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	<title>Giornalismo &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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	<title>Giornalismo &#8211; Media Studies &#8211; Insieme per capire</title>
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		<title>Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell'Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all'European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/paper-g7f509acc7_1920-e1688122855900-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Libri e giornali ammucchiati in un grande caos" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3839" class="elementor elementor-3839">
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									<p></p>
<p>In una lettera aperta indirizzata ai legislatori dell&#8217;Unione Europea, pubblicata il 27 giugno, sottoscritta da oltre 400 editori, giornali, riviste e associazioni provenienti da tutta Europa sono state esposte le innumerevoli preoccupazioni riguardo all&#8217;European Media Freedom Act (EMFA), la proposta di regolamentazione europea dei i media.</p>
<p>La lettera mette in luce l&#8217;importanza vitale che la libertà dei media e i valori europei rivestono per mantenere viva la democrazia.</p>
<p>Sebbene sia stato riconosciuto l&#8217;impegno dell&#8217;Unione Europea nel cercare un dialogo costruttivo con gli Stati membri, portando a proposte di modifica del regolamento, sorgono numerosi dubbi riguardo alle disposizioni contenute nell&#8217;EMFA.</p>
<p>Un primo punto evidenziato riguarda la possibile limitazione della libertà di espressione in riferimento ad alcune norme che potrebbero portare a un&#8217;omologazione delle opinioni e a una riduzione del pluralismo mediatico. I firmatari sono particolarmente preoccupati per le disposizioni che potrebbero aprire la strada a una possibile censura dei giornalisti, minando così il ruolo fondamentale che essi svolgono nel controllo del potere e nell&#8217;esercizio di un giornalismo critico e indipendente.</p>
<p>Nel secondo punto si denuncia che l&#8217;EMFA sembra ignorare i principi consolidati a livello nazionale riguardanti la libertà di stampa. Ogni Stato membro dell&#8217;Unione Europea ha sviluppato quadri giuridici e pratiche costituzionalmente protette per garantire la libertà dei media. Bisogna tener conto delle specificità culturali, storiche e politiche di ciascun Paese che un&#8217;armonizzazione forzata potrebbe minare.</p>
<p>Infine, i firmatari mettono in evidenza l&#8217;importanza del pluralismo dei media e sottolineano che quest’ultimo non potrà essere ottenuto attraverso un approccio unificato di regolamentazione dei media in tutta Europa.</p>
<p>L&#8217;appello degli editori europei rappresenta un monito ai legislatori affinché possano considerare attentamente le conseguenze delle decisioni che prenderanno in merito alla regolamentazione dei media.</p>
<p>Solo garantendo un ambiente in cui i giornalisti possano operare in modo indipendente, senza censure o interferenze indebite, si potrà assicurare una società informata e consapevole.</p>
<p>Tuttavia, mentre l&#8217;iniziativa ha ricevuto un forte impulso a livello europeo, hanno aderito, infatti, prestigiose organizzazioni come: l&#8217;Associazione Federale degli Editori Digitali e Giornalisti (BDZV), l&#8217;Associazione per la Stampa Libera (MVFP) tedeschi, l&#8217;Associazione belga degli editori e dei giornali, nonché l&#8217;Alliance de la Presse d&#8217;Information Generale francese, in Italia e in altri paesi come Ungheria e Grecia la questione sembra non aver avuto un grande impatto.</p>
<p>Nel nostro paese, solo la Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG), ha partecipato all’iniziativa, sollevando interrogativi sul grado di consapevolezza e impegno delle istituzioni nazionali.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
		</div>
					</div>
		</section>
				</div>
		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/30/dubbi-e-preoccupazioni-sulleuropean-media-freedom-act/">Dubbi e Preoccupazioni sull&#8217;European Media Freedom Act</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<item>
		<title>Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 07:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/partecipazione-passiva-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico del Digital News Report sulla partecipazione dei lettori alle notizie" decoding="async" />Giunge alla dodicesima edizione Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un'analisi approfondita dello stato dell'informazione nel mondo digitale.<br />
Basato su un'indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d'informazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/">Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/partecipazione-passiva-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico del Digital News Report sulla partecipazione dei lettori alle notizie" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3826" class="elementor elementor-3826">
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									<p></p>
<p>Come <a href="https://www.niemanlab.org/2023/06/the-passive-news-consumer-is-on-the-rise/" rel="nofollow noopener" target="_blank">riporta NiemanLab</a>, uno degli ulteriori interessanti aspetti che emergono dal <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" rel="nofollow noopener" target="_blank">Rapporto 2023</a> del Reuters Institute, (ne avevamo <a href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">scritto un sommario qui</a>), è il cambiamento del modo di fruire le notizie da parte dei lettori.</p>
<p>Se negli anni l’avvento dei media digitali ed in particolare dei social media ci ha portati a spostare l’attenzione dalla quantità di visite e di utenti a metriche semanticamente sostanzialmente diverse, quale il tempo di permanenza o misurazioni sull’ “engagement” come il numero dei commenti o delle reazioni sulle varie piattaforme, dal Rapporto del Reuters si riscontrano cali costanti nel tempo della condivisione attiva insieme a un aumento del consumo passivo.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La partecipazione in cifre</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Il Report monitora da diversi anni come le persone condividono o partecipano alla copertura delle notizie durante una settimana media, suddividendo i lettori in tre gruppi principali:</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>partecipanti attivi, che pubblicano e commentano notizie;</li>
<li>partecipanti reattivi, che leggono, mettono like o condividono storie di notizie;</li>
<li>consumatori passivi, che utilizzano le notizie ma non partecipano ad esse.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Sempre il Report evidenzia che in media, in 46 mercati, meno di un quarto degli intervistati (22%) partecipano attivamente alle notizie, una diminuzione significativa di 11 punti percentuali rispetto al 2018. Nel frattempo, il numero crescente di utenti delle notizie partecipa in modo reattivo (31%, +6 punti dal 2018) e quasi la metà ora non partecipa affatto (47%, +5 punti). Queste tendenze sono particolarmente consistenti negli Stati Uniti, ad esempio, dove la proporzione di partecipanti attivi (24%) è scesa di 11 punti percentuali dal 2016 e i consumatori passivi costituiscono ora la maggioranza (51%) degli utenti delle notizie.</p>
<p>Nel frattempo, nonostante questi cali costanti di condivisione e commento, una nuova forma di partecipazione alle notizie è cresciuta nel tempo: La condivisione tramite app di messaggistica privata (dal 17% nel 2018 al 22% nel 2023). Questo fenomeno è particolarmente pronunciato nei mercati delle regioni in cui l&#8217;uso complessivo delle app di messaggistica privata è più elevato, come l&#8217;America Latina, il Sud-est asiatico e l&#8217;Europa meridionale, ma si riflette anche in una più ampia diffusione in tutti i mercati di piattaforme come WhatsApp (+9 punti dal 2018) o Telegram (+12 punti).</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Cambia l'utilizzo delle piattaforme per le notizie</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Questi dati sono coincidenti con le già consolidate evidenze di utilizzo delle piattaforme social soprattutto da parte dei giovani per la lettura delle notizie. Già lo scorso anno, <a href="https://www.pewresearch.org/internet/2022/08/10/teens-social-media-and-technology-2022/" rel="nofollow noopener" target="_blank">l’ultimo rapporto del Pew research center</a> evidenziava che solo un terzo degli adolescenti negli Stati Uniti usa il social di Mark Zuckerberg, dopo aver raggiunto la massima diffusione nel 2015, con il 71%, e aver subito un primo calo nel 2018, arrivando solo al 51%.</p>
<p>Le recenti norme tra cui la Direttiva europea sul copyright hanno contribuito a smorzare l’interesse delle piattaforme nei confronti delle notizie ed inoltre alcune fasce della popolazione evitano di condividere pubblicamente le notizie perché percepiscono i dibattiti online, o le notizie in generale, come tossici.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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									<p></p>
<p> </p>
<p>I fruitori di notizie che affermano di avere esperienze negative nell&#8217;interagire online (21%) sono quasi quattro volte più propensi a non partecipare affatto alle notizie di coloro che affermano di avere esperienze positive (6%). Tali percezioni potrebbero peggiorare proprio perchè un gruppo relativamente più piccolo e meno rappresentativo di persone costituisce la maggior parte di ciò che vediamo come partecipazione attiva alle notizie.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Occorre riflettere</h2>				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<p>L’ultima considerazione che suggerisce l’articolo su Nieman Lab, da noi condivisa, è che questa mancanza di partecipazione non può non essere seguita da una riflessione approfondita da parte di giornalisti ed editori di ripensare al proprio ruolo di fronte a questo calo di interazione, sul proprio ruolo di filtri e di intermediari nella tutela dell’interesse dei lettori.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/il-calo-della-partecipazione-editori-e-giornalisti-debbono-riflettere/">Il calo della partecipazione: editori e giornalisti debbono riflettere</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 07:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/dnr-1-scaled-e1687333257157-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2023" decoding="async" />Giunge alla dodicesima edizione Il Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un'analisi approfondita dello stato dell'informazione nel mondo digitale.<br />
Basato su un'indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d'informazione.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/dnr-1-scaled-e1687333257157-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2023" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3823" class="elementor elementor-3823">
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<p>Giunge alla dodicesima edizione <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" rel="nofollow noopener" target="_blank">Il Digital News Report</a> del Reuters Institute for the Study of Journalism che, come ogni anno, offre un&#8217;analisi approfondita dello stato dell&#8217;informazione nel mondo digitale.</p>
<p>Basato su un&#8217;indagine online condotta su 93.000 individui provenienti da 46 Paesi, il rapporto rivela interessanti tendenze riguardanti la fiducia nelle notizie, i cambiamenti nei consumi e il ruolo dei social media come fonte d&#8217;informazione.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La fiducia dei lettori e gli investimenti economici</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Secondo il Report, la fiducia nelle notizie digitali è in calo, con solo il 40% delle persone che dichiara di avere fiducia nelle informazioni ricevute, rispetto al 42% dell&#8217;anno precedente. Questo dato indica una diminuzione significativa dell&#8217;affidabilità delle fonti di notizie online.</p>
<p>È emerso dall’indagine, che i lettori stanno cambiando le proprie abitudini per il reperimento di informazioni e notizie a causa di fattori di rilevanza globale come l’aumento del costo della vita, la guerra in Europa ed il cambiamento climatico. Infatti, è stato stimato che solo il 17% degli iscritti alle notizie online è disposto a pagare per accedere alle informazioni, mentre il 39% ha cancellato o rinegoziato le proprie sottoscrizioni.</p>
<p>È significativa la differenza tra i paesi in termini di pagamento per abbonamenti a siti d’informazione, i paesi del nord Europa come la Norvegia registra la percentuale più alta di utenti disposti a pagare (39%), seguita dalla Svezia (33%), mentre Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Italia si collocano a un livello molto inferiore, con percentuali che variano dall&#8217;11% al 21%.</p>
<p>Un ulteriore punto che il report mette in evidenza è l&#8217;incertezza diffusa tra gli utenti nel riconoscere le “fake news”. Il 56% degli intervistati, infatti, dichiara di essere preoccupato perché non riesce a distinguere tra fonti di informazione affidabili e fonti di disinformazione.</p>
<p>Questi dati analizzati dalla ricerca sottolineano la necessità di un&#8217;azione tempestiva da parte delle aziende editoriali sia per riconquistare la fiducia dei lettori, sia per le sfide economiche che devono affrontare nel monetizzare i propri contenuti garantendo un flusso costante di entrate e il bisogno di introdurre nuovi strumenti per contrastare la diffusione della disinformazione.</p>
<p>Ulteriori indicazioni fanno emergere un aumento del disinteresse per le notizie, in particolare tra i giovani. Tale tendenza, è stata rilevata in Paesi come Spagna, Regno Unito e Francia, con cali significativi di interesse rispetto agli anni precedenti, principalmente a causa della ripetitività o dell&#8217;eccessiva carica emotiva delle stesse notizie.</p>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La fruizione di notizie sui social media</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Social media e podcast sono tra i principali mezzi di diffusione, con una significativa differenza tra le fasce di età: i giovani sono più inclini a utilizzare i social media come fonte di informazione, mentre le persone oltre i 35 anni tendono ad utilizzare gli strumenti tradizionali e a mantenere inalterate nel tempo le proprie modalità di fruizione.</p>
<p>I giornalisti che spesso conducono conversazioni sulle notizie su Twitter e Facebook faticano ad attirare l&#8217;attenzione su piattaforme più recenti come Instagram, Snapchat e TikTok, dove personalità, influencer e persone comuni sono spesso più importanti ed hanno maggior rilievo.</p>
<p>Nel report però viene evidenziaato che Facebook sta perdendo progressivamente rilevanza come fonte di informazioni e come principale veicolo di traffico verso i siti web: solo il 28% delle persone intervistate afferma di aver ottenuto accesso alle notizie tramite questa piattaforma, rispetto al 42% nel 2016.</p>
<p>TikTok invece sta guadagnando terreno tra i giovani ed è il social network con la crescita più rapida: viene utilizzato dal 44% dei giovani tra i 18 e i 24 anni in generale, mentre il 20% lo utilizza per informarsi. L’ascesa del social cinese dipende dell’importanza che i contenuti video stanno assumendo sempre di più nella diffusione delle informazioni.</p>
<p>Nonostante il consumo di contenuti in formato video sia in aumento, il report sottolinea che leggere le notizie, piuttosto che guardarle o ascoltarle, risulta essere ancora la modalità preferita  dalle persone  per la velocità e il controllo nell&#8217;accesso alle informazioni.</p>
<p>A livello globale, la fiducia nei mezzi di informazione sta diminuendo e l&#8217;utilizzo degli algoritmi per selezionare le notizie solleva grosse preoccupazioni.</p>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Lo scetticismo verso gli algoritmi </h2>				</div>
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									<p></p>
<p>L’utilizzo degli algoritmi per la selezione delle notizie risulta essere uno dei punti salienti riscontrati dal Digital News Report, in quanto la sequenza dei contenuti personalizzati di TikTok ha focalizzato nuovamente l&#8217;attenzione sul modo in cui tali algoritmi possono influenzare le nostre scelte multimediali.</p>
<p>Tuttavia, questa personalizzazione della lettura operata dalle macchine genera un’insoddisfazione sulla selezione dei contenuti e infatti in tutti i paesi solo il 19% concorda che avere contenuti selezionati automaticamente sulla base di ciò che hanno consumato in passato sia un buon modo per ottenere notizie, con il 42% in disaccordo.</p>
<p>I giornalisti paradossalmente hanno una visione migliore della selezione automatica basata sui consumi passati, ma solo tre su dieci (30%) sono concordi sul fatto che sia un buon modo per ottenere notizie.</p>
<p>L&#8217;apparente scetticismo che circonda la selezione algoritmica però potrebbe offrire un certo grado di conforto, poiché suggerisce che le persone interpretano ciò che vedono sulle piattaforme con cautela.</p>
<p>L’insoddisfazione peraltro riguarda anche la selezione operata dai giornalisti e, sulla base delle risposte analizzate dai campioni si riscontra per questa un certo scetticismo. In alcuni paesi, infatti, è emersa la prospettiva che la valutazione automatica del comportamento passato dei soggetti porti a risultati migliori rispetto al giudizio ponderato di editori e giornalisti.</p>
<p>Ciò suggerisce che gli editori dovrebbero impegnarsi per far comprendere al pubblico il valore che aggiungono come esperti nella selezione delle notizie</p>
<p>È evidente che, sia la selezione algoritmica delle notizie che quella editoriale, sono ancora lontane dal poter essere considerati modelli completi, ma proprio in un&#8217;era in cui le informazioni sono abbondanti e complesse, la selezione delle notizie è fondamentale per mantenere un dibattito acceso e una società ben informata.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Le prospettive in Italia</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Il Digital News Report presenta un’analisi dettagliata anche dei singoli stati, la parte dedicata all’Italia è stata curata dal Dott. Alessio Cornia, il quale ha analizzato Il sistema dei media italiani e la reltiva crisi dell’editoria.</p>
<p>Si evidenzia che a causa dell&#8217;impatto della rivoluzione digitale gli editori stanno cercando di adeguarsi al cambiamento acquisendo società digitali per raggiungere un pubblico giovane. La Sfida principale rimane la monetizzazione delle notizie online, poiché i ricavi pubblicitari online non riescono ancora a compensare la perdita di quelli tradizionali.</p>
<p>È emersa la necessità per i principali gruppi editoriali italiani di ristrutturare le loro redazioni, trasferendo alcune testate giornalistiche a editori più piccoli.</p>
<p>Ad esempio, il Gruppo Mondadori ha ceduto il suo principale quotidiano, Il Giornale, al gruppo Angelucci, mentre il Gruppo GEDI ha ceduto la rivista L&#8217;Espresso e alcuni quotidiani locali.</p>
<p>Queste mosse riflettono un nuovo focus strategico diretto al pubblico giovane e l&#8217;interesse a distribuire i contenuti sulle piattaforme social.</p>
<p>Alcuni siti web e testate giornalistiche italiane hanno una forte presenza online e sono particolarmente popolari tra il pubblico giovane, ad esempio, il sito Fanpage e Il Post raggiungono una percentuale significativa di pubblico giovane</p>
<p>Nel settore della pubblicità online, resta il predominio di piattaforme come Google e Facebook/Meta. Ciò comporta una preoccupante riduzione dei ricavi pubblicitari per gli editori e una necessità di trovare nuovi modelli di finanziamento per le attività digitali. Buona parte degli editori italiani hanno introdotto sottoscrizioni a pagamento per aumentare i ricavi dei loro siti e cercare di bilanciare la diminuzione delle entrate pubblicitarie.</p>
<p>Per quando riguarda la fiducia per le diverse testate giornalistiche dal report emergono i seguenti dati:</p>
<p>l&#8217;Agenzia Ansa è stata considerata quella più affidabile, ottenendo il 78% di fiducia e solo il 7% di non affidabilità, al secondo posto si colloca Sky TG24, con il 71% di intervistati che la ritengono affidabile e solo il 9% che la considera inaffidabile, al terzo posto si trova il Sole 24 Ore, con il 69% di fiducia e il 10% di non affidabilità.</p>
<p>È interessante notare che la fiducia complessiva nel pubblico verso le testate giornalistiche è cresciuta rispetto all&#8217;anno precedente. Nel 2022, l&#8217;Agenzia Ansa aveva ricevuto il 73% di fiducia, mentre Sky TG24 e il Sole 24 Ore avevano ottenuto rispettivamente il 65%. Questi numeri evidenziano una tendenza positiva nella percezione di affidabilità dei brand.</p>
<p>Nella classifica, al quarto posto si trova il Corriere della Sera, seguito da Tg La7, giornali locali e regionali, Rainews, La Repubblica, La Stampa, il Fatto Quotidiano, Mediaset News, Porta a Porta, il Giornale e agli ultimi posti Fanpage e Libero.</p>
<p>La &#8220;reach&#8221; complessiva delle testate sia offline che online resta stabile rispetto all&#8217;anno precedente. I siti con la reach più ampia includono quelli dei broadcaster televisivi come TgCom e Sky TG24, la Rai, l&#8217;Ansa e i principali quotidiani nazionali. Nel 2023, Fanpage ha guadagnato la seconda posizione in questa categoria, mentre TgCom si è posizionato al primo posto.</p>
<p>Il rapporto evidenzia come, da quando il Reuters ha avviato il tracciamento delle fonti di informazione, i social abbiano costantemente sostituito i siti Web di notizie come fonte primaria per il pubblico più giovane in generale, con il 39% dei nativi sociali (18-24 anni) in 12 mercati che ora utilizzano i social media come loro principale fonte di notizie.</p>
<p>Inoltre, sempre per i nativi digitali vi è un forte spostamento da Facebook verso le piattaforme “visive” come Instagram, TikTok e Youtube, dove l&#8217;uso di TikTok per le notizie è quintuplicato tra i 18 e i 24 anni in tutti i mercati in soli tre anni, dal 3% nel 2020 al 15% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Conclusioni</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>In sintesi, Il Digital News Report mette in evidenza una serie di sfide significative per l&#8217;editoria digitale. La fiducia ridotta, i cambiamenti nelle abitudini dei lettori e l&#8217;incertezza nella distinzione tra notizie reali e false richiedono una riflessione approfondita da parte delle aziende editoriali per adattarsi a questa nuova realtà. È necessario rafforzare la fiducia del pubblico, offrire contenuti di qualità e promuovere l&#8217;alfabetizzazione mediatica per garantire un futuro sostenibile per l&#8217;editoria digitale.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Digital News Report in 2 minuti</h2>				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/06/27/nuove-sfide-per-leditoria-digitale-il-digital-news-report-2023/">Nuove sfide per l’editoria digitale: Il Digital News Report 2023</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 10:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/il-futuro-del-giornalismo-copertina-e1685956554273-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine copertina evento &quot;Il futuro del giornalismo&quot;" decoding="async" />L’evoluzione dell’informazione, i cambiamenti del giornalismo e l’avvento delle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, sono solo alcune delle tematiche discusse nella conferenza intitolata “Il futuro del giornalismo. Digitale. Artificiale?” tenutasi presso l’Istituto Francese di Napoli, lo scorso 5 maggio. L’evento è stato organizzato dall’associazione non profit Media Studies, che da sempre mira alla diffusione della&#8230;&#160;<a href="https://www.mstudies.it/2023/05/30/innovazione-e-responsabilita-lintelligenza-artificiale-nel-giornalismo-di-domani/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</span></a></p>
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									<p>L’evoluzione dell’informazione, i cambiamenti del giornalismo e l’avvento delle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, sono solo alcune delle tematiche discusse nella conferenza intitolata “Il futuro del giornalismo. Digitale. Artificiale?” tenutasi presso l’Istituto Francese di Napoli, lo scorso 5 maggio.</p><p>L’evento è stato organizzato dall’associazione non profit Media Studies, che da sempre mira alla diffusione della cultura digitale e di una ampia e corretta alfabetizzazione sulle tematiche connesse e sull’uso consapevole dei nuovi media, in collaborazione con l’Istituto Francese di Napoli, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, l’Ordine degli Ingegneri di Napoli. Patrocinato dal Comune di Napoli, dalla Città Metropolitana di Napoli, dalla Regione Campania.</p><p>Con questa iniziativa Media Studies ha voluto evidenziare quanto sia dirompente l’impatto dei nuovi strumenti sulla vita di tutti ed in particolar modo nel mondo del giornalismo, il bisogno di affrontare queste tematiche risulta necessario perché, come ha affermato dal presidente di Media Studies Antonio Rossano: «siamo del tutto impreparati giuridicamente, tecnicamente ed eticamente ad affrontare questa rivoluzione».</p><p>Sono stati invitati alla partecipazione esperti di ogni campo in un confronto interdisciplinare che ha permesso di far emergere vari punti di vista sull’argomento.</p><p>I saluti istituzionali di <strong>Lise Moutoumalaya</strong> Console generale di Francia, <strong>Raffaele Savonardo</strong> Direttore Osservatorio Giovani, <strong>Gennaro Annunziata</strong> Presidente Ordine Ingegneri Napoli, hanno preceduto l’inizio della conferenza.</p><p>Ad aprire L’evento è stato chiamato un trio di archi costituito dagli allievi del liceo musicale “Boccioni Palizzi” che hanno eseguito un brano di musica barocca diretti dall’insegnate, <strong>Chiara Mallozzi</strong>. L’insegnate è Intervenuta al termine dell’esibizione e con l’espressione “Barocca non proprio” ha rivelato agli spettatori che quel brano era stato creato da un programma di Intelligenza Artificiale e trascritto dal suo collega <strong>Alessandro Siniscalco,</strong> un atto provocatorio che ha stupito i partecipanti e che ha permesso di entrare sin da subito nel vivo del dibattito.</p><p>Sono intervenuti <strong>Carlo Bartoli, </strong>presidente del Consiglio Nazionale dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, <strong>Elisa Giomi</strong>, commissaria AGCOM, <strong>Peter Gomez</strong>, direttore del “Ilfattoquotidiano.It, <strong>Giorgio Ventre,</strong> direttore Apple Academy e <strong>Guido Scorza</strong>, membro del Collegio Garante Privacy e <strong>Antonio Rossano</strong>, presidente Associazione Media Studies.</p><p>Ha aperto la discussione l’avvocato Guido Scorza che ha commentato le vicende riguardanti il blocco di ChatGPT in Italia. Scorza ha affermato: «Siamo intervenuti tempestivamente, perché abbiamo riscontrato che le fonti di ChatGPT erano piuttosto opache e soprattutto che non erano state rispettate le regole sul trattamento dei dati personali, infatti il software si serve di un algoritmo che non riconosce la differenza fra dati personali e dati generali».</p><p>In seguito, Peter Gomez con il suo intervento ha spostato il focus sull’utilizzo dell’IA nel mondo del giornalismo, evidenziando quanto questi strumenti possano in realtà aiutare i giornalisti per liberarsi di quel lavoro noioso e routinario di compilazione e trascrizione, ma non ha nascosto che effettivamente, l’avvento di queste nuove tecnologie così veloci e precise possa provocare una diminuzione di organico e questioni sindacali di vario tipo. La figura del giornalista però non può essere sostituita dalla macchina perché, come ha precisato il Direttore, «non bisogna dimenticare la differenza sostanziale tra informazione che può essere fornita da tutti e giornalismo che con il metodo dell’inchiesta scova e dà notizie che nessuno sa».</p><p>Giorgio Ventre, invece ritornando alla questione introdotta da Scorza, ha affermato che «l’algoritmo di ChatGPT è approssimativo» ed ha sottolineato l’importanza dell’intervento del Garante perché in Italia le istituzioni tendono a non affrontare tale problematica. Ha poi affermato Ventre «il Garante ha dimostrato l’interesse delle istituzioni con cognizione di causa».</p><p>Anche il presidente dell’Ordine Bartoli ha espresso piena approvazione per l’intervento del Garante, sottolineando l’approssimazione che c’è nella selezione delle informazioni di questi strumenti, che possono portare alla diffusione di notizie errate. </p><p>L’ultimo intervento è stato affidato alla sociologa Elisa Giomi che ha affermato che «l’azione del garante ha stimolato anche in Italia un dibattito già vivace in tutto il mondo». Ha poi formulato in un quadro generale spiegando le tendenze della società nei confronti dell’IA ed ha sottolineato l’errore che si commette di porre tali sistemi in confronto con l’intelligenza umana innescando un timore costante verso le innovazioni e le nuove tecnologie.<br />Un approccio più adeguato sarebbe di considerare l’IA non come sostitutiva, ma come un “corredo dell’umano” perché «l’intelligenza è una».</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Gennaro Annunziata </strong><br />Presidente Ordine degli Ingegneri di Napoli</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Chiara Mallozzi &#8211; Alessandro Siniscalco</strong><br />Introduzione musicale degli allievi del liceo Palizzi. Brano composto dall&#8217;intelligenza artificiale </p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Antonio Rossano</strong><br />Presidente Media Studies</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Guido Scorza </strong><br />Membro del collegio del Garante della Privacy</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Guido Scorza &#8211; secondo intervento</strong><br />Membro del collegio del Garante della privacy</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Elisa Giomi  &#8211; secondo intervento</strong><br />Commissaria AGCOM</p>								</div>
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									<p style="text-align: center;"><strong>Antonio Rossano &#8211; secondo intervento</strong><br />Presidente Media Studies</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/05/30/innovazione-e-responsabilita-lintelligenza-artificiale-nel-giornalismo-di-domani/">Innovazione e responsabilità: l&#8217;Intelligenza Artificiale nel giornalismo di domani</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 10:39:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/pixelcut-export-e1684401092668-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina evento &quot;Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo&quot;" decoding="async" />Dopo mesi di ricerca e lavoro, il 4 aprile 2023, è stato presentato nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Roma il primo Report dell’Osservatorio sul giornalismo digitale dell’Ordine. Scopo dell’Osservatorio è quello di fornire strumenti per una professione che necessita di costante aggiornamento con l’acquisizione di nuove competenze e professionalità. Il Report,&#8230;&#160;<a href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</span></a></p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/05/pixelcut-export-e1684401092668-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina evento &quot;Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo&quot;" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3674" class="elementor elementor-3674">
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									<p>Dopo mesi di ricerca e lavoro, il 4 aprile 2023, è stato presentato nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Roma il primo Report dell’<a href="https://www.odg.it/giornalismo-digitale-presentato-losservatorio-dellordine/50944" rel="nofollow noopener" target="_blank">Osservatorio</a> sul giornalismo digitale dell’Ordine.</p><p>Scopo dell’Osservatorio è quello di fornire strumenti per una professione che necessita di costante aggiornamento con l’acquisizione di nuove competenze e professionalità.</p><p>Il <a href="https://www.odg.it/osservatorio-sul-giornalismo-digitale" rel="nofollow noopener" target="_blank">Report</a>, patrocinato da AGCOM e Fondazione Murialdi, intitolato: “Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo” intende rappresentare l’ambito attuale del mondo del giornalismo e dell’informazione con l’obiettivo di indicare percorsi e tendenze che a livello globale si riverberano nell’ecosistema informativo nazionale e locale.</p><p>Il coordinatore del progetto, nonché organizzatore dell’evento, <strong>Antonio Rossano</strong>, presidente di Media Studies, ha introdotto il dibattito presentando i relatori, <strong>Carlo Bartoli </strong>presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti,<strong> Guido Scorza </strong>avvocato e membro del Collegio del Garante della Privacy,<strong> Elisa Giomi </strong>Commissaria AGCOM<strong>, Alessia Pizzi</strong>, giornalista, esperta di marketing e SEO, <strong>Lelio Simi </strong>giornalista e<strong> Davide Bennato </strong>professore di sociologia all’ Università di Catania.</p><p>Antonio Rossano, in seguito, è entrato nel merito della questione illustrando i tre aspetti fondamentali del report: il ruolo sempre più rilevante dei dati e degli algoritmi fino all’uso degli strumenti dell’Intelligenza Artificiale nelle redazioni, Il pluralismo informativo e la fiducia dei lettori in un ecosistema informativo sempre più complesso, Il valore economico dell’industria dell’informazione e le prospettive per la professione.</p><p>Carlo Bartoli ha evidenziato come il giornalismo stia evolvendo e continuerà a mutare anche in forme che oggi non riusciamo sicuramente a prevedere. «La rete offre grandi opportunità a tutti» afferma il presidente, ma non bisogna sottovalutare gli effetti distorsivi che avvengono sui social media. «Tutto quello che elaboriamo vive in un tempo indefinito e può essere fruito in contesti, situazioni e tempi diversi» proprio per questo, secondo Bartoli, il giornalista di oggi deve avere un’attenzione sempre maggiore per le fonti, il linguaggio da utilizzare e l’accuratezza della narrazione in quanto nell’era moderna, più che mai, errori potrebbero comportare gravi danni. Con l’avvento dei nuovi strumenti è quindi necessario portare i temi della rivoluzione digitale al centro dell’attenzione del giornalismo digitale, perché ancora nulla risulta scontato.</p><p>Riprendendo il discorso del presidente Bartoli, l’Avv. Guido Scorza inizia il suo intervento introducendo un argomento piuttosto spinoso in ambito giornalistico: il diritto all’oblio. Spiega quanto una notizia passata, ma indelebile sul web, possa ledere per sempre l’immagine di una persona, evidenziando come; tuttavia, non esista un conflitto tra diritti ed ogni caso vada affrontato singolarmente. Inevitabile la domanda del coordinatore Rossano sulla questione ChatGpt, visto l’acceso dibattito avvenuto in quei giorni, che vedeva protagonista proprio Scorza. L’avvocato rispondendo al quesito ha quindi esposto le sue perplessità verso il sistema di IA, ChatGpt, servizio utilizzato da 250 milioni di persone nel mondo, da lui considerato «un’aspirapolvere di dati personali a cui si racconta sin troppo». L’avvocato spiega ché c’è un algoritmo addestrato a pescare a strascico da internet, una serie di fonti ignote delle quali non si ha un’ufficialità. Noi con i nostri dati permettiamo a ChatGpt di arricchirsi e dare risposte sempre più specifiche, ma come Garante della privacy Scorza si chiede: «perché non siamo stati informati e a nessuno è stato chiesto se si volesse contribuire o no? è stato necessario bloccare il sistema per capirne di più il funzionamento ed ottenere una maggiore trasparenza in riguardo dei nostri dati personali».</p><p>La Commissaria AGCOM Elisa Giomi pone il focus sulla questione del pluralismo dei media analizzando sociologicamente gli aspetti concettuali e quelli normativi. La domanda che si pone la Giomi è «il pluralismo informativo è davvero un sistema i cui confini possono essere banalmente definiti da elementi quantitativi relativi al controllo delle infrastrutture dei media? » in realtà le concentrazioni da sole sono un indicatore povero dello stato del pluralismo informativo perché il pluralismo non dovrebbe essere considerato come pluralità degli operatori di mercato, ma come pluralità di voci rappresentate in ciascun media e anche come pluralità di tipo ideologico. Per quanto riguarda l’ambito normativo la Commissaria afferma che oggi abbiamo delle proposte legislative molto avanzate che hanno recepito questa visione, modifiche che aprono la strada a una difesa del pluralismo vero è proprio.</p><p>Nel suo secondo intervento Antonio Rossano sposta l’attenzione su uno dei temi più attuali degli ultimi tempi e centrale nel report, l’Intelligenza artificiale e l’impatto dirompente nel mondo del lavoro e nello specifico del giornalismo.</p><p>In relazione a questo tema interviene la Giornalista esperta di marketing e SEO Alessia Pizzi che risponde ad una delle domande più frequente nel mondo del giornalismo e non solo: «l’IA sta rubando il lavoro ai giornalisti? » spiega che attualmente L’IA nelle redazioni viene utilizzata principalmente per velocizzare i flussi automatizzando le operatività come trascrizione o traduzioni e per creare contenuti data-driven senza abbandonare i giornalisti tra le “scartoffie”, inoltre permette di personalizzare l’esperienza dell’utente favorendone l’affiliazione. La Pizzi è fermamente convinta che l’unico lavoro che le macchine possono togliere ai giornalisti è «quello che non voglio fare» quello compilativo e ripetitivo, e non «quello che sanno fare meglio», quello di analisi e di creazione. E poi continua: «Le macchine non scrivono articoli di qualità in autonomia, e quando ci provano sbagliano, Il prezioso contributo dei giornalisti è tuttora insostituibile».</p><p>Lelio Simi interviene spiegando in modo semplice e chiaro i dati dell’industria dell’informazione pubblicati nel report dai quali emerge la necessità di spostare la valutazione degli assetti industriali editoriali da logiche di tipo quantitativo a sistemi e metriche che siano in grado di rappresentare i contesti e le dinamiche che attengono quei dati, quindi su un piano qualitativo. Operazione sicuramente non semplice, ma necessaria. Simi ritiene che la questione principale stia nel fatto che è cambiato il prodotto al centro di questa industria, il giornale da “monoblocco” è diventato molte più “cose” e questo rende tutto estremamente complicato.</p><p>L’ultimo intervento è del sociologo Davide Bennato consulente scientifico del progetto, che ritorna sulla questione del pluralismo, evidenziando come il problema che va delineandosi non è tanto legato al pluralismo dell’informazione, ma a cosa serva un’informazione ricca e variegata quando viene percepita come essenzialmente priva di fiducia e non affidabile. Nella seconda parte del suo intervento ha illustrato la metodologia e i criteri seguiti per la realizzazione del report.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2023/06/1677584822668.jpg" width="100"  height="100" alt="Alessia Bullone" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/alessia-bullone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessia Bullone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laurenda in culture digitali e della comunicazione, interessata alla cultura digitale e alle nuove prospettive e paradigmi che essa propone, collabora con Media Studies, in relazione alle sue competenze, nell&#8217;analisi e scrittura di testi, ricerche ed organizzazione di eventi riguardanti AI e giornalismo.</p>
<p>Nell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills si occupa di analisi dei fabbisogni, Web design, content creation, UX e SEO.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/alessia-bullone-032944225/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/alessia.bullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Instagram" target="_blank" href="https://www.instagram.com/alessiabullone/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-instagram" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M224.1 141c-63.6 0-114.9 51.3-114.9 114.9s51.3 114.9 114.9 114.9S339 319.5 339 255.9 287.7 141 224.1 141zm0 189.6c-41.1 0-74.7-33.5-74.7-74.7s33.5-74.7 74.7-74.7 74.7 33.5 74.7 74.7-33.6 74.7-74.7 74.7zm146.4-194.3c0 14.9-12 26.8-26.8 26.8-14.9 0-26.8-12-26.8-26.8s12-26.8 26.8-26.8 26.8 12 26.8 26.8zm76.1 27.2c-1.7-35.9-9.9-67.7-36.2-93.9-26.2-26.2-58-34.4-93.9-36.2-37-2.1-147.9-2.1-184.9 0-35.8 1.7-67.6 9.9-93.9 36.1s-34.4 58-36.2 93.9c-2.1 37-2.1 147.9 0 184.9 1.7 35.9 9.9 67.7 36.2 93.9s58 34.4 93.9 36.2c37 2.1 147.9 2.1 184.9 0 35.9-1.7 67.7-9.9 93.9-36.2 26.2-26.2 34.4-58 36.2-93.9 2.1-37 2.1-147.8 0-184.8zM398.8 388c-7.8 19.6-22.9 34.7-42.6 42.6-29.5 11.7-99.5 9-132.1 9s-102.7 2.6-132.1-9c-19.6-7.8-34.7-22.9-42.6-42.6-11.7-29.5-9-99.5-9-132.1s-2.6-102.7 9-132.1c7.8-19.6 22.9-34.7 42.6-42.6 29.5-11.7 99.5-9 132.1-9s102.7-2.6 132.1 9c19.6 7.8 34.7 22.9 42.6 42.6 11.7 29.5 9 99.5 9 132.1s2.7 102.7-9 132.1z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2023/04/04/tendenze-e-nuovi-scenari-per-il-giornalismo-convegno/">Tendenze e nuovi scenari per il giornalismo &#8211; Convegno</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 06:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=3344</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/Digital_News-Report_2022-1-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2022" decoding="async" />Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere se (ed eventualmente in che modo) la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/">Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2022/06/Digital_News-Report_2022-1-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital News Report 2022" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3344" class="elementor elementor-3344">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2e1da03e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="2e1da03e" data-element_type="section" data-settings="{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}">
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									<p></p>
<p>Anche quest’anno il Digital News Report del Reuters Institute dell&#8217;università di Oxford, pubblicato lo scorso 15 giugno, ci pone dinnanzi ai profondi cambiamenti che il mondo dell’informazione sta attraversando. Una ricerca che traccia le abitudini e tendenze di fruizione ed il profilo dei “consumatori di notizie” di sei continenti e 46 mercati.</p>
<p>Probabilmente la ricerca più estesa ed approfondita a livello globale dove i campioni sono stati assemblati utilizzando quote rappresentative per età, sesso e regione in ogni mercato anche se, come scrivono gli autori nelle note metodologiche, data la somministrazione online dei questionari “<em>è meglio pensare ai risultati come rappresentativi della popolazione online. Nei mercati dell&#8217;Europa settentrionale e occidentale, dove la penetrazione di Internet è in genere superiore al 95%, le differenze tra la popolazione online e la popolazione nazionale saranno ridotte, ma in Sud Africa (58%) e India (54%), dove la penetrazione di Internet è inferiore, le differenze tra la popolazione online e la popolazione nazionale saranno grandi</em>.” E questo è un dato da non sottovalutare su questioni in cui si sa che il campione potrebbe potenzialmente fare una differenza significativa (ad esempio il pagare le notizie o i podcast).</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La "news avoidance"</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Dal rapporto emerge un quadro meno ottimista rispetto allo scorso anno (dove incrementi nel consumo di notizie erano ancora conseguenza della pandemia COVID-19) con un calo generalizzato di fiducia verso le informazioni (la fiducia nelle notizie è diminuita in quasi la metà dei paesi del sondaggio ed è aumentata in soli sette) ed in crescita il fenomeno della “stanchezza delle notizie” e quello conseguente della “<i>news avoidance</i>”  ovvero della tendenza ad evitare sistematicamente le informazioni, ahinoi così drammatiche ed angoscianti che da oltre due anni saturano l’ecosistema informativo, dapprima con la pandemia e adesso con la guerra in Ucraina. In generale l&#8217;interesse per le notizie è fortemente diminuito in tutti i mercati, dal 63% nel 2017 al 51% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La carta: una caduta senza fine</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Continua il crollo della carta stampata che, nel nostro paese, se nel 2013 era fonte primaria di notizie per il 60% del campione, nel 2022 scende ad un ristretto 15% mentre, sempre in Italia, il device di elezione per il consumo di notizie è oggi lo smartphone per il 69% degli intervistati.</p>
<p>D’altra parte tale fenomeno, per quanto riguarda il nostro paese, è sistematicamente rilevato dai rapporti nostrani come quelli di ADS, <a href="https://www.adsnotizie.it/_dati_DMS.asp" rel="nofollow noopener" target="_blank">Accertamenti Diffusione Stampa</a> , così come sintetizzati da Agenzia Garante per le Comunicazioni nei suoi rapporti trimestrali dell&#8217;Osservatorio sulle comunicazioni.</p>
<p><a href="https://www.agcom.it/documents/10179/26662003/Documento+generico+22-04-2022/8a827676-223a-4e23-ae3c-023f19176288?version=1.2" target="_blank" rel="noopener nofollow">Nell’ultimo, 1/2022</a>, di aprile 2022, AGCOM rappresenta che: “<em>Nel settore dell’editoria quotidiana, si conferma l’andamento negativo già rappresentato nei precedenti Osservatori: nel corso dell’intero 2021, è stata venduta una media giornaliera di 1,7 milioni di copie, in flessione del 6,9% rispetto al corrispondente valore 2020 e del 30,9% rispetto ai livelli di vendita del 2017</em>.”</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Abbonamenti digitali: problemi di budget</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Per quanto riguarda gli abbonamenti digitali, in molti mercati, pochi affermatissimi brand nazionali si accaparrano la maggior parte degli abbonamenti ed in alcuni paesi come Stati Uniti ed Australia, c’è addirittura la tendenza a sottoscriverne più di uno. Tuttavia i problemi di ripartizione dei limitati budget familiari tra le varie fonti dell’infotainment tendono a ridurre il potenziale di spesa per le notizie.</p>
<p>D’altra parte, come già riportava l’<a href="https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/digital-content" target="_blank" rel="noopener nofollow">Osservatorio Digital Content</a> della School of Management del Politecnico di Milano nel suo rapporto dello scorso autunno, su quasi 3 miliardi di spesa degli italiani per contenuti digitali nel 2021, 1,7mld sono andati per il Gaming, 800 milioni per il video Entertainment e solo 166 milioni fra e-book e news.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Giovani e informazione</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>Un capitolo del DNR è dedicato al consumo delle News tra i giovani che, al fine di meglio comprenderne i comportamenti, vengono suddivisi in due macrocategorie: <em>i nativi sociali</em> (18–24 anni) in gran parte cresciuti nel mondo del web sociale e partecipativo ed <em>i nativi digitali</em> (25–34 anni) che in gran parte sono cresciuti nell&#8217;era dell&#8217;informazione ma prima dell&#8217;ascesa dei social network.</p>
<p>Il rapporto evidenzia come, da quando il Reuters ha avviato il tracciamento delle fonti di informazione, i social abbiano costantemente sostituito i siti Web di notizie come fonte primaria per il pubblico più giovane in generale, con il 39% dei nativi sociali (18-24 anni) in 12 mercati che ora utilizzano i social media come loro principale fonte di notizie.</p>
<p>Inoltre, sempre per i nativi sociali vi è un forte spostamento da Facebook verso le piattaforme “visive” come Instagram, TikTok e Youtube, dove l&#8217;uso di TikTok per le notizie è quintuplicato tra i 18 e i 24 anni in tutti i mercati in soli tre anni, dal 3% nel 2020 al 15% nel 2022.</p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Un problema di pluralismo</h2>				</div>
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									<p></p>
<p>In ultimo, occorre evidenziare, tra le tante analisi e spunti contenuti nel rapporto del Reuters, come il già citato dato relativo alla minor fiducia nei mezzi di informazione possa essere attribuito, almeno in alcuni mercati, <b>ad un deficitario pluralismo</b>: in quei paesi la mancanza di fiducia è strettamente correlata al problema dell&#8217;interferenza di politici, uomini d&#8217;affari o entrambi.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
					</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Digital News Report in 2 minuti</h2>				</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2022/06/23/stanchezza-e-minor-fiducia-nellinformazione-il-digital-news-report-2022/">Stanchezza e minor fiducia nell&#8217;informazione: il Digital News Report 2022</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/10/fake-news-disinformazione-e-prospettive-giuridiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 16:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=1851</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/11/The_Yellow_Press_by_L.M._Glackens1920-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro? In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer, ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/10/fake-news-disinformazione-e-prospettive-giuridiche/">Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/11/The_Yellow_Press_by_L.M._Glackens1920-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1851" class="elementor elementor-1851">
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Premessa</span></h4>
<p><em>Il problema della disinformazione è da tempo ampiamente dibattuto (oggi si usa molto in senso omnicomprensivo il termine  inappropriato di &#8220;Fake News&#8221;) e altrettanto diffusa è la convinzione che la colpa di tutto sia di questa incontrollata ed incontrollabile Internet&#8230;</em></p>
<p><em>La storia però ci racconta cose diverse. Le informazioni false, il sensazionalismo, la menzogna sono prodotti dell&#8217;umano  (e del divino) essere, fin dalla mitologia dei tempi antichi, dal peccato originale, storia di un Dio un po&#8217; voyeur che nascondeva ai suoi ospiti il fatto che fossero ignudi.</em></p>
<p><em>Per venire a tempi più recenti, alle origini dell&#8217;industria dell&#8217;informazione, con la nascita dei giornali, il problema si presentò fin da subito , con le lotte a colpi di sensazionalismo e notizie false, tra William Randolph Hearst,proprietario del il New York Journal ed il più rinomato Joseph Pulitzer editore del New York World.</em></p>
<p><em>Il pubblico della Mela era un pubblico ristretto e benestante e per conquistarlo tra i due si scatenò una vera e propria guerra a colpi di notizie spesso gonfiate se non del tutto inventate, tanto che gli stessi lettori definirono quella tipologia di informazione &#8220;<strong>Yellow Journalism</strong>&#8220;.</em></p>
<p><em>Oggigiorno, come dicevamo, opinione diffusa è che la colpa della disinformazione sia della rete e, pertanto,  da tutte le parti politiche e della società civile, si leva  la richiesta di una rete &#8220;regolamentata&#8221;, incardinata in norme precise e severe.</em></p>
<p><i>Vediamo pertanto qual è la situazione attuale e le misure che si stanno mettendo in campo a livello nazionale ed europeo.</i></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Disinformazione e status quo normativo</span></h4>
<p>Nonostante le proposte di una legislazione ad hoc, ad oggi in Italia, non esiste una normativa apposita per contrastare in modo mirato la diffusione delle notizie false e scoraggiarne gli autori.</p>
<p>Questo significa che ogni anomalia va analizzata singolarmente e che il giudice deve inquadrare la notizia in una delle fattispecie delittuose già previste nella nostra legislazione. Per questo non si può indicare in maniera generale quali sono le sanzioni per gli autori delle bufale, ma bisogna distinguere caso per caso.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La normativa esistente</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-6991" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-6991"><p>La normativa esistente contiene numerose leggi e misure sanzionatorie in relazione alla diffusione di notizie false, in particolare quando connesse ad uno specifico ed illecito obiettivo.</p>
<p><b>Pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico</b></p>
<p>Si parte dall’art.656 c.p., che sanziona con la pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino ad € 309, chi pubblica o diffonde una notizia “falsa, esagerata o tendenziosa” idonea a turbare l’ordine pubblico.</p>
<p><b>Procurato allarme presso l’Autorità</b></p>
<p>L’art. 658 c.p., punisce, con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da € 10 a € 516, tutti coloro i quali «annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti» susciti allarme presso Autorità o esercenti di pubblico servizio.</p>
<p><strong>Abuso della credulità popolare</strong></p>
<p>L’art. 661 c.p., prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da € 5.000 a € 15.000, per chiunque “pubblicamente cerca con qualsiasi impostura” di abusare della credulità popolare, ove dal predetto fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico.</p>
<p><b>Diffamazione</b></p>
<p>La lesione dell’altrui reputazione è tutelata con la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 595 c.p., che nel caso di specie si manifesterà nella sua forma aggravata, prevista al terzo comma, poiché l’offesa veicolata online è pacificamente veicolata con un “mezzo di pubblicità”, tale da giustificare la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore ad € 516.</p>
<p><strong>Delitti contro l’economia pubblic</strong>a</p>
<p>Costituisce una specifica fattispecie giuridica, quella dei  (Libro II – Titolo VIII – Capo I), l’art. 501 c.p., che prevede il reato di “Rialzo o ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”, comunemente noto come “Aggiotaggio”.</p>
<p>In tale fattispecie, la condotta di divulgazione di notizie false esagerate o tendenziose è punita con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da € 516 a 25.822, laddove sia realizzata con dolo specifico «al fine di turbare il mercato interno …». La causazione dell’alterazione del prezzo di merci o valori costituisce una circostanza aggravante.</p>
<p><strong>La concorrenza sleale</strong></p>
<p>Infine, una notizia falsa può integrare gli atti di concorrenza sleale previsti dal Codice civile all’articolo 2598. Ciò accade quando con essa si vuole screditare i prodotti altrui diffondendo informazioni menzognere sulle caratteristiche di determinati beni o servizi. Anche un’informazione vera può integrare questa condotta quando la notizia viene strumentalizzata al fine di screditare la professionalità altrui o la qualità dei suoi prodotti.</p>
<p><strong>Giornalisti e notizia false o tendenziose</strong></p>
<p>Per il giornalista che diffonde notizie false, ove non siano integrati i reati o le irregolarità già descritte, l’unica forma di responsabilità è di tipo deontologico e la eventuale sanzione di tipo disciplinare: in buona sostanza, il suo ordine di appartenenza potrà prendere dei provvedimenti che arrivano alla sospensione o alla radiazione dall’ordine stesso. (ricordiamo ad esempio <a href="https://www.repubblica.it/politica/2010/03/15/news/sospeso_brachino_per_caso_mesiano-2677615/" rel="nofollow noopener" target="_blank">il caso del giudice Mesiano</a> dove il direttore di VideoNews, Claudio Brachino, fu sospeso per due mesi su provvedimento dell’ordine della Lombardia)</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Appare chiaro che tutto questo sistema di norme esistenti, viene applicato ed adattato al mondo dell’informazione digitale, a volte con difficoltà, in quanto i sistemi digitali della comunicazione in rete presentano spesso peculiarità ed aspetti non facilmente riscontrabili in sede di legittimità nell’attuale sistema normativo.</p></div>
				</div>
								</div>
						</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p></p>
<p>Il parlamento italiano ha avviato l’analisi e discussione, a partire dal 2019, di un disegno di legge attualmente in trattazione in Commissione Affari Costituzionali del Senato, già approvato in prima lettura alla Camera, per l’<a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/media/fake-news/guerra-alle-fake-news-si-della-camera-alla-commissione-dinchiesta/" rel="nofollow noopener" target="_blank">istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta</a> sulla diffusione massiva di informazioni false.</p>
<p>Tuttavia la costituzione di questo strumento consultivo appare ben lontana dalla sua definizione.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La Commissione parlamentare d'inchiesta</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-2611" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2611"><p>Nel testo in esame al Senato, già soggetto a numerosi emendamenti, si attribuiscono a tale Commissione una serie di compiti, che senza pretesa di esaustività, di seguito si sintetizzano:</p>
<ol>
<li>indagare sulle attività di diffusione massiva di informazioni e contenuti illegali, falsi, non verificati oppure dolosamente ingannevoli sia attraverso i media tradizionali, fermi restando gli strumenti di controllo disciplinati dalla normativa vigente, sia attraverso le reti sociali telematiche e le altre piattaforme tecnologiche analogiche o digi- tali, di seguito denominate « attività di disinformazione », anche mediante la creazione di false identità digitali o la produzione e la comunicazione di tali informazioni e contenuti in forma personalizzata da parte di soggetti che a questo fine utilizzano i dati degli utenti, nonché sulle condizioni nelle quali sono realizzate le suddette attività;</li>
<li>verificare se le attività di disinformazione siano riconducibili a soggetti, gruppi od organizzazioni, anche aventi struttura internazionale, che si avvalgano anche del sostegno finanziario di soggetti interni o esteri con lo scopo premeditato di manipolare l’informazione e di condizionare l’opinione pubblica per specifici interessi, in modo particolare in occasione di consultazioni elettorali o referendarie;</li>
<li>verificare le attività di disinformazione compiute in materia sanitaria e gli eventuali effetti prodotti;</li>
<li>verificare, in particolare, eventuali attività di disinformazione compiute nel corso dell’emergenza derivante dalla diffusione del COVID-19, gli effetti che ne sono conseguiti sulla gestione dell’emergenza e le misure adottate per prevenirle e contrastarle;</li>
<li>verificare se l’attività di disinformazione abbia finalità di odio, ossia di incita- mento alla discriminazione o alla violenza;</li>
<li>ferma restando la disciplina applicabile per i casi di pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette, ai sensi del decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145, e del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, verificare se esistano correlazioni tra attività di disinformazione e attività di natura commerciale, in particolare di portali, siti internet e piattaforme digitali;</li>
<li>verificare gli effetti derivanti dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sull’attività di disinformazione, anche con riguardo alla tutela dei dati sensibili e personali e al loro utilizzo;</li>
<li>verificare lo stato di attuazione della normativa vigente e le attività previste dalla medesima normativa in materia di prevenzione e repressione delle attività di disinformazione, e, in particolare, se l’ordinamento vigente preveda procedure adeguate e destini proporzionate risorse, anche finanziarie, alle autorità e alle pubbliche amministrazioni competenti nella predetta materia;</li>
<li>verificare l’esistenza e l’idoneità delle procedure interne predisposte dai media e dai fornitori di servizi delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme analogiche e digitali, fermi restando gli strumenti di controllo disciplinati dalla normativa vi gente, per la rimozione delle informazioni false e dei contenuti illeciti dalle proprie piattaforme, nonché delle procedure per la gestione delle segnalazioni e dei reclami presentati dagli utenti e per la prevenzione e il contrasto dei reati commessi attraverso l’utilizzo delle medesime piattaforme, garantendo che tali procedure non siano lesive della libertà di espressione e di stampa;</li>
<li>verificare, anche sulla base della comparazione con le esperienze di altri Stati europei, ferme restando le prerogative e le competenze dell’Ordine dei giornalisti ai sensi della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e del regolamento di cui al decreto del Presi- dente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137, la possibilità dell’adozione di un codice di autoregolamentazione da parte dei media e dei fornitori di servizi delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme analogiche e digitali, nel quale siano previste le procedure per rimuovere tempestivamente i contenuti derivanti dalle attività di disinformazione, prevedendo altresì di vietare il conseguimento di eventuali vantaggi pubblicitari connessi;</li>
<li>verificare l’esistenza di azioni, interventi, politiche e buone pratiche di tipo educativo, culturale, sociale e formativo volti a innalzare il livello di consapevolezza e resilienza delle comunità rispetto alle attività di disinformazione, nonché di iniziative volte alla sensibilizzazione sull’importanza della verifica delle informazioni anche attraverso la ricerca e il controllo delle fonti, con particolare riguardo all’accertamento dei fatti; verificare, in particolare, il livello di attuazione dell’insegnamento scolastico dell’educazione alla cittadinanza digitale, nell’ambito di quello dell’educazione civica, e la sua reale efficacia formativa nei riguardi degli studenti, anche al fine di monitorare il rapporto tra il sistema educativo e l’innova- zione tecnologica;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre l’adozione di iniziative di carattere normativo o amministrativo volte a una più adeguata prevenzione e un più efficace contrasto delle attività di disinformazione e della commissione di reati attraverso i media, le reti sociali telematiche e le altre piattaforme tecnologiche analogiche e digitali;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre l’adozione di iniziative di carattere normativo o amministrativo, fermo restando quanto previsto dagli articoli 34 e 35 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, volte a contrastare l’attività di disinformazione che produce effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo delle conoscenze dei minori che ricorrono all’utilizzo dei media tradizionali, delle reti sociali telematiche e delle altre piattaforme tecnologi- che analogiche o digitali;</li>
<li>valutare l’opportunità di indicare iniziative normative volte al rafforzamento degli strumenti di regolazione e controllo applicabili alle piattaforme digitali;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre la promozione attraverso il sistema radiotelevisivo pubblico, anche in collaborazione con l’Ordine nazionale dei giornalisti, di campagne di informazione e di sensibilizzazione sul tema dell’accesso responsabile alle notizie;</li>
<li>valutare l’opportunità di proporre l’adozione di iniziative di carattere normativo e regolamentare per contrastare il fenomeno del deepfake, ossia la modellazione elettronica del linguaggio al fine di diffondere contenuti audio o video ingannevoli.</li>
</ol></div>
				</div>
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									<p></p>
<p>Il 4 aprile 2020, in pieno lockdown, venne istituita dalla Presidenza del Consiglio un’<a href="https://informazioneeditoria.gov.it/it/notizie/unita-di-monitoraggio-per-il-contrasto-della-diffusione-di-fake-news-relative-al-covid-19-sul-web-e-sui-social-network-adottato-il-4-aprile-il-decreto-di-istituzione-presso-il-dipartimento/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Unità di monitoraggio (task-force) per il contrasto della diffusione delle fake news relative alla Covid19</a> sul web e sui social network.<br />La buona volontà non è mai mancata e dopo numerose video conferenze, chat Whatsapp e telefonate, il gruppo di consulenti esterni aveva stilato una serie di proposte raggruppate in tre ambiti di intervento rese pubbliche sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria. È mancato tuttavia un riscontro concreto da parte delle istituzioni e, sebbene l’Unità sia ancora in carica, al momento sembra del tutto inattiva.</p>
<p></p>								</div>
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									<p></p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Unione Europea, disinformazione e regolamentazione</span></h4>
<p>L&#8217;Unione Europea, da sempre sensibile alle tematiche e problematiche generate da questo ecosistema digitale sta mettendo in campo diverse azioni e proposte, oggi confluenti in <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-services-act-package" rel="nofollow noopener" target="_blank">due iniziative legislative</a> per aggiornare le norme che disciplinano i servizi digitali nell&#8217;UE: il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA). </p>
<p>In sostanza si parte dal concetto macroeconomico di &#8220;mercato digitale&#8221; all&#8217;interno del quale si configurano i servizi forniti dalle grandi piattaforme digitali, quali Facebook, Amazon, Google,  per giungere ad analizzare  i ruoli delle varie parti in causa e definirne responsabilità e doveri anche nella gestione di problematiche quali appunto la disinformazione, l&#8217;odio online, cyberbullismo, ed altri fenomeni deleteri che vengono riscontrati in questi ambienti.</p>
<p>Il DSA e il DMA si pongono due obiettivi principali:</p>
<ul>
<li>creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali;</li>
<li>stabilire condizioni di parità per promuovere l&#8217;innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo che a livello globale.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Le regole specificate nel Digital Services Act riguardano principalmente gli intermediari e le piattaforme online. Ad esempio, mercati online, social network, piattaforme di condivisione di contenuti, app store e piattaforme di viaggio e alloggio online.</p>
<p>Il Digital Markets Act include regole che regolano le piattaforme online gatekeeper. Le piattaforme gatekeeper sono piattaforme digitali con un ruolo sistemico nel mercato interno che fungono da colli di bottiglia tra imprese e consumatori per importanti servizi digitali.</p>
<p>Alcuni di questi servizi sono contemplati anche nel DSA, ma per ragioni diverse e con diverse tipologie di disposizioni.</p>
<p>Scrive l&#8217;Unione Europea:</p>
<p>&#8220;[&#8230;] <em>Lo sviluppo rapido e diffuso dei servizi digitali è stato al centro dei cambiamenti digitali che hanno un impatto sulle nostre vite. Sono apparsi molti nuovi modi per comunicare, fare acquisti o accedere alle informazioni online e sono in continua evoluzione. Dobbiamo garantire che la legislazione europea si evolva con loro.</em></p>
<p><em>Le piattaforme online hanno creato vantaggi significativi per i consumatori e l&#8217;innovazione e hanno aiutato il mercato interno dell&#8217;Unione europea a diventare più efficiente. Hanno inoltre facilitato gli scambi transfrontalieri all&#8217;interno e all&#8217;esterno dell&#8217;Unione. Ciò ha aperto nuove opportunità a una varietà di imprese e commercianti europei, facilitando la loro espansione e l&#8217;accesso a nuovi mercati.</em></p>
<p><span><em>Sebbene vi sia un ampio consenso sui benefici di questa trasformazione, i problemi che ne derivano hanno numerose conseguenze per la nostra società ed economia. Una delle principali preoccupazioni è il commercio e lo scambio di beni, servizi e contenuti illegali online. I servizi online vengono anche utilizzati in modo improprio da sistemi algoritmici manipolativi per amplificare la diffusione della disinformazione e per altri scopi dannosi. Queste nuove sfide e il modo in cui le piattaforme le affrontano hanno un impatto significativo sui diritti fondamentali online.</em> [&#8230;]&#8221;</span></p>
<p>Le proposte di regolamento sono state presentate dalla Commissione UE il 15 dicembre 2020 ed ora seguono l’iter legislativo, che potrebbe anche durare anni.</p>
<p></p>								</div>
				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Il Digital Services Act </a>
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					<div id="elementor-tab-content-4341" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-4341"><p>Fonte: <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/digital-services-act-ensuring-safe-and-accountable-online-environment_en" rel="nofollow noopener" target="_blank">sito Ufficiale dell&#8217;Unione Europea</a></p>
<p>Le nuove regole sono  mirate ad una logica di proporzionalità, promuovono l&#8217;innovazione, la crescita e la competitività e facilitano l&#8217;espansione di piattaforme, PMI e start-up più piccole.</p>
<p>Le responsabilità di utenti, piattaforme e autorità pubbliche vengono riequilibrate secondo i valori europei, mettendo al centro i cittadini.</p>
<p><strong>Obiettivi in generale:</strong></p>
<ul>
<li>Proteggere meglio i consumatori e i loro diritti fondamentali online</li>
<li>Stabilire una forte trasparenza e un chiaro quadro di responsabilità per le piattaforme online</li>
<li>Promuovere l&#8217;innovazione, la crescita e la competitività all&#8217;interno del mercato unico</li>
</ul>
<p> </p>
<p><strong>Per i cittadini</strong>:</p>
<ul>
<li>Trasparenza delle norme sulla moderazione dei contenuti</li>
<li>Informazioni significative sulla pubblicità e sugli annunci pubblicitari mirati: chi ha sponsorizzato l&#8217;annuncio, come e perché è mirato su un utente</li>
<li>Informazioni chiare sul motivo per cui i contenuti vengono raccomandati a un utente</li>
<li>Diritto degli utenti di optare per la non ricezione (&#8220;opt-out&#8221;) di suggerimenti sui contenuti basati sulla profilazione</li>
<li>Adesione delle piattaforme ai codici di buone pratiche come misura per attenuare i rischi</li>
<li>Migliore accesso ai dati per autorità e ricercatori al fine di comprendere meglio la viralità online e il suo impatto, con l&#8217;obiettivo di ridurre i rischi per la società</li>
</ul>
<p> </p>
<p><strong>Per le piattaforme</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Misure per contrastare merci, servizi o contenuti illegali online</strong>, come un meccanismo che permette agli utenti di segnalare tali contenuti e consente alle piattaforme di collaborare con &#8220;segnalatori attendibili&#8221;.</li>
<li><strong>Nuove norme sulla tracciabilità degli utenti commerciali nei mercati online</strong>, per contribuire a identificare i venditori di merci illegali.</li>
<li><strong>Garanzie efficaci per gli utenti</strong>, tra cui la possibilità di contestare le decisioni prese dalle piattaforme in merito alla moderazione dei contenuti</li>
<li><strong>Misure in materia di trasparenza di ampia portata per le piattaforme online</strong>, anche rispetto agli algoritmi utilizzati per i suggerimenti</li>
<li><strong>Obbligo per le piattaforme di grandi dimensioni</strong>&#8211; ovvero quelle che raggiungono oltre il 10% della popolazione dell&#8217;UE &#8211; di prevenire abusi dei loro sistemi realizzando interventi basati sui rischi e tramite audit indipendenti mirati sulle proprie attività di gestione del rischio</li>
<li><strong>Ricercatori specializzati avranno accesso ai dati</strong>delle piattaforme principali, per analizzarne il funzionamento</li>
<li>Appositi <strong>codici di condotta e norme tecniche</strong>aiuteranno le piattaforme a conformarsi alle nuove norme</li>
<li>Tutti gli <strong>intermediari online che offrono i loro servizi nel mercato unico</strong>, sia stabiliti nell&#8217;UE che al di fuori dell&#8217;UE, dovranno rispettare le nuove norme</li>
<li><strong>Creazione di una struttura di vigilanza adeguata alla complessità dello spazio online</strong>: gli Stati membri svolgeranno il ruolo principale, sostenuti da un nuovo comitato europeo per i servizi digitali; per le piattaforme di grandissime dimensioni, la Commissione interverrà per potenziare la vigilanza e l&#8217;applicazione delle norme.</li>
</ul>
<p> </p></div>
				</div>
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Il Digital Markets Act</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1221" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1221"><p>Fonte: <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/digital-services-act-ensuring-safe-and-accountable-online-environment_en" rel="nofollow noopener" target="_blank">sito Ufficiale dell&#8217;Unione Europea</a></p>
<p>Il Digital Markets Act (DMA) stabilisce una serie di criteri oggettivi ben definiti per qualificare una grande piattaforma online come un cosiddetto &#8220;gatekeeper&#8221;. Ciò consente al DMA di rimanere ben mirato al problema che intende affrontare per quanto riguarda le grandi piattaforme online sistemiche.</p>
<p>Questi criteri saranno soddisfatti se un&#8217;azienda:</p>
<ul>
<li>ha una forte posizione economica, un impatto significativo sul mercato interno ed è attiva in più paesi dell&#8217;UE</li>
<li>ha una forte posizione di intermediazione, nel senso che collega una vasta base di utenti a un gran numero di imprese</li>
<li>ha (o sta per avere) una posizione radicata e durevole nel mercato, nel senso che è stabile nel tempo</li>
</ul>
<p> </p>
<p><strong>Obiettivi in generale:</strong></p>
<ul>
<li><span>Gli utenti commerciali che dipendono dagli intermediari per offrire i propri servizi nel mercato unico avranno un ambiente imprenditoriale più equo.</span></li>
<li><span>Gli innovatori e le start-up tecnologiche avranno nuove opportunità per competere e innovare nell&#8217;ambiente delle piattaforme online senza dover rispettare termini e condizioni sleali che ne limitano lo sviluppo.</span></li>
<li><span>I consumatori avranno maggiori e migliori servizi tra cui scegliere, maggiori opportunità di cambiare fornitore se lo desiderano, accesso diretto ai servizi e prezzi più equi.</span></li>
<li><span>I gatekeeper manterranno tutte le opportunità per innovare e offrire nuovi servizi. Semplicemente non saranno autorizzati a utilizzare pratiche sleali nei confronti degli utenti aziendali e dei clienti che dipendono da loro per ottenere un vantaggio indebito.</span></li>
</ul>
<p><strong>Obiettivi per le aziende</strong>:</p>
<ul>
<li>Consentirà alle aziende di avere <b>accesso a maggiori informazioni sulle prestazioni dei loro prodotti o servizi su piattaforme di terze parti</b></li>
<li>Mai più <b>classificazioni scorrette</b> dei servizi e dei prodotti dei gatekeeper rispetto a quelli offerti da altre aziende sulla stessa piattaforma</li>
<li>Le aziende saranno in grado di <b>attrarre più facilmente i consumatori che non possono più essere bloccati dalle piattaforme gatekeeper</b></li>
<li>Le nuove regole semplificheranno la <b>crescita e l&#8217;espansione delle piccole imprese e dei nuovi operatori</b>, oltre a competere con le piattaforme gatekeeper.</li>
<li>Ci si può aspettare che una maggiore concorrenza porti a un <b>maggiore potenziale di innovazione tra le piccole imprese, nonché a una migliore qualità del servizio</b>, con conseguente aumento del benessere dei consumatori.</li>
</ul></div>
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									<h4><span style="color: #00a2dd;">Valutazione del governo italiano sulle proposte dei nuovi regolamenti europei</span></h4>
<p><a href="http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/ES051.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">Dossier 51</a>: Legge sui servizi digitali &#8211; Camera dei Deputati, 12 maggio 2021 </p>
<p>[&#8230;] Nella relazione trasmessa alle Camere ai sensi dell&#8217;articolo 6, comma 4, della legge n. 234 del 2012, il Governo rileva che un quadro regolatorio più armonizzato tra gli Stati Membri, trasparente e prevedibile per la prestazione dei servizi intermediari dovrebbe garantire alle<br />imprese maggiori opportunità di accesso a nuovi mercati sfruttando i vantaggi del mercato unico.</p>
<p>Il Governo, inoltre, condivide l&#8217;obiettivo di assoggettare ad obblighi specifici le  piattaforme digitali, finora rimaste sostanzialmente non regolate dai quadri normativi nazionali ed europei.</p>
<p>Il nuovo regime dovrebbe altresì garantire un trattamento più equo e non discriminatorio da<br />parte delle piattaforme di intermediazione, le quali non di rado competono con i servizi intermediati proponendo alla clientela beni e servizi auto-prodotti. Inoltre, stabilendo un ambiente più sicuro, il DSA dovrebbe assicurare l&#8217;adozione di un sistema di tutele dei diritti<br />fondamentali dei cittadini e dei principi democratici che su internet fino ad ora non avevano trovato adeguato presidio sanzionatorio. Nella relazione, il Governo afferma l&#8217;intenzione di collaborare con spirito costruttivo al negoziato, rilevando come sia necessario che la nuova legge sui servizi digitali garantisca che le attività economiche online e offline siano trattate allo<br />stesso modo e su base paritaria, pur tenendo  comunque conto della  specifica natura del contesto online.</p>
<p>Il Governo infine, sottolinea l&#8217;esigenza di rafforzare il richiamo ai diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione europea (tra i quali richiama in particolare la tutela della proprietà intellettuale), nonché la necessità di chiarire il rapporto tra un regolamento di natura<br />orizzontale come il DSA e le norme settoriali di riferimento.</p>
<p>In definitiva, il Governo italiano esprime preliminare favore nei confronti della proposta, sensibilizzando i lavori su alcuni profili e riservandosi di rappresentare elementi puntuali una<br />volta che il dibattito sarà più maturo. [&#8230;]</p>								</div>
				</div>
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		</section>
				</div>
		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/10/fake-news-disinformazione-e-prospettive-giuridiche/">Fake News, disinformazione e prospettive giuridiche</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dove va l&#8217;informazione: il Digital News Report 2021</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/07/05/dove-va-linformazione-il-digital-news-report-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Media Studies]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2021 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Media, piattaforme, comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=1552</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Digital-News-Report-2021-1100sc-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital news report 2021" decoding="async" />Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere se (ed eventualmente in che modo) la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della decima edizione del Digital News Report (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/05/dove-va-linformazione-il-digital-news-report-2021/">Dove va l&#8217;informazione: il Digital News Report 2021</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/07/Digital-News-Report-2021-1100sc-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Copertina Digital news report 2021" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1552" class="elementor elementor-1552">
						<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2e1da03e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="2e1da03e" data-element_type="section" data-settings="{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}">
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									<p></p>
<p>Uno sguardo attento ai paesi del Sud del mondo tra i 46 esaminati che costituiscono oltre metà della popolazione globale e la necessità di comprendere in che modo la pandemia ha influito sul giornalismo, sul consumo di notizie e sulle previsioni elaborate nelle precedenti edizioni del rapporto. Questi gli obiettivi della <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/2021-06/Digital_News_Report_2021_FINAL.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">decima edizione del Digital News Report</a> (2021), elaborato dal Reuters Institute for the Study of Journalism, che il suo direttore, Rasmus Nielsen, annuncia nella prefazione al documento, pubblicato lo scorso 23 giugno.</p>
<p>In generale la pandemia ha influito incrementando il numero dei fruitori di notizie, su online e televisione, dando probabilmente un colpo di grazia ai giornali cartacei. Ha influito sulla qualità delle notizie ricercate, favorendo, soprattutto nei paesi europei, le testate più conosciute e ritenute maggiormente affidabili con particolare riferimento ai servizi pubblici radiotelevisivi. Negli Stati Uniti, al contrario, l’interesse per le notizie è sceso dell’11%, calo causato probabilmente anche dal difficile rapporto dell’amministrazione Trump con il mondo dell’informazione, rilevando una disaffezione proprio in quell’area di utenti/lettori.</p>
<p>Risultati controversi, a seconda delle aree geografiche per l’informazione locale che, in generale, soffre nelle edizioni cartacee, considerate ancora un riferimento per la politica e la cronaca. In generale la carta, con la pandemia, ha perso ulteriormente terreno nei confronti dell’online, in una direzione senza ritorno. Purtroppo risultati, quelli del cartaceo, che dal rapporto sono confermati anche per il nostro paese.</p>
<p>Sempre in Italia, nei primi nove mesi del 2020, i ricavi totali per i media sono diminuiti di 780 milioni di euro, con cali significativi sia per la carta che per la radio, mentre la pubblicità online è cresciuta di un 7%.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">I criteri adottati</span></h4>
<p>A causa del numero crescente e delle diversità dei mercati rilevati, nello studio sono stati ridotti i punti di confronto all’interno del campione tendendo a concentrarsi su comparazioni significative tra mercati sostanzialmente simili.</p>
<p>I campioni sono stati assemblati utilizzando quote rappresentative a livello nazionale per età, sesso e regione in ogni mercato e per istruzione in tutti i mercati tranne Bulgaria, Croazia, Grecia, India, Indonesia, Kenya, Malesia, Messico, Nigeria, Filippine, Romania, Sud Africa, Thailandia e Turchia. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Danimarca, Svezia, Norvegia e Italia sono state applicate quote politiche aggiuntive in base alle scelte di voto nelle più recenti elezioni nazionali. I dati in tutti i mercati sono stati anche rapportati ad obiettivi basati su dati censiti/accettati dal settore.</p>
<p>In altri paesi come India, Kenya, Nigeria e Sudafrica i dati raccolti sono limitati ad una popolazione di giovani anglofoni per la difficoltà di raggiungere altri gruppi utilizzando sondaggi online. In questi paesi i risultati non devono essere considerati rappresentativi a livello nazionale.</p>
<p>I risultati, vista la raccolta dei dati online, tendono ad essere maggiormente rappresentativi della popolazione online, ad eccezione dei Paesi situati nell’Europa Settentrionale ed occidentale dove l’accesso alle risorse Internet è intorno al 95%. Una attenta redazione dei questionari ha ridotto il rischio di incorrere in errori e pregiudizi. Alcuni risultati sono stati ottenuti rilevando dati già raccolti da fonti del settore.</p>
<h3><span style="color: #00a2dd;">I risultati</span></h3>
<h4><span style="color: #00a2dd;">La fiducia</span></h4>
<p>Il sondaggio di quest&#8217;anno pone in evidenza che alcune aziende editoriali hanno beneficiato della richiesta di informazioni affidabili sulla pandemia, sia in termini di maggiore copertura che di maggiore fiducia e maggiore numero di sottoscrizioni. Si è quindi registrato in media un generale incremento del 6% della fiducia nelle news, con un 44% del campione totale che dice di fidarsi della maggior parte delle notizie per la maggior parte del tempo. Anche se tali effetti non sono uniformi, non si applicano a tutte le aziende o a tutti i paesi e potrebbero non durare dopo la fine della crisi, questi sono sicuramente risultati positivi per gli editori.</p>
<p>Sembra peraltro prevalere la fiducia sulle fonti affidabili ed accurate in confronto alle notizie provenienti da motori di ricerca e social e, soprattutto nei paesi dove esistono media pubblici indipendenti, vi è stato un maggior consumo di notizie ritenute affidabili. Questo schema è meno evidente al di fuori dell&#8217;Europa occidentale, nei paesi in cui la crisi del Coronavirus ha dominato meno l&#8217;agenda dei media, o dove altre questioni politiche e sociali hanno giocato un ruolo più importante.</p>
<p>L’analisi mostra anche come il ruolo delle diverse piattaforme sta evolvendo. Sono documentati i ruoli svolti da organizzazioni giornalistiche mainstream, singoli giornalisti e altre voci su diversi social media, il continuo passaggio alle app di messaggistica chiusa <strong>ed ai social media più visivi</strong>, nonché la continua e diffusa preoccupazione del pubblico per informazioni false o fuorvianti – in particolare Facebook e applicazioni di messaggistica di proprietà di Facebook, compreso WhatsApp.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Giornali di carta che si estinguono</span></h4>
<p>Il blocco fisico imposto dalla pandemia, non solo per le persone ma anche per la distribuzione dei giornali cartacei, ha visto un ulteriore declino di questi, accelerando la transizione verso l’informazione digitale. I telegiornali, sempre per le stesse ragioni, hanno ottenuto risultati positivi in diversi paesi.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Uguaglianza e rappresentazione</span></h4>
<p>Negli Stati Uniti, dopo l&#8217;elezione del presidente Biden, l&#8217;interesse per le notizie è diminuito drasticamente specialmente fra i gruppi di destra. Altrove i media sono sempre più tesi a rappresentare meno equamente i giovani (soprattutto le giovani donne), minoranze politiche e, almeno negli Stati Uniti, persone appartenenti a gruppi etnici minoritari. Questi ultimi risultati daranno ulteriore urgenza a coloro che si battono per redazioni più diversificate e inclusive.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Social Media e informazione</span></h4>
<p>L&#8217;uso dei social media per la fruizione delle notizie rimane forte, soprattutto fra i giovani e le persone con un livello di istruzione inferiore. Le app di messaggistica come WhatsApp e Telegram sono diventate particolarmente popolari nel Sud del mondo, creando le maggiori preoccupazioni sulla diffusione di disinformazione sul Coronavirus.  Le preoccupazioni globali sulle informazioni false e fuorvianti sono ulteriormente incrementate quest&#8217;anno, in un range che va dall&#8217;82% in Brasile ad un “solo” 37% in Germania. Gli utenti dei social sono probabilmente stati più esposti a disinformazione sul Coronavirus rispetto ai non utenti. Facebook è visto come il principale canale per diffondere informazioni false quasi ovunque ma le app di messaggistica come WhatsApp sono viste come un problema più grande in parti del Sud del mondo come Brasile e Indonesia.</p>
<p>TikTok ora raggiunge un quarto (24%) degli under35, con il 7% che utilizza la piattaforma per le notizie ed un tasso superiore di penetrazione in alcune parti dell&#8217;America Latina e dell&#8217;Asia. L&#8217;accesso alle notizie continua a diventare più distribuito. Nel dato globale, solo un quarto (25%) preferisce accedere alle notizie da un sito web o un&#8217;app. Quelli di età compresa tra 18 e 24 anni (i cosiddetti Generazione Z) hanno una connessione ancora più debole con siti web e app e hanno quasi il doppio delle probabilità di accedere alle notizie tramite social media, aggregatori o avvisi mobili.</p>
<p>Sebbene il rapporto continui a documentare l&#8217;impatto economico dello sconvolgimento digitale che è stato intensificato dalla pandemia COVID-19, le società che gestiscono le grandi piattaforme come Google e Facebook hanno registrato una crescita significativa durante lo scorso anno.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Entrate e sottoscrizioni</span></h4>
<p>Un aumento significativo nei pagamenti per le notizie online è stato osservato in un piccolo numero di paesi occidentali più ricchi, ma la percentuale complessiva di persone che pagano per le notizie online rimane bassa. In 20 paesi in cui gli editori stanno spingendo per le sottoscrizioni digitali, solo il 17% ha pagato per le notizie online nell&#8217;ultimo anno, con un incremento di due punti percentuali. La Norvegia continua in testa con il 45% (+3) seguita da Svezia (30%), Stati Uniti (21%), Finlandia (20%), Paesi Bassi (17%) e Svizzera (17%). Risultati meno positivi in Francia (11%), Germania (9%) e Regno Unito (8%). Bisogna inoltre evidenziare, come già riportato dalle precedenti edizioni del Report che, nella maggior parte dei paesi un&#8217;ampia percentuale di abbonamenti digitali è andata a pochi grandi marchi nazionali, rafforzando il meccanismo del “vincitore piglia-tutto”.</p>
<h4><span style="color: #00a2dd;">Medium</span></h4>
<p>Gli aggregatori mobili di notizie, prodotti alimentati dall&#8217;uomo e dall&#8217;intelligenza artificiale su app come Daily Hunt, Smart News, Naver e Line Today hanno un ruolo rilevante nel consumo delle news in molti mercati asiatici come India, Indonesia, Sud Corea e Thailandia.</p>
<p>L&#8217;uso dello smartphone per il consumo delle notizie (73%) è cresciuto alla massima velocità per molti anni, con questa abitudine in crescita anche grazie ai blocchi del Coronavirus. L’uso del computer portatile,  desktop e tablet per le notizie è stabile o in calo, mentre l’utilizzo degli smart speaker per le news resta limitato nella maggior parte dei paesi.</p>
<p>La crescita dei podcast ha subito un rallentamento anche a causa del poco movimento degli utenti durante il lockdown mentre, in diversi paesi, Spotify continua a sottrarre terreno ai podcast di Apple e Google</p>
<p>Sempre a seguito della pandemia l’uso della televisione  in molti paesi europei è notevolmente cresciuto con particolare riferimento ai canali all-news.</p>
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		<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/07/05/dove-va-linformazione-il-digital-news-report-2021/">Dove va l&#8217;informazione: il Digital News Report 2021</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Giornalista corrispondente dall&#8217;estero: ha ancora un senso?</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2021/06/30/giornalista-corrispondente-dallestero-ha-ancora-un-senso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Guarrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 06:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/vice-president-gerald-r-ford1100-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine in bianco e nero di giornalisti che fanno un&#039;intervista" decoding="async" />Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro? In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer, ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero?</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/06/30/giornalista-corrispondente-dallestero-ha-ancora-un-senso/">Giornalista corrispondente dall&#8217;estero: ha ancora un senso?</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/vice-president-gerald-r-ford1100-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine in bianco e nero di giornalisti che fanno un&#039;intervista" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1462" class="elementor elementor-1462">
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									<p></p>
<p>Globalizzazione, mondo interconnesso, “questione di click”: sono le parole chiave per un qualunque dibattito sul giornalismo di oggi. Da sempre il concetto di informazione è legato indissolubilmente alle tecnologie di cui possiamo disporre e sarebbe dunque ormai banale raccontare quanto veloci viaggino le notizie, grazie alla diffusione del web: è “questione di click”, appunto. <strong>Ma che succede se le notizie che vorremmo conoscere accadono in un paese diverso dal nostro?</strong> In passato non c’era altro modo di raccontare l’estero senza viaggiare, dettare pezzi al telefono, escogitare modi per far arrivare il proprio racconto dall’altra parte del mondo. Se oggi, invece, per reperire informazioni, basta accendere il computer,<strong> ha senso ancora la figura del corrispondente dall’estero? </strong></p>
<p>Bisogna ammettere che lasciare la propria scrivania, per immergersi in una nuova realtà, non è la stessa cosa che copiare una notizia dalle agenzie di stampa. Non può esserlo, <strong>se si vuole cercare di andare oltre le news-fotocopia</strong>, che spesso si ripetono identiche su testate nazionali e internazionali. Non può esserlo se si vuole cercare di raccontare con onestà le diversità di un Paese che agli occhi dei più appare come “un altro mondo”.</p>
<p>Ecco allora che acquista valore la presenza fisica sul campo, la figura del corrispondente.</p>
<p>È una missione fondamentale quella della corrispondenza che aiuta a fare luce lì dove non arrivano i social media e la velocità delle news: nella vita vera delle persone. Per questo la corrispondenza dall’estero è importante, anche per raccontare ambiti differenti dalle classiche notizie di cronaca o politica, come ho riscontrato nei miei anni a Gerusalemme come giornalista per un’organizzazione religiosa e per diverse testate italiane.</p>
<p>La spiritualità e il groviglio di identità, le persone che fanno la differenza nel cercare la pace, le realtà meno note di chi lavora nel silenzio per educare alla fratellanza le nuove generazioni di israeliani e palestinesi: <strong>sono storie che non si leggono sulle agenzie di stampa </strong>e che ho potuto conoscere solo mettendo piedi, occhi e mani su questa terra che chiamano “Terra Santa”.</p>
<p>Sarebbe stato impossibile per me raccontare la pandemia in Israele, senza averla vissuta sulla mia pelle, senza essermi misurata personalmente con i pregi e i difetti del sistema sanitario israeliano. Sarebbe difficile descrivere l’eccezionalità di celebrare la Pasqua con la comunità cristiana locale nel Santo Sepolcro a Gerusalemme, senza conoscere la spiritualità locale o vedere i pellegrini che baciano con le lacrime agli occhi la pietra dove, secondo le Scritture, Gesù di Nazaret fu sepolto e risuscitò.</p>
<p>Per questo credo che chi cerca di capire e raccontare le complessità di una terra che non gli appartiene, non possa farlo da casa.</p>
<p>Non si può negare però che, rispetto anche soltanto a trent’anni fa,<strong> la professione del corrispondente sia molto cambiata</strong>. La globalizzazione, l’incedere delle nuove tecnologie che comprimono il rapporto dimensionale dello spazio e del tempo a fronte dei costi sempre molto elevati del reporting e dell’analisi sul campo, hanno seriamente messo in discussione il ruolo e la “convenienza”, per le aziende editoriali, del corrispondente estero.</p>
<p>La domanda se la poneva, già nel 2010, <b>Richard Sambrook</b> <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/2017-12/Are%20Foreign%20Correspondents%20Redundant%20The%20changing%20face%20of%20international%20news.pdf" rel="nofollow noopener" target="_blank">in una ricerca</a> per il Reuters Institute for the Study of Journalism dal titolo appunto “<em>Are Foreign Correspondents Redundant? – The changing face of international news</em>”. Sambrook scriveva nell’introduzione della ricerca: “[…] E ora stiamo entrando in una nuova era in cui potrebbero non essere più centrali nel modo in cui impariamo a conoscere il mondo (i corrispondenti ndr). Un&#8217;ampia gamma di pressioni sta minando il ruolo del corrispondente estero e fornendo opportunità – e imperativi – alle organizzazioni giornalistiche di adottare un approccio molto diverso alla gestione delle notizie internazionali. [&#8230;]</p>
<p></p>								</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La ricerca di Sambrook (approfondimento)</a>
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					<div id="elementor-tab-content-6991" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-6991"><p></p>
<p>E Sambrook continuava &#8220;[&#8230;] Come osserva John Maxwell Hamilton nel suo libro Journalism&#8217;s Roving Eye, &#8220;L&#8217;ultima fase nell&#8217;evoluzione delle notizie estere è arrivata con una rapidità straziante che non si vedeva dall’epoca della penny press &#8220;.</p>
<p>Le pressioni economiche dovute al mantenimento delle strutture di raccolta di notizie all&#8217;estero hanno visto il numero di uffici e corrispondenti ridotto costantemente dalle principali organizzazioni di notizie occidentali negli ultimi 20 anni o più […]”</p>
<p>E la ricerca va avanti ovviamente nell’individuare i limiti ed i cambiamenti della corrispondenza estera in un’epoca che, ricordiamo era quella della rivoluzione delle piattaforme digitali, del rimpicciolimento del mondo dovuto alla riduzione dei costi di spostamento aerei, al giornalismo dal basso, con grandi prospettive per il futuro.</p>
<p>Eppure la stessa ricerca di Sambrook pone dei paletti immaginando un futuro possibile per questa professione sebbene diverso da quello che era in quel momento. Di seguito parte delle conclusioni che, viste oggi, lasciano stupiti per la grande chiarezza e proiezione verso il futuro di quella analisi, in un momento in cui nulla poteva essere così chiaramente prevedibile.</p>
<p>“[…] Quindi quali sono alcuni dei cambiamenti alla corrispondenza estera che probabilmente vedremo nei prossimi decenni?</p>
<p>Per la maggior parte del ventesimo secolo, il corrispondente estero medio era probabilmente di sesso maschile, di classe media, lavorava con un alto grado di indipendenza fino a una o due scadenze al giorno, facendo affidamento sul supporto del personale locale in un ufficio ben finanziato. Erano una delle poche fonti di informazioni per il loro pubblico o lettori a casa, lavorando con poca trasparenza o responsabilità. La loro rete di fonti ammontava al massimo a dozzine. tendevano ad essere resilienti, individualisti competitivi. Probabilmente non parlavano la lingua del paese in cui risiedevano o avevano molti amici o contatti non professionisti nel paese, ma col tempo avrebbero sviluppato un certo grado di competenza specialistica.</p>
<p>In futuro, è probabile che i corrispondenti esteri siano molto più diversificati per genere, etnia e provenienza. Parleranno la lingua e avranno una conoscenza specialistica del paese prima di poter essere nominati. Potrebbero essere cresciuti lì o aver vissuto lì prima. Lavoreranno a più scadenze ogni giorno su più media (testo, audio e video), saranno fortemente collegati in rete con altri specialisti e con fonti pubbliche nella loro area di competenza. Avranno reti di centinaia di fonti.&nbsp;</p>
<p>È più probabile che lavoreranno da casa. Si rivolgeranno a più pubblici in tutto il mondo e saranno consapevoli di non essere l&#8217;unica, né la principale, fonte di informazioni. Il loro ruolo riguarderà tanto la verifica, l&#8217;interpretazione e la spiegazione quanto la rivelazione.</p>
<p>Come tali avranno bisogno di abilità sociali e collaborative. Adotteranno misure per garantire che il loro modo di lavorare sia il più trasparente possibile al fine di conquistare la fiducia degli editori e del pubblico.[…]</p>
<p><b>Ed è quel ruolo di verifica ed interpretazione che Sambrook prevedeva per il futuro che, come scrivevo inizialmente, appare essere oggi determinante per la comprensione e contaminazione delle culture, se si vuole andare, come scrivevo, oltre le news-fotocopia.</b></p>
<p></p></div>
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									<p></p>
<p>Un altro studio <a href="https://core.ac.uk/reader/324186130" rel="nofollow noopener" target="_blank">del 2017, a firma di </a><a href="https://core.ac.uk/reader/324186130" rel="nofollow noopener" target="_blank">Michael Brüggeman </a><a href="https://core.ac.uk/reader/324186130" rel="nofollow noopener" target="_blank">dell&#8217;Università di Zurigo</a> dal titolo “<em>Diverging worlds of foreign correspondence: The changing working conditions of correspondents in Germany, Austria, and Switzerland</em>”, pone la questione del ruolo dei corrispondenti esteri, sebbene lo studio sia delimitato a tre nazioni<strong> Germania, Austria e Svizzera </strong>dalle caratteristiche molto particolari nel mondo dell’informazione, quali un alto livello pro-capite di abbonamenti ai giornali ed una generale cultura più avanzata del pluralismo e della deontologia dei media.</p>
<p>Ed è nell’introduzione del Brüggeman che si pone la questione interpretativa e culturale:</p>
<p>“[…] Uno dei paradossi delle odierne culture dei media è la coesistenza di una crescente interdipendenza transnazionale nel campo politico, economico e culturale e livelli stabili o addirittura crescenti di campanilismo nella copertura di molti media: in Europa, la copertura estera risulta stagnante mentre si sta riducendo nei media statunitensi.</p>
<p>Il contenuto dei media, spesso, non rispecchia le interdipendenze globali ma i miti nazionali di sovranità. La mancanza di copertura estera non è così problematica in termini di accesso alle informazioni da altri paesi. Nell’ampio ambiente dei media digitali, sono disponibili più informazioni che mai.</p>
<p><strong>La stessa abbondanza di informazioni, tuttavia, aumenta la necessità di dare un senso a queste informazioni</strong>. <b>Pertanto, i corrispondenti esteri come professionisti che &#8220;gestiscono il significato&#8221; oltre confine sono più che mai necessari</b>.</p>
<p>Più il mondo diventa globalizzato, più diventa rilevante la copertura straniera per la vita quotidiana delle persone.</p>
<p>In tempi di maggiore necessità di &#8220;copertura cosmopolita&#8221; e di &#8220;cosmopolitismo mediato&#8221;, è preoccupante che i corrispondenti stranieri sembrino essere diventati una &#8220;specie in via di estinzione&#8221;  e che lottano contro il deterioramento delle condizioni di lavoro.[…]</p>
<p></p>								</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Lo studio di Brüggeman (approfondimento)</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-4341" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-4341"><p>Lo studio poi si dipana su due filoni: quello del declino della tradizionale corrispondenza estera e quello della sua sostituzione con nuove forme di corrispondenza. Ma lo studio esamina anche i cambiamenti dal punto di vista dei corrispondenti esteri: quali tendenze si applicano al loro ambiente di lavoro personale? In tal modo, lo studio attinge alla conoscenza esperta dei corrispondenti, ma le loro opinioni sono ovviamente anche soggettive resoconti della realtà che necessitano di essere convalidati da studi che attingono ad altre fonti di dati.</p>
<p>Si scopre che non tutti i corrispondenti sono uguali riscontrando prove di mondi divergenti della corrispondenza estera a seconda del rispettivo contesto professionale.</p>
<p>Secondo i dati emersi dal sondaggio alla base del lavoro di Brüggeman (che ha coinvolto 721 persone), più del 60% dei corrispondenti sono uomini, abbastanza istruiti (il 94,3% ha seguito una formazione accademica, il 49%  è in possesso di un master e un ulteriore 11,7% anche un dottorato). Gli intervistati hanno in media 46,3 anni e 19,9 anni di esperienza professionale, di cui 12 anni come corrispondenti esteri. Due terzi dei corrispondenti intervistati sono dipendenti di una testata giornalistica, mentre il restante 34% lavora come freelance. Se, secondo questo studio, i freelance costituiscono ancora la minoranza dei corrispondenti di Germania, Austria e Svizzera, sarebbe curioso effettuare una ricerca simile che coinvolga l’Italia. Leggendo i giornali, infatti, sembra che sempre più giornalisti freelance siano gli autori di reportage dall’estero. Pur affrontando assurde condizioni di precariato e viaggiando senza garanzie o tutele, <strong>i freelancers hanno spesso più preparazione, ma una minore retribuzione</strong>. Lo stesso studio dell’Università di Zurigo rileva che gli stipendi dei corrispondenti variano molto, ma che il 27% dei corrispondenti a tempo pieno ha dichiarato un reddito netto mensile inferiore ai 1000 euro.</p></div>
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									<p></p>
<p>E con la ricerca di Brüggeman emerge chiaro un antro risvolto, economico, della questione &#8220;corrispondenti&#8221;:&nbsp;c’è una forte differenza tra i giornalisti con un contratto fisso e i freelance con un freelance su due che guadagna meno di 1000 euro.</p>
<p>Il precariato, la forte presenza maschile e l’età elevata, le disparità economiche sono problematiche che coinvolgono tutto il settore del giornalismo, ma spesso è prima di tutto il dipartimento esteri a fare le spese dei tagli ai costi delle testate giornalistiche. Eppure il mestiere del corrispondente non si può e non si deve accantonare.</p>
<p>Proprio perché il mondo di oggi è sempre più interconnesso, la politica e i fatti che accadono in altri paesi potranno avere una influenza maggiore anche nella nostra società.</p>
<p>Sforzarci di provare davvero a capire i processi e i popoli che consideriamo “altri” dovrebbe essere allora prioritario. E in questo può aiutare solo il corrispondente dall’estero.</p>
<p></p>
<p></p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2021/06/Beatrice-Guarrera.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/beatrice-guarrera/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Beatrice Guarrera</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista a Gerusalemme dal 2016 nella comunicazione istituzionale di un’organizzazione religiosa e come collaboratrice esterna di diverse testate. Ha scritto di religioni, cultura e società in Israele e Palestina per Vatican News, Terrasanta, Mondo e Missione, Il Foglio, L’Osservatore Romano, Credere. Si interessa al dibattito sui cambiamenti del giornalismo fin dai tempi degli studi in Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma, dove si è laureata con una tesi dal titolo “Giornalismo e social media, trasformazioni in corso”.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/beatrice.guarrera" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/BGuarrera" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/beatriceguarrera/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2021/06/30/giornalista-corrispondente-dallestero-ha-ancora-un-senso/">Giornalista corrispondente dall&#8217;estero: ha ancora un senso?</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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		<title>Il lento spegnersi dei giornali</title>
		<link>https://www.mstudies.it/2020/08/07/il-lento-spegnersi-dei-giornali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 10:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mstudies.it/?p=814</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2020/08/Osservatorio-comunicazioni-2_2020-1100-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico distribuzione dei quotidiani 2020" decoding="async" />Da tempo immemore ormai, i giornali sono in profonda crisi. </p>
<p>Per dare solo un’idea della dimensione attuale di questa situazione, basti pensare che in Italia, dal 2016 ad oggi, le copie cartacee dei quotidiani vendute sono diminuite di quasi 1 milione di unità (che sui 2,4 milioni del 2016 è il –44%) e, paradossalmente, anche la vendita di quelle digitali è diminuita notevolmente, passando da 217mila a poco più di 156mila (-28%).</p>
<p>La letteratura sulla materia è ormai enciclopedica, le analisi più o meno scientifiche, accademiche e consulenziali, che tentano di inquadrare la situazione, sono migliaia.</p>
<p>Eppure, nonostante questa enorme e profonda presunta conoscenza del problema, il problema, con la dinamica di un tumore metastatico, continua a crescere, a divorare e distruggere grandi porzioni di quello che potremmo immaginare come un organismo vivente malato, il “corpo dell’informazione”.</p>
<p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2020/08/07/il-lento-spegnersi-dei-giornali/">Il lento spegnersi dei giornali</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2020/08/Osservatorio-comunicazioni-2_2020-1100-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico distribuzione dei quotidiani 2020" decoding="async" />		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="814" class="elementor elementor-814">
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									<p></p>
<p><i>Da tempo immemore ormai, i giornali sono in profonda crisi.&nbsp;</i></p>
<p><i>Per dare solo un’idea della dimensione attuale di questa situazione, basti pensare che in Italia, dal 2016 ad oggi, le copie cartacee dei quotidiani vendute sono diminuite di quasi 1 milione di unità (che sui 2,4 milioni del 2016 è il &#8211;<b>44%</b>) e, paradossalmente, anche la vendita di quelle digitali è diminuita notevolmente, passando da 217mila a poco più di 156mila (<b>-28%</b>).</i></p>
<p></p>
<p></p>
<p><i>La letteratura sulla materia è ormai enciclopedica, le analisi più o meno scientifiche, accademiche e consulenziali, che tentano di inquadrare la situazione, sono migliaia.</i></p>
<p></p>
<p></p>
<p><i>Eppure, nonostante questa enorme e profonda presunta conoscenza del problema, il problema, con la dinamica di un tumore metastatico, continua a crescere, a divorare e distruggere grandi porzioni di quello che potremmo immaginare come un organismo vivente malato, il “corpo dell’informazione”.</i></p>
<p></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Non è semplice essere come il <i>New York Times</i></h2>				</div>
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									<p>Qualche giorno fa, Tony Haile, CEO prima di Chartbeat ed ora di Scroll, due aziende che si occupano di informazione e relativo marketing (quindi una voce autorevole e competente sulla materia) <a href="https://www.cjr.org/analysis/nytimes-subscriptions-local-publishers-compete.php" rel="nofollow noopener" target="_blank">ha pubblicato un articolo</a> sul <i>Columbia Journalism Review</i> dal pretenzioso titolo “<b>It is possible to compete with the New York Times. Here’s how</b>.” (“È possibile competere con il New York Times . Ecco come.”)</p>
<p>Per chi non lo sapesse, il <i>The New York Times</i>, oltre ad essere considerato una delle più autorevoli testate giornalistiche a livello globale è, probabilmente il giornale più “in salute” al momento, con i suoi <b>6 milioni di abbonati digitali</b>, in corsa per girare la boa dei dieci milioni, nel giro di pochi anni. (Si ricorda, come sopra indicato, che l’insieme delle copie cartacee e digitali di tutti i quotidiani italiani superano di poco <b>1,5 milioni</b> di unità).</p>
<p>Una grande azienda che vende un “prodotto” che tira, pensano in molti, senza però cogliere le vere ragioni di quel successo. Il NYT prima di essere un “prodotto” rappresenta un modello di interpretazione dell’attività giornalistica con precise caratteristiche di lealtà, accuratezza e trasparenza che portano il lettore in una dimensione distaccata dal rumore di fondo dei flussi informativi commerciali, restituendo alle sue informazioni il valore dell’<b>autorevolezza, della credibilità, della fiducia</b>.</p>
<p>E il modello “The New York Times” è diventato, impropriamente, il punto di riferimento delle speranze (e delle ambizioni) di editori piccoli e grandi, del globo terracqueo. Nell’articolo su CJR, Haile, ovviamente riferendosi ad una realtà nordamericana (in parte analogicamente esportabile in altri paesi occidentali), afferma che è possibile competere con il NYT, proponendo la creazione di reti tra testate locali e l’unico grande competitor del NYT, il <i>Washington Post</i>, da qualche anno nel portafogli delle aziende di proprietà di Jeff Bezos.</p>
<p>L’ìdea è che ciascuna parte, il giornalone di Bezos e le testate locali, possano trovare un accordo sulla distribuzione degli utili, vendendo dei bundle: ad esempio il giornale di Seattle + Wapo, ad un costo mensile prestabilito e le cui entrate vengano ripartite sulla base di criteri che nel post vengono dettagliatamente ipotizzati.</p>
<p><b>Questo consentirebbe alle testate locali di concentrare le proprie energie su quello che meglio sanno fare, ovvero la cronaca locale, ed associarsi nella distribuzione ad un brand nazionale importante</b>. Senza entrare nel merito tecnico di queste sinergie, si ricorda che Washington Post possiede anche una piattaforma (Arc Publishing) che ospita già diverse testate locali nordamericane importanti tra cui <em>Los Angeles Time</em> ed <em>Alaska Dispatch</em>.</p>
<p>Ritorna però, a nostro avviso, il solito problema del pesce piccolo che nuota vicino al pesce grande: fino a quando sarà possibile restare di fianco alla balena bianca senza esserne divorati?</p>
<p>Ed in ogni caso il modello <i>The New York Times</i> è quello di un giornale che ha un pubblico “nazionale” potenziale molto ampio con una popolazione USA di 300 milioni di abitanti ed un “resto del mondo” a parlare lingua inglese che <a href="https://www.ethnologue.com/guides/ethnologue200" rel="nofollow noopener" target="_blank">supera il miliardo</a> di individui, cosa che non si verifica chiaramente per altre lingue come ad esempio, l’italiano o il tedesco.</p>
<p>Ma come dicevamo, restando nel limitato ambito dell’analisi commerciale, le ragioni del suo successo, più che alla disponibilità di un pubblico sono legate alla <b>qualità del prodotto</b>.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">È colpa del business model? Del mercato?<br>Forse anche no.</h2>				</div>
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									<p>Siamo sicuri che il criterio giusto per comprendere il fenomeno della crisi dei giornali sia quello del “mercato”? Certo i problemi generati dalla globalizzazione e dalla disponibilità delle informazioni nel mondo digitale ed in ultimo la grave crisi economica del COVID-19 non possono non essere cause / sintomi importanti della malattia.</p>
<p>Ma se pensassimo che la cura della malattia dipenda solo dal medico o dalla clinica, non vedremmo il problema nella sua interezza, rischieremmo di concentrarci sull’anamnesi solo di alcuni sintomi: prima di tutto c’è un malato e c’è una malattia, grave e complessa, che ha radici profonde e, nel nostro paese, in parte genetiche.</p>
<p>I numeri della crisi sono drammatici e sono anche il risultato di una serie di fenomeni che, nell’arco degli ultimi 25 anni, hanno caratterizzato il nostro paese.  Una deriva culturale, che ci ha visto precipitare agli ultimi posti nell’Unione Europea per livelli di istruzione e di alfabetizzazione, cosa che, in misura minore, è accaduta anche in altri paesi occidentali.</p>
<p>Ci ritroviamo di fronte ad un mondo dell’informazione che ha perso la consapevolezza della propria “mission” ed identità.</p>
<p><b>Manca, nel nostro paese un giornalismo libero e capace di costruire narrazioni che non siano governate da interessi specifici</b>.</p>
<p>La percezione di questo problema, è evidente nella disaffezione del lettore che non ritiene più i brand giornalistici credibili, in quanto troppo legati a dinamiche di condizionamento sia esso politico che economico. Il <a href="http://www.digitalnewsreport.org/survey/2020/overview-key-findings-2020/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Digital News Report 2020</a> del Reuters Institute di Oxford, evidenzia come la fiducia nei “News Media” continui a crollare a livello globale con meno di 4 lettori su dieci che manifestano una fiducia costante nelle informazioni che leggono.</p>
<p>La sovrapposizione della sfiducia all’altro problema evidenziato, quello dell’abbassamento del livello culturale del pubblico, crea un abbinamento pericoloso nel momento in cui i social media e la rete divengono territori dell&#8217;incertezza e dell’approssimazione, dove dilagano fenomeni quali le fake news, le filter bubble ed in generale i vari bias cognitivi. </p>
<p>In questo scenario di reale necessità di fiducia in un giornalismo attendibile, l&#8217;assenza di autorevolezza e di credibilità da parte dei media giornalistici, crea un distacco profondo tra il lettore e l’informazione. È un lutto, una mancanza, un vuoto che viene compensato con il rumore. </p>
<p>Tanto rumore e basta.</p>
<p>La questione, la malattia, ancor prima di essere il modello di business o la scelta strategica-industriale è ancora più alla base, una questione di ridefinizione della missione e dell’identità del giornalista e del giornalismo.</p>
<p>La dimensione dell’informazione staccata dalla sua funzione sociale, individuata come un prodotto da banco alla ricerca di consenso e di &#8220;clienti&#8221;, piuttosto che come un elemento fondante della narrazione e dell’identità collettiva, è la causa primaria di questo fallimento.</p>
<p><b>Luca De Biase</b>, <a href="https://blog.debiase.com/2020/08/02/abbiamo-un-futuro/" rel="nofollow noopener" target="_blank">in un recente articolo sul suo blog</a>, scrive:</p>
<p>“Se l’ambiente mediatico attraverso il quale ci facciamo un’idea della realtà è totalmente dominato dalla competizione per l’attrazione di attenzione, non c’è narrazione ma soltanto una ripetizione di opinioni chiuse nel cerchio terribile della ricerca immediata di consenso: opinioni che non si confrontano con la realtà ma che cercano di circoscrivere una realtà a uso e consumo di chi le esprime. Se non c’è una storia ma soltanto una continua ripetizione, allora non c’è passato e dunque non c’è futuro.”</p>
<p>La credibilità, la fiducia, sono i primi elementi che muovono il lettore verso l’informazione che sceglie di leggere. Tradendo questa aspettativa di base, tutto ciò che viene dopo, le analisi economiche e strategiche, appaiono inadeguate, incapaci di risolvere il problema.</p>
<p>Tornando ad un linguaggio commerciale, se il prodotto non interessa, perchè svalutato o inflazionato, perchè non risponde alle aspettative del mercato, perchè è difettoso ed evidentemente contraffatto, allora non potrà esserci alcuna strategia di vendita, modello di business o sinergia che possano evitare il fallimento.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La deriva italiana</h2>				</div>
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									<p>Ed è su questo punto che emerge l’inadeguatezza dell’industria editoriale e della politica.<br />Non è difficile comprendere come un sistema normativo come quello italiano, relativo alle concentrazioni ed ai rapporti tra politica ed editoria, sebbene sia stato più volte oggetto di revisione, soprattutto in ambito radiotelevisivo, appaia oggi inappropriato ed incapace di garantire il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione.</p>
<p>Sempre secondo <b>il report del Reuters</b>, in Italia la fiducia nelle fonti giornalistiche è particolarmente bassa e &#8220;questo perdurante trend è principalmente dovuto alla natura partigiana del giornalismo italiano ed alla forte influenza della politica e degli interessi economici sulle aziende editoriali.&#8221;</p>
<p>E ancor di più, l’incapacità degli attori di comprendere la necessità di compensare le inadeguatezze normative con una coscienza ed una deontologia appropriate, sono il vero cancro che sta divorando la credibilità dell&#8217;’informazione.</p>
<p>È questa inadeguatezza la tara genetica che si manifesta nella forma della malattia <b>i cui sintomi sono economici ed industriali</b>. Si è consentita una informazione degradata, testate con collegamenti evidenti a parti politiche, seppure non inquadrabili in maniera trasparente nel sistema dell’informazione di parte (i cosiddetti “organi ufficiali di partito”) o suscettibili di qualsivoglia influenza economica. </p>
<p>Fiducia e credibilità svendute al miglior offerente.</p>
<p>Questa gestione editoriale di interessi di parte, mal camuffata e molto rumorosa, ha generato nei lettori la percezione di una informazione falsa e truffaldina, sempre condizionata da specifici indirizzi e da obiettivi terzi che poco hanno a che vedere con una attività giornalistica trasparente e corretta.</p>
<p>Gestione agita con la convinzione, presuntuosa ed illusoria, che il lettore fosse incapace di comprendere (o anche solo di percepire) queste dinamiche e, quindi, di poterlo condizionare e manipolare a piacimento.</p>
<p>Se parliamo di bias cognitivi, di distorsioni e di polarizzazioni nel giornalismo, sappiamo allora dove queste hanno, in parte, tratto origine. E, se questi sono i motivi principali, alcuni dei motivi principali che hanno allontanato i lettori dalle notizie, allora bisogna iniziare a curare la malattia da questo punto.</p>								</div>
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		<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.mstudies.it/wp-content/uploads/2019/10/antonio_rossano.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mstudies.it/author/antonio-rossano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Rossano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e imprenditore da oltre 30 anni nel settore della comunicazione e dell’ICT, sono manager dell&#8217;agenzia di comunicazione Interskills srl.<br />
Da sempre interessato alle tematiche del giornalismo e della sua transizione al digitale, scrivo ed ho scritto su diverse testate, tra cui Wired, LaRegioneTicino, Repubblica e L’Espresso, su cui ho un blog dal titolo “Culture Digitali”.<br />
Membro del Comitato scientifico della Fondazione Murialdi per il giornalismo, coordinatore del progetto &#8220;Osservatorio sul giornalismo digitale&#8221; dell&#8217;Ordine dei giornalisti e docente per la formazione dello stesso Ordine .<br />
<strong>Presidente Consiglio Direttivo “Media Studies”</strong></p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">culturedigitali.blogautore.espresso.repubblica.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/antonio.rossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a><a title="Linkedin" target="_blank" href="https://www.linkedin.com/in/antonio-rossano-4b1a6120/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-linkedin" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 448 512"><path fill="currentColor" d="M100.3 480H7.4V180.9h92.9V480zM53.8 140.1C24.1 140.1 0 115.5 0 85.8 0 56.1 24.1 32 53.8 32c29.7 0 53.8 24.1 53.8 53.8 0 29.7-24.1 54.3-53.8 54.3zM448 480h-92.7V334.4c0-34.7-.7-79.2-48.3-79.2-48.3 0-55.7 37.7-55.7 76.7V480h-92.8V180.9h89.1v40.8h1.3c12.4-23.5 42.7-48.3 87.9-48.3 94 0 111.3 61.9 111.3 142.3V480z"></path></svg></span></a><a title="Twitter" target="_blank" href="https://twitter.com/antoniorossano" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-twitter" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 30 30"><path d="M26.37,26l-8.795-12.822l0.015,0.012L25.52,4h-2.65l-6.46,7.48L11.28,4H4.33l8.211,11.971L12.54,15.97L3.88,26h2.65 l7.182-8.322L19.42,26H26.37z M10.23,6l12.34,18h-2.1L8.12,6H10.23z" /></svg></span></a></div></div></div><p>&lt;p&gt;The post <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it/2020/08/07/il-lento-spegnersi-dei-giornali/">Il lento spegnersi dei giornali</a> first appeared on <a rel="nofollow" href="https://www.mstudies.it">Media Studies - Insieme per capire</a>.&lt;/p&gt;</p>
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