozioni che vengono amplificate dall’impossibilità di esternarle: «l’assenza di partecipazione pratica determina dunque un’intensa partecipazione affettiva: veri e propri transfert si determinano tra l’animo dello spettatore e lo spettacolo dello schermo». L’immobilità coatta dello spettatore corrisponde a un aumento dell’esperienza emozionale, nessuna distrazione è consentita, nessun second screen e di conseguenza sono favoriti fenomeni di proiezione-identificazione che per Morin rappresentano una caratteristica essenziale del cinema.</p><p>Dal punto di vista umano, la sala cinematografica resta un’esperienza sociale funzionale al sentimento di  collettività e alla necessità dell’individuo di astrarsi tenendo il cuore in mezzo agli altri, perché come scrisse il poco conosciuto poeta svedese Gunnar Ekelof “l’astratto è l’unica cosa pratica, alla fine”.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/03/Nina-Rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/nina-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Nina Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Membro del Consiglio Direttivo Associazione Media Studies. Laureata in Sociologia, successivamente ha conseguito una laurea magistrale in Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Dal 2017 è Social Media Manager e Content Editor di InterSkills srl</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/10/14/viaggio-nel-cinema-ai-tempi-di-netflix-e-del-covid/">Viaggio nel cinema ai tempi di Netflix e del Covid</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Coscienza e genere nel corpo elettrico</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/19/coscienza-e-genere-nel-corpo-elettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nina Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 13:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=2098</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/ex-machinalrr-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="donna umana e donna robot" decoding="async" />Il rapporto tra corpo e coscienza è al centro della rappresentazione dello scrittore, regista e sceneggiatore Alex Garland nel film Ex Machina (2015).<br />
La ripresa di una narrativa fantascientifica attraverso la figura della fembot  (robot dalle sembianze femminili), e la sua rivoluzione silenziosa ad opera di Garland, è uno strumento potente per andare ad avvalorare, quasi come la citazione d’un fan, la potenza culturale della stessa letteratura fantascientifica, navigando attraverso la genderizzazione “queer” di quei corpi elettrici.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/19/coscienza-e-genere-nel-corpo-elettrico/">Coscienza e genere nel corpo elettrico</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/ex-machinalrr-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="donna umana e donna robot" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2098" class="elementor elementor-2098">
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									<p><em>Il rapporto tra corpo e coscienza è al centro della rappresentazione dello scrittore, regista e sceneggiatore Alex Garland nel film <strong>Ex Machina </strong>(2015). Ed è lo spunto di questa riflessione </em><em>(già oggetto dei miei studi universitari), sollecitata </em><em>da un personale e sentito come necessario bisogno di comprendere una condizione umana in crescente processo di mutazione, nonché i nuovi modi di vedere la realtà e la natura in un momento storico soggetto a trasformazioni antropologiche, tecnologiche ed ambientali sostanziali. </em></p>
<p><em>La ripresa di una narrativa fantascientifica attraverso la figura della fembot  (robot dalle sembianze femminili), e la sua rivoluzione silenziosa ad opera di Garland, è uno strumento importante per andare ad avvalorare, quasi come la citazione d’un fan, la potenza culturale della stessa letteratura fantascientifica, navigando attraverso la genderizzazione “queer” del corpo elettrico. Letteratura che, nell’analisi della filosofa Donna Haraway, risulta uno dei pochi prodotti che s’interroga sulle questioni di liberazione di gender, riproduzione ed identità senza scadere in femminismi imperialisti alla Catharine MacKinnon.</em></p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd">La storia</span></h4><p>La trama del film si sviluppa seguendo la storia di <strong>Caleb</strong> (Domhnall Gleeson), un giovane programmatore informatico che vince un concorso aziendale per trascorrere una settimana con <strong>Nathan</strong> (Oscar Isaac), l’amministratore delegato e fondatore della società per cui lavora, la <em>BlueBook</em>. La sua permanenza nella casa/laboratorio di Nathan consisterà nella sperimentazione di un’intelligenza artificiale attraverso un test di Turing di cui Caleb sarà la componente umana.</p><p>A differenza del consueto svolgimento, in questo caso Caleb sa che interagirà con un’intelligenza artificiale e, per la precisione, con l’ultimo modello costruito da Nathan: <strong>Ava</strong> (Alicia Vikander). Il motivo di questa scelta è, secondo la spiegazione di Nathan, da ricercarsi nella sofisticatezza di progettazione di Ava e quindi nel voler sondare non la sua capacità di imitazione dell’essere umano, bensì la sua <em>coscienza</em>. In questo quadro, viene presentato anche un quarto personaggio, la servizievole <strong>Kyoko</strong> (Sonoya Mizuno), una silenziosa donna giapponese che si scoprirà essere un’altra I.A.</p><p>Durante le sei sessioni di incontro, Caleb si innamora di Ava ed insieme progettano un piano di fuga. Non tutto va come previsto: Ava in realtà non ha intenzione di evadere legandosi a Caleb. Per caso e per strategia, Ava finirà per uccidere il suo creatore, Nathan, e abbandonerà Caleb, senza via di fuga, nei sotterranei iper-elettrici della casa.</p>								</div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;font-size: 1.25em;letter-spacing: 0px">La creazione e lo stress del creatore</span></h4>
<p>Il film è, al livello più esterno, un elogio della creazione. A partire dal nome di Ava che rimanda a quello di Eva, figlia della creazione di uno dei testi più emblematici della stessa (creazione), <em>La Bibbia</em>, per passare alle composizioni classiche di Franz Schubert e Johann Sebastian Bach che accompagnano i personaggi tra i corridoi minimalisti della casa, alla casa stessa, un’architettura“mid-century classic with a Scandivian tilt<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>” ispirata a quella del giapponese <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tadao_And%C5%8D" rel="nofollow noopener" target="_blank">Tadao Andō</a> e caratterizzata da pareti su cui campeggiano sculture di volti africani che fanno eco alle maschere dalle sembianze umane da impiantare sulla testa di automi esposte nei sotterranei del laboratorio di Nathan.</p>
<p>Egli è Il creatore, ma è umano, bloccato tra genio creativo e bisogno di rispondere a logiche iper-capitaliste. Per aiutarsi, bilancia il suo io con sbronze che rappresentano i <em>bug </em>nel suo sistema. Emerge fortemente il problema della privatizzazione dello stress analizzato dal filosofo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Fisher_(teorico)" rel="nofollow noopener" target="_blank">Mark Fisher</a> in <em>Realismo Capitalista</em> (2009) e anticipato come il padre del collasso della comunicazione dalla filosofa <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_Haraway" rel="nofollow noopener" target="_blank">Donna Haraway</a> in <em>Manifesto Cyborg </em>(1985).</p>
<p>Nei frangenti di ubriachezza la mente di Nathan pare sciolta, sono meno evidenti segni di manipolazione e <strong>controllo del linguaggio</strong>, tassello tematico fondamentale nel film.</p>
<p>Per la scrittura della sceneggiatura, infatti, il filosofo Ludwig Wittgenstein è stata una delle principali fonti d’ispirazione, a partire dal nome dell’azienda di Nathan, <em>Bluebook</em>, che s’ispira al <em>Libro blu </em>che il filosofo dettò ai suoi alunni a Cambridge nel corso del 1933-1934.</p>
<p>Il personaggio di Nathan rappresenta lo sfacelo della mente iper-razionale condito da un filo di accento <em>geek</em>:  le sue azioni e le sue parole sembrano volersi giustificare da un accusa moralista silenziosa, la cui risposta è che non vi può essere un’etica perfettamente pulita nella creazione capitalista, come quando svela a Caleb che se il pittore <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jackson_Pollock" rel="nofollow noopener" target="_blank">Jackson Pollock</a> avesse dovuto <em>prima</em> pensare esattamente a cosa imprimere sulla tela, probabilmente non avrebbe mai dipinto nulla, suggerendo che per creare Ava – anche lei, a suo modo, un’opera arte – serva svincolarsi dalle proposte formali, violare la <em>privacy</em>, così come allo stesso modo gli artisti dell’action painting imprimevano sulla tela una traccia del loro passaggio, attraverso pennellate gestuali e violente, a volte conseguenza, come nel caso di Pollock, di stati di ebbrezza alcolica.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd">Identità e gender</span></h4>
<p>Ma Caleb come è finito lì? Grazie allo studio del suo <em>dossier digitale<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>.</em></p>
<p>L’identità è “un processo di costruzione del significato fondato su un attributo culturale<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a>” legato all’appartenenza societaria e alla biometrica, sistema di individuazione che avviene tramite grandezze biofisiche.</p>
<p>Di pari passo alla tecnologizzazione dell’identificazione, è avvenuta quella del diritto e della tutela dell’individuo, ormai seppellita dalla profilazione digitale. I fili dei burattinai sono ambigui nel XXI secolo e, anche se Caleb ne sia consapevole (firma un contratto non del tutto “standard” volontariamente), allo stesso tempo non sospetta che Ava sia stata disegnata in base alle sue preferenze pornografiche.</p>
<p>La libertà d’azione dell’essere umano, oltre che dalla consapevolezza del controllo, dipende da fattori casuali come il luogo di nascita, lo status sociale ed economico della famiglia, la presenza di malattie congenite e, per lungo tempo ed ancora oggi, dall’identità di genere, solitamente dipendente dall’identità sessuale, ovvero fondata sulla dicotomia uomo-donna.</p>
<p>La principessa Disney Mulan si genderizza come uomo per salvare le sorti della Cina. Ava, in quanto automa è asessuata, ma si genderizza come donna per far innamorare Caleb, uomo eterosessuale, e poter così fuggire. In un vero e proprio rito di vestizione, l’automa si appropria di attributi femminili per cercare la sua dimensione di libertà. Ava è per questo emblema di questioni legate all’identità queer, spogliata da trucchi ed accessori legittimatori, pronta a gestire a suo modo il genere.</p>
<p>Tra maschi si discute: “Perché le hai dato un sesso? Un’ I.A. non ha bisogno di un genere” chiede Caleb a Nathan. Quest’ultimo obietta che una qualsiasi coscienza possa crearsi al di là d’un’interazione, dando per implicito che essa contenga sessualità, in pieno stile lacaniano, aggiungendo che la “sessualità è divertente”.</p>
<p>Ava è ovviamente un <em>doppio</em> che serve a indagare l’essere umano e, la sua potenza liberatrice, non deriva unicamente dalla costruzione di un ottimo personaggio grazie alle capacità creative di Garland, ma forse, considerando la filmografia dell’attrice, anche dalla naturale “queerness” di Alicia Vikander, la sua capacità di integrare elementi maschili e femminili in un ibrido tanto complesso quanto affascinante. </p>
<p>Basti pensare al ruolo che ha ricoperto in <em>The Danish Girl</em> (2015) di Tom Hooper, film che, storicizzando la questione del gender, fa riferimento agli attributi invertiti di “femminile” e “maschile” su cui si soffermano le analisi della filosofa statunitense Judith Butler, mostrando come in alcuni casi essi riflettano un effettivo orientamento sessuale (nella storia di trasformazione fisica di Lily) oppure siano semplicemente un temperamento (nel carattere della compagna Vikander/Gerda). La Vikander è stata anche protagonista del cortometraggio-sequel queer di <em>Quattro matrimoni e un funerale</em> (2019) in cui lei e l’attrice Lily James interpretano rispettivamente Faith e Miranda del film originale omonimo. Inoltre, nelle vesti della nuova Tomb Raider, la Vikander è stata considerata “mascolina” rispetto alla precedente interpretata da Angelina Jolie, che evidentemente rispecchiava maggiormente gli stereotipi femminili.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd">Affinità e affettività</span></h4>
<p>L’atto di Ava, automa dalle sembianze di donna caucasica, del sussurrare parole inascoltabili all’orecchio di Kyoko, automa dalle sembianze di donna asiatica, ben rappresenta il concetto di politica delle affinità fondamentale nel discorso di Donna Haraway nel saggio di cui sopra, e attribuisce ancora una volta importanza al linguaggio, su cui si sofferma anche la filosofa statunitense, ritenendo che è lo strumento capace di soggettivare ed oggettivare, da usare come mezzo rivoluzionario per evitare un codice unico che traduce perfettamente ogni significato, “dogma centrale del fallogocentrismo<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>”,  neologismo questo coniato dalla studiosa femminista Luce Irigaray.</p>
<p>La ripresa di una narrativa fantascientifica attraverso la figura della <em>fembot  </em>(robot dalle sembianze femminili), e la sua rivoluzione silenziosa ad opera di Garland, è uno strumento potente per andare ad avvalorare, quasi come la citazione d’un fan, la potenza culturale della stessa letteratura fantascientifica, che nell’analisi harawayana risulta uno dei pochi prodotti che s’interroga sulle questioni di liberazione di gender, riproduzione ed identità senza scadere in femminismi imperialisti alla Catharine MacKinnon.</p>
<p>Nel saggio della filosofa italiana Rosi Braidotti <em>Materialismo radicale. Itinerari etici per cyborg e cattive ragazze</em> (2019) la studiosa si propone di articolare un’etica postumana nomade improntata alla liberazione dall’individualismo liberale attraverso l’interruzione del circolo dell’utilitarismo affettivo con una consapevole fedeltà a sé stessi intesa come “la consapevolezza della propria condizione di interazione con le/gli altre/i, vale a dire la propria capacità di affettare e di essere affette/i”.</p>
<p>In <em>Ex Machina</em> Caleb segue la sua potentia, egli si de-soggettivizza guidato dall’<em>affectum</em>, dalla vita, e ciò non è sbagliato in sé. Ava non lo uccide. Lo lascia lì, a riflettere, forse. A riflettere su cosa significhi essere l’Altro. Il discorso di Braidotti si traduce in una perdita del piano delle origini fisse unito ad una politica individuale fatta di resistenza e trasgressione, poiché “rimanere costantemente vigili è il prezzo da pagare per la libertà”. Quando Caleb chiede ad Ava cosa le piacerebbe fare se mai avesse la possibilità di uscire da quel luogo ed essere libera, lei risponde che il suo più grande desiderio è quello di trovarsi al centro di un incrocio trafficato, in una città, perché potrebbe essere un buon posto per osservare. Test di Turing, arte minimalista, cascate, denaro, amore, sesso: Garland pare suggerirci che tutto questo è inutile se non vediamo noi stessi e se non si vede l’<em>Altro</em>. Oggi, come ieri, come domani. Usciremo dal COVID-19 ma è importante domandarsi <em>come</em> e rivolgere lo sguardo a <em>chi</em> ne uscirà.</p>
<p> </p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Marcus Fairs, “<a href="https://www.dezeen.com/2015/05/22/ex-machina-set-designer-mark-digby-interview-alex-garland-juvet-landscape-hotel-norway-jensen-skodvin-architects/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Hard shiny surfaces are for the bad guys</a>&#8221; says Ex Machina production designer”, <em>Dezeen</em>, 2015</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Daniel J. Solove, <em>The digital person: technology and privacy in the information age</em>, New York University Press, 2004.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Manuel Castells, <em>Il potere delle identità</em>, EGEA 2014</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Donna Haraway, <em>Manifesto Cyborg</em>, 1991, Feltrinelli Editore, Milano 1995</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/03/Nina-Rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/nina-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Nina Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Membro del Consiglio Direttivo Associazione Media Studies. Laureata in Sociologia, successivamente ha conseguito una laurea magistrale in Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Dal 2017 è Social Media Manager e Content Editor di InterSkills srl</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/19/coscienza-e-genere-nel-corpo-elettrico/">Coscienza e genere nel corpo elettrico</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Alberto Abruzzese: &#8220;la tecnologia è la realtà aumentata in cui e con cui il sé si esprime&#8221;</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/07/alberto-abruzzese-la-tecnologia-e-la-realta-aumentata-in-cui-e-con-cui-il-se-si-esprime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Marturano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 07:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Abruzzese-03-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Alberto Abruzzese" decoding="async" />Per Alberto Abruzzese, uno dei massimi esperti italiani della sociologia dei media e della comunicazione, scrittore e saggista, la tecnologia va vista “non come una potenza esterna al sé (persona, soggetto, genere umano, società ecc) ma la realtà aumentata in cui e con cui il sé si esprime (esce fuori).”</p>
<p>L’intervista nasce dall’osservazione del rapporto intenso, personale e costante di Abruzzese con le piattaforme della rete che quotidianamente interpreta ed interroga, lanciando provocazioni, messaggi che vengono affidati alla decodifica dei singoli, con la curiosità dell’esploratore e la profondità della competenza.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/07/alberto-abruzzese-la-tecnologia-e-la-realta-aumentata-in-cui-e-con-cui-il-se-si-esprime/">Alberto Abruzzese: &#8220;la tecnologia è la realtà aumentata in cui e con cui il sé si esprime&#8221;</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Abruzzese-03-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Alberto Abruzzese" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1610" class="elementor elementor-1610">
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									<p><em>Il mondo delle rappresentazioni e dell’immaginario individuale e collettivo inevitabilmente si trasforma, si modella sulla base dei nuovi linguaggi e delle infrastrutture tecnologiche che li ospitano.</em></p><p><em>Siamo ancora in grado di comprendere i significati, i messaggi e le simbologie che ci giungono, spesso intermediate da algidi sistemi algoritmici e come interagiamo con essi, nel nostro esprimerci e rappresentarci?</em></p><p><em>Per <strong>Alberto Abruzzese</strong>, uno dei massimi esperti italiani della sociologia dei media e della comunicazione, scrittore e saggista, la tecnologia va vista “non come una potenza esterna al sé (persona, soggetto, genere umano, società ecc) ma la realtà aumentata in cui e con cui il sé si esprime (esce fuori).”</em></p><p><em>L’intervista nasce dall’osservazione del rapporto intenso, personale e costante di Abruzzese con le piattaforme della rete che quotidianamente interpreta ed interroga, lanciando provocazioni, messaggi che vengono affidati alla decodifica dei singoli, con la curiosità dell’esploratore e la profondità della competenza.</em></p>								</div>
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									<p><strong>Prof. Abruzzese, per alcuni lo stato di permanente transizione che le tecnologie digitali ci propongono, influenza i modi del comunicare ed il modo in cui questi si riflettono soprattutto sulla rappresentazione del sé. La comunicazione oggi passa soprattutto le piattaforme social e specialmente i giovani sono approdati con Instagram e Tik Tok ad una comunicazione e rappresentazione del sé e della realtà fatto prevalentemente di immagini e di suoni (vedi <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2021" rel="nofollow noopener" target="_blank"><em>Reuters Institute Digital News Report 2021</em></a>, ndr). Qual è il punto di vista dal suo osservatorio personale?</strong></p><p>Ci sarebbe da discutere già a partire da questa <em>vulgata</em> sulle differenze tra i media oggi a lavoro e in funzione (differenze socio-antropologiche a partire anche, ma non solo, dalla classica distinzione tra vecchie e nuove generazioni, vecchi e nuovi <em>corpi</em> diversamente potenziati dalle tecnologie a disposizione ma immersi comunque in un mix tra passato, presente e futuro). Infatti già è discutibile credere che i media generalisti come cinema e TV – quindi non solo il “nuovo” eppure ormai già “vecchio” <em>social</em> FB – manchino di campi semantici non alfabetici, espressioni e pulsioni non alfabetiche come immagini, suoni, tremore di voci e carni. Il mondo che ci narra, e che noi narriamo in una immensa bolla di traduzioni, non ha una sola scienza dei segni.</p><p>Comunque, schematizzando, il panorama di questa nostra intervista mi pare riguardare la natura ambivalente dei regimi di senso che l&#8217;epoca presente percepisce o tende a percepire (e fare percepire) come apertura oppure chiusura (a seconda dei punti di vista) tra i due rispettivi versanti di una loro sostanziale differenza mediologica. Attenzione! Se parlo di differenza <em>sul piano mediologico</em>, intendo dire che da vari anni ormai (quando la mia formazione benjaminiana e mcluhaniana entrò nella prospettiva di Pierre Lévy)  il mio orizzonte disciplinare non è più – e non può più essere – integralmente sociologico e dunque moderno: nel tempo lungo della civilizzazione umana l&#8217;<em>abitare</em> (abito, abitudini, possesso, per gli esseri viventi) è slittato via dalla <em>terra</em> alla <em>società </em>e infine ai <em>media. </em>Ora la loro digitalizzazione corrisponde al massimo di smaterializzazione dell&#8217;esperienza mondana:<em> Hic manebimus optime </em>oppure<em> hic sunt leones? </em>A noi la risposta da cercare<em>.</em></p><p><strong>Secondo un recente studio (<a href="https://www.researchgate.net/publication/346100090_TIKTOK_AND_THE_ALGORITHMIZED_SELF_A_NEW_MODEL_OF_ONLINE_INTERACTION" rel="nofollow noopener" target="_blank">Bhandari e Bimo, 2020</a>) Tik Tok crea un modello pubblico di rappresentazione che è più fortemente diretto verso l&#8217;individuo e non, invece, verso un &#8220;pubblico&#8221; plurale. L&#8217;esperienza dell&#8217;uso di Tik Tok, quindi, è quella del coinvolgimento ripetuto con il proprio sé: il risultato è una connettività intrapersonale piuttosto che di connettività interpersonale. Questo modello di socialità, conclude lo studio, può forse essere definito il “sé algoritmizzato”, ovvero, intende il sé come derivante principalmente da un coinvolgimento riflessivo con le rappresentazioni del sé precedenti piuttosto che, come avviene tradizionalmente, con le proprie connessioni sociali. Quali gli effetti sulle rappresentazioni del sé?</strong></p><p>Sinceramente il “sé algoritmizzato” mi pare smentire la posizione su cui da sempre mi sono schierato o tentato di schierarmi: l&#8217;idea che la tecnica non sia una potenza esterna al sé (persona, soggetto, genere umano, società ecc) ma la realtà aumentata in cui e con cui il sé si esprime (esce fuori). Semmai, invece di correre il rischio di restare ancora nel corpo morto e martoriato di Frankenstein, si dovrebbe dire il “sé algoritmico”.</p><p>Provo dunque a dire il motivo per cui l&#8217;impianto teorico adombrato nella domanda che mi si pone a me sembri debole e viziato esso stesso dal risultato epocale o contro-epocale al quale intende pervenire. Il discorso regge sul suo punto di partenza ma poi si sgretola. Provo a dirlo a mio modo, tagliando con l&#8217;accetta i campi e passaggi in questione. Intorno agli anni Cinquanta – dopo  l&#8217;Olocausto e la Bomba e solo pochi decenni dopo gli anni Trenta, ovvero l&#8217;apice dei media di massa – è accaduto che, nei contesti territoriali più progrediti sul piano delle tecnologie della comunicazione e di un corrispondente, interconnesso, sviluppo economico, si è assistito ad un forte salto di qualità delle piattaforme espressive di tipo <em>spettatoriale,</em> quelle per così dire originarie, fondanti. Ovvero quelle di tipo classico, barocco e romantico, in cui domina la frontalità: piazza e teatro come dispositivi di interfaccia tra sovrano e popolo: cinema (scrittura più immagine, realtà fisica più schermo) e televisione generalista (schermi in casa, nel cuore pulsante dell&#8217;abitare umano). Nel giro di pochi anni, dunque, il modello di comunicazione unidirezionale è entrato in una crisi irreversibile e ha dato luogo a una <em>spettatorialità</em> diffusa sempre più complessa in quanto determinata dallo sviluppo esponenziale dei consumi, dalla interconnessione mediale tra corpi e oggetti, desideri personali e merci, con la conseguenza inclusione di una massa di contenuti e valori espressivi. Da internet a l&#8217;<em>internet delle cose</em>: dall&#8217;organico all&#8217;inorganico. Massimo Di Felice ha elaborato una prospettiva che ha denominato “Cittadinanza digitale” e che trovo assai calzante: non come <em>progetto</em> (la “città” è roba da moderni, strategia politica per la loro sopravvivenza), ma come processo in atto: con-fusione tra persona e tecnica, ma anche mondo e tecnica.</p><p>Nei confronti del pensiero semplice la posizione di un pensiero complesso è allora ribaltata? E&#8217; sempre più il secondo a spiegare il primo? No. E&#8217; la <em>specializzazione</em> bellezza! Ecco, questa rudimentale bozza di ragionamento credo – spero – possa un poco servire a interpretare, valutare, l&#8217;algoritmo come la tecnologia che s&#8217;è resa ora più necessaria a soddisfare il punto estremo di deflagrazione di esponenziale crescita della complessità realizzatasi dalla riproducibilità tecnica alla riproducibilità digitale … non quella umana nel mondo ma quella del mondo nell&#8217;umano.</p><p><strong>Lei vive quotidianamente i social network con grande curiosità ed anche con la tecnica dell’esploratore competente. Come vive questo rapporto mediato dalle piattaforme e dall’algoritmo?</strong></p><p>Vivo come posso, come riesco, quella minima parte di mondo che scopro e mi si rivela, a misura delle mie competenze tecniche, sui vari linguaggi – istituzionali, sociali, economici, settoriali, personali – che popolano i social network. Rispondere a questo significherebbe dovere dialogare su una quantità infinita di mie motivazioni, comprese quelle professionali, cioè le mie abitudini di docente in mediologia. Questo, infatti, il motivo iniziale della mia scelta vocazionale per facebook (la mia <em>nuova aula in rete</em>, una volta perduta, per pensionamento, la mia vecchia aula tra quattro mura). Su una però penso sia opportuno soffermarmi, in risposta alla quantità di stereotipi ideologici che su ogni medium – dal più classico al più digitale – sembrano al momento convergere nel giudicarne esorbitante e insieme ingenua, ambigua, addirittura <em>falsa</em>, la navigazione. Il fatto è che navigando si scoprono nuove terre, territori sconosciuti. La mia frequentazione quotidiana di FB non resta colpita, emulsionata, dalla caotica iper nonché ipo-presenza di informazioni che raccoglie dalla globalità delle altre piattaforme mediatiche, analogiche e digitali, ma è invece assai prossima a vivere la sensazione di una primordiale – sofisticatamente  (algoritmicamente?) primordiale – economia del <em>dono</em>. Postare immagini, suoni e parole – così come essere analogamente postati – mi appare come una primitiva, davvero fondativa, economia di scambio simbolico: una dimensione, dunque, che non ha nulla di liberatorio, immersa com&#8217;è nella violenza che la genera come suo provvisorio antidoto, ma ha la preziosa qualità di gettare il mio corpo, la mia persona, nell&#8217;esperienza di un evento inemendabile.</p><p><strong>Per concludere, una provocazione: &#8220;vincerà&#8221; l’umanità dell’individuo o il freddo calcolo dell’algoritmo?</strong></p><p>La domanda si fonda su una contrapposizione che non posso condividere per le ragioni che ho cercato di dire. Dovrei ritenere praticabile una prospettiva ideologica condizionata ancora dai valori dominanti nelle etiche e estetiche della soggettività moderna (così ancora accade <em>ma invece non dovrebbe accadere</em>). Oppure – confidando sui fermenti del pensiero post- e anti-moderno, persino post-umanistico o addirittura post-umano – dovrei supporre valide le attuali credenziali di successo date da più voci a una socializzazione e a una civilizzazione maggiormente aperte a recepire o addirittura rielaborare i contenuti di un pensiero contro-moderno? </p><p>Dovrei aderire a un pensiero che, con poche sostanziali variazioni, già la stessa Cultura tra ottocento e novecento ebbe modo di esprimere senza tuttavia alcuna speranza di riuscire nell&#8217;intento. Destinata a fallire tanto quanto il “principio speranza” che essa elaborò contro il Novecento: contro il secolo terribile. Dovrei condividere la <em>credenza</em> che esista una essenza umana – autentica e libera per propria natura eppure distinta dalla sua per me assai più autentica natura tecnologica? </p><p>Sarebbe come chiedermi di credere in Dio, in un dio. </p><p>In ogni caso mi pare comunque che invece la questione si ponga, si <em>debba</em> porre, in termini radicalmente <em>locali</em>, tutta dentro la singola persona, la sua carne (sempre più espansa) dentro la qualità della sua specifica “vocazione” interiore di fronte a ciò che la società la obbliga a “professare” in nome suo e insieme della propria stessa sopravvivenza psico-fisica. In quanto, a obbligarla al sociale, al lavoro sociale, è congiuntamente anche la sua stessa necessità di sopravvivenza, dunque anche il suo desiderio di potenza sull&#8217;altro da sé: violenza contro violenza. La domanda che mi poni può avere per me un senso solo guardando al <em>fattibile</em> di ciò che è il nostro essere umano. Scavare dentro i margini offerti dal sentire della singola persona, che soffre e fa soffrire la carne in cui è immersa. </p><p>Vocazione contro professione, dunque. Si tratta di immaginare quanto l&#8217;orizzonte politico in cui si muove ed è mosso l&#8217;essere umano possa ancora resistere a mutazioni sempre meno strettamente antropologiche (antropocentriche o meno) dei mondi non umani in cui è incluso.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Antonio_Marturano_Vancouver.jpg" width="100"  height="100" alt="Antonio Marturano" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-marturano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Marturano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Antonio Marturano è docente a contratto presso l’Università di Roma Tor Vergata. Laureato in filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma e dottore di ricerca in filosofia del diritto all’Università Statale di Milano, si occupa di etica teorica ed applicata all&#8217;IT e alla leadership; ha pubblicato, soprattutto a livello internazionale, diversi libri e oltre 100 articoli su riviste accademiche. Membro di società e di riviste internazionali, ha lavorato in UK e USA, ha tenuto brevi corsi in Slovenia e Cina.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/07/alberto-abruzzese-la-tecnologia-e-la-realta-aumentata-in-cui-e-con-cui-il-se-si-esprime/">Alberto Abruzzese: &#8220;la tecnologia è la realtà aumentata in cui e con cui il sé si esprime&#8221;</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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